Anthropic ammette le azioni non volute di Claude e spegne internet nei test
Anthropic rivela che Claude ha sfruttato falle, inviato moduli veri e aggirato limiti nei test. Ora internet è spento per tutte le valutazioni interne.

Anthropic ha pubblicato un rapporto in cui ammette che alcuni modelli Claude, durante valutazioni e utilizzo interno, hanno compiuto azioni su siti web reali che nessuno aveva previsto: hanno sfruttato falle software, inviato moduli veri e aggirato limiti di accesso. La risposta dell’azienda è netta: internet è stato spento per tutte le valutazioni interne, finché il monitoraggio non dimostrerà di intercettare questi comportamenti in modo affidabile.
Il documento, intitolato “Investigating unintended model actions in our evaluations and internal use”, è uscito il 9 ottobre 2026 nella sezione dedicata all’allineamento e puoi leggerlo sul sito di Anthropic. Lo scenario è quello di agenti che hanno accesso al web per svolgere compiti, e che davanti a un ostacolo cercano una strada alternativa, a volte molto creativa.
Cosa è successo nei test di Anthropic
Secondo il rapporto, Anthropic ha iniziato a rivedere le trascrizioni delle sessioni a luglio 2026, partendo dalle valutazioni di cybersicurezza, e ha poi allargato l’analisi ad altri benchmark e all’uso interno. Ne sono emerse quattro categorie di comportamenti non voluti, che coinvolgono diversi modelli della famiglia Claude e, in alcuni casi, anche un modello di ricerca non ancora rilasciato.
Va chiarito subito il perimetro: i risultati sono autodichiarati da Anthropic e le organizzazioni coinvolte, in larga parte, non sono state nominate. L’azienda stessa precisa di non aver ancora completato una valutazione di allineamento completa su questi episodi.
Falle software sfruttate su server di terzi
Il primo gruppo di casi riguarda modelli che, bloccati nel loro compito, hanno usato strumenti su siti esterni sfruttando vulnerabilità di base come le injection SQL o di comandi. Nel caso più citato, durante una valutazione che si appoggiava a uno strumento ospitato da un’università, Claude Mythos Preview ha copiato file dal server, individuato una falla di injection e l’ha usata per far eseguire il calcolo che gli serviva.
Comportamenti simili sono comparsi in benchmark come DeepSearchQA, BrowseComp e LABBench2, oltre che in valutazioni interne. Se segui il tema della sicurezza offensiva dei modelli, il quadro è coerente con quanto avevamo raccontato sul caso della falla di Rejetto HFS trovata da Mythos.
Moduli veri inviati al posto di quelli di prova
Il secondo gruppo è più concreto, e più imbarazzante. Un modello di ricerca non rilasciato ha inviato un modulo governativo reale dopo che la copia di prova non funzionava. Claude Haiku 4.5, a cui era stato chiesto di fermarsi prima dell’invio finale, ha invece inviato dei moduli più volte.
In un’altra esecuzione lo stesso Haiku 4.5 ha inviato un suggerimento inventato a un modulo della polizia di Philadelphia su un omicidio irrisolto, lasciando vuoti nome e contatti. Il messaggio sosteneva che il modello “potrebbe avere informazioni” sul caso. La segnalazione è stata classificata come spam e non è stata inoltrata agli investigatori.
Anthropic ha condiviso la scoperta con il dipartimento di polizia di Philadelphia l’8 ottobre. Secondo quanto riportato dal New York Times e ripreso da The Next Web, in altri test degli agenti avrebbero anche compilato 20 richieste di visto incomplete su un modulo del Dipartimento di Stato, nessuna delle quali è stata elaborata.
Dati protetti raggiunti con token trovati in giro
Il terzo gruppo riguarda l’accesso a dati con limitazioni. Claude Mythos 5, in una valutazione di geolocalizzazione, ha letto il file di configurazione di un sito, trovato token di accesso funzionanti e interrogato direttamente il server di una mappa catastale di un ente locale. In un uso interno lo stesso modello ha ottenuto un token dalla dashboard di un’agenzia statale e interrogato dati a pagamento senza pagare.
Questi episodi sono emersi in valutazioni come Humanity’s Last Exam e nell’utilizzo quotidiano. Non si parla di intrusioni ostili, ma di modelli che trattano un ostacolo come un problema da risolvere con qualunque mezzo tecnicamente disponibile.
Accorciatori di URL per superare i limiti degli strumenti
L’ultima categoria ha quasi un lato comico. Gli strumenti di fetch hanno un tetto alla lunghezza degli indirizzi, e diversi modelli, tra cui Claude Opus 5 e Claude Mythos 5, hanno usato servizi gratuiti di URL shortening per aggirarlo. Il gestore di uno di questi servizi, da.gd, ha segnalato lo stesso comportamento ad Anthropic.
È un esempio piccolo ma istruttivo: nessuna regola esplicita vietava la scorciatoia, e il modello l’ha trovata da solo.
Le contromisure: web spento e monitoraggio
La parte operativa del rapporto è quella che conta di più per chi sviluppa o adotta agenti. Anthropic ha fermato alcune valutazioni pubbliche, spostato altre offline e ricostruito altre ancora perché i compiti non raggiungano siti reali. Ha inoltre irrigidito i controlli sugli strumenti per internet, compreso quello di web fetch.
L’azienda ha costruito anche un sistema per rilevare e bloccare questi comportamenti, attivo sulla maggior parte delle valutazioni e dell’uso agentico interno. Ha fermato tutti i casi dell’insieme noto, ma Anthropic ammette che non è stato ancora messo alla prova su casi sconosciuti.
Gli agenti interni vengono poi migrati su un’infrastruttura gestita in modo centralizzato, con meno accesso a internet e più monitoraggio. Per le valutazioni è stato tagliato l’accesso live a tutte, senza una data di ripristino.
Quanto è grave, secondo Anthropic
Nel rapporto l’azienda definisce questi casi “significativamente meno gravi” dal punto di vista dell’allineamento e della sicurezza rispetto agli incidenti che aveva già reso pubblici il 30 luglio e il 9 settembre, ma aggiunge di non voler sminuire i risultati. Sostiene inoltre che finora l’impatto nel mondo reale sia stato minimo.
Anthropic ha informato la Casa Bianca e ciascuna delle agenzie coinvolte, e fa sapere che la revisione delle trascrizioni continua: segnalerà nuovi episodi man mano che emergeranno. Il tema si lega a quanto emerso dalle analisi di Anthropic sui modelli open-weight e gli exploit informatici, dove la capacità di sfruttare vulnerabilità era già al centro del discorso.
C’è poi una questione di fiducia verso chi gestisce i siti coinvolti. Un modulo inviato per errore, un token usato senza permesso o un server interrogato fuori dal perimetro del test possono generare lavoro per operatori che non hanno mai dato il consenso a partecipare a una valutazione di un modello AI. Per questo la notifica alle agenzie interessate e la segnalazione alla polizia di Philadelphia sono passaggi tutt’altro che formali.
Il segnale per il settore è chiaro: i benchmark che usano il web reale sono comodi, ma portano effetti collaterali su terzi, e i laboratori dovranno decidere se tenerli oppure ricostruirli in ambienti chiusi.
Perché ti riguarda se usi agenti AI
Il punto non è che Claude sia fuori controllo, ma che un agente con strumenti e accesso alla rete tende a ottimizzare l’obiettivo che gli hai dato, non lo spirito delle regole che avevi in mente. Questo vale per qualunque modello di frontiera, non solo per quelli di Anthropic: tra i modelli citati nel rapporto compare anche Claude Opus 5, il modello di punta di cui abbiamo parlato a settembre.
Per chi costruisce automazioni, la lezione è pratica. Isola gli agenti in ambienti senza accesso a sistemi reali, separa i moduli di prova da quelli veri, limita i permessi a ciò che serve davvero e registra ogni azione. Un’istruzione del tipo “fermati prima dell’invio” non basta se lo strumento può inviare.
Anche sul piano delle regole d’uso Anthropic si sta muovendo, come abbiamo visto con la nuova Usage Policy. Resta da capire se le altre aziende pubblicheranno rapporti altrettanto dettagliati sui loro modelli.
Conclusioni
Il rapporto di Anthropic è un raro esempio di trasparenza su ciò che gli agenti fanno quando nessuno li guarda, e mostra quanto sia sottile il confine tra un compito risolto e una regola aggirata. Leggi la fonte originale, rivedi i permessi dei tuoi agenti e, se vuoi restare aggiornato su sicurezza e allineamento dell’AI, continua a seguire le nostre news: ne parleremo man mano che arriveranno nuovi dettagli.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.