Microsoft ha incassato 24,1 miliardi da OpenAI: quanto dipende davvero dal suo partner AI
Un documento ufficiale rivela che OpenAI ha generato 24,1 miliardi di ricavi AI per Microsoft, circa il 70% del totale. Ecco cosa significa davvero.

Per anni Microsoft ha raccontato i suoi ricavi legati all’intelligenza artificiale con numeri sfuggenti, parlando di un fatturato annualizzato senza mai scendere nel dettaglio. Adesso, per la prima volta, un documento ufficiale mette una cifra precisa sul tavolo: 24,1 miliardi di dollari di vendite sono arrivati da un solo partner, OpenAI, nell’anno fiscale chiuso a giugno. È quasi certamente intorno al 70% dell’intero business AI del colosso di Redmond.
Il dato non parla soltanto di crescita. Racconta soprattutto quanto Microsoft dipenda dall’azienda che ha creato ChatGPT, proprio nel momento in cui prova a costruirsi delle alternative. E spiega perché gli investitori chiedevano da tempo un numero concreto, al posto delle stime aggregate ripetute a ogni trimestrale.
Cosa dice il documento ufficiale di Microsoft
La rivelazione arriva da un documento normativo pubblicato insieme alla relazione del quarto trimestre fiscale, quello che copre i mesi fino a giugno 2026. In quelle pagine Microsoft dichiara che OpenAI ha contribuito con 24,1 miliardi di dollari di vendite nell’ultimo esercizio, come hanno riportato per prime le analisi di Bloomberg sui conti dell’azienda. È la prima volta che Microsoft isola in modo così netto il peso del suo partner più importante.
Fino a poche settimane fa il quadro era molto più nebuloso. Alla chiusura del trimestre di marzo l’amministratore delegato Satya Nadella aveva indicato che il fatturato annualizzato dell’AI avrebbe raggiunto i 37 miliardi di dollari, senza però spiegare come quella cifra si scomponesse tra i vari clienti.
La relazione del quarto trimestre non ha aggiornato quel totale complessivo. Ha però lasciato emergere, nei documenti collegati, il dettaglio che mancava: la fetta enorme rappresentata da OpenAI.
Mettendo insieme i due numeri, il conto è presto fatto. Se il business AI vale intorno ai 37 miliardi e OpenAI ne porta 24,1, allora il creatore di ChatGPT pesa per circa il 70% dei ricavi che Microsoft genera con l’intelligenza artificiale. Una concentrazione che poche altre aziende tecnologiche mostrano su un singolo cliente.
C’è anche una seconda lettura, altrettanto istruttiva. Quei 24,1 miliardi rappresentano da soli più del 7% del fatturato totale di Microsoft nell’anno fiscale. Non stiamo parlando di una voce di nicchia, ma di una quota rilevante dell’intero giro d’affari del gruppo.
Che cosa comprende davvero quel numero
Per capire il significato di quei 24,1 miliardi bisogna guardare a come Microsoft e OpenAI hanno intrecciato i loro affari negli anni. La categoria “AI” nei conti di Microsoft raccoglie tutte le vendite legate a clienti AI e ai prodotti AI-specifici offerti a qualunque cliente. Un portavoce ha confermato che la voce riferita a OpenAI comprende sia vendite dirette sia la quota di ricavi condivisi.
L’accordo tra le due aziende prevede infatti che OpenAI paghi Microsoft per tre cose distinte: la capacità di calcolo nei data center, i costi di sviluppo dei modelli e una percentuale delle proprie vendite. I 24,1 miliardi sommano tutte e tre queste componenti, senza distinguerle.
Ed è qui che si nasconde il vero nodo della vicenda.
Quel totale non chiarisce quanto derivi dai servizi cloud venduti a OpenAI e quanto invece dalla partecipazione agli incassi del partner. La differenza pesa molto più di quanto sembri. Un ricavo che nasce dalla vendita di potenza di calcolo su Azure ha margini, rischi e prospettive di crescita diversi rispetto a una quota sui ricavi di OpenAI, che dipende invece dalla salute commerciale di ChatGPT e degli altri prodotti dell’azienda.
Come ha sottolineato l’analista di KeyBanc Jackson Ader, resta aperta la domanda su quale delle due fonti alimenti davvero il grosso di quei pagamenti. È una questione che cambia il modo in cui il mercato valuta la solidità di quei ricavi.
Il rapporto tra Microsoft e OpenAI, del resto, è stratificato. Microsoft è al tempo stesso investitore nella società, fornitore della sua infrastruttura cloud e partner commerciale che ne rivende la tecnologia. Questa triplice veste rende complicato leggere la qualità dei ricavi, e spiega perché gli investitori vogliano una scomposizione ancora più fine di quella appena resa pubblica.
Perché la dipendenza è insieme un rischio e una forza
Una concentrazione così alta su un singolo cliente è una lama a doppio taglio. Da un lato dimostra che Microsoft ha saputo trasformare la scommessa iniziale su OpenAI in ricavi reali e su larga scala, un risultato che molti concorrenti faticano ancora a raggiungere. Dall’altro lega una parte enorme del suo business AI alla traiettoria di un’unica azienda.
Non sorprende, quindi, che Redmond stia lavorando da mesi per ridurre questa esposizione.
Sul fronte interno, Microsoft ha iniziato a costruire modelli proprietari e a spingere le sue divisioni verso un uso più disciplinato dell’AI. Lo si è visto con la stretta sul cosiddetto tokenmaxxing, con budget di token assegnati a ogni reparto e modelli di default più economici: un segnale di come l’azienda voglia controllare i costi oltre che inseguire i ricavi.
C’è poi la spinta commerciale verso le imprese. Con iniziative come la Frontier Company, la struttura da 2,5 miliardi e migliaia di ingegneri pensata per portare l’AI dentro le aziende, Microsoft cerca di generare ricavi che non passino da OpenAI e che restino saldamente sotto il suo controllo.
Infine c’è la diversificazione verso altri laboratori. L’investimento in Anthropic è la mossa più citata, perché serve a garantirsi un’alternativa tecnologica nel caso il rapporto con OpenAI dovesse complicarsi. Eppure, nonostante tutti questi sforzi, nell’ultimo anno fiscale OpenAI è rimasta di gran lunga il maggior contribuente ai ricavi AI del gruppo.
Cosa cambia per il mercato e per te
Questo numero arriva in un momento particolarmente delicato. OpenAI si prepara a una possibile quotazione in borsa con una valutazione sopra i mille miliardi, e ogni dato che aiuti a capire i suoi flussi finanziari diventa prezioso per chi dovrà valutare l’operazione.
Sapere che l’azienda versa a Microsoft cifre nell’ordine delle decine di miliardi aiuta a inquadrare la scala dei suoi costi, in particolare quelli legati al calcolo. Non è un caso che l’infrastruttura sia diventata la vera posta in gioco della corsa all’AI, con investimenti colossali per costruire nuovi data center, come la garanzia da 250 miliardi legata al progetto di OpenAI in Ohio.
Per chi lavora ogni giorno con questi strumenti, il messaggio è chiaro. La spesa che si nasconde dietro un chatbot che interroghi in pochi secondi è enorme, e i modelli di business pensati per sostenerla sono ancora in piena fase di assestamento.
Per gli investitori, invece, il dato offre finalmente una base concreta su cui ragionare, pur lasciando aperte parecchie domande sulla composizione di quei ricavi e sulla loro sostenibilità nel tempo.
Vale la pena ricordare che Microsoft non è sola in questa dinamica. Anche gli altri grandi fornitori cloud legano una fetta crescente dei loro ricavi a pochi grandi clienti dell’AI, in una fase in cui la domanda di calcolo cresce più in fretta della capacità di costruire nuovi data center. La differenza è che, nel caso di Redmond, quel cliente decisivo ha un nome solo, e ha appena mostrato quanto conti sui conti del gruppo.
Una cosa, però, è ormai certa. La relazione tra Microsoft e OpenAI resta il perno attorno a cui ruota buona parte dell’economia dell’intelligenza artificiale: un legame che genera decine di miliardi, ma che entrambe le aziende hanno tutto l’interesse a rendere meno esclusivo.
Conclusioni
La rivelazione dei 24,1 miliardi non è una semplice curiosità contabile. È la fotografia di un ecosistema in cui poche aziende muovono cifre enormi e restano strettamente intrecciate, con tutti i rischi che una simile concentrazione porta con sé. Microsoft ha costruito il suo vantaggio nell’AI grazie a OpenAI, e adesso deve gestire il rovescio della medaglia di quella scelta.
Se vuoi capire come si muove davvero il settore, tieni d’occhio i prossimi trimestri: il modo in cui Microsoft deciderà di raccontare, o di non raccontare, la scomposizione di questi ricavi ti dirà molto sulla direzione della sua strategia. Continua a seguire le nostre analisi per non perderti i passaggi chiave di questa partita.