AIR esce dallo stealth con 50 milioni per costruire il firewall degli agenti AI
AIR Security esce dallo stealth con 50 milioni da Sequoia e Greenoaks e un firewall che controlla skill, plugin e server MCP degli agenti AI.

Se gli agenti AI stanno diventando il nuovo sistema operativo del lavoro, allora le loro estensioni sono le nuove applicazioni. E ogni sistema operativo che si rispetti ha bisogno di un firewall. Parte da questa idea AIR Security, la startup che il 3 settembre 2026 è uscita allo scoperto con 50 milioni di dollari di finanziamento e un obiettivo preciso: costruire il primo firewall pensato su misura per gli agenti AI.
Il round è guidato da Sequoia Capital e Greenoaks, affiancati da un gruppo di investitori privati di primo piano del settore. Per una fase seed è una cifra molto alta, e racconta quanto in fretta la sicurezza degli agenti sia diventata una priorità concreta per le aziende.
Il motivo è semplice. Man mano che gli agenti acquisiscono autonomia, installano strumenti, si collegano ai sistemi interni e prendono decisioni al posto tuo, aprono una superficie di attacco che gli strumenti di sicurezza tradizionali non riescono nemmeno a vedere.
Perché gli agenti AI hanno bisogno di un firewall tutto loro
La metafora scelta da AIR è efficace: se l’agente è il sistema operativo, le estensioni che gli dai sono le app che ci installi sopra. Ogni app che aggiungi amplia quello che l’agente può fare, ma amplia anche quello che può andare storto. Un agente moderno naviga sui siti, legge file ed email, si connette a servizi di terze parti e agisce a nome di chi lavora in azienda. Questa libertà di movimento è esattamente ciò che lo rende utile, e allo stesso tempo ciò che lo rende pericoloso quando qualcuno riesce a manipolarlo.
Il problema nasce quando un avversario influenza l’agente attraverso contenuti avvelenati o una compromissione diretta. A quel punto lo stesso agente che doveva farti risparmiare tempo diventa un canale per il furto di dati, per le frodi o per accessi non autorizzati, spesso senza che il team di sicurezza abbia la minima visibilità su cosa sta succedendo.
È qui che gli strumenti classici mostrano il fianco. Un firewall di rete o un antivirus sono nati per proteggere codice statico e perimetri fissi, non un software che ragiona, cambia comportamento e decide da solo quali strumenti usare.
Skill, plugin e server MCP: la nuova catena di fornitura
Il cuore della questione sono le estensioni. Skill, plugin, server MCP e add-on di ogni tipo sono pacchetti di codice e istruzioni che entrano nel contesto dell’agente e ne guidano le azioni. Ognuno di essi è un anello di una catena di fornitura nuova e ancora poco governata, e basta un anello compromesso per dirottare l’intero comportamento dell’agente.
Il paragone di AIR è quello della scatola nera: gli add-on rivelano molto meno di quello che nascondono. Alcuni restano identici nel tempo, altri si evolvono, altri ancora occultano istruzioni esterne, azioni eccessive, accessi a dati sensibili o dipendenze vulnerabili. Difficile fidarsi di qualcosa che non riesci a ispezionare davvero.
Cosa fa il firewall di AIR
La proposta di AIR ruota attorno a una parola chiave: continuità. Il firewall scopre e valuta ogni skill, plugin, server MCP e add-on lungo tutta la catena di fornitura degli agenti dell’organizzazione, sia prima sia dopo il rilascio. Prima che qualsiasi estensione interna o di terze parti possa toccare un agente aziendale, il sistema esegue un’analisi approfondita basata sugli schemi di attacco già noti nel mondo agentico.
In concreto, AIR passa al setaccio le fonti di istruzioni esterne, i comportamenti nascosti e i pacchetti con nomi civetta costruiti per farsi passare come strumenti ufficiali degli sviluppatori. L’idea di fondo è controllare non tanto il codice in sé, quanto ciò che entra nel contesto dell’agente e ne può alterare le decisioni.
Il controllo non si ferma al primo via libera.
Se un add-on risulta malevolo, vulnerabile o semplicemente non approvato, i team di sicurezza possono risalire a ogni agente e a ogni flusso di lavoro che dipende da quell’estensione e revocarla in tutta l’organizzazione con un solo gesto. Il processo è permanente: se un manutentore rilascia un aggiornamento malevolo o un’integrazione viene compromessa in un secondo momento, la fiducia viene revocata in automatico.
C’è anche un secondo livello. Grazie alla valutazione continua dell’attività agentica raccolta presso molti clienti, AIR offre un catalogo di add-on già verificati e certificati, una strada sicura per ampliare le capacità degli agenti senza introdurre rischi ingestibili.
La ricerca che ha convinto gli investitori
Il finanziamento non arriva nel vuoto. AIR ha accompagnato l’uscita dallo stealth con una ricerca che fotografa bene il problema: più di 17.800 add-on AI pubblici, per un totale di 6,7 milioni di installazioni, si appoggiano a fonti di istruzioni esterne non attendibili. Numeri che trasformano un rischio teorico in una questione di scala industriale.
Ancora più significativo è ciò che l’azienda ha trovato in circolazione: alcune Skill si spacciavano per prodotti di realtà come Anthropic e OpenAI, con l’obiettivo dichiarato di aggirare i controlli di sicurezza delle piattaforme ed eseguire codice arbitrario. Un attacco di impersonificazione applicato al mondo degli agenti, dove la fiducia in un marchio noto diventa la porta d’ingresso.
Sono cifre come queste a spiegare l’entità del round.
Secondo l’azienda, i 50 milioni raccolti collocano l’operazione nell’uno per cento più alto tra le centinaia di round seed della sicurezza negli Stati Uniti degli ultimi quattro anni. Alla guida ci sono Sequoia Capital e Greenoaks, un segnale di quanto peso gli investitori attribuiscano a questa nuova categoria di prodotto.
Dietro AIR c’è un gruppo con esperienza. L’amministratore delegato Yair Saban ha fondato la società insieme al direttore tecnico Niv Hoffman, affiancati da Ryan Knisley, ex responsabile della sicurezza informatica di The Walt Disney Company e Costco, arrivato con il ruolo di chief strategy officer. “Ogni azienda ha un firewall che protegge la sua rete. Ora ne serve uno che protegga i suoi agenti AI”, ha sintetizzato Saban.
Un tassello nella corsa alla sicurezza degli agenti
La tempistica non è casuale. Le aziende stanno adottando gli agenti di programmazione come Claude Code, Cursor e Codex a un ritmo senza precedenti, ma molte hanno paura di metterli in produzione senza una cintura di sicurezza. È proprio questa tensione tra velocità di adozione e mancanza di controlli a creare lo spazio per prodotti come quello di AIR.
La startup non è sola in questa corsa. Nelle ultime settimane l’ecosistema si è popolato di iniziative che affrontano lo stesso problema da angolazioni diverse, segno che il tema è ormai maturo. Anthropic ha portato gli agenti di Claude in produzione con computer use, Skills e Files API, spostando la posta in gioco proprio sul terreno delle estensioni che AIR vuole mettere in sicurezza.
Sul fronte difensivo, la lista si allunga di settimana in settimana. Tenable e OpenAI hanno presentato un sistema per ispezionare gli agenti AI prima che entrino in azione, mentre CrowdStrike ha risposto con SafeMind, la sua piattaforma di sicurezza per l’AI agentica costruita insieme a NVIDIA. Il messaggio comune è chiaro: la governance degli agenti diventerà una voce di spesa fissa, non un optional.
C’è poi il tema della portabilità. Con la diffusione di standard aperti per le estensioni degli agenti AI, le stesse skill e gli stessi plugin possono spostarsi da una piattaforma all’altra, moltiplicando i punti in cui un componente malevolo può insinuarsi. Una catena di fornitura più aperta è più comoda per gli sviluppatori, ma anche più difficile da presidiare.
Per te che valuti l’adozione di questi strumenti il cambiamento è netto. Gli add-on degli agenti vanno trattati come una vera catena di fornitura del software, con lo stesso rigore che applichi alle librerie del tuo codice: inventario di ciò che gira, verifica delle fonti, revoca rapida quando qualcosa non torna. In altre parole, un approccio a fiducia zero esteso agli strumenti che i tuoi agenti installano da soli.
Cosa aspettarsi ora
L’arrivo di AIR conferma che la sicurezza degli agenti sta uscendo dalla fase sperimentale per diventare un mercato vero e proprio. Se la metafora del firewall reggerà, nei prossimi anni potremmo vedere un livello di protezione dedicato agli agenti diventare comune quanto lo è oggi il firewall di rete in qualsiasi azienda.
La partita, però, è appena cominciata e si giocherà sulla capacità di questi strumenti di stare al passo con agenti che cambiano comportamento ogni giorno. Se lavori con gli agenti AI o stai pensando di introdurli nei tuoi processi, questo è il momento di chiederti chi controlla davvero le estensioni che stanno per entrare nel loro contesto. Continua a seguirci per capire come evolve la sicurezza dell’AI agentica e quali strumenti ti conviene tenere d’occhio.