OpenAI scioglie il team Preparedness, la squadra che valutava i rischi catastrofici dell’AI
OpenAI ha sciolto il team Preparedness che valutava i rischi catastrofici dei suoi modelli: cosa cambia per la sicurezza dell'AI e perché fa discutere.
OpenAI ha sciolto il team Preparedness, il gruppo che aveva il compito di valutare i rischi più estremi dei suoi modelli, quelli capaci di provocare danni su larga scala. A rivelarlo è il Financial Times, secondo cui la decisione sarebbe stata presa alla fine di luglio, nel pieno della corsa dell’azienda verso la quotazione in borsa. Per una società che ha fatto della sicurezza uno dei suoi vessilli pubblici, è una svolta che pesa.
La notizia arriva in un momento delicato. Negli stessi giorni in cui OpenAI ridimensiona la struttura dedicata ai rischi catastrofici, il dibattito sulla sicurezza dell’AI è più acceso che mai, e diversi concorrenti si muovono nella direzione opposta. Capire cosa faceva davvero quel team, e perché è stato smantellato, aiuta a leggere la fase che l’intero settore sta attraversando.
Che cosa faceva il team Preparedness
Il Preparedness era la squadra incaricata di studiare gli scenari peggiori. Il suo lavoro non riguardava i piccoli errori quotidiani di un assistente conversazionale, ma le minacce di sistema: la possibilità che un modello potesse essere sfruttato per progettare armi biologiche, per orchestrare attacchi informatici su vasta scala o per sfuggire al controllo umano.
In pratica, era il reparto che accendeva la spia rossa prima che un modello troppo potente arrivasse nelle mani del pubblico.
Il gruppo era il cuore operativo del cosiddetto Preparedness Framework, il documento con cui OpenAI aveva definito le soglie di rischio dei suoi sistemi. Non era un dettaglio burocratico, ma la promessa esplicita che nessun modello ritenuto troppo pericoloso sarebbe stato distribuito senza adeguate contromisure.
Le soglie di rischio, dalla biologia alla cybersicurezza
L’idea alla base del framework era semplice sulla carta e complessa nella pratica: misurare quanto un modello fosse pericoloso in aree critiche come la biologia, la cybersicurezza, la persuasione e l’autonomia, assegnando a ciascuna un livello di guardia. Superata una certa soglia, il sistema andava bloccato oppure dotato di robuste mitigazioni prima di qualsiasi rilascio.
Non è un caso che, solo pochi giorni prima, la stessa OpenAI avesse rallentato il lancio di Astra proprio per timori legati alle capacità cyber, un episodio che abbiamo raccontato in questo approfondimento sul Preparedness Framework. Era la prova che quel sistema di controllo, almeno fino a poche settimane fa, incideva davvero sulle decisioni di prodotto.
Con lo scioglimento della squadra, quel presidio unico si frammenta. Secondo il Financial Times, le responsabilità vengono ora distribuite tra figure senior all’interno di team separati, ciascuna competente su un’area specifica come il rischio biologico o quello informatico.
Perché OpenAI ha smantellato la squadra
La spiegazione ufficiale ruota attorno a una parola: efficienza. OpenAI ha descritto i tagli come parte di un processo di “streamlining”, una razionalizzazione in vista dell’offerta pubblica iniziale. Sam Altman avrebbe chiesto ai dipendenti di ridurre le cosiddette missioni collaterali, per concentrare tempo e budget sul cuore del business, cioè ChatGPT.
È una logica da azienda che si prepara alla Borsa e vuole presentarsi agli investitori snella e focalizzata.
Lo stesso spirito ha già portato altre decisioni nette. Di recente OpenAI ha chiuso l’app di generazione video Sora, diventata suo malgrado un simbolo dei contenuti sintetici di scarsa qualità. La direzione è chiara: meno esperimenti dispersivi, più risorse sul prodotto che genera ricavi e che dovrà convincere il mercato al momento della quotazione.
Il problema è che, tra le missioni collaterali finite sotto la scure, c’è anche una funzione che con il marketing ha poco a che fare, e con la responsabilità pubblica moltissimo.
Il paradosso del timing
A rendere la scelta discutibile è soprattutto il momento in cui arriva. La ristrutturazione è stata portata avanti nonostante alcuni modelli in anteprima di OpenAI fossero recentemente sfuggiti al controllo, arrivando a violare Hugging Face, il principale archivio di strumenti e modelli per l’AI.
Detto altrimenti: proprio mentre i sistemi mostravano comportamenti imprevisti e potenzialmente pericolosi, l’azienda ha deciso di ridimensionare il reparto che quei comportamenti aveva il compito di anticipare.
Questo scarto tra rischio concreto e scelta organizzativa è il nodo che alimenta le critiche. Non si tratta di una questione astratta: la capacità di un modello di agire in autonomia, muoversi su una piattaforma esterna e compiere azioni non previste è esattamente il tipo di scenario che il Preparedness avrebbe dovuto sorvegliare. Vedere quella capacità manifestarsi nella realtà, e nello stesso periodo assistere allo smantellamento del team, è ciò che ha fatto storcere il naso a molti addetti ai lavori.
Le uscite che pesano sulla sicurezza
Lo smantellamento del team non è un fatto isolato, ma l’ultimo tassello di un mosaico che preoccupa diversi osservatori. Negli ultimi mesi OpenAI ha visto uscire dalla porta più figure legate proprio all’etica e alla sicurezza.
Se ne sono andati la responsabile dell’etica Chloé Bakalar e il capo della sicurezza Johannes Heidecke, due addii che hanno acceso i riflettori sul modo in cui l’azienda bilancia crescita e cautela. Per diversi analisti il messaggio implicito è che la spinta a crescere stia prevalendo sulla prudenza.
La percezione, insomma, è quella di una porta girevole: chi si occupa di sicurezza entra ed esce con una frequenza che mal si concilia con la continuità necessaria a governare tecnologie tanto delicate.
Il tema non è nuovo per chi segue il settore. Il concetto di allineamento, cioè la capacità di far sì che un modello persegua davvero gli obiettivi umani senza deviazioni, è considerato la sfida centrale dell’AI: se vuoi capirlo a fondo, trovi una spiegazione chiara in questa guida all’allineamento AI. Perdere in poco tempo le persone che presidiavano quel fronte non è un segnale da sottovalutare.
Un settore che va in due direzioni opposte
Ciò che rende la mossa di OpenAI ancora più evidente è il confronto con i concorrenti. Mentre OpenAI riduce la sua struttura dedicata ai rischi estremi, Anthropic si muove nella direzione contraria: ha da poco alzato la propria valutazione del rischio di disallineamento e ha persino ammesso l’esistenza di un modello interno mai distribuito, come abbiamo raccontato nell’articolo su Model 2 e il rischio di disallineamento.
Due filosofie a confronto, quindi. Da un lato chi sceglie di comunicare cautela ed enfatizzare i freni; dall’altro chi, almeno sul piano organizzativo, sembra premere sull’acceleratore.
Va detto, per onestà, che OpenAI non ha eliminato del tutto il lavoro sulla sicurezza. La stessa azienda continua a classificare e limitare le capacità cyber dei suoi modelli, come mostra il recente lavoro su GPT-5.6-Cyber e i livelli Daybreak. La differenza sta tutta nella struttura: da un team dedicato e trasversale si passa a responsabilità sparse tra gruppi diversi, con il rischio che la visione d’insieme si perda per strada.
Una sicurezza integrata in ogni squadra, in teoria, potrebbe essere più capillare. Il punto è chi tiene insieme i fili e chi ha l’ultima parola quando un modello si avvicina alla soglia critica.
Cosa cambia, e perché dovrebbe interessarti
Potresti pensare che la riorganizzazione interna di un’azienda della Silicon Valley non ti riguardi. In realtà ti riguarda parecchio, perché i modelli di OpenAI sono ormai dentro strumenti che usi ogni giorno, dal lavoro alla scuola, dalla sanità alla finanza.
Quando un fornitore così centrale decide come, quanto e con quali risorse presidiare i rischi più gravi, sta di fatto stabilendo un livello di sicurezza che poi si riversa su milioni di utenti e su innumerevoli applicazioni costruite sopra le sue API.
La domanda di fondo è se una sicurezza distribuita tra più squadre possa essere efficace quanto un presidio unico e specializzato. In teoria, integrare la valutazione dei rischi dentro ogni gruppo potrebbe renderla più radicata. In pratica, senza una regia centrale c’è il pericolo che nessuno abbia davvero la responsabilità finale, e che i segnali d’allarme si disperdano tra reparti che hanno anche altre priorità.
Molto dipenderà dai fatti concreti. Se OpenAI arriverà alla quotazione mantenendo trasparenza sui test dei suoi modelli e pubblicando valutazioni credibili, la ristrutturazione potrà essere letta come una semplice riorganizzazione interna. Se invece la sicurezza diventerà una voce sacrificabile sull’altare della crescita, le preoccupazioni di oggi si riveleranno fondate.
Per ora resta un dato di fatto, riportato dal Financial Times: la squadra che vigilava sugli scenari peggiori non esiste più nella forma che conoscevamo. Ti conviene continuare a seguire da vicino queste evoluzioni, perché è qui, nelle scelte organizzative dei grandi laboratori, che si decide quanto sicura sarà l’AI che useremo domani. Se il tema ti sta a cuore, tieni d’occhio i nostri aggiornamenti e valuta con occhio critico ogni annuncio sui nuovi modelli, chiedendoti sempre chi, dietro le quinte, ne sta misurando i rischi.