Grok Bot, gli agenti AI di xAI escono dalla beta ristretta con una prova gratuita di 7 giorni
Grok Bot, gli agenti AI teammate di xAI con un computer in cloud, allargano l'accesso e debuttano con una prova gratuita di 7 giorni. Ecco come funzionano.

xAI ha deciso di allargare le porte del suo agente più ambizioso. Grok Bot, la famiglia di “compagni di lavoro” digitali presentata in beta ristretta l’11 agosto 2026, apre adesso l’accesso oltre la cerchia degli abbonati di fascia alta e introduce una prova gratuita di sette giorni. È il passaggio che trasforma un esperimento riservato in qualcosa che puoi mettere alla prova in prima persona, e che ti mette davanti a una domanda molto concreta: quanto lavoro sei disposto ad affidare a un agente capace di sedersi al posto tuo davanti a un computer?
La notizia non è soltanto commerciale. Grok Bot è una delle scommesse più nette sul futuro degli agenti autonomi, e il modo in cui xAI lo confeziona racconta bene la direzione che sta prendendo tutto il settore.
Che cosa è Grok Bot e perché l’apertura conta
Grok Bot non è l’ennesimo chatbot e nemmeno un assistente pensato solo per il codice. xAI lo descrive come una squadra di teammate sempre attivi: agenti che ricevono un vero computer in cloud, effettuano l’accesso agli strumenti che usi ogni giorno e portano a termine compiti articolati in più passaggi senza bisogno di essere seguiti momento per momento. Li interpelli come faresti con un collega, dal desktop oppure dall’iPhone, assegni un incarico e li lasci lavorare mentre ti occupi di altro.
La differenza rispetto a un normale assistente sta proprio qui. Un chatbot risponde, un agente esegue.
Secondo il post ufficiale di xAI, i Bot possono scriversi tra loro, condividere il contesto in un thread e persino essere riuniti in una chat di gruppo dove si coordinano da soli, si passano il lavoro, si assegnano le responsabilità e ti coinvolgono solo quando serve una decisione umana. L’azienda racconta che il prodotto è nato come prototipo interno, usato per attività di vendita, campagne di marketing, operazioni d’ufficio e correzione di bug, prima di essere aperto agli utenti esterni. È un approccio che sposta il baricentro: non stai usando uno strumento, stai gestendo una piccola forza lavoro digitale.
In questo senso Grok Bot è la naturale evoluzione degli agenti AI autonomi di cui si parla da mesi, ma con un’ambizione dichiarata: farli lavorare in modo continuo e collaborativo, non a colpi di singole richieste.
Come funziona: un computer in cloud e il lavoro imparato guardando
Il cuore del sistema è il computer in cloud. Ogni Bot dispone di uno schermo su una macchina virtuale persistente dotata di browser, file system e terminale. Questo gli permette di usare software, navigare siti e operare come farebbe una persona, anche con applicazioni prive di API pulite o di connettori dedicati. In pratica il Bot vede una schermata, muove il puntatore, digita e clicca, esattamente come faresti tu.
Qui arriva la parte più interessante sul piano operativo: l’apprendimento per dimostrazione. Puoi chiedere a un Bot di osservarti mentre esegui un compito una sola volta. Da quella registrazione, limitata a dieci minuti, l’agente ricava una routine che è in grado di ripetere in autonomia, anche su base programmata. La documentazione di xAI distingue tra una skill, che descrive come si esegue un’attività, e una routine, che assegna quel flusso a un Bot e stabilisce quando eseguirlo, a intervalli regolari oppure, dove supportato, dopo un determinato evento.
È una logica diversa da quella dei classici costruttori di flussi automatici. Invece di disegnare passo dopo passo un processo, glielo mostri. E l’agente prende anche le tue correzioni, affinando il comportamento alla prova successiva.
xAI suggerisce, con buon senso, di testare una skill su un compito reale ma isolato prima di promuoverla a routine ricorrente. È un consiglio che dovresti prendere sul serio: un agente che sbaglia una volta è un fastidio, un agente che ripete lo stesso errore ogni giorno è un problema.
Sicurezza e approvazioni: chi tiene in mano le password
La parte del progetto a cui xAI ha dedicato più attenzione è la gestione dei segreti, ed è anche la più rassicurante. Per password, passkey, codici a due fattori, CAPTCHA e conferme di pagamento, il Bot deve restituirti il controllo del computer: sei tu a completare il passaggio sensibile, poi restituisci il comando all’agente e gli dici di proseguire. La regola aurea, scritta nero su bianco, è non inviare mai una password o un codice usa e getta nella chat normale.
Le azioni passano inoltre attraverso un modello di approvazione puntuale. Sul desktop puoi scegliere se consentire una volta, negare oppure autorizzare sempre una certa operazione, mentre su iPhone hai approvazione singola o rifiuto. Un livello chiamato Auto Review, basato sul modello, può applicare regole in automatico, con una precedenza sensata: le regole che impongono l’approvazione battono sempre quelle che consentono in automatico. L’accesso al tuo computer locale, poi, è un permesso separato e per impostazione predefinita richiede il consenso ogni volta.
C’è però un dettaglio che dovresti conoscere prima di entusiasmarti. Nonostante il linguaggio parli di computer proprio per ogni Bot, la documentazione di xAI chiarisce che tutti i Bot del tuo account condividono un’unica macchina in cloud. Ogni agente ha il suo schermo, ma non un confine di sicurezza separato: file, sessioni del browser e credenziali sulla riga di comando restano disponibili all’intero gruppo. L’azienda lo ripete in modo esplicito, invitando a non considerare Bot diversi come una barriera di sicurezza.
La conseguenza pratica è semplice. Devi trattare l’insieme dei tuoi Bot come un’unica identità: tutto ciò che un agente può raggiungere, possono raggiungerlo anche gli altri. E poiché la cancellazione di un Bot è morbida, con file e accessi che possono restare sulla macchina condivisa, l’unico modo davvero sicuro per revocare una credenziale è farlo alla fonte, sul servizio interessato.
Prezzi, piani e la nuova prova gratuita
Il modo in cui Grok Bot viene distribuito è forse l’aspetto più insolito. Non ha un prezzo a sé: l’accesso è agganciato agli abbonamenti SuperGrok di xAI e ai piani di Cursor, l’ambiente di sviluppo con cui il prodotto è strettamente integrato. Al lancio la beta era riservata a pochi: SuperGrok Heavy, Cursor Ultra a 200 dollari al mese e il piano Cursor Teams Premium indicato a 120 dollari a postazione.
Con l’ultima apertura il perimetro si allarga sensibilmente. Grok Bot risulta ora incluso anche in SuperGrok Plus, in Cursor Pro+ e in tutti i piani Cursor Teams, mentre i client desktop si estendono da macOS a Windows e Linux, con Android dato in arrivo. L’app per iPhone richiede iOS 18 o versioni successive.
La leva più importante per chi vuole solo capire di cosa si tratta è la prova gratuita di sette giorni, disponibile su desktop per chi non ha già uno dei piani idonei. Serve una carta per attivarla e l’uso è volutamente limitato, ma non ti verrà addebitato nulla se non decidi di passare a un abbonamento a pagamento. È il classico invito a provare, pensato per abbassare la barriera d’ingresso di un prodotto che, fino a pochi giorni fa, restava un privilegio per pochi.
Un punto resta in ombra, ed è bene dirlo. xAI non dichiara quale modello alimenti Grok Bot. Non lo fa nel post di lancio né nelle pagine di documentazione, quindi qualsiasi ipotesi sulla versione di Grok impiegata è, appunto, un’ipotesi.
Grok Bot nella strategia agentica di xAI
Questa mossa non nasce nel vuoto. Nelle ultime settimane xAI ha spinto con decisione sul territorio degli agenti: è arrivato Grok 4.6, il modello di punta pensato per gli agenti a lungo raggio e per i progetti complessi, e lo stesso modello è approdato su piattaforme di terze parti, come racconta la nostra analisi sull’arrivo di Grok 4.6 su GitHub Copilot per il coding agentico. Sul fronte dell’interazione naturale, intanto, l’azienda aveva già accelerato con il suo assistente vocale di nuova generazione.
Il quadro che ne emerge è coerente. xAI non vuole soltanto un modello competitivo, vuole un ecosistema in cui quel modello lavora: scrive codice, parla, genera immagini e, con Grok Bot, esegue compiti d’ufficio al posto tuo. È la stessa corsa in cui sono impegnate OpenAI, Google e Anthropic, ognuna con la propria interpretazione dell’agente che opera sul computer.
La scommessa comune è che il valore si sposti dalla singola risposta al lavoro portato a termine. Chi riesce a rendere affidabile e sicura questa delega conquista il mercato professionale.
Che cosa significa per te
Se ti occupi di lavoro digitale, e a maggior ragione se sei un libero professionista o gestisci un piccolo team, Grok Bot merita attenzione ma anche prudenza. La promessa di delegare aggiornamenti del CRM, follow-up commerciali, gestione delle fatture o triage dei bug è concreta e allettante. La prova gratuita ti permette di valutarla senza impegno, ed è il momento giusto per capire quali attività ripetitive potresti togliere dal tuo elenco.
Il consiglio pratico è partire da compiti reversibili e a basso rischio, tenendo lontane dai primi test le credenziali di produzione e i sistemi di pagamento. Ricorda che stai valutando un prodotto in beta, con un’architettura che condivide molto tra i suoi agenti e un modello sottostante non dichiarato. Provalo sulle tue attività, misura i risultati e decidi con i dati alla mano, non sulla base della metafora del collega perfetto.
Grok Bot è un segnale chiaro di dove stiamo andando: verso un lavoro in cui una parte crescente delle operazioni ripetitive viene affidata a software che agisce in autonomia. Vale la pena provarlo adesso che l’ingresso è gratuito, purché tu lo faccia con gli occhi aperti. Hai già pensato a quale compito, tra quelli che ti rubano tempo ogni giorno, affideresti per primo a un agente come questo?