OpenAI verso l’IPO da oltre mille miliardi di dollari: cosa sappiamo della quotazione
OpenAI prepara una delle più grandi IPO tecnologiche di sempre: valutazione vicina a mille miliardi, ricavi record e perdite enormi. Ecco cosa sappiamo.
OpenAI si prepara a compiere il passo più atteso e più discusso della sua storia recente: la quotazione in Borsa. La società guidata da Sam Altman ha avviato il percorso verso una IPO che, secondo le indiscrezioni raccolte dai principali media finanziari, potrebbe valutarla intorno o addirittura oltre i mille miliardi di dollari. Sarebbe una delle più grandi offerte pubbliche iniziali mai viste nel settore tecnologico, e il primo momento in cui il pubblico potrà vedere davvero i conti di uno dei protagonisti assoluti dell’intelligenza artificiale.
Il condizionale resta d’obbligo. Molti dettagli non sono ancora ufficiali e le cifre cambiano a seconda della fonte. Vale però la pena capire cosa è emerso finora, perché una quotazione di queste dimensioni non riguarda solo OpenAI, ma l’intero ecosistema dell’AI.
Che cosa ha depositato OpenAI e quando potrebbe arrivare in Borsa
Il primo passo formale è già stato compiuto. Nel corso dell’estate del 2026 OpenAI ha depositato in via riservata la documentazione preliminare per l’IPO presso la SEC, l’autorità di vigilanza dei mercati statunitensi. Si tratta del cosiddetto modulo S-1 in versione confidenziale, la mossa con cui un’azienda avvia il processo senza rendere subito pubblici i propri numeri.
La versione pubblica del prospetto, quella che gli investitori aspettano davvero, è attesa nelle settimane successive. Solo allora si conosceranno con precisione ricavi, perdite, struttura societaria e fattori di rischio.
Sul calendario le voci non sono unanimi. Diverse ricostruzioni indicano una finestra nella seconda metà del 2026, con un debutto possibile già a settembre e un obiettivo più realistico nel quarto trimestre. Altre fonti, dopo l’avvio non brillante della quotazione di SpaceX, parlano di un possibile slittamento al 2027.
Quello che sembra chiaro è la volontà di non arrivare tardi.
Una valutazione senza precedenti
Sul valore, il ventaglio delle stime è ampio: si parla di una forbice compresa tra circa 850 miliardi e oltre mille miliardi di dollari. A guidare l’operazione, in qualità di banche collocatrici, ci sarebbero tre nomi di primo piano di Wall Street, ovvero Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan. Numeri e protagonisti che, da soli, spiegano perché questa IPO venga osservata con tanta attenzione da investitori e analisti.
Per avere un’idea delle proporzioni, una valutazione di questa portata collocherebbe OpenAI tra le maggiori matricole della storia dei mercati, in un club ristretto di aziende capaci di raccogliere cifre simili già al debutto. La scelta del deposito riservato, del resto, serve proprio a questo: consente di limare i termini dell’offerta insieme alle autorità di controllo prima di esporsi al giudizio del pubblico.
Ricavi record e perdite enormi: i numeri che pesano
Il cuore della questione sono i conti. Da un lato OpenAI cresce a un ritmo impressionante: i ricavi viaggerebbero intorno ai due miliardi di dollari al mese, con un fatturato su base annua stimato attorno ai venticinque miliardi già nella prima parte del 2026. Per una realtà nata come laboratorio di ricerca, è una traiettoria commerciale straordinaria.
A trainare questi ricavi ci sono soprattutto gli abbonamenti a ChatGPT, i contratti con le imprese e l’accesso ai modelli tramite le API riservate agli sviluppatori. Tre canali diversi che, insieme, hanno trasformato in pochi anni un progetto di ricerca in una macchina commerciale da miliardi di dollari.
Dall’altro lato ci sono le perdite, ed è qui che il quadro si complica. Le stime divergono parecchio a seconda della fonte, ma tutte concordano su un punto: nel 2026 OpenAI brucia cassa in modo massiccio. Secondo alcune ricostruzioni la società perde più di un dollaro per ogni dollaro di ricavo, un rapporto che racconta meglio di qualsiasi cifra la fame di capitali del suo modello di business.
La ragione principale ha un nome: infrastruttura.
Addestrare e far funzionare modelli sempre più grandi richiede una potenza di calcolo colossale, e quindi data center, chip e contratti pluriennali da decine di miliardi. Proprio su questo fronte, di recente, si è visto qualche segnale di prudenza: Nvidia ha ridotto la garanzia sul gigantesco data center di OpenAI in Ohio, un dettaglio tecnico che dice molto sulla delicatezza di questi impegni finanziari.
C’è poi il capitolo dei partner. Una parte rilevante dell’attività di OpenAI passa storicamente da Microsoft, che dell’azienda è insieme investitore, fornitore di servizi cloud e cliente. Non a caso il colosso di Redmond ha incassato miliardi di dollari grazie ad OpenAI, in un intreccio di interessi che la quotazione renderà finalmente più trasparente.
La corsa con Anthropic e la lezione di SpaceX
OpenAI non corre da sola. La rivale Anthropic ha imboccato la stessa strada verso la Borsa, depositando la propria documentazione riservata circa una settimana prima. E, a differenza di OpenAI, Anthropic viene descritta da più parti come vicina al primo trimestre in utile operativo, un dettaglio che sui mercati può fare la differenza.
Chi arriverà primo? È una domanda che, dietro le quinte, agita entrambe le società. Essere la prima grande azienda di AI a quotarsi significa fissare il prezzo di riferimento per tutte le altre, con un vantaggio simbolico ed economico difficile da recuperare.
Sullo sfondo aleggia poi un precedente scomodo. Il debutto in Borsa di SpaceX, altra società dal valore stratosferico, non si è rivelato brillante e ha raffreddato gli entusiasmi. Per OpenAI è un avvertimento: nemmeno un marchio globale mette al riparo dalla severità dei mercati pubblici.
Un altro indizio arriva dal mercato secondario, dove le quote di OpenAI vengono scambiate tra investitori accreditati prima della quotazione. A metà agosto una piattaforma specializzata segnalava un prezzo per azione superiore ai settecento dollari, segno di una domanda che resta molto alta anche in attesa del debutto ufficiale.
Perché questa IPO conta davvero
Al di là dei numeri, la quotazione di OpenAI porta con sé una questione più profonda, che tocca la natura stessa dell’azienda. OpenAI è nata come organizzazione senza scopo di lucro, con la missione di sviluppare un’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità, e solo in seguito ha costruito attorno a sé una complessa struttura commerciale.
Portare in Borsa una realtà del genere significa conciliare due mondi che non sempre vanno d’accordo: la promessa di lungo periodo di una tecnologia potenzialmente trasformativa e le aspettative trimestrali degli azionisti. Come questo equilibrio verrà gestito è forse la vera incognita dell’operazione.
Pesa anche il ruolo dei grandi azionisti privati. Microsoft, in particolare, ha investito cifre ingenti e detiene una quota di rilievo nella parte commerciale di OpenAI: la quotazione fisserà un valore di mercato a quella partecipazione e renderà pubblici i termini di un rapporto rimasto finora in gran parte riservato.
C’è infine il tema più ampio della cosiddetta bolla dell’AI. Le valutazioni miliardarie, gli investimenti record nei data center e le perdite altrettanto vertiginose alimentano da mesi il timore che il settore stia correndo troppo in fretta. Un’IPO da mille miliardi metterà questi conti sotto la lente di ingrandimento del mercato, con effetti che si faranno sentire ben oltre i confini di OpenAI.
Per gli utenti comuni, quelli che ogni giorno usano ChatGPT per lavorare o studiare, l’impatto immediato sarà limitato. Ma le scelte che una società quotata è costretta a compiere, dai prezzi degli abbonamenti alla pubblicità fino alle priorità di sviluppo, finiscono presto o tardi per riguardare tutti.
Conclusioni: cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Il prossimo appuntamento da segnare è la pubblicazione del prospetto S-1 in versione integrale. Quel documento trasformerà molte indiscrezioni in dati verificabili e permetterà finalmente di giudicare l’operazione con i numeri alla mano, senza doversi affidare alle stime.
Nel frattempo conviene osservare tre segnali: il calendario effettivo della quotazione, l’evoluzione del duello con Anthropic e il modo in cui OpenAI sceglierà di raccontare le proprie perdite. Sono questi gli elementi che diranno se il mercato è pronto a scommettere mille miliardi di dollari su una società che, per ora, spende più di quanto incassa.
Se segui da vicino l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, questa è una delle storie da tenere d’occhio nei prossimi mesi. Continua a seguirci per gli aggiornamenti: quando il prospetto diventerà pubblico, torneremo a spiegarti cosa significano davvero quei numeri.