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Amazon porta i suoi annunci dentro ChatGPT: al via il pilota tramite Amazon DSP

Amazon porta la pubblicità dentro ChatGPT: dal 10 settembre gli inserzionisti possono comprare annunci nel chatbot di OpenAI tramite la Amazon DSP.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 11, 2026
Lettura: 6 min
Persona che usa laptop e smartphone, immagine simbolica della pubblicità di Amazon dentro ChatGPT
Amazon porta i suoi annunci dentro ChatGPT tramite la Amazon DSP

La pubblicità dentro ChatGPT ha un nuovo protagonista, e non è OpenAI. Dal 10 settembre 2026 gli inserzionisti che usano Amazon Ads possono acquistare spazi pubblicitari all’interno dell’app di ChatGPT direttamente tramite la Amazon DSP, la piattaforma di compravendita programmatica del colosso di Seattle. È un accordo che intreccia due mondi enormi: il più grande ecosistema pubblicitario legato all’ecommerce e l’assistente conversazionale più usato al mondo.

Per ora si tratta di un programma pilota, riservato a un gruppo selezionato di inserzionisti negli Stati Uniti. Ma la direzione è chiara, e riguarda da vicino anche chi lavora nel marketing in Italia.

Cosa prevede l’accordo tra Amazon e OpenAI

Il meccanismo è più semplice di quanto sembri. L’inventario pubblicitario di ChatGPT, cioè gli spazi in cui possono comparire gli annunci, diventa acquistabile attraverso la Amazon DSP come servizio gestito. Amazon affianca le aziende nella creazione e nell’ottimizzazione delle campagne e si occupa della relazione commerciale con l’inserzionista.

OpenAI, dal canto suo, mantiene il controllo su come e dove gli annunci compaiono dentro ChatGPT. La divisione dei ruoli è netta: Amazon porta la domanda pubblicitaria e gli strumenti di acquisto, OpenAI resta l’arbitro dell’esperienza utente e decide in quale punto della conversazione mostrare un messaggio promozionale.

Gli annunci sono etichettati come tali e compaiono attorno alle risposte del chatbot per gli utenti dei piani gratuito e Go. Puoi comprarli a costo per clic oppure a costo per mille impression, con la possibilità di generare annunci di prodotto a partire dai cataloghi e di leggere report aggregati sulle performance.

Come funziona il pilota

Il test parte con pochi marchi selezionati. Tra i primi a sperimentare il formato c’è Delta Vacations, la divisione dedicata ai pacchetti vacanza della compagnia aerea, che punta a intercettare i viaggiatori con suggerimenti personalizzati proprio mentre chiedono consiglio all’assistente su dove andare.

È un dettaglio che spiega bene la logica dell’operazione. Quando chiedi a ChatGPT di aiutarti a organizzare un viaggio, il contesto della conversazione racconta molto delle tue intenzioni, e un annuncio pertinente in quel momento vale più di mille banner sparati a caso.

Perché Amazon vuole entrare in ChatGPT

Per Amazon la mossa è coerente con una strategia che va avanti da tempo: portare la propria macchina pubblicitaria ovunque ci sia attenzione da monetizzare, anche fuori dai propri siti e dispositivi. La Amazon DSP è già uno degli strumenti più potenti per comprare spazi su una vasta rete di editori e piattaforme, e ChatGPT rappresenta semplicemente una nuova superficie, potenzialmente enorme.

Il valore aggiunto che Amazon mette sul tavolo è il segnale di intenzione d’acquisto. Nessun altro operatore conosce così bene cosa le persone comprano davvero, e questa conoscenza permette di targettizzare gli annunci dentro le conversazioni con una precisione difficile da replicare.

Per OpenAI, invece, l’accordo è soprattutto una questione di ricavi. La pubblicità di ChatGPT avrebbe già raggiunto, secondo le stime riportate dalla stampa, un fatturato su base annua vicino al miliardo di dollari. Aprire l’inventario alla domanda intermediata da Amazon significa moltiplicare il numero di inserzionisti raggiungibili senza dover costruire da zero una forza vendita globale.

In altre parole, ognuno porta quello che sa fare meglio.

Per il colosso dell’ecommerce c’è anche un vantaggio strategico di natura difensiva: presidiare fin da subito un canale che potrebbe erodere quote alla ricerca tradizionale, quella in cui le persone digitano il nome di un prodotto. Se sempre più utenti chiedono consiglio a un assistente invece di cercare su un motore, Amazon vuole esserci con i propri annunci.

Cosa cambia per gli inserzionisti e per gli utenti

Se gestisci campagne pubblicitarie, il cambiamento più concreto è la possibilità di raggiungere il pubblico di ChatGPT usando strumenti che probabilmente conosci già. Non devi imparare una nuova piattaforma né aprire un rapporto diretto con OpenAI: entri nel nuovo canale dalla stessa console che usi per la Amazon DSP, con budget, targeting e reportistica gestiti nello stesso posto.

Questo abbassa moltissimo la barriera d’ingresso. Fino a poco tempo fa la pubblicità dentro ChatGPT era un territorio sperimentale riservato a pochi, come raccontano le tappe con cui OpenAI ha aperto gli annunci di ChatGPT a tutte le aziende. Con l’ingresso di Amazon quel territorio diventa accessibile a chiunque investa già in programmatica.

Per gli utenti il discorso è diverso e più delicato. Chi usa i piani gratuito e Go vedrà comparire annunci sotto le risposte, mentre finora l’assistente era percepito come uno spazio neutro. La promessa è che i messaggi promozionali restino chiaramente etichettati e separati dal contenuto generato dall’AI.

Resta il fatto che l’esperienza cambia. Un conto è ricevere una risposta, un altro è ricevere una risposta accompagnata da un’offerta commerciale costruita su misura in base a ciò che hai appena scritto.

Cosa significa per il mercato italiano

Il pilota è per ora limitato agli Stati Uniti, ma sarebbe un errore considerarlo una faccenda lontana. La pubblicità dentro ChatGPT è già arrivata in Italia, e il modello di distribuzione tramite piattaforme terze come la Amazon DSP è esattamente il tipo di meccanismo che tende ad allargarsi in fretta ai mercati europei.

Se vuoi capire lo stato attuale del canale nel nostro Paese puoi leggere il nostro approfondimento su come funziona ChatGPT Ads in Italia. La combinazione tra la domanda pubblicitaria di un gigante come Amazon e la diffusione dell’assistente lascia intuire dove andrà il mercato nei prossimi mesi.

Per chi pianifica campagne, il messaggio è chiaro: conviene farsi trovare pronti.

I rischi: fiducia, trasparenza e conflitti di interesse

Il nodo vero non è l’annuncio in sé, ma il rapporto di fiducia con l’assistente. Quando ti affidi a ChatGPT per un consiglio, dai per scontato che la risposta nasca da un ragionamento e non da un accordo commerciale. Introdurre la pubblicità in questo contesto solleva una domanda legittima: dove finisce il suggerimento e dove inizia la promozione?

Diversi osservatori hanno messo in guardia proprio su questo punto. Il timore è che gli incentivi economici possano, nel tempo, influenzare in modo sottile il tono o il contenuto delle risposte, anche solo attraverso il posizionamento di certi prodotti in momenti chiave della conversazione. Amazon e OpenAI sostengono che gli annunci resteranno separati dalle risposte, ma la vigilanza degli utenti e dei regolatori sarà decisiva.

C’è poi il tema più ampio della privacy. Targettizzare gli annunci sulla base di ciò che scrivi in una chat significa trattare conversazioni spesso molto personali come segnali pubblicitari. La linea tra personalizzazione utile e sorveglianza commerciale è sottile, e non a caso è uno dei terreni su cui si giocheranno le prossime battaglie normative.

Cosa aspettarti da qui in avanti

L’accordo tra Amazon e OpenAI conferma una tendenza ormai evidente: l’intelligenza artificiale conversazionale sta diventando un vero e proprio media, con le stesse dinamiche economiche che hanno plasmato i motori di ricerca e i social network. Dopo la fase in cui contava solo la qualità del modello, arriva quella in cui conta anche chi paga per essere visto.

Se lavori nel marketing digitale, è il momento di iniziare a ragionare su questo canale come faresti con qualsiasi altra superficie pubblicitaria emergente, studiando formati, costi e pubblico prima che diventi affollato. Ti può aiutare in questo la nostra guida all’AI nel marketing digitale. Se invece sei semplicemente un utente, vale la pena tenere gli occhi aperti e imparare a distinguere sempre ciò che è una risposta da ciò che è un annuncio.

Il pilota americano è solo l’inizio. Per i dettagli operativi dell’annuncio puoi consultare l’approfondimento di Marketing Dive, che ha raccolto le prime reazioni del settore. Se funziona, l’estensione ad altri mercati, Italia compresa, sarà solo questione di tempo.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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