Come il mondo usa ChatGPT al lavoro: i nuovi dati di OpenAI paese per paese
OpenAI pubblica per la prima volta i dati paese per paese sull'uso di ChatGPT: al lavoro si passa dal chiedere al fare, cresce il Sud del mondo e gli over 35.

OpenAI ha pubblicato per la prima volta una fotografia paese per paese di come le persone usano ChatGPT, e il messaggio che ne esce è netto: l’intelligenza artificiale sta smettendo di essere qualcosa a cui chiedere per diventare qualcosa con cui fare. Il report, intitolato From asking to doing, raccoglie i dati del secondo trimestre 2026 e racconta un’adozione che si allarga ben oltre i primi entusiasti, tocca nuovi continenti e conquista fasce di età che fino a poco tempo fa restavano ai margini.
Se lavori con l’AI ogni giorno, questi numeri ti riguardano da vicino, perché descrivono il terreno su cui si muovono i tuoi clienti, i tuoi lettori e i tuoi concorrenti.
Dal chiedere al fare: cosa cambia quando ChatGPT entra in ufficio
Il dato più citato del report è anche il più semplice da capire. Sul lavoro le persone hanno una probabilità più che doppia di usare ChatGPT per portare a termine un compito o creare qualcosa, rispetto a quando lo usano nella vita privata. Scrivere, programmare, analizzare dati: sono tutte attività in cui l’utente non si limita a interrogare il modello, ma gli chiede di produrre un risultato concreto.
Fuori dall’ufficio la musica cambia. Lì prevale ancora il chiedere, cioè la ricerca di informazioni, spiegazioni e chiarimenti. È la modalità con cui la maggior parte delle persone ha conosciuto i chatbot, e resta la porta d’ingresso verso usi più avanzati.
Questa distinzione tra chiedere e fare non è un dettaglio linguistico.
Segna il passaggio da un assistente che risponde a un collaboratore che esegue, e aiuta a capire perché OpenAI abbia spinto così tanto su ChatGPT Work, la versione pensata per i contesti professionali. Non a caso l’azienda ha appena ampliato l’ecosistema con nuovi strumenti dedicati: se vuoi vedere in che direzione sta andando la piattaforma, abbiamo raccontato il lancio dei plugin educativi per ChatGPT Work e Codex proprio in questi giorni.
Secondo OpenAI, i tre casi d’uso più diffusi in assoluto restano i consigli pratici, la scrittura e la ricerca di informazioni. Ma è la loro combinazione con compiti operativi a spostare l’ago della bilancia negli ambienti di lavoro, dove il modello viene usato per generare bozze, correggere codice o riassumere documenti invece che per soddisfare una semplice curiosità.
L’adozione si allarga: il Sud del mondo recupera terreno
Per la prima volta OpenAI ha diffuso una classifica per abitante paese per paese, e il quadro ribalta qualche luogo comune. I paesi partiti in ritardo, con tassi di adozione più bassi, stanno recuperando terreno rispetto agli utilizzatori della prima ora.
Nel secondo trimestre del 2026 l’uso è cresciuto più rapidamente in alcune aree dell’America Latina, dell’Oceania e dell’Africa. A guidare la rimonta sono Perù, Uruguay e Costa Rica, i paesi che hanno scalato più posizioni nella classifica globale per utilizzo pro capite.
Nord America ed Europa continuano a crescere, per carità, ma il ritmo con cui l’emisfero australe accorcia le distanze è la vera notizia. La mappa costruita da OpenAI copre 144 paesi e mostra un’adozione che, invece di concentrarsi in pochi poli, si distribuisce sempre di più.
Per chi produce contenuti o vende servizi digitali, tutto questo significa un pubblico potenziale che si sposta e cresce in mercati finora considerati secondari. Vale la pena iniziare a guardarli con occhi diversi.
Il multimediale è il caso d’uso che cresce più in fretta
C’è un fronte su cui l’accelerazione è particolarmente evidente: la generazione, l’analisi e il recupero di contenuti multimediali. Dopo l’arrivo di ChatGPT Images 2.0 ad aprile 2026, la quota di messaggi dedicati al multimediale è salita al 7,8% del totale mondiale.
Resta ancora dietro ai casi d’uso più diffusi, cioè consigli pratici, scrittura e ricerca di informazioni, ma la traiettoria è chiaramente in salita da inizio anno. E in alcuni paesi il fenomeno è già molto più marcato della media.
In Brasile e Colombia più di un messaggio su dieci inviato a ChatGPT riguarda immagini o altri contenuti multimediali. L’America Latina, ancora una volta, si conferma un laboratorio di usi creativi dell’AI generativa.
Se il tuo mestiere ruota attorno ai testi, questo spostamento verso il visivo merita attenzione, perché ridefinisce le aspettative del pubblico e il modo in cui i contenuti vengono prodotti. Per orientarti tra le soluzioni disponibili puoi partire dalla nostra panoramica sui migliori generatori di testo AI, tenendo però presente che la frontiera si sta spostando rapidamente anche verso le immagini.
Non solo nativi digitali: l’AI conquista gli over 35
L’ultimo capitolo del report smonta un altro pregiudizio, quello secondo cui l’AI generativa sarebbe roba da giovanissimi. I dati raccontano il contrario.
Nell’ultimo anno la quota di messaggi inviati da persone sopra i 35 anni è aumentata in quasi tutti i paesi analizzati, con una crescita di circa il 5% nella loro fetta complessiva rispetto a dodici mesi prima. Il dato si basa solo sugli utenti che hanno dichiarato spontaneamente la propria età, quindi va letto con una certa cautela, ma la tendenza appare coerente ovunque.
In Francia e nella Repubblica Ceca lo spostamento è stato clamoroso: la quota di messaggi degli over 35 è cresciuta di oltre dieci punti percentuali in un solo anno. Quasi tre quarti dei paesi europei hanno registrato aumenti superiori alla media, mentre in alcuni mercati del Sud-est asiatico, come Singapore, il movimento è stato più timido.
La lettura è semplice: l’AI non è più una curiosità generazionale, ma uno strumento di lavoro trasversale.
Cosa dicono davvero questi numeri a chi lavora con l’AI
Conviene ricordare da dove arrivano questi dati, perché il contesto conta. Le statistiche provengono da OpenAI Signals, la piattaforma con cui il team di ricerca economica dell’azienda condivide analisi e set di dati aperti. Riguardano i messaggi inviati dagli account individuali, cioè ChatGPT Free, Go, Plus e Pro, e non i profili gestiti dalle organizzazioni.
Questo dettaglio è importante: significa che il ritratto fotografa soprattutto l’uso personale e professionale dei singoli, la parte più capillare di un bacino che secondo OpenAI supera ormai il miliardo di persone. È un campione enorme, ma pur sempre parziale, e conviene maneggiarlo come una bussola più che come una mappa definitiva.
Per un professionista del marketing o dei contenuti il segnale strategico è chiaro. Se sul lavoro domina il fare, la competizione non si gioca più sul sapere usare un chatbot, ma sul saperlo integrare nei processi per generare risultati migliori e più veloci.
Allo stesso tempo, la diffusione tra gli over 35 e nei mercati emergenti allarga il pubblico a cui puoi rivolgerti, e cambia il modo in cui le persone cercano e consumano informazioni. È un tema che si intreccia con l’ottimizzazione per i motori generativi: se vuoi capire come farti trovare e citare dalle AI, trovi un approfondimento dedicato alla Generative Engine Optimization.
Puoi consultare o scaricare i dati completi direttamente sulla pagina di OpenAI, dove il report è accompagnato dalle note metodologiche.
In sintesi
Il messaggio di fondo è che l’intelligenza artificiale sta uscendo dalla fase della novità per entrare in quella dell’abitudine. Si passa dal chiedere al fare, l’adozione si sposta verso Sud e verso l’alto anagraficamente, e il multimediale diventa un terreno di crescita da presidiare.
Il consiglio, se il tuo mestiere ha a che fare con l’AI, è di non leggere questi numeri come semplici curiosità statistiche, ma come un indizio su dove sarà il tuo pubblico tra sei mesi. Continua a seguirci per restare aggiornato su come evolvono ChatGPT e l’intero ecosistema dell’AI, e adatta per tempo la tua strategia.