Il sito che ti spiega l'AI.
News, strumenti e guide in italiano.
Ricerca e Innovazione

Claude aiuta a costruire la prossima versione di sé: il 26% della ricerca di Anthropic è guidato dall’AI

Anthropic annuncia che Claude guida il 26% della ricerca sui suoi modelli e collabora al 90% dello sviluppo. Cosa significa e perché fa discutere.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 18, 2026
Lettura: 7 min
Rappresentazione astratta di una rete neurale di intelligenza artificiale

Per la prima volta Anthropic mette un numero sopra un’idea che fino a poco tempo fa sembrava soltanto un esperimento mentale: il suo modello Claude sta già aiutando a costruire la propria versione successiva. In un annuncio diffuso questa settimana, l’azienda ha spiegato che Claude guida oggi il 26% della ricerca e sviluppo sui suoi modelli, una quota che a febbraio era semplicemente pari a zero. Non si tratta ancora di un sistema che lavora in totale autonomia, ma il salto compiuto in pochi mesi racconta bene quanto in fretta stia cambiando il modo in cui i laboratori di frontiera costruiscono l’intelligenza artificiale.

Il dato arriva in un momento delicato, proprio mentre una parte dello stesso settore invoca prudenza. E per questo merita di essere letto con attenzione, senza allarmismi ma anche senza sottovalutarne la portata.

Che cosa significa che Claude guida un quarto della ricerca di Anthropic

La parola chiave dell’annuncio è “guidare”. Secondo Anthropic, quando si dice che Claude guida una parte del lavoro si intende che il modello riesce a completare buona parte di un compito partendo da un’indicazione di alto livello, portandolo avanti quasi dall’inizio alla fine pur restando sotto la supervisione di un ricercatore umano. In pratica, tu descrivi l’obiettivo e il modello costruisce da solo gran parte del percorso per raggiungerlo, mentre una persona controlla, corregge e approva.

Accanto a quel 26% c’è un secondo numero, ancora più ampio: circa il 90% della ricerca e sviluppo dell’azienda avviene ormai in collaborazione con Claude. Qui il significato è diverso e più sfumato. Collaborare, nel linguaggio di Anthropic, vuol dire che il modello svolge blocchi consistenti di lavoro ma sotto una direzione umana stretta, come farebbe un assistente molto capace a cui affidi compiti precisi senza però lasciargli il timone.

La distinzione conta. Un conto è avere uno strumento che accelera le persone, un altro è avere un sistema che imposta e conduce interi filoni di lavoro. Il 90% racconta quanto Claude sia già integrato nei processi quotidiani, il 26% racconta quanto stia iniziando a prendere l’iniziativa.

Da zero a un quarto del lavoro in soli sei mesi

Il punto che colpisce di più non è la fotografia di oggi, ma la velocità con cui è stata scattata. A febbraio la quota di lavoro guidata autonomamente da Claude era nulla. Sei mesi dopo, ad agosto, il modello aveva raggiunto il traguardo di circa un quarto delle attività di ricerca e sviluppo. Una crescita di questo tipo, se dovesse proseguire con lo stesso ritmo, ridisegnerebbe in fretta l’equilibrio tra contributo umano e contributo automatico.

Anthropic ha aggiunto un dettaglio che aiuta a capire la scala del fenomeno: ad agosto erano circa 30.000 gli agenti impegnati in attività di ricerca e ingegneria. Non parliamo quindi di un singolo assistente, ma di una flotta di processi automatici che lavorano in parallelo su parti diverse del progetto.

È qui che il discorso tocca un tema di cui si parla da tempo nel settore, quello dei sistemi che contribuiscono al proprio miglioramento. Non siamo davanti a un’intelligenza che si riscrive da sola nel chiuso di un laboratorio, ma a un modello che, sotto controllo umano, accelera il lavoro necessario a produrre il modello che verrà dopo di lui.

La differenza tra queste due immagini è enorme, e vale la pena tenerla a mente ogni volta che si legge un titolo su Claude che costruisce sé stesso.

Non è un caso isolato: dall’allineamento alla matematica

Questo annuncio non nasce dal nulla. Nelle settimane precedenti Anthropic aveva già mostrato Claude nei panni di ricercatore automatico capace di correggere da solo alcuni difetti di allineamento dell’AI, un ruolo che va ben oltre quello del semplice assistente conversazionale. Il modello non si limita a rispondere: analizza, propone soluzioni e le verifica.

La stessa traiettoria si è vista sul fronte scientifico. La capacità di Claude di affrontare problemi complessi è emersa in modo evidente con la formalizzazione al computer dell’ultimo teorema di Fermat, un lavoro che richiede rigore logico e resistenza su catene di ragionamento lunghissime. Se un modello riesce a muoversi in quel territorio, l’idea che possa gestire parti sostanziali della ricerca interna diventa molto meno sorprendente.

C’è poi la questione degli strumenti su cui tutto questo si regge. I progressi descritti da Anthropic poggiano sui suoi modelli più recenti, a partire dal modello di punta Claude Opus 5, pensato proprio per offrire capacità di frontiera su compiti complessi. Più i modelli diventano competenti, più diventa sensato affidare loro pezzi del lavoro che serve a costruire i modelli successivi.

Perché Anthropic lo rende pubblico proprio adesso

La scelta di comunicare questi numeri non è neutra. Anthropic ha collegato l’annuncio a un tema che le sta a cuore, quello della trasparenza. L’azienda ha sostenuto in un post sul proprio blog ufficiale che occorre ridurre il più possibile il divario tra ciò che i laboratori di frontiera sanno e ciò che sa il pubblico. In altre parole, se la tecnologia corre, almeno le informazioni su come corre dovrebbero essere condivise.

Il contesto rende la mossa ancora più significativa. L’annuncio arriva mentre alcune tra le voci più note del settore, a partire dall’amministratore delegato di Anthropic Dario Amodei, chiedono di rallentare lo sviluppo per ragioni di sicurezza. Raccontare che il proprio modello guida già un quarto della ricerca e, nello stesso tempo, invocare cautela è una posizione che tiene insieme ambizione e preoccupazione.

Non a caso l’azienda ha ammesso un rischio preciso: modelli che accelerano il proprio sviluppo potrebbero rendere più difficile per gli esseri umani capire o controllare questi sistemi. È la stessa tensione che attraversa da mesi il dibattito pubblico, dalla richiesta di regole più chiare fino alle discussioni più filosofiche su cosa siano davvero questi sistemi, come quella che ha visto Mustafa Suleyman criticare l’approccio di Anthropic sul cosiddetto model welfare.

Per gestire questa complessità, Anthropic ha spiegato di aver messo in campo misure di supervisione dedicate agli agenti, un modo per tenere il controllo su una mole di lavoro automatico che nessun team umano potrebbe seguire riga per riga.

Che cosa cambia concretamente per il settore e per te

Sul piano pratico, un modello che partecipa in modo così ampio alla ricerca interna significa cicli di sviluppo potenzialmente più rapidi. Se una parte crescente del lavoro viene svolta da sistemi che operano in parallelo e senza pause, i tempi tra una generazione di modelli e la successiva possono accorciarsi.

Per chi lavora con l’AI, che tu sia uno sviluppatore, un imprenditore o un professionista del marketing, il messaggio è duplice. Da un lato, gli strumenti che usi ogni giorno miglioreranno probabilmente più in fretta di quanto immagini. Dall’altro, cresce il valore delle competenze che permettono di dirigere, verificare e mettere in discussione il lavoro di questi sistemi, perché è esattamente lì che resta il presidio umano.

C’è anche un risvolto di governance che riguarda tutti. Se i laboratori diventano sempre più veloci grazie all’automazione interna, la capacità della società di comprendere e regolare la tecnologia rischia di restare indietro. È il motivo per cui la richiesta di trasparenza avanzata da Anthropic non è un dettaglio di comunicazione, ma una parte sostanziale della notizia.

Vale la pena ricordare, infine, che dietro numeri come il 26% ci sono definizioni scelte dall’azienda stessa. Guidare un compito o collaborare a un progetto sono etichette utili, ma pur sempre etichette. Leggere il dato con spirito critico, senza né entusiasmo cieco né panico, resta l’atteggiamento più sensato.

Conclusioni

L’annuncio di Anthropic segna un passaggio simbolico importante: per la prima volta un’azienda di frontiera mette nero su bianco quanto il proprio modello contribuisca a costruire il suo successore. Il 26% di ricerca guidata e il 90% di lavoro in collaborazione non descrivono un’AI che sfugge di mano, ma raccontano un cambiamento reale e rapido nel modo in cui nasce l’intelligenza artificiale.

La sfida dei prossimi mesi sarà tenere insieme due esigenze che rischiano di tirare in direzioni opposte: continuare a innovare e, allo stesso tempo, non perdere la capacità di capire e controllare ciò che si costruisce. Se vuoi seguire da vicino come evolvono i modelli di Anthropic e degli altri laboratori, continua a leggere gli approfondimenti del nostro sito e torna a trovarci, perché su questo tema gli aggiornamenti non mancheranno.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

← Torna alla home