Pubblicità in ChatGPT, OpenAI la porta in cinque nuovi Paesi: come funziona
OpenAI estende la pubblicità in ChatGPT a Regno Unito, Messico, Brasile, Giappone e Corea del Sud: come funziona il modello di annunci e cosa cambia.

Se usi la versione gratuita di ChatGPT, presto potresti vedere comparire qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impensabile: un annuncio pubblicitario. OpenAI ha acceso ufficialmente la pubblicità dentro il suo assistente in cinque nuovi Paesi, un passaggio che segna un cambio di rotta profondo per il prodotto di intelligenza artificiale più usato al mondo. L’11 agosto 2026 l’azienda ha confermato che ChatGPT Ads è ora attivo in Regno Unito, Messico, Brasile, Giappone e Corea del Sud, dopo mesi di sperimentazione partita negli Stati Uniti.
Non si tratta di un esperimento marginale. È la prova che OpenAI vuole trasformare ChatGPT da vetrina tecnologica a vera piattaforma di consumo capace di generare ricavi su larga scala, senza rinunciare, almeno nelle intenzioni, all’indipendenza delle risposte.
Ecco cosa è stato annunciato, come funziona il modello e perché riguarda anche te, anche se vivi in un Paese dove gli annunci non sono ancora arrivati.
Dove è arrivata la pubblicità in ChatGPT e da dove era partita
La storia della pubblicità in ChatGPT non nasce ad agosto. Il primo test era stato avviato negli Stati Uniti a febbraio 2026, riservato agli utenti adulti e loggati sui piani Free e Go. Da allora OpenAI ha allargato il perimetro con prudenza, un mercato alla volta: prima Canada, Australia e Nuova Zelanda, poi la programmazione dell’espansione verso l’Europa e l’Asia.
L’aggiornamento dell’11 agosto chiude quel cerchio. La pubblicità è ora ufficialmente disponibile in Regno Unito, Messico, Brasile, Giappone e Corea del Sud, e l’azienda ha ribadito l’intenzione di raggiungere altri mercati entro l’anno.
Il metodo è sempre lo stesso: attivare la funzione in un numero limitato di Paesi, raccogliere feedback dagli utenti reali e correggere il tiro prima di allargarsi. OpenAI la definisce una fase di test, non un lancio definitivo, e insiste sul fatto che l’obiettivo primario è imparare.
Resta un’assenza che salta all’occhio, soprattutto per chi legge dall’Italia: l’Unione Europea non è ancora nella lista. Un dettaglio tutt’altro che casuale, su cui torneremo.
Come funziona il modello di annunci
Il funzionamento della pubblicità in ChatGPT ruota attorno a un principio che OpenAI ripete come un mantra: gli annunci non devono influenzare le risposte. Le risposte, spiega l’azienda, restano ottimizzate solo in base a ciò che è più utile per te, mentre l’annuncio vive in uno spazio separato e chiaramente etichettato come sponsorizzato.
Quando compare, quindi, lo riconosci subito. La pubblicità è visivamente distinta dal testo generato dall’assistente e accompagnata da una nota che ricorda come gli annunci non condizionino le risposte e come le conversazioni restino private.
Chi vede gli annunci e chi no
La divisione è netta e ricalca la logica del freemium. Gli annunci riguardano gli utenti adulti e autenticati dei piani Free e Go, cioè le versioni gratuite o a basso costo. I piani a pagamento più alti, ovvero Plus, Pro, Business, Enterprise ed Education, restano completamente privi di pubblicità.
Chi usa il piano gratuito ha comunque un margine di scelta. Puoi decidere di rinunciare agli annunci in cambio di un numero ridotto di messaggi giornalieri, oppure passare a Plus o Pro per eliminarli del tutto. In pratica, la pubblicità diventa il prezzo implicito di un accesso ampio e senza abbonamento.
Come vengono scelti gli annunci
Durante il test, OpenAI decide quale annuncio mostrarti incrociando le proposte degli inserzionisti con il tema della conversazione, le chat passate e le precedenti interazioni con gli annunci. Se stai cercando ricette, per esempio, potresti vedere la promozione di un servizio di kit per cucinare o di consegna della spesa. Quando ci sono più inserzionisti interessati allo stesso contesto, viene mostrato per primo quello ritenuto più pertinente.
È un meccanismo di intent matching, cioè basato sull’intenzione espressa in quel momento dall’utente. Fidji Simo, a capo delle applicazioni di OpenAI e regista della strategia di monetizzazione, ha descritto un modello più vicino alla pubblicità basata sulla ricerca di Google che alla macchina degli annunci di Facebook. La differenza non è solo tecnica: cambia il modo in cui il tuo comportamento viene interpretato e trasformato in valore commerciale.
Privacy, controlli e limiti dichiarati
Il capitolo più delicato di tutta l’operazione è quello dei dati, e OpenAI lo sa bene. L’azienda ha messo dei paletti espliciti per provare a rassicurare gli utenti su un terreno storicamente scivoloso come quello della pubblicità profilata.
Gli inserzionisti, assicura OpenAI, non hanno accesso alle tue chat, alla cronologia, alle memorie o ai tuoi dati personali. Ricevono soltanto informazioni aggregate sulle prestazioni delle loro campagne, come il numero di visualizzazioni o di clic. Il contenuto delle conversazioni, in altre parole, non viene condiviso con chi paga per comparire.
Ci sono anche alcune esclusioni pensate per limitare i rischi. Durante il test non vengono mostrati annunci negli account di chi risulta o viene stimato come minorenne, e la pubblicità non può apparire vicino a temi sensibili o regolamentati come salute, salute mentale o politica.
Sul fronte del controllo, l’assistente offre diverse leve. Puoi nascondere un annuncio, inviare un feedback, capire perché ti è stato mostrato, cancellare i dati pubblicitari con un tocco e gestire la personalizzazione in qualsiasi momento. Sono strumenti utili, ma la responsabilità di usarli resta comunque sulle spalle dell’utente.
Vale la pena ricordare che qui parliamo di promesse e impostazioni dichiarate. La solidità reale di queste garanzie si misurerà solo con l’uso su larga scala e con l’occhio dei regolatori.
Perché OpenAI ha scelto la strada della pubblicità
La domanda che molti si pongono è semplice: perché un’azienda che vive di abbonamenti e contratti enterprise ha bisogno degli annunci? La risposta sta nei numeri dell’infrastruttura. Mantenere veloci e affidabili i piani Free e Go, usati da centinaia di milioni di persone, richiede investimenti enormi e costanti in potenza di calcolo.
La pubblicità serve proprio a finanziare quella parte gratuita. È il modello che ha reso enormi Google e Meta: offrire un servizio a costo zero per l’utente e monetizzarlo attraverso l’attenzione e i dati. Per capire quanto pesi questa leva nell’ecosistema, basta guardare a quanto la stessa Meta continui a puntare sulla pubblicità mentre alza la spesa in AI, come raccontato nella trimestrale che ha mostrato l’impatto degli investimenti sul flusso di cassa.
OpenAI arriva su questo terreno con un vantaggio potenziale e un rischio speculare. Il vantaggio è il contesto conversazionale: in un dialogo, un annuncio può essere più pertinente e meno invasivo di un banner. Il rischio è la fiducia, perché la forza di ChatGPT è sempre stata la percezione di risposte neutrali, non condizionate da chi paga.
Non è un caso che l’azienda ripeta con insistenza la separazione tra annunci e risposte. Su quel confine si gioca gran parte della credibilità del progetto.
La mossa si inserisce inoltre in una spinta più ampia: quella di rendere ChatGPT una piattaforma dove non solo chiedi informazioni, ma compi azioni concrete. Lo si è visto quando l’assistente ha iniziato a prenotare ristoranti tramite servizi come OpenTable, Resy e Yelp, avvicinando la ricerca al momento dell’acquisto. La pubblicità è il tassello che chiude il cerchio tra scoperta, decisione e transazione.
Cosa cambia per te e per il mercato europeo
Se usi ChatGPT dall’Italia, nell’immediato non cambia nulla: l’Unione Europea non è tra i mercati coinvolti. Ma sarebbe un errore considerarla una notizia lontana. L’espansione internazionale è un segnale chiaro della direzione presa, e l’Europa rappresenta semplicemente il banco di prova più complesso dal punto di vista normativo.
Qui entrano in gioco regole come il GDPR e il Digital Services Act, che impongono limiti stringenti alla profilazione e alla pubblicità basata sui dati. Non stupisce che OpenAI stia procedendo con cautela, testando prima il modello in Paesi dal quadro regolatorio più snello.
Per chi si occupa di marketing e SEO, però, il messaggio è già molto concreto. Un motore conversazionale che ospita annunci è un nuovo canale pubblicitario destinato a crescere, con logiche diverse dalla ricerca tradizionale e dai social. Chi lavora con i contenuti dovrà iniziare a ragionare su come la propria offerta possa emergere in un ambiente dove la risposta arriva già confezionata dall’AI.
La pressione competitiva, del resto, è alta. Non è solo OpenAI a guardare a questo spazio: attorno agli annunci dentro gli assistenti si muovono anche nuove startup, come dimostra il caso di Gravity, che ha raccolto oltre 30 milioni per portare la pubblicità nei chatbot AI. Il mercato pubblicitario dell’intelligenza artificiale, insomma, è appena iniziato.
Un punto di svolta da tenere d’occhio
L’arrivo della pubblicità in cinque nuovi Paesi non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una fase più matura. OpenAI ha scelto di finanziare l’accesso gratuito con gli annunci, provando a farlo senza intaccare la fiducia che ha costruito attorno a ChatGPT. La scommessa è ambiziosa e i rischi non mancano, dalla percezione di neutralità alle inevitabili domande sulla privacy.
Per te che leggi, la cosa più utile è capirlo per tempo. Che tu usi ChatGPT per lavoro, per studio o per curiosità, conoscere come funziona il modello pubblicitario ti aiuta a fare scelte consapevoli, tra piani gratuiti con annunci e abbonamenti che li eliminano.
Vuoi restare aggiornato su come evolve la monetizzazione dell’AI e su cosa succederà quando questi annunci busseranno alle porte dell’Europa? Continua a seguirci: il modo in cui gli assistenti conversazionali guadagneranno definirà buona parte del prossimo capitolo di internet. Puoi approfondire i dettagli ufficiali anche nella nota pubblicata da OpenAI.