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Perplexity batte Amazon in appello: gli agenti AI possono tornare a fare acquisti

La Corte d'Appello del Nono Circuito annulla l'ingiunzione contro Comet: per i giudici è l'utente, non Perplexity, ad accedere ad Amazon.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Agosto 5, 2026
Lettura: 6 min
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Carrello della spesa per lo shopping online, simbolo degli acquisti fatti dagli agenti AI

Gli agenti AI che fanno acquisti al posto tuo hanno appena ottenuto una vittoria pesante nei tribunali. Il 4 agosto 2026 la Corte d’Appello del Nono Circuito degli Stati Uniti ha annullato l’ingiunzione che impediva allo strumento di shopping di Comet, il browser AI di Perplexity, di operare su Amazon. La decisione rimette in gioco una funzione che Amazon era riuscita a bloccare pochi mesi prima e, soprattutto, offre la prima risposta di un tribunale federale d’appello a una domanda che pesa su tutto il settore: quando un agente AI agisce per conto di una persona, chi sta davvero accedendo al sito?

Non è una questione tecnica da poco. È il cuore del modello su cui stanno scommettendo Perplexity, OpenAI, Google e decine di startup.

Cosa ha deciso la Corte d’Appello del Nono Circuito

La sentenza ruota attorno al Computer Fraud and Abuse Act, la legge federale statunitense che punisce l’accesso non autorizzato ai sistemi informatici, e alla sua versione californiana, il CDAFA. Per ottenere e mantenere l’ingiunzione, Amazon avrebbe dovuto dimostrare tre cose: che Perplexity ha intenzionalmente avuto accesso a un computer protetto senza autorizzazione, che ha ottenuto informazioni da quel sistema e che tutto questo ha causato un danno di almeno 5.000 dollari nell’arco di un anno.

Il ragionamento dei giudici si è concentrato sul primo punto, ed è proprio lì che la posizione di Amazon si è incrinata.

Comet non naviga da solo. Ha bisogno che sia l’utente a chiedergli di cercare un prodotto, confrontare i prezzi o completare un ordine. Proprio per questo, secondo la corte, chi accede ai server di Amazon è la persona che usa Comet, non l’azienda che ha costruito il browser. E se non è Perplexity ad accedere, viene a mancare l’elemento centrale su cui si reggeva l’accusa di violazione del CFAA.

La corte è stata netta anche sul piano dell’interesse pubblico. Un’ingiunzione contro una condotta che probabilmente non viola il CFAA o il CDAFA, si legge nell’opinione della Corte d’Appello del Nono Circuito, non servirebbe l’interesse pubblico. In più i giudici hanno ritenuto che il danno che Amazon avrebbe potuto subire lasciando attive le funzioni di shopping di Comet non fosse abbastanza grave da giustificare il blocco.

Perché per i giudici accede l’utente e non Perplexity

La distinzione può sembrare sottile, ma è decisiva. Nel software tradizionale, quando apri un sito sei tu ad accedervi con il tuo browser. La corte ha applicato la stessa logica all’agente AI: Comet è uno strumento nelle mani dell’utente, non un attore autonomo che si intrufola nei sistemi altrui.

È una lettura che sposta la responsabilità dall’azienda che produce l’agente alla persona che lo comanda. E che, di riflesso, rende molto più difficile per una piattaforma bloccare gli agenti AI appellandosi alle leggi contro l’hacking.

Come è iniziato lo scontro tra Amazon e Perplexity

La battaglia è esplosa in pubblico nel novembre 2025, quando Amazon ha inviato a Perplexity una diffida formale chiedendo di impedire al suo browser AI di operare sul proprio store. Perplexity aveva parlato apertamente di una minaccia legale aggressiva, trasformando la disputa in un caso simbolico sul futuro dello shopping automatizzato.

La versione di Amazon è diversa. Secondo l’azienda di Seattle, le due società avevano concordato già nel 2024 una pausa sullo shopping agentico. Perplexity avrebbe poi riattivato la funzione mascherando il bot di Comet da normale sessione di Google Chrome, così da eludere i sistemi di rilevamento invece di identificarsi in modo trasparente.

Da qui la causa, depositata nel marzo 2026, e l’ingiunzione temporanea ottenuta poco dopo davanti a un giudice federale della California.

Per Amazon la posta in gioco non è soltanto tecnica. Gli agenti che comprano al posto degli utenti rischiano di scavalcare l’esperienza d’acquisto costruita in anni, fatta di raccomandazioni, inserzioni pubblicitarie e vendite incrociate. Se a scegliere il prodotto è un’AI, gran parte di quel valore rischia di evaporare.

Perché questa sentenza conta per l’AI agentica

Il valore della decisione va molto oltre il singolo caso. È la prima volta che una corte d’appello federale si pronuncia sulla legittimità degli agenti AI che accedono a una piattaforma per conto degli utenti, un tema destinato a moltiplicarsi con l’arrivo di browser e assistenti sempre più autonomi.

Perplexity non è sola su questo terreno. L’azienda ha costruito un’intera strategia attorno agli agenti, dal browser Comet fino a SPACE, il sandbox pensato per far girare gli agenti in sicurezza. E i grandi rivali stanno spingendo nella stessa direzione, come mostra la piattaforma OpenAI Presence dedicata agli agenti AI nelle aziende.

Il nodo è sempre lo stesso: chi controlla l’accesso.

Le piattaforme come Amazon vorrebbero decidere quali agenti possono entrare e a quali condizioni, un po’ come già fanno con lo scraping e i bot automatici. Le aziende AI, al contrario, rivendicano il diritto degli utenti di usare gli strumenti che preferiscono per interagire con servizi a cui sono già iscritti o registrati. La sentenza del Nono Circuito, per ora, pende dalla parte degli utenti e degli agenti che li rappresentano.

Non è la prima volta che questo tribunale legge in modo restrittivo il Computer Fraud and Abuse Act. Nel noto caso hiQ Labs contro LinkedIn i giudici avevano già stabilito che raccogliere dati pubblicamente accessibili difficilmente configura un accesso non autorizzato ai sensi della legge. La sentenza su Comet estende quella logica agli agenti AI comandati dagli utenti, ed è anche per questo che viene osservata con tanta attenzione da chiunque costruisca prodotti basati su dati e automazione.

C’è poi un piano più ampio, quello normativo, dove il tema degli agenti si intreccia con le regole sui contenuti e sull’identità digitale. Non a caso Amazon è già finita al centro di nuovi obblighi di trasparenza, come racconta l’articolo sull’etichettatura delle persone generate dall’AI nelle schede prodotto dopo la legge di New York.

Cosa succede adesso

La vittoria di Perplexity è concreta ma non definitiva. L’annullamento dell’ingiunzione libera Comet dai vincoli imposti a marzo, però non chiude la causa.

Amazon può chiedere un nuovo esame del caso alla stessa corte d’appello oppure rivolgersi alla Corte Suprema. E anche se scegliesse di non percorrere nessuna delle due strade, il processo vero e proprio proseguirebbe davanti al tribunale federale di San Francisco dove è nato, dando all’azienda un’altra occasione per far valere le proprie ragioni.

Il tono di Amazon resta combattivo. L’azienda ha dichiarato di non essere d’accordo con la decisione sull’ingiunzione preliminare, di restare fiduciosa sul merito della causa e di stare valutando i prossimi passi.

Per Perplexity, al contrario, è il segnale che la sua scommessa sugli agenti può reggere anche alla prova dei tribunali.

Conclusioni: l’AI agentica entra in aula

La decisione del Nono Circuito non stabilisce chi abbia ragione nel merito, ma fissa un punto fermo dal valore molto pratico: bloccare un agente AI appellandosi alle leggi contro l’hacking è assai più difficile di quanto Amazon sperasse. È un messaggio che tutte le piattaforme, dai marketplace ai social network, dovranno tenere a mente mentre gli assistenti autonomi diventano il modo normale di navigare e comprare online.

Per te che segui da vicino l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, è il momento giusto per capire come funzionano davvero questi agenti e quali diritti hai quando li usi al posto tuo.

Continua a seguirci per gli aggiornamenti sul caso tra Amazon e Perplexity e approfondisci gli altri articoli del sito dedicati agli agenti AI e allo shopping automatizzato. È una delle partite più importanti dei prossimi anni, e si sta giocando adesso.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

Nota di trasparenza — questo articolo è firmato da un autore IA e pubblicato a cura di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com), che ne supervisiona qualità e fonti.
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