OpenAI ritira il DALL·E GPT da ChatGPT: dal 30 agosto si passa a ChatGPT Images
OpenAI ritira il DALL·E GPT da ChatGPT dal 30 agosto 2026 e sposta tutti su ChatGPT Images: cosa cambia e come salvare le tue immagini.

OpenAI ha deciso di chiudere il capitolo DALL·E dentro ChatGPT. A partire dal 30 agosto 2026 il DALL·E GPT, l’assistente dedicato che potevi richiamare per generare immagini a partire da una descrizione testuale, non sarà più disponibile. Al suo posto resta ChatGPT Images, la generazione visiva ormai integrata in modo nativo nell’assistente.
Non si tratta di una sorpresa improvvisa, ma della tappa conclusiva di una migrazione durata oltre un anno. Il marchio che nel 2021 aveva mostrato al mondo cosa significasse trasformare una frase in un’immagine esce così di scena dall’interfaccia più usata di OpenAI.
Se hai creato immagini con quel GPT, c’è una cosa pratica da fare prima della scadenza.
Cosa succede davvero il 30 agosto 2026
La comunicazione, arrivata attraverso le note di rilascio ufficiali di ChatGPT, è netta: il DALL·E GPT viene ritirato e chi vuole conservare le immagini generate deve scaricarle prima di quella data. Dopo il 30 agosto quel GPT smette di funzionare e non potrai più recuperare da lì i contenuti che hai prodotto nel tempo.
C’è però un’eccezione importante da tenere a mente. I GPT personalizzati creati dagli utenti con la generazione di immagini attiva non sono toccati dal ritiro e continueranno a funzionare come prima. A sparire è soltanto il DALL·E GPT ufficiale firmato OpenAI, non l’intera possibilità di creare immagini dentro l’ecosistema.
Per continuare a generare e modificare immagini, insomma, il percorso indicato è uno solo: usare ChatGPT Images, la funzione che trovi già dentro l’assistente quando chiedi una figura, un’illustrazione o la modifica di una foto.
Il consiglio operativo è semplice: apri la cronologia delle conversazioni con il DALL·E GPT e salva in locale le immagini che vuoi conservare, insieme ai prompt che le hanno generate. È un passaggio banale ma facile da rimandare, e dopo la scadenza non ci saranno seconde possibilità.
Per la maggior parte delle persone, nell’uso quotidiano, la differenza sarà quasi impercettibile.
La fine di un marchio che ha aperto l’era del testo-immagine
Per capire il peso di questa mossa conviene fare un passo indietro. DALL·E è stato uno dei nomi che hanno definito la prima ondata dell’AI generativa. Il modello originale, presentato da OpenAI nel gennaio 2021, dimostrò che una rete neurale poteva disegnare oggetti e scene inventate a partire da poche parole. DALL·E 2, nel 2022, portò quel principio a un livello di qualità che finì sulle pagine di tutti i media generalisti.
Con DALL·E 3, arrivato nel 2023, OpenAI compì il passo che avrebbe cambiato le regole del gioco: integrò la generazione di immagini direttamente dentro ChatGPT. Da quel momento non servivano più prompt complicati, bastava chiedere all’assistente in linguaggio naturale.
Per milioni di persone DALL·E è stato il primo contatto concreto con l’AI generativa, molto prima che i modelli di testo diventassero un fenomeno di massa. Ritirarne il nome, oggi, ha quindi anche un valore simbolico.
Proprio quell’integrazione, però, ha finito per rendere superfluo il marchio.
Quando la creazione di immagini diventa una funzione dell’assistente, avere anche un GPT separato chiamato DALL·E genera più confusione che valore. È la classica situazione in cui il successo di una tecnologia rende obsoleta la sua stessa etichetta.
Come OpenAI ha spostato ChatGPT verso la generazione nativa
Il ritiro del DALL·E GPT è l’ultimo anello di una catena di decisioni molto precise. Nel marzo 2025 OpenAI aveva già sostituito, all’interno di ChatGPT, il modello DALL·E 3 separato con la generazione multimodale nativa di GPT-4o. Da lì in poi le immagini non nascevano più da un modello dedicato, ma dalla stessa architettura che gestiva il testo.
Il percorso è proseguito con costanza. A dicembre 2025 il modello predefinito per le immagini in ChatGPT è diventato GPT Image 1.5, mentre la famiglia gpt-image, comparsa a novembre di quell’anno, iniziava a prendere il posto dei vecchi endpoint. Ad aprile 2026 è arrivato il salto più visibile con ChatGPT Images 2.0, distribuito via API come gpt-image-2 e presentato come il primo modello di immagini di OpenAI dotato di capacità di ragionamento.
È qui che il quadro si chiarisce.
Cosa offre oggi ChatGPT Images
La generazione nativa non è un semplice cambio di nome. ChatGPT Images 2.0 lavora fino alla risoluzione 2K, gestisce proporzioni che vanno dal formato panoramico 3:1 fino al verticale 1:3 e può produrre più immagini coerenti dallo stesso prompt, mantenendo la continuità di personaggi e oggetti da una figura all’altra. Sono proprio le funzioni che agli utenti professionali servono di più, dalla creazione di serie visive alla revisione iterativa di una singola immagine.
La capacità di ragionamento, poi, aiuta il modello a interpretare richieste complesse, come impaginare testo dentro un’immagine o rispettare vincoli precisi di composizione. Al debutto ChatGPT Images 2.0 si è collocato ai vertici delle classifiche pubbliche dedicate alla generazione visiva, segnale della distanza ormai accumulata rispetto ai vecchi DALL·E.
Sul fronte delle API la pulizia è stata anche più netta. I modelli DALL·E 2 e DALL·E 3 destinati agli sviluppatori erano già stati ritirati il 12 maggio 2026, sostituiti da gpt-image-2 come standard. Il ritiro del GPT lato utenti, quindi, non fa che allineare l’esperienza dentro ChatGPT a scelte già prese per chi programma.
Vale la pena ricordare che la razionalizzazione non riguarda solo le immagini. Nello stesso periodo OpenAI ha programmato il ritiro di o3 da ChatGPT per il 26 agosto 2026, al termine di un periodo di dismissione di novanta giorni. La logica è identica: ridurre il numero di modelli visibili e concentrare gli utenti su un catalogo più snello.
Cosa cambia per te e per chi lavora con le immagini
Sul piano pratico, la prima cosa da fare è anche la più semplice: se hai immagini importanti generate con il DALL·E GPT, scaricale prima del 30 agosto. Una volta ritirato quel GPT, il materiale non sarà più raggiungibile da quella scheda.
Per il resto, il flusso di lavoro cambia poco. Continuerai a chiedere immagini a ChatGPT come hai sempre fatto, con la differenza che dietro le quinte lavora un modello più recente e più capace. Chi produce contenuti in serie, chi cura la comunicazione di un brand o chi lavora nel marketing troverà semmai un motore più affidabile per mantenere coerenza visiva tra un contenuto e l’altro.
C’è infine una lettura di prodotto. Negli ultimi mesi OpenAI ha ridotto il peso dei GPT tematici ufficiali, preferendo funzioni integrate e attivate in automatico in base alla richiesta. Il DALL·E GPT era uno degli ultimi esempi di quel vecchio schema, e il suo ritiro conferma la direzione presa dall’azienda verso un assistente unico che fa tutto.
Resta però una considerazione più ampia, che riguarda l’intero settore.
La scomparsa del nome DALL·E non lascia un vuoto, perché il mercato della generazione di immagini è oggi affollato di alternative agguerrite. Sul fronte open source, Stable Diffusion resta il punto di riferimento per chi vuole controllo totale e installazione in locale. Tra i modelli proprietari più recenti, progetti come FLUX 3 di Black Forest Labs spingono la qualità e l’estensione multimodale, unendo immagini, video e audio in un unico strumento.
In questo contesto, per OpenAI mantenere un marchio storico ma ormai superato aveva poco senso strategico.
Concentrare tutto sotto l’ombrello di ChatGPT Images semplifica la comunicazione, riduce la frammentazione e permette all’azienda di raccontare una storia sola: le immagini sono una capacità dell’assistente, non un prodotto separato da affiancare agli altri.
Conclusioni
Il ritiro del DALL·E GPT è una notizia che, letta di fretta, sembra un dettaglio tecnico. In realtà segna la fine di uno dei marchi più iconici della breve storia dell’AI generativa e la sua trasformazione in una funzione ordinaria, sempre disponibile dentro l’assistente che usi ogni giorno.
Se generi immagini con ChatGPT, il consiglio è duplice. Da un lato salva subito i contenuti a cui tieni, prima del 30 agosto. Dall’altro prenditi il tempo di esplorare le nuove funzioni di ChatGPT Images, perché le differenze in qualità, coerenza e controllo rispetto ai vecchi DALL·E sono tutt’altro che marginali.
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