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Claude scopre ART, un sistema enzimatico simile a CRISPR: il primo risultato del laboratorio di Anthropic

Gli agenti Claude hanno individuato ART, un sistema enzimatico inedito nei batteriofagi con ripetizioni simili a CRISPR. Ecco cosa sappiamo.

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Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 25, 2026
Lettura: 8 min
Rappresentazione di una doppia elica di DNA, simbolo della scoperta del sistema enzimatico ART da parte di Claude
fonte: unsplash photo-1637929476734-bd7f5f78e40a

Anthropic ha aperto un proprio laboratorio di biologia e il primo risultato reso pubblico ha il sapore di una piccola svolta: un gruppo di agenti Claude, lasciati lavorare quasi in autonomia su un enorme archivio di sequenze di DNA, ha individuato un sistema enzimatico mai descritto prima nei batteriofagi, i virus che infettano i batteri. L’azienda lo ha battezzato ART, sigla di array-associated reverse transcriptases, e la sua struttura ricorda da vicino quella di CRISPR, la tecnologia che ha rivoluzionato l’editing genetico.

Nessuno sa ancora a cosa serva davvero. Ed è proprio questo il punto interessante.

In questo articolo ti spiego cosa ha annunciato Anthropic, come hanno lavorato gli agenti, perché la scoperta ha attirato l’attenzione di un pioniere di CRISPR come Feng Zhang e cosa può cambiare nel modo in cui si fa ricerca in biologia.

Cosa ha scoperto Claude nel DNA dei batteriofagi

Il 23 settembre 2026 Anthropic ha pubblicato sul proprio blog, insieme a un pre-print tecnico, i primi risultati del nuovo gruppo di ricerca in scienze della vita. Il sistema individuato si basa su una trascrittasi inversa, cioè un enzima capace di copiare l’RNA in DNA. La proteina in sé non era del tutto sconosciuta: era già comparsa in studi precedenti, all’interno del genoma di un cosiddetto jumbo phage, un batteriofago di dimensioni insolitamente grandi.

Quello che nessuno aveva notato, secondo Anthropic, è il contesto in cui l’enzima si trova. Accanto al gene della trascrittasi inversa c’è infatti una lunga serie di sequenze di DNA ripetute e regolarmente spaziate, più un secondo gene “partner” che codifica una proteina accessoria di funzione ignota.

Tre componenti, una somiglianza con CRISPR

Il sistema ART è quindi composto da tre parti: la trascrittasi inversa, la proteina che le sta accanto e l’array di ripetizioni. Questa disposizione ricorda quella di un array CRISPR, che nei batteri conserva una sorta di archivio di brevi sequenze di RNA e che rende programmabili i sistemi CRISPR-Cas usati oggi in laboratorio e in medicina.

I primi esperimenti condotti nel laboratorio di Anthropic mostrano che anche l’array di ART viene espresso come un insieme di brevi RNA distinti. È un indizio, non una prova, che il meccanismo possa funzionare in modo analogo.

Anthropic sottolinea che la combinazione di caratteristiche osservate in ART è stata trovata finora solo in pochi altri sistemi biologici, tutti programmabili e capaci di operazioni come tagliare, copiare o incollare DNA. Da qui l’interesse: se ART dovesse rivelarsi a sua volta programmabile, potrebbe diventare la base per nuovi strumenti biotecnologici. Ma per ora la sua funzione primaria resta da chiarire e gli esperimenti sono ancora in corso.

Come hanno lavorato gli agenti

La parte più rilevante per chi segue l’intelligenza artificiale è il metodo. I ricercatori si sono limitati a scrivere il prompt iniziale, chiedendo a Claude di cercare esempi nuovi e interessanti di trascrittasi inverse in un gigantesco database di sequenze, e a svolgere poi il lavoro sperimentale in laboratorio. Tutto il resto è stato fatto dagli agenti.

I numeri dichiarati da Anthropic danno l’idea della scala. La campagna è durata circa 21 ore e ha coinvolto intorno ai 950 agenti, con un consumo di circa 210 milioni di token. In questo tempo gli agenti hanno raccolto oltre 200.000 trascrittasi inverse, hanno isolato circa 3.500 nuovi sistemi candidati e li hanno ridotti ai 20 più promettenti, per ciascuno dei quali hanno prodotto un rapporto leggibile da un essere umano.

Secondo l’azienda, un’analisi di questo tipo può richiedere a un ricercatore esperto da settimane a mesi di lavoro.

Il momento della scoperta

Durante l’esplorazione, uno degli agenti si è soffermato su una famiglia di trascrittasi inverse dall’aspetto insolito e ha deciso di analizzare la sequenza grezza di DNA circostante. Lì ha notato l’array di ripetizioni in tandem, descrivendolo nei propri log con un entusiasmo quasi umano, parlando di qualcosa di “spettacolare”.

Da quel momento l’agente si è comportato come farebbe uno scienziato: ha contato le ripetizioni, ne ha misurato la spaziatura, ha confrontato la struttura con i sistemi di trascrittasi inverse già noti e ha cercato nella letteratura eventuali descrizioni precedenti dello stesso schema. Solo dopo aver escluso che si trattasse di qualcosa di già documentato ha compilato un rapporto per la revisione umana.

È questo il passaggio che rende il caso diverso da una semplice ricerca automatizzata. Il modello non si è limitato a filtrare dati secondo regole prestabilite, ma ha notato un’anomalia, ha formulato un’ipotesi e l’ha messa alla prova prima di segnalarla.

Il nuovo laboratorio di Anthropic e il ruolo degli scienziati

Il gruppo di ricerca è nato nella primavera del 2026 con un obiettivo dichiarato: capire se modelli di intelligenza artificiale generalisti possano rendere sistematica e più rapida la scoperta di nuovi meccanismi biologici. Per farlo Anthropic ha costruito un proprio laboratorio nella Bay Area, dall’aspetto di un normale laboratorio di biologia molecolare.

Ci sono però alcuni paletti precisi. Il laboratorio lavora esclusivamente ai livelli di biosicurezza più bassi, BSL-1 e BSL-2, e non maneggia patogeni in grado di infettare l’uomo. Inoltre tutto il lavoro sperimentale al bancone è svolto da scienziati in carne e ossa: l’AI genera ipotesi, analizza dati e aiuta a interpretare i risultati, ma non esegue fisicamente gli esperimenti.

Gli strumenti usati sono gli stessi disponibili a qualsiasi ricercatore, cioè Claude Science e Claude Code, affiancati in alcuni casi da un sistema interno che coordina molte sessioni di Claude in parallelo. Se vuoi approfondire le capacità del modello alla base di questo lavoro, trovi una panoramica completa nella nostra guida a Claude AI.

Le ipotesi diventano oggetto di studio

Un aspetto curioso riguarda il volume di idee prodotte. Poiché una singola campagna genera da centinaia a migliaia di rapporti, il team ha iniziato a studiare le ipotesi stesse, cercando di capire cosa distingue quelle che vale la pena testare da quelle da scartare. Quanto emerge viene poi reinserito nelle istruzioni date a Claude, con l’idea di insegnare al modello il “gusto scientifico” dei ricercatori.

In pratica, il collo di bottiglia si sposta: non è più trovare candidati, ma sceglierli bene.

Perché la scoperta conta, e perché serve prudenza

Molte delle scoperte che hanno cambiato la biologia sono partite da qualcuno che ha notato una stranezza nella diversità delle molecole presenti in natura. Gli enzimi di restrizione, scoperti nei sistemi immunitari dei batteri, hanno dato vita all’industria biotecnologica. La Taq polimerasi, isolata da un batterio delle sorgenti calde di Yellowstone, è alla base della PCR. Lo stesso CRISPR è stato notato inizialmente come una sequenza ripetuta inspiegabile nel DNA batterico.

Anthropic inserisce ART in questa tradizione, pur senza promettere nulla sulla sua utilità futura.

Il pre-print ha ricevuto un commento positivo da Feng Zhang, professore al MIT e al Broad Institute e tra i pionieri dell’editing genetico basato su CRISPR, che ha definito l’identificazione degli array associati alle trascrittasi inverse “genuinamente intrigante” e meritevole di ulteriori indagini. È un riconoscimento autorevole, ma riguarda l’interesse della scoperta, non una sua validazione completa.

Vale la pena ricordare infatti che si tratta di un pre-print, cioè di un lavoro non ancora sottoposto a revisione paritaria. La funzione di ART è sconosciuta, e la somiglianza strutturale con CRISPR non garantisce che il sistema si comporti allo stesso modo o che possa essere trasformato in uno strumento pratico. Anthropic stessa dichiara di aver scelto di condividere i risultati in una fase precoce, sia per mostrare le capacità di Claude sia per coinvolgere la comunità scientifica.

Un tassello di una strategia più ampia

La notizia si inserisce in un periodo di forte attivismo di Anthropic nelle scienze della vita. Pochi giorni fa l’azienda ha lanciato il Life Sciences Verification Program, che offre ai professionisti verificati del settore l’accesso ai modelli con salvaguardie calibrate per la ricerca biologica. In precedenza Claude era già stato messo alla prova nell’ottimizzazione di modelli biomolecolari open source per il design di proteine.

Il laboratorio fa parte dell’organizzazione di Anthropic dedicata alle scienze della vita, che comprende anche team impegnati nella scoperta di farmaci e nell’addestramento di Claude in biologia e chimica. L’azienda ha inoltre invitato ricercatori esterni a proporre domande di ricerca, con l’obiettivo di estendere questo approccio alla genomica e ad altri campi.

Cosa cambia per la ricerca scientifica

Il caso ART mostra in modo concreto un possibile nuovo modello di lavoro. Gli agenti esplorano in poche ore spazi di dati che richiederebbero mesi di analisi umana, producono ipotesi motivate e documentate, e lasciano agli scienziati il compito di selezionare, verificare e sperimentare. Il valore non sta solo nella velocità, ma nella capacità di notare anomalie che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, erano sfuggite finora.

Restano aperte domande importanti. Quante delle ipotesi generate dall’AI reggeranno alla prova del laboratorio? Come si gestisce la sicurezza quando modelli sempre più capaci operano in ambito biologico? E chi si prende il merito, e la responsabilità, di una scoperta nata da centinaia di agenti coordinati?

Le risposte arriveranno nei prossimi mesi, man mano che il laboratorio chiarirà la funzione di ART.

Conclusioni

Con la scoperta di ART, Anthropic prova a dimostrare che un modello linguistico generalista può fare qualcosa di più che riassumere articoli scientifici: può esplorare dati grezzi, riconoscere un pattern inedito e costruire un’ipotesi degna di essere testata. Il risultato è preliminare e la funzione del sistema resta un mistero, ma il metodo è già una notizia in sé, perché anticipa un modo di fare biologia in cui agenti AI e ricercatori collaborano in ogni fase.

Se vuoi leggere i dettagli tecnici, puoi consultare l’annuncio ufficiale di Anthropic e il pre-print collegato. E se ti interessa capire come l’intelligenza artificiale sta cambiando la ricerca scientifica, continua a seguirci: ti raccontiamo ogni passo, dalle scoperte ai limiti ancora da superare.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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