Trimestrale Meta, la scommessa sull’AI fa crollare il flusso di cassa e Zuckerberg alza la spesa a 145 miliardi
Meta batte le attese con 60,8 miliardi di ricavi, ma la corsa all'AI taglia il flusso di cassa a 784 milioni e alza il capex fino a 145 miliardi.

Meta ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con ricavi da record, 60,8 miliardi di dollari, in crescita del 28% rispetto a un anno prima. Sulla carta è un risultato brillante. Eppure, nelle ore successive alla pubblicazione dei conti, il titolo ha perso circa il 10% del suo valore. La ragione non sta nei ricavi, che continuano a correre grazie alla pubblicità, ma in due cifre che raccontano la fase attuale dell’intelligenza artificiale meglio di qualsiasi comunicato: il flusso di cassa libero è crollato a 784 milioni di dollari e Mark Zuckerberg ha alzato di nuovo la stima della spesa per infrastrutture, portandola fino a 145 miliardi di dollari per l’intero anno.
È il paradosso che attraversa tutta la Big Tech in questo momento. I ricavi salgono, ma il costo di costruire l’AI del futuro sale molto più in fretta.
I numeri del trimestre: ricavi record e utili sotto pressione
Partiamo dai dati che fanno felici gli analisti. I 60,8 miliardi di ricavi, come emerge dai conti ufficiali diffusi da Meta, rappresentano il fatturato trimestrale più alto nella storia dell’azienda, trainato ancora una volta dalla pubblicità sulle app del gruppo, da Facebook a Instagram fino a WhatsApp. La base di utenti attivi ogni giorno ha toccato i 3,6 miliardi di persone, un numero che dà la misura di quanto capillare resti la presenza di Meta nella vita digitale di mezzo mondo.
Sotto la linea dei ricavi, però, il quadro si complica. L’utile netto è sceso a 15,85 miliardi di dollari e l’utile per azione si è fermato a 6,18 dollari, sotto i 7,17 dollari che il mercato si aspettava. Uno scarto vicino al 14%, che raramente viene perdonato a una società osservata come poche altre.
A pesare sono stati soprattutto i costi. Le spese totali sono aumentate del 55% arrivando a 42 miliardi di dollari, gonfiate da 2,4 miliardi di oneri legali e da oltre un miliardo destinato a liquidazioni e riorganizzazioni del personale. Quando i costi crescono a questo ritmo, nemmeno un fatturato in aumento del 28% basta a proteggere i margini.
La reazione della Borsa è stata immediata e severa.
Il flusso di cassa crolla, la spesa per l’AI si mangia i profitti
Il dato che ha spaventato di più gli investitori è il flusso di cassa libero, cioè la liquidità che resta dopo aver pagato le spese operative e gli investimenti. Un anno fa Meta ne generava circa 8,5 miliardi di dollari in un solo trimestre. In questo secondo trimestre 2026 la stessa voce si è ridotta a 784 milioni di dollari, una contrazione superiore al 90%.
Cosa ha bruciato tutta quella cassa? In gran parte gli investimenti in infrastruttura. Nel solo trimestre Meta ha speso 31,1 miliardi di dollari in conto capitale, quasi tutti destinati a data center, sistemi di raffreddamento, energia e soprattutto ai chip che addestrano e fanno funzionare i modelli di intelligenza artificiale.
Una parte crescente di questa spesa riguarda il silicio progettato in casa. L’azienda ha avviato la produzione del suo chip Iris, pensato per ridurre la dipendenza dalle costosissime GPU di Nvidia. Ma costruire un’alternativa richiede tempo e, nel frattempo, i conti continuano a riflettere acquisti massicci di hardware di terze parti.
È qui che il racconto smette di essere una semplice trimestrale e diventa la fotografia di un intero settore.
Zuckerberg alza ancora la posta, fino a 145 miliardi di capex
Il punto più discusso della giornata non è stato un dato del passato, ma una previsione sul futuro. Meta ha rivisto verso l’alto la stima della spesa in conto capitale per il 2026, portandola in una forbice compresa tra 130 e 145 miliardi di dollari. Ad aprile la stessa previsione si fermava tra 113 e 128 miliardi. In pochi mesi, quindi, l’azienda ha aggiunto circa 17 miliardi di dollari al suo già enorme piano di investimenti.
Dietro questi numeri c’è una scommessa dichiarata. Zuckerberg ha ribadito di voler mettere quella che definisce una superintelligenza personale nelle mani di ogni utente, contrapponendo questa visione a un modello in cui il potere dell’AI resta concentrato in poche istituzioni. La spesa monstre in data center, in altre parole, serve ad addestrare i modelli di prossima generazione che dovrebbero alimentare assistenti sempre più capaci.
Per farlo, nell’ultimo anno l’azienda ha costruito una struttura dedicata, Meta Superintelligence Labs, e ha ingaggiato una guerra dei talenti a colpi di offerte milionarie per strappare ricercatori ai concorrenti. Anche questo ha un costo, e si vede nei conti.
Il messaggio implicito agli investitori è chiaro: pazientate. I ritorni di questa spesa, promette Meta, arriveranno negli anni a venire sotto forma di prodotti che oggi non esistono ancora.
Non solo Meta, la corsa al capex dell’AI in tutta la Big Tech
Sarebbe un errore leggere questi conti come un problema soltanto di Meta. Nella stessa settimana, tutte le grandi aziende tecnologiche hanno raccontato una storia simile, fatta di ricavi solidi e investimenti senza precedenti.
Microsoft ha annunciato che il fatturato annuo della sua piattaforma cloud Azure ha superato i 100 miliardi di dollari, con i ricavi legati all’AI cresciuti di oltre il 120% su base annua. Amazon ha visto la sua divisione cloud accelerare di nuovo, con una crescita del 37% che non si registrava da anni. E pochi giorni prima la trimestrale di Alphabet aveva mostrato investimenti proiettati verso i 205 miliardi di dollari, sempre spinti dall’intelligenza artificiale.
A valle di questa domanda ci sono i fornitori di infrastruttura, con Nvidia in testa. Non a caso proprio Nvidia ha accettato di garantire fino a 250 miliardi di dollari per i mega data center di OpenAI, un impegno che dà l’idea delle cifre in gioco quando si parla di potenza di calcolo per l’AI.
Sommando gli annunci di questi giorni, la Big Tech americana viaggia verso diverse centinaia di miliardi di dollari di investimenti in un solo anno. È una delle più grandi ondate di spesa in conto capitale della storia industriale recente.
Perché il mercato è nervoso
Se la crescita c’è e la spesa serve a costruire il futuro, perché la Borsa ha punito il titolo? La risposta sta nel rapporto tra tempi e ritorni. Gli investimenti sono certi e immediati, mentre i ricavi che dovrebbero giustificarli restano in gran parte una promessa.
Finché l’AI non genera abbastanza fatturato aggiuntivo da coprire il costo delle infrastrutture, ogni aumento del capex si traduce in margini più sottili e in meno liquidità disponibile. Per un’azienda abituata a produrre cassa in abbondanza, vedere il flusso libero avvicinarsi allo zero è un campanello d’allarme, anche se probabilmente temporaneo.
C’è poi una questione di fiducia. Il mercato accetta scommesse ambiziose quando percepisce disciplina. Alzare la stima della spesa per la seconda volta in pochi mesi, senza indicare con precisione quando arriveranno i ritorni, alimenta il dubbio che la corsa all’AI stia diventando una gara a chi spende di più anziché a chi spende meglio.
Cosa cambia per te
Dietro le tabelle di una trimestrale c’è un impatto concreto anche per chi usa questi servizi ogni giorno. Le funzioni di intelligenza artificiale che trovi dentro WhatsApp, Instagram e gli occhiali smart di Meta sono oggi in larga parte sovvenzionate da questa enorme spesa. Le usi spesso gratis proprio perché l’azienda sta investendo per conquistare la tua abitudine prima ancora di monetizzarla.
La domanda vera, quella che deciderà se la scommessa di Zuckerberg funziona, è se questi assistenti diventeranno abbastanza utili da spingerti a pagarli o da tenerti più a lungo dentro le app, generando più pubblicità. È lo stesso interrogativo che vale per OpenAI, Google e per tutti gli altri protagonisti di questa fase.
Per ora Meta può permettersi di aspettare, perché la pubblicità continua a finanziare la scommessa. La trimestrale del secondo trimestre 2026 segna però un punto di svolta psicologico: il mercato ha iniziato a chiedere non più soltanto quanto stai investendo nell’AI, ma quando quegli investimenti torneranno indietro.
Se vuoi capire come si muove il resto del settore, continua a seguire i nostri approfondimenti sulle trimestrali e sugli investimenti in intelligenza artificiale, dove raccontiamo passo dopo passo chi sta spendendo, quanto e con quali risultati.