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John Ternus è il nuovo CEO di Apple: cosa cambia per la strategia AI

John Ternus è il nuovo CEO di Apple al posto di Tim Cook: ecco cosa cambia per la strategia AI di Cupertino, tra hardware, Siri e l'accordo con Google.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 4, 2026
Lettura: 6 min
Primo piano di un circuito elettronico con chip, immagine simbolica della strategia AI di Apple basata sull'hardware e sul silicio
La strategia AI di Apple punta su silicio e dispositivi. Immagine: Unsplash

Da lunedì 1 settembre 2026 Apple ha un nuovo amministratore delegato. John Ternus, l’ingegnere che per anni ha guidato lo sviluppo hardware di iPhone, iPad e Mac, prende il posto di Tim Cook alla guida dell’azienda tecnologica più preziosa del mondo. Il passaggio di consegne era stato annunciato ad aprile e approvato all’unanimità dal consiglio di amministrazione, ma solo ora diventa operativo. E arriva nel momento in cui la partita più delicata per Cupertino non si gioca sul design di un telefono, ma sull’intelligenza artificiale.

Ternus prende in mano un’azienda solidissima nei conti e nei prodotti, con però un punto interrogativo grande quanto la sua strategia AI. Apple è oggi l’unica grande società tecnologica a non avere un proprio modello di frontiera, e ha imboccato una strada diversa da quella di OpenAI, Google e Anthropic. Capire come il nuovo CEO intende gestire questa scelta è la chiave per leggere i prossimi anni di Cupertino.

Chi è John Ternus e perché Apple ha scelto un ingegnere

La carriera di Ternus racconta molto della direzione che l’azienda vuole prendere. È entrato in Apple nel 2001, nel team di progettazione dei prodotti, ed è cresciuto un gradino alla volta fino a diventare vicepresidente dell’ingegneria hardware nel 2013 e poi senior vice president nel 2021. Negli ultimi anni ha avuto la responsabilità dello sviluppo di iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e del visore Vision Pro, cioè del cuore fisico di quasi tutto ciò che Apple vende. Non un manager finanziario né un esperto di software, ma un ingegnere di prodotto.

Tim Cook, che ha guidato Apple per quindici anni dal 2011, non lascia del tutto la scena. Diventa presidente esecutivo del consiglio di amministrazione e continuerà a occuparsi di alcuni ambiti, a partire dal dialogo con i governi e i regolatori di tutto il mondo. La successione, come spiega l’annuncio ufficiale di Apple, è il frutto di un percorso di pianificazione lungo e ragionato, non di una svolta improvvisa.

La scelta di un ingegnere hardware, e non di un profilo legato ai servizi o all’AI, è essa stessa un messaggio. Dice dove Apple pensa che si vinca la sfida dei prossimi anni.

La scommessa di Apple sull’AI: prima l’hardware, poi i modelli

Mentre i concorrenti si sfidano a colpi di modelli sempre più grandi, Apple ha deciso di non correre la stessa gara nello stesso modo. L’azienda non ha un modello di frontiera paragonabile a GPT o a Gemini, e per ora ha scelto di portare l’intelligenza artificiale ai suoi utenti soprattutto attraverso i dispositivi e i chip che progetta in casa. La nomina di Ternus rafforza questa linea. L’idea di fondo, che emerge dal suo profilo e dalle prime indicazioni sulla sua gestione, è che le battaglie decisive dell’AI si vincano nel silicio, nei sensori e nell’integrazione tra hardware e software, più che nella pura potenza di un modello che vive nel cloud.

Il ragionamento ha una sua logica concreta. Un assistente che accede in tempo reale al contesto di chi lo usa, per esempio grazie alle informazioni raccolte dai sensori di un dispositivo che indossi, può risultare più utile di un modello enorme che sta lontano, in un data center, e non sa nulla di ciò che ti circonda. In questa visione il vantaggio competitivo non è il modello in sé, ma il modo in cui viene calato nell’esperienza d’uso quotidiana.

È una scommessa chiara, e per certi versi coraggiosa: puntare su ciò che Apple sa fare meglio invece di inseguire gli altri sul loro terreno.

Il patto con Google per rifare Siri

C’è però un dettaglio che complica il quadro. Per rimettere in piedi Siri, l’assistente vocale rimasto indietro per anni, Apple ha stretto un accordo proprio con Google. Secondo quanto riportato dalle principali testate finanziarie, Cupertino pagherà circa un miliardo di dollari all’anno per usare un modello Gemini personalizzato da 1.200 miliardi di parametri, costruito su misura per le sue esigenze. Il nuovo assistente è stato mostrato al pubblico durante il WWDC 2026, con Siri rifatto e i primi agenti nativi, ma il cervello che lo fa funzionare, di fatto, appartiene a un concorrente diretto.

Il modello scelto usa un’architettura a esperti, la cosiddetta mixture of experts, che attiva solo una parte dei parametri per ogni richiesta e rende così sostenibile il costo di un sistema tanto grande. È un salto enorme rispetto ai modelli sviluppati internamente da Apple, che secondo le indiscrezioni si fermavano intorno ai 150 miliardi di parametri per l’elaborazione nel cloud. La stessa evoluzione di Apple Intelligence mostra quanto l’azienda stia cercando di recuperare terreno sul fronte dei modelli linguistici.

Il paradosso è evidente: la funzione AI di punta del nuovo corso Apple gira, almeno per adesso, sul motore di un rivale.

Il nodo irrisolto che Ternus si porta in eredità

Qui si concentra la vera incognita del suo mandato. Dipendere da Google per la funzionalità più visibile dei propri prodotti espone Apple a un rischio strategico non da poco, sia sul piano dei costi sia su quello del controllo. Cook aveva impostato questo assetto, ma lascia a Ternus una variabile aperta e nessun piano dichiarato per chiuderla. Le indiscrezioni parlano di un modello proprietario da circa mille miliardi di parametri, pensato per sostituire Gemini e atteso non prima del 2027, ma finché non sarà pronto la dipendenza resta.

C’è anche un rovesciamento curioso degli equilibri. Per anni è stata Google a pagare cifre enormi ad Apple per restare il motore di ricerca predefinito su iPhone, una dinamica finita al centro delle cause antitrust negli Stati Uniti. Adesso, sul terreno dell’AI, i ruoli si invertono ed è Apple a versare denaro a Google. Un segnale di quanto la corsa ai modelli abbia ridisegnato i rapporti di forza tra i giganti della tecnologia.

La geografia aggiunge un ulteriore livello di complessità. In Cina, dove le regole locali impongono soluzioni differenti, Apple ha affidato Siri e gli strumenti di scrittura al modello Qwen di Alibaba. La strategia dei modelli, quindi, non è unica e globale ma cambia da mercato a mercato, con tutte le implicazioni del caso in termini di coerenza dell’esperienza e di negoziazione con partner diversi.

Il passaggio di testimone, del resto, si inserisce in una fase di grandi movimenti ai vertici del settore. Non è un caso isolato: anche in Google DeepMind ci sono stati cambi di guida importanti, segno che tutte le grandi aziende si stanno riorganizzando attorno all’intelligenza artificiale.

Per Ternus, insomma, la questione non è soltanto tecnica ma di visione.

Cosa aspettarsi dai prossimi mesi

Il primo banco di prova sarà capire se il nuovo CEO accelererà lo sviluppo del modello interno oppure se preferirà consolidare l’accordo con Google per guadagnare tempo. Nei prossimi eventi Apple, a partire dalle presentazioni autunnali dedicate a iPhone e ai sistemi operativi, si potrà leggere tra le righe quanto peso avrà l’AI e quanto Ternus vorrà legarla all’hardware. Le sue prime mosse pubbliche diranno molto: se prevarrà la continuità con Cook o se l’ingegnere vorrà imprimere una sua impronta.

Una cosa è certa. La scelta di mettere un uomo dell’hardware al comando conferma che Apple crede ancora nel valore dei suoi dispositivi come porta d’ingresso all’intelligenza artificiale. Resta da vedere se questa filosofia basterà a colmare il distacco dai laboratori che sui modelli hanno investito prima e con più convinzione.

Se vuoi restare aggiornato su come le grandi aziende tech stanno ridisegnando la loro strategia AI, continua a seguire i nostri approfondimenti: le prossime mosse di Apple diranno molto sul futuro dell’intero settore.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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