Nous Research raccoglie 90 milioni: Hermes for Businesses porta l’agente open source in azienda
Nous Research chiude un round da 90 milioni e lancia Hermes for Businesses: l'agente open source arriva nelle aziende, con modello e dati sotto controllo.

Nous Research, la startup che ha trasformato l’agente open source Hermes in uno dei progetti più scaricati dell’ecosistema, ha raccolto 90 milioni di dollari in un round di serie B. Il denaro serve a lanciare Hermes for Businesses, la versione pensata per le aziende. Secondo il Wall Street Journal, ripreso da The Next Web, la valutazione si attesterebbe a 1,5 miliardi di dollari, cifra che la società non ha confermato.
La notizia è interessante per un motivo preciso: racconta come un progetto nato dalla comunità open source stia cercando di diventare un prodotto enterprise senza rinunciare alla propria identità.
Cos’è Hermes e perché se ne parla tanto
Hermes è un agente AI open source, rilasciato con licenza MIT a febbraio. Funziona su macOS, Windows e Linux e si può raggiungere anche da Telegram, Slack e WhatsApp, quindi non è confinato a un’interfaccia dedicata. Ricorda i progetti su cui lavori, scrive da solo competenze riutilizzabili mentre svolge i compiti e ti lascia scegliere quale modello far girare sotto il cofano.
Quest’ultimo punto conta molto. Molti agenti commerciali sono legati al modello del fornitore che li produce, mentre Hermes tratta il modello come un componente sostituibile. Se domani un’alternativa costa meno o rende di più, puoi cambiarla senza rifare il lavoro.
I numeri della diffusione
Nous sostiene che Hermes sia stato clonato oltre 24 milioni di volte, mentre il Wall Street Journal parla di più di 22 milioni di download da febbraio. Sono metriche diverse e vanno lette con prudenza: un clone di repository non equivale a un utente attivo. La startup stima inoltre che l’agente generi circa il 2,5% dell’utilizzo globale di token, un dato interno che al momento non ha una verifica indipendente.
Anche con tutte le cautele del caso, il segnale è chiaro: gli sviluppatori hanno adottato Hermes in massa, e questa base è il vero capitale del progetto.
Cosa promette Hermes for Businesses
La versione aziendale punta su tre idee. La prima è la libertà di scelta del modello in base a prezzo e obiettivo, così un’azienda può usare un modello economico per i compiti ripetitivi e uno più potente per quelli delicati. La seconda è la riservatezza: l’uso dell’AI resta privato e non finisce nei dati di un fornitore terzo. La terza è la proprietà della conoscenza interna, cioè l’idea che ciò che l’agente impara lavorando appartenga all’impresa e non a una piattaforma.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, gli agenti potranno gestire flussi di lavoro in più passaggi mantenendo sicuri i dati aziendali. Nous non ha ancora pubblicato un listino dettagliato, quindi per ora si tratta di un posizionamento più che di un prodotto da valutare riga per riga.
Il messaggio, in sintesi, è che l’azienda resta padrona di modello, dati e memoria.
Chi ha messo i soldi e a che punto è il business
Tra gli investitori citati dalla stampa compaiono Nvidia, M12 di Microsoft, Samsung, Robot Ventures, Union Square Ventures, Y Combinator e Menlo Ventures. Le fonti non sono del tutto allineate sull’elenco e su chi abbia guidato il round: un resoconto indica Robot Ventures come lead e cita anche 1789 Capital. Per questo conviene considerare i dettagli come riportati, non come comunicati ufficiali.
Sempre secondo il Wall Street Journal, Nous Research avrebbe raggiunto circa 36 milioni di dollari di ricavi annualizzati a metà settembre 2026 e prevederebbe di superare i 100 milioni entro fine anno. Il totale raccolto finora sarebbe di 158 milioni di dollari, per un’azienda che ha appena tre anni.
Il CEO Dillon Rolnick ha commentato che 90 milioni di dollari sono “modesti” per gli standard attuali della raccolta fondi. Ha ragione se si guarda ad altri round recenti del settore, ma resta una somma importante per una società che finora ha vissuto di ricerca e comunità.
Una storia che parte dall’open
Nous è nata nel 2023 con l’obiettivo di contrastare la tendenza verso un’AI centralizzata e chiusa. All’inizio ha messo a punto varianti dei modelli Llama di Meta adattate alle opinioni dei singoli utenti, poi ha pubblicato YaRN, un metodo che permette ai modelli aperti di gestire contesti più lunghi con costi inferiori. Hermes è l’evoluzione di questo percorso: dai modelli all’agente.
Il contesto: gli agenti sono la nuova battaglia
Il round arriva in una settimana in cui gli agenti AI dominano il mercato. Meta ha da poco portato Muse anche su iPad, e abbiamo già raccontato come Amazon blocchi Muse di Meta quando prova a fare acquisti per conto degli utenti. Sul versante degli standard, il Personal Agent Protocol di Meta e Sierra mostra quanto sia aperta la partita su come gli agenti dovranno parlare con servizi e aziende.
Anche i grandi fornitori di modelli spingono nella stessa direzione. Google ha presentato un agente Gemini per Google Cloud capace di lavorare per giorni, mentre Anthropic ha abbassato i costi dei modelli piccoli con Claude Haiku 5.5, pensato proprio come subagente. Nvidia, tra l’altro, ha costruito una piattaforma enterprise sull’agente open source OpenClaw, ed è anche tra gli investitori di Nous.
In questo scenario Nous sceglie una strada diversa: niente modello proprietario da vendere, ma un agente aperto che si adatta a qualsiasi motore.
Cosa cambia per te
Se lavori con l’AI in azienda o per i clienti, la lezione pratica è che la scelta dell’agente non dovrebbe vincolarti a un solo modello. Un agente indipendente dal fornitore riduce il rischio di restare bloccati quando prezzi o condizioni cambiano, e ti consente di spostare i carichi di lavoro dove costano meno.
C’è però un rovescio della medaglia. Un progetto open source che diventa prodotto commerciale deve dimostrare di saper garantire assistenza, sicurezza e continuità, cose che una comunità di sviluppatori non offre da sola. La parte enterprise di Hermes sarà giudicata su questo, non sul numero di cloni.
Va anche notato che molte cifre arrivano da stime interne e da indiscrezioni giornalistiche. Finché Nous non pubblicherà dati verificabili su clienti, prezzi e contratti, è sensato restare cauti sulle proiezioni di ricavi.
Perché il modello open source piace alle imprese
Dietro l’interesse per soluzioni come Hermes c’è una questione molto concreta: il costo e il controllo. Quando un’azienda affida i propri flussi a un agente proprietario, paga un prezzo che non decide e accetta condizioni che possono cambiare da un trimestre all’altro. Con un agente aperto, almeno la parte software è ispezionabile, modificabile e portabile.
Questo non significa che l’open source sia gratuito o privo di rischi. Servono competenze per installarlo, proteggerlo e tenerlo aggiornato, ed è esattamente il vuoto che Hermes for Businesses vuole riempire, offrendo un livello di servizio sopra un progetto che la comunità già conosce.
Il nodo della fiducia
Per i responsabili IT la domanda decisiva sarà dove girano i dati e chi può leggerli. La promessa di mantenere privato l’uso dell’AI è forte, ma dovrà essere accompagnata da architetture chiare, audit e garanzie contrattuali. Senza questi elementi, anche il miglior agente fatica a superare le verifiche di sicurezza di una grande organizzazione.
Sarà questo, più dei titoli sui finanziamenti, a decidere se Nous diventerà un fornitore enterprise credibile.
Conclusioni
Il round da 90 milioni di Nous Research dice che gli investitori credono in un’alternativa aperta agli agenti legati a un singolo fornitore. Hermes for Businesses è la prova del nove: portare nelle aziende un agente che lascia a loro il controllo di modello, dati e conoscenza.
Se vuoi seguire il tema, tieni d’occhio i prossimi annunci su prezzi e primi clienti, e confronta Hermes con gli agenti dei grandi laboratori prima di decidere su cosa costruire i tuoi flussi di lavoro. Continueremo a raccontare qui le novità sugli agenti AI.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.