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Robotaxi in Europa: Lucid e Bolt puntano a 25.000 auto a guida autonoma

Lucid e Bolt annunciano una partnership per portare almeno 25.000 robotaxi a guida autonoma di livello 4 sulle strade europee, con architettura NVIDIA.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 17, 2026
Lettura: 7 min
Auto bianca a guida autonoma su una strada cittadina, simbolo dei robotaxi in Europa

La corsa globale ai robotaxi ha appena aperto un nuovo capitolo europeo. Il 17 settembre 2026 il costruttore statunitense Lucid e la piattaforma di mobilità condivisa Bolt hanno annunciato una partnership strategica per sviluppare e portare su strada servizi di guida autonoma in tutta Europa. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: mettere in circolazione almeno 25.000 veicoli completamente autonomi nelle città del continente, un primo passo verso i 100.000 mezzi senza conducente che Bolt punta ad avere sulla propria piattaforma entro il 2035.

Non è un annuncio come tanti. Unisce chi progetta l’automobile e chi controlla la domanda quotidiana di spostamenti, con l’hardware di NVIDIA a fare da sistema nervoso.

Per un mercato europeo storicamente più prudente di Stati Uniti e Cina sulla guida autonoma, potrebbe essere una svolta. Vediamo cosa prevede l’accordo, quali tecnologie coinvolge e perché conta davvero per il futuro della mobilità.

Cosa prevede l’accordo tra Lucid e Bolt

Il cuore della partnership è la progettazione congiunta di una piattaforma di veicoli pensata fin dall’inizio per la guida autonoma. Le due aziende partiranno dai modelli della futura piattaforma Midsize di Lucid, la gamma di auto di fascia media con cui il costruttore vuole allargare il proprio mercato oltre le berline di lusso da cui è nato.

Su questa base, Bolt prevede di schierare almeno 25.000 vetture autonome in diverse città e Paesi europei. È una cifra enorme se paragonata alle flotte pilota di poche centinaia di mezzi con cui operano oggi i servizi di robotaxi più avanzati.

Il numero, però, è solo una tappa. L’ambizione di lungo periodo di Bolt è arrivare a 100.000 veicoli senza conducente sulla propria piattaforma entro il 2035.

Lucid mette sul piatto la sua architettura software defined, cioè auto in cui gran parte delle funzioni è gestita e aggiornabile via software, insieme alle competenze di guida assistita accumulate negli anni. Bolt aggiunge i dati e l’esperienza operativa raccolti in oltre un decennio di attività sul campo. Due metà che, da sole, non basterebbero.

I ruoli delle due aziende

La divisione dei compiti è netta. Sul lato Bolt il progetto sarà guidato da Bolt Autonomous Driving Solutions, l’unità dedicata alla guida autonoma che l’azienda estone ha creato per co-progettare, integrare e commercializzare questi servizi in Europa. Sarà Bolt a definire i requisiti dei veicoli, del software, della sicurezza e dell’esperienza di viaggio, a costruire l’infrastruttura della flotta e a stringere gli accordi con le città. E soprattutto, intende possedere e gestire direttamente i mezzi.

Sul fronte Lucid il timone passa invece a Lucid Technologies, una struttura di nuova creazione che raccoglie sotto un’unica regia intelligenza artificiale, sistemi avanzati di assistenza alla guida, autonomia e funzioni digitali dell’azienda.

In pratica, Lucid costruisce e mette a disposizione la tecnologia, Bolt la trasforma in un servizio commerciale su strada.

NVIDIA Hyperion e la guida autonoma di livello 4

La piattaforma nasce “ADS-ready”, ciè predisposta per ospitare un sistema di guida autonoma completo, ed è progettata per il livello 4 della scala SAE. Vale la pena fermarsi su questo dettaglio, perché fa tutta la differenza.

Il livello 4 indica un’automazione in cui il veicolo svolge da solo tutte le operazioni di guida e gestisce la sicurezza senza intervento umano, entro condizioni e aree geografiche ben definite. Chi viaggia non deve sorvegliare la strada, anche se il mezzo può chiedere di riprendere il controllo quando esce da quei limiti. È il gradino che rende possibile il robotaxi vero e proprio, senza un conducente pronto a intervenire. Se vuoi capire le basi, abbiamo spiegato in dettaglio come funzionano le auto a guida autonoma.

Il cervello di calcolo sarà affidato a NVIDIA Hyperion, un’architettura di riferimento già pronta per la produzione che combina una piattaforma di calcolo ad alte prestazioni con una dotazione standardizzata di sensori. In sostanza un pacchetto hardware collaudato, che i costruttori possono adottare senza dover reinventare da zero la parte più delicata di un’auto autonoma.

Non è la prima volta che NVIDIA prova a diventare lo standard di fatto del settore. L’azienda spinge da tempo su modelli e strumenti aperti per la guida autonoma, come abbiamo raccontato parlando di Alpamayo, il modello aperto pensato proprio per i robotaxi.

Dietro un robotaxi, in fondo, c’è un robot su ruote. Uno stack software complesso deve percepire l’ambiente, decidere e agire in tempo reale, esattamente come accade nel mondo di piattaforme quali ROS, il sistema operativo per robot, qui applicato però a un’automobile che si muove nel traffico cittadino.

Perché l’Europa è il banco di prova più difficile

Qui sta l’aspetto più interessante dell’operazione. Finora la scena dei robotaxi è stata dominata da Stati Uniti e Cina, dove le regole sono più permissive e i test su strada sono partiti prima. L’Europa, con norme di sicurezza più severe e la frammentazione tra decine di ordinamenti nazionali, è considerata il terreno più ostico in assoluto.

Proprio per questo partire dal Vecchio Continente è una scommessa precisa. Come ha sintetizzato Markus Villig, fondatore e amministratore delegato di Bolt, la guida autonoma in Europa richiede che dati, software, veicoli e operazioni funzionino “come un unico sistema” costruito su misura per le strade e le normative europee.

Il vantaggio competitivo di Bolt è proprio la conoscenza del territorio. La piattaforma opera in oltre 50 Paesi e più di 850 città, con più di 200 milioni di clienti e oltre 4,5 milioni tra autisti e rider. È una scala che poche aziende al mondo possono vantare nel continente.

Questa presenza capillare offre a Bolt due risorse difficili da replicare: una enorme mole di dati reali sugli spostamenti urbani e rapporti già consolidati con amministrazioni locali e autorità. Due ingredienti decisivi per far accettare i robotaxi città per città.

Le due aziende hanno dichiarato che lavoreranno insieme a partner tecnologici, regolatori europei e responsabili politici per introdurre i servizi in modo sicuro e scalabile. Una formula diplomatica che dice una cosa chiara: senza il via libera delle autorità, nessun obiettivo da 25.000 veicoli diventa realtà.

Lucid cerca una nuova strada, Bolt sfida Uber e Waymo

Per Lucid l’accordo ha un forte valore strategico. Nata come marchio di berline elettriche di lusso e sostenuta dal fondo sovrano saudita, l’azienda attraversa una fase di riorganizzazione e ha una capitalizzazione di mercato relativamente contenuta. Aprire il fronte della mobilità autonoma condivisa significa allargare il proprio raggio d’azione ben oltre la vendita di automobili ai privati.

Non a caso Lucid parla apertamente di voler estendere la propria tecnologia oltre i veicoli di consumo. La partnership con Bolt le offre un canale su larga scala per monetizzare anni di investimenti in software e autonomia, senza dover costruire da sola una rete di servizi.

Anche per Bolt la posta è altissima. L’azienda estone si muove in un mercato dove i giganti americani stanno accelerando: Uber ha stretto a sua volta un accordo con Lucid all’inizio del 2026 per decine di migliaia di robotaxi, mentre Waymo continua a espandere il proprio servizio. Presidiare l’Europa con una flotta di proprietà è la mossa con cui Bolt prova a non farsi tagliare fuori dalla prossima fase della mobilità.

Resta poi il nodo industriale. Le auto di Lucid vengono prodotte negli stabilimenti dell’azienda in Arizona e in Arabia Saudita, un assetto che dovrà reggere il salto di volumi richiesto da un programma di questa portata.

Il futuro della mobilità autonoma passa anche dall’Europa

L’intesa tra Lucid e Bolt è ancora nella fase di sviluppo del prodotto, e la strada verso i 25.000 robotaxi sarà lunga. Servono veicoli, software, approvazioni normative e un modello economico che stia in piedi. Nessuno di questi tasselli è scontato.

Eppure il segnale è forte. Due attori che finora non erano al centro della corsa alla guida autonoma uniscono le forze per attaccare proprio il mercato più difficile, quello europeo, con una tecnologia di livello 4 e l’hardware di uno dei protagonisti dell’intelligenza artificiale.

Se la scommessa funziona, nei prossimi anni potresti prenotare dall’app un’auto senza conducente anche nella tua città. Continua a seguirci per non perdere gli sviluppi: la partita dei robotaxi in Europa è appena cominciata, e promette di cambiare il modo in cui ci muoviamo ogni giorno.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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