Ricavi OpenAI vicini a 50 miliardi, non 70: perché i conti non tornano
Il Financial Times riferisce che OpenAI ha indicato agli investitori ricavi annualizzati vicini a 50 miliardi, 20 in meno delle stime. Ecco perché.

Il ricavo annualizzato di OpenAI è vicino ai 50 miliardi di dollari, non ai 70 circolati nelle ultime settimane. A riferirlo è il Financial Times, secondo cui l’azienda ha comunicato agli investitori una cifra “in avvicinamento a 50 miliardi” per fine settembre. La differenza, circa 20 miliardi, ha bastato per far scivolare in Borsa diversi nomi legati all’infrastruttura AI.
Non è una notizia di prodotto, ma incide su tutto ciò che ruota attorno a ChatGPT: chip, data center, finanziamenti e quotazioni. Vediamo cosa è successo davvero e come leggere i numeri.
Cosa è successo: 50 miliardi contro 70
Alla fine di settembre era circolata una stima di circa 70 miliardi di dollari di ricavi annualizzati per OpenAI, rilanciata da Axios e nata da conversazioni con investitori che volevano confrontare l’azienda con Anthropic. Pochi giorni dopo, l’8 ottobre, il Financial Times ha scritto che la cifra comunicata da OpenAI ai propri investitori si ferma poco sotto i 50 miliardi. TechCrunch ha ripreso la notizia sottolineando proprio lo scarto di 20 miliardi rispetto ai numeri precedenti.
Il dato resta enorme, se si pensa che le indiscrezioni sui conti del 2025 parlavano di circa 13 miliardi di ricavi. Ma il mercato non reagisce al valore assoluto: reagisce alla distanza tra aspettativa e realtà.
La reazione dei mercati
Secondo la copertura di CNBC, titoli come Nvidia, Oracle e CoreWeave hanno perso terreno dopo la pubblicazione. La logica è semplice: molte di queste aziende hanno costruito piani di investimento e contratti pluriennali sul presupposto che OpenAI continui a crescere a ritmi molto elevati. Se i ricavi sono più bassi del previsto, la domanda futura di capacità di calcolo appare meno certa.
Va ricordato che si parla di ricavo annualizzato, cioè una fotografia mensile moltiplicata per dodici, e non di ricavi effettivamente incassati nell’anno. È un indicatore utile ma sensibile al metodo di calcolo, e qui sta il vero nodo della vicenda.
Perché le cifre di OpenAI e Anthropic non sono confrontabili
Il confronto con Anthropic ha alimentato la confusione. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Anthropic contabilizza in modo lordo le vendite effettuate tramite i partner cloud, mentre OpenAI riporta soltanto la propria quota netta. Sono due criteri legittimi, ma producono numeri che, messi uno accanto all’altro, non raccontano la stessa cosa.
In pratica, quando un cliente usa un modello attraverso un grande fornitore cloud, una società può registrare l’intero importo fatturato, l’altra solo ciò che le spetta dopo la ripartizione con il partner. Il risultato è che il ricavo lordo appare più alto, senza che l’attività sottostante sia necessariamente più redditizia.
Ne deriva una lezione pratica: prima di commentare un sorpasso o un distacco tra i due laboratori, controlla sempre come è stato costruito il numero.
Il contesto per Anthropic
Per Anthropic il momento è delicato in senso opposto: la società si prepara a una fase di forte esposizione verso i mercati, come ti abbiamo raccontato nell’articolo sull’investor day del 14 ottobre e sull’IPO di novembre. Un dibattito pubblico sulle metriche di ricavo arriva in un momento in cui ogni cifra sarà letta con attenzione dagli analisti.
Perché conta anche se non sei un investitore
Potresti pensare che si tratti di una disputa tra addetti ai lavori. In realtà i ricavi di OpenAI sono il termometro di quanto le aziende e i singoli utenti stiano pagando davvero per l’AI generativa. Un rallentamento, o anche solo una crescita meno rapida del previsto, cambia le scelte di prezzo, gli investimenti in nuovi modelli e la velocità con cui nascono prodotti.
OpenAI ha raccolto 122 miliardi di dollari in un round a marzo 2026 e ha impegni importanti sul fronte della capacità di calcolo. Quando le promesse di spesa sono molto più grandi dei ricavi correnti, ogni aggiornamento sui numeri pesa sulla percezione di sostenibilità dell’intero modello.
Questo non significa che il business sia in difficoltà. Significa che la narrazione di una crescita senza ostacoli ha incontrato un dato più sobrio.
IPO più lontana
TechCrunch segnala anche che la quotazione di OpenAI, che si era ipotizzata per il 2026, è stata spostata all’inizio del 2027. Una società che intende presentarsi al mercato pubblico dovrà adottare criteri contabili chiari e confrontabili con quelli dei concorrenti, e la vicenda di questi giorni mostra quanto sia necessario.
Cosa cambia per chi usa l’AI ogni giorno
Per chi lavora con ChatGPT e gli altri strumenti, nel breve cambia poco: i prodotti restano disponibili e i piani continuano. Nel medio periodo però alcune dinamiche meritano attenzione.
La prima riguarda i prezzi. Un’azienda che deve dimostrare di poter crescere ricavi e margini può spingere su piani aziendali, funzioni a pagamento e nuove forme di monetizzazione. La seconda riguarda i prodotti: lanci come gli agenti sempre attivi, di cui abbiamo parlato nell’articolo su OpenAI Dots e GPT-6 Astra, servono anche a spostare l’uso da curiosità occasionale ad abitudine a pagamento.
La terza è la dipendenza dall’ecosistema: se i grandi fornitori di chip e cloud rivedono le proprie previsioni, anche la disponibilità e il costo della capacità di calcolo possono cambiare.
Come leggere le prossime notizie sui ricavi
Quando vedi titoli sui numeri delle società AI, conviene farsi alcune domande semplici. Il dato è annualizzato o riferito a un anno intero? È lordo o netto rispetto ai partner? Chi lo ha comunicato, l’azienda stessa o una fonte indiretta? Sono tre controlli rapidi che evitano di trarre conclusioni sbagliate.
Aggiungi un quarto punto: il confronto tra aziende diverse ha senso solo se i criteri sono uniformi. In questo caso non lo erano, ed è la ragione principale dello scarto percepito.
Il nodo della trasparenza nel settore
La vicenda mette in luce un problema più ampio. Le società AI più grandi non sono ancora quotate e comunicano i propri risultati attraverso fughe di notizie, presentazioni agli investitori e dichiarazioni informali. In questo contesto, una cifra può cambiare di venti miliardi nel giro di pochi giorni semplicemente perché cambia la fonte o il metodo.
Per i mercati è un rischio concreto, perché le valutazioni di fornitori di chip, cloud e data center dipendono da stime di domanda che nascono proprio da questi numeri.
Per chi segue il settore da professionista, che si occupi di marketing, SEO o sviluppo di prodotti, la prudenza è d’obbligo. Costruire una strategia su un singolo titolo di giornale, senza verificare come è stato calcolato il dato, espone a conclusioni fragili. Meglio incrociare più fonti, distinguere tra stime e comunicazioni ufficiali e attendere, quando possibile, documenti formali come quelli che accompagnano una quotazione in Borsa.
Sul fronte industriale, la lezione è altrettanto chiara. Una crescita molto rapida dei ricavi non cancella la necessità di margini sostenibili, soprattutto quando i costi di addestramento e di esecuzione dei modelli restano elevati. È un tema che accompagnerà tutti i laboratori nei prossimi trimestri.
Conclusioni: un correttivo, non un crollo
Il dato di circa 50 miliardi di dollari annualizzati è comunque una cifra gigantesca per un’azienda così giovane. Ciò che cambia è il clima: dopo mesi di numeri sempre più alti, il mercato ha ricordato che le metriche vanno comparate con metodo e che le aspettative possono correre più veloci dei fatti.
Resta da capire se OpenAI darà più chiarezza sui criteri di calcolo e se Anthropic, in vista delle sue prossime scadenze pubbliche, presenterà i propri numeri in modo più comparabile. Seguiremo gli sviluppi.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.