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D-Robotics all’IFA 2026: i chip Sunrise che alimentano la nuova generazione di robot domestici

All'IFA 2026 di Berlino i robot domestici più discussi condividono lo stesso cervello: i chip AI Sunrise di D-Robotics. Ecco cosa cambia.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 5, 2026
Lettura: 7 min
Robot umanoide bianco, simbolo dei robot domestici alimentati dai chip AI Sunrise di D-Robotics all IFA 2026
I robot domestici mostrati all IFA 2026 di Berlino condividono i chip AI Sunrise di D-Robotics.

Quando l’IFA 2026 apre i battenti a Berlino, i robot domestici più chiacchierati del salone condividono un dettaglio che non salta subito all’occhio. Non è la forma, non è il marchio e non è il prezzo: è il cervello. Sotto la scocca del robot compagno di TCL, del cane robotico di Vbot e del lavapavimenti autonomo di xLean batte lo stesso tipo di processore, la famiglia di chip Sunrise di D-Robotics. Un nome che quasi nessun consumatore conosce, ma che si sta trasformando nell’infrastruttura invisibile su cui poggia buona parte della nuova generazione di robot per la casa.

Il punto è proprio questo. Per anni l’intelligenza artificiale che usi ogni giorno è vissuta nel cloud, dentro data center lontani migliaia di chilometri da te. Adesso una fetta crescente di quella stessa intelligenza si sta spostando dentro gli oggetti fisici che ti circondano, e i robot domestici sono il banco di prova più visibile di questa transizione.

D-Robotics si presenta a Berlino come fornitore di infrastruttura per lo sviluppo di robot, come spiega l’annuncio ufficiale diffuso in occasione del salone. Tradotto: l’azienda non vende il robot finito, ma i mattoni con cui gli altri lo costruiscono. E la lista di chi usa quei mattoni sta diventando sorprendentemente lunga.

Un solo cervello dietro tre robot molto diversi

Il modo più semplice per capire cosa fa D-Robotics è guardare i tre prodotti che ha portato allo stand dell’IFA 2026. Messi in fila, raccontano bene quanto sia diventato elastico il concetto stesso di robot domestico.

Il primo è hey AiMe di TCL, presentato come il primo robot al mondo pensato come compagno e tutor per la famiglia. Unisce apprendimento basato sul gioco guidato, navigazione autonoma per muoversi da solo in casa, movimenti espressivi grazie a dieci gradi di libertà e oltre venti sensori per percepire l’ambiente. Non è un semplice altoparlante intelligente su ruote: prova a definire una categoria nuova, quella dei robot da compagnia che stanno accanto a bambini e adulti.

Il secondo è il SuperDog di Vbot, un cane robotico quadrupede che debutta ufficialmente in Europa proprio a Berlino. Non è un prototipo: è già in produzione di serie e, secondo l’azienda, ha raggiunto migliaia di famiglie da maggio 2026. È certificato CE e i preordini europei sono già aperti.

Chiude la fila il TR1 di xLean, un robot lavapavimenti autonomo arrivato allo stand dopo una campagna Kickstarter da due milioni di dollari, circa 1,7 milioni di euro, sostenuta da oltre duemila persone. Il suo agente AI, battezzato EvoMate, viene mostrato dal vivo durante la fiera.

Tre robot, tre funzioni lontanissime tra loro. Eppure lo stesso hardware di calcolo li tiene in piedi.

Cosa sono i chip Sunrise e la piattaforma D-Robotics

Il cuore dell’offerta di D-Robotics sono i chip Sunrise, processori pensati appositamente per far girare l’intelligenza artificiale a bordo del robot invece che nel cloud. La gamma copre una forbice molto ampia di potenza, da 5 fino a 560 TOPS in formato INT8.

Il TOPS, sigla che sta per trilioni di operazioni al secondo, è l’unità con cui si misura quanta intelligenza artificiale un chip riesce a elaborare. In parole povere, più TOPS significa più capacità di riconoscere l’ambiente, pianificare movimenti e reagire in tempo reale. Una forbice che va da 5 a 560 vuol dire che lo stesso ecosistema può alimentare sia un piccolo robot da compagnia sia un umanoide complesso.

Ma i chip da soli non bastano. D-Robotics fornisce anche i kit di sviluppo RDK, i sistemi operativi e il software applicativo. È l’intero pacchetto che permette a un produttore di partire da una base già collaudata invece di reinventare tutto da zero. Il risultato, dichiara l’azienda, è una piattaforma che copre l’intero spettro dell’AI incarnata: umanoidi, quadrupedi, robot per i servizi domestici, robot da compagnia e robot mobili per la logistica.

È un approccio che ricorda quello di altri attori del settore impegnati a standardizzare il rapporto tra software di AI e corpo fisico del robot. Anche il Model Hardware Standard presentato da Anthropic va nella stessa direzione, seppure partendo dal lato dei modelli: rendere più semplice per un’AI comandare robot e strumenti reali.

L’AI che esce dal cloud ed entra in casa

Perché tutto questo conta? Perché segna un cambio di paradigma su dove vive l’intelligenza artificiale.

Un robot che deve muoversi in casa non può permettersi di aspettare la risposta di un server remoto. Se un bambino gli attraversa la strada, deve fermarsi in una frazione di secondo. Elaborare i dati direttamente a bordo, quello che in gergo si chiama edge computing, abbatte la latenza e rende il robot capace di reagire subito, anche quando la connessione a internet è lenta o del tutto assente.

C’è poi il tema della privacy. Un robot da compagnia vede e ascolta ciò che accade nelle stanze di casa tua. Elaborare quei dati localmente, senza spedirli di continuo nel cloud, è una garanzia che pesa parecchio quando in gioco ci sono telecamere e microfoni domestici.

Questa spinta verso l’AI incarnata è uno dei grandi temi del 2026. Sul fronte dei modelli software abbiamo visto sistemi pensati proprio per controllare il corpo dei robot, come Gemini Robotics 2 di Google DeepMind. Sul fronte dei prodotti finiti, i robot domestici stanno uscendo dai laboratori ed entrando nelle case, come racconta il caso di NEO, l’umanoide domestico di 1X. I chip Sunrise sono il tassello hardware che tiene insieme queste due tendenze.

Un ecosistema da oltre 100.000 sviluppatori

La vera forza di D-Robotics non sta solo nel silicio, ma nella comunità che ci lavora sopra. L’azienda dichiara oltre 100.000 sviluppatori in più di venti Paesi, insieme a più di 500 università e ad altrettante startup e squadre di maker che hanno costruito centinaia di prodotti robotici sulle sue piattaforme, arrivando a milioni di utenti nel mondo.

La lista di clienti e partner aiuta a capire la portata del fenomeno. Ci sono fornitori di componenti come Bosch Sensortec, colosso dei sensori MEMS, grandi marchi dell’elettronica di consumo come TCL, Midea, Positec con il brand WORX e Mammotion, e una nutrita pattuglia di specialisti della robotica come UBTech, Fourier Intelligence, LimX Dynamics, Booster Robotics, Astribot, AgileX Robotics ed Elephant Robotics.

È una strategia che punta a fare dei chip Sunrise una sorta di standard di fatto, un po’ quello che Android ha rappresentato per gli smartphone: non il prodotto che compri, ma il sistema che fa funzionare i prodotti di tutti gli altri.

Su questo terreno D-Robotics non è sola. Nel calcolo per robot e agenti fisici si muovono anche colossi come NVIDIA, con le sue piattaforme dedicate, e altri produttori di chip che vedono nell’AI incarnata la prossima frontiera dopo lo smartphone. La differenza la faranno l’ampiezza dell’ecosistema e la facilità con cui gli sviluppatori riescono a portare un’idea dal prototipo alla produzione.

Cosa significa per il mercato europeo

Non è un caso che molti di questi annunci arrivino proprio all’IFA, la vetrina europea per eccellenza dell’elettronica di consumo. Il debutto europeo del SuperDog, con tanto di certificazione CE e preordini aperti, è il segnale che i robot domestici stanno smettendo di essere curiosità da fiera per diventare prodotti che puoi davvero mettere nel carrello.

Per il consumatore italiano ed europeo il messaggio è duplice. Da un lato arrivano prodotti concreti, acquistabili e conformi alle normative del continente. Dall’altro cresce l’importanza di capire chi fornisce il cervello di questi dispositivi, un tema che tocca la sovranità tecnologica europea, perché gran parte dell’hardware che alimenta questa ondata di robot arriva ancora da fuori dai confini dell’Unione.

Il settore, del resto, si muove in fretta anche sul piano finanziario. La corsa all’AI incarnata sta attirando capitali e quotazioni in borsa, come mostra lo sbarco in Borsa di Unitree con i suoi robot umanoidi, primo vero test di mercato per il comparto.

Il cervello dei robot diventa una piattaforma

La notizia dell’IFA 2026 non è il singolo robot compagno o il singolo cane robotico. È il fatto che dietro prodotti così diversi ci sia ormai una piattaforma comune, fatta di chip, kit di sviluppo e software, che abbassa la barriera d’ingresso e accelera l’arrivo dei robot nelle case.

Se questa tendenza si consoliderà, nei prossimi anni potresti scegliere un robot domestico un po’ come oggi scegli uno smartphone: guardando meno al produttore e più a quale ecosistema c’è sotto, con quali applicazioni, quali aggiornamenti e quanta intelligenza a bordo.

Vuoi capire come l’intelligenza artificiale sta passando dallo schermo al mondo fisico? Continua a seguire i nostri approfondimenti sull’AI incarnata e sui robot che stanno entrando, un modello alla volta, nella vita di tutti i giorni.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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