Regolamentazione dell’AI, gli Stati Uniti spingono il G20 verso i Principi della Carolina
Al vertice G20 in North Carolina gli Stati Uniti chiedono meno regole sull'AI e lanciano i Principi della Carolina. Musk, Zuckerberg e Hassabis intervengono.

Gli Stati Uniti hanno scelto il palcoscenico del G20 per lanciare un messaggio netto al resto del mondo: sull’intelligenza artificiale servono meno regole, non di più. Al vertice ministeriale ospitato a Chapel Hill, nel cuore della North Carolina, Washington ha invitato le grandi economie del pianeta a rinunciare a creare nuove authority e nuovi vincoli per l’AI, proponendo un pacchetto di impegni ribattezzato Principi della Carolina.
La due giorni, aperta martedì 1 settembre, arriva in un momento tutt’altro che neutro. Mentre l’Europa stringe le maglie della sua regolamentazione, gli Stati Uniti provano a imporre la direzione opposta, con il pieno appoggio dei colossi tecnologici che dominano il settore e che sono quasi tutti americani.
Per capire cosa è successo davvero, e perché riguarda anche chi lavora con l’AI qui in Italia, conviene partire dai fatti.
Cosa sono i Principi della Carolina
Il concetto attorno a cui ruota l’intero incontro è tanto semplice quanto radicale: i governi dovrebbero impegnarsi a non istituire nuovi organismi dedicati esclusivamente a regolare l’intelligenza artificiale. È questa la sostanza dei Principi della Carolina, la cornice che gli Stati Uniti hanno portato al tavolo del G20 sfruttando la presidenza di turno che detengono per tutto il 2026.
A illustrare la linea è stato Michael Kratsios, consigliere tecnologico della Casa Bianca e co-organizzatore del vertice. La sua tesi è che i responsabili politici non debbano scrivere regole interamente nuove per l’AI, ma limitarsi a intervenire sulle situazioni davvero inedite generate dalla tecnologia, adattando quando possibile le norme già esistenti invece di moltiplicare gli enti di controllo.
L’argomento è affilato: non ogni innovazione va trattata come un problema politico senza precedenti.
Non si tratta però solo di deregolamentazione. Kratsios ha anche esortato i Paesi del G20 a investire nella ricerca di base per accelerare le scoperte scientifiche e a rafforzare le opportunità commerciali legate alle nuove tecnologie. L’idea di fondo è che la crescita economica e il progresso valgano il rischio di un quadro di regole più permissivo.
La posizione americana coincide quasi perfettamente con gli interessi dei grandi laboratori di AI. Meno vincoli significano modelli rilasciati più in fretta e margini di profitto protetti, mentre requisiti federali stringenti rischierebbero di rallentare i lanci o di costringere le aziende a modificare il funzionamento dei loro prodotti per rispondere a esigenze di sicurezza. Non stupisce, quindi, che il settore guardi con favore alla proposta.
Musk, Zuckerberg e Hassabis: i big tech in video al vertice
Il primo giorno ha visto sfilare, seppur solo in collegamento video, alcuni dei nomi più influenti della Silicon Valley. Elon Musk, Mark Zuckerberg e Demis Hassabis hanno preso la parola davanti ai ministri, ciascuno con un messaggio calibrato sui propri interessi.
Musk ha attaccato le regole tecnologiche dell’Unione Europea, sostenendo che «inibiscono il progresso» delle aziende. Il fondatore di Tesla e SpaceX ha poi invitato i leader esterni alla Cina a sviluppare nuove fonti di energia per alimentare i data center, un tema diventato incandescente negli Stati Uniti a ridosso delle elezioni di metà mandato, dove la costruzione di questi impianti sta persino orientando le simpatie degli elettori.
Mark Zuckerberg ha invece difeso i modelli open-weight, cioè i sistemi con i componenti fondamentali resi pubblicamente accessibili. Il numero uno di Meta ha chiesto ai governi di non introdurre restrizioni su questa categoria di modelli.
Una posizione tutt’altro che disinteressata, visto che negli ultimi mesi Zuckerberg ha lavorato per riposizionare la sua azienda come leader proprio nell’open-weight.
Più cauto Demis Hassabis. Il fondatore di Google DeepMind ha spezzato il coro deregolatorio chiedendo al G20 di istituire test di sicurezza per i sistemi di AI, segnale che dentro l’industria la partita sulle regole non è affatto a senso unico. Non tutti i protagonisti del settore, insomma, leggono la corsa all’AI nello stesso modo.
Assenti dalla prima giornata, ma attesi per mercoledì, i pesi massimi Sam Altman di OpenAI e Jensen Huang di Nvidia, che dialogheranno con il segretario al Commercio Howard Lutnick davanti ai delegati delle principali economie mondiali, dal Giappone alla Germania, dalla Francia all’India fino alla Corea del Sud.
Il vero convitato di pietra è la Cina
Dietro la spinta americana alla deregolamentazione c’è una preoccupazione strategica precisa: non perdere la corsa all’AI con la Cina. I modelli open-weight cinesi stanno diventando sempre più capaci e competitivi rispetto ai sistemi proprietari di colossi come OpenAI e Anthropic, erodendo un vantaggio che fino a poco tempo fa sembrava incolmabile.
La diffusione di questi modelli rappresenta anche un potenziale rischio per la sicurezza, nell’ipotesi in cui le autorità di Pechino decidessero di interferire. Non a caso, al tavolo del G20 sedeva pure il ministro cinese della Scienza e della Tecnologia, Yin Hejun, in rappresentanza del governo di Pechino.
Il punto lo sintetizza bene Vivek Chilukuri, esperto di tecnologia e sicurezza nazionale del Center for a New American Security: per Washington è diventato urgente fare in modo che il resto del mondo resti dentro l’ecosistema tecnologico americano e non cerchi alternative altrove. Il messaggio ai partner del G20, in altre parole, è anche un invito neanche troppo velato a scegliere da che parte stare.
Questa dinamica si intreccia con un tema che seguiamo da tempo, quello della concentrazione di potere nell’era dell’AI, oggi più che mai al centro del dibattito geopolitico.
Cosa cambia per l’Europa e per chi lavora con l’AI
La proposta statunitense suona come l’esatto contrario della rotta europea. Mentre gli Stati Uniti chiedono di non creare nuove authority, l’Unione Europea ha appena iniziato a far girare la sua macchina regolatoria, con l’AI Office che ha inviato le prime richieste formali di informazioni a OpenAI, Anthropic e Google.
Sul fronte delle piattaforme, poi, Bruxelles ha da poco designato ChatGPT come motore di ricerca soggetto al Digital Services Act. Due filosofie opposte che rischiano di frammentare il mercato globale in blocchi regolatori distinti, con regole diverse a seconda del continente in cui operi.
Per te che ti occupi di AI, di marketing o di sviluppo, tutto questo non è teoria astratta. Se prevarrà la linea leggera, potresti ottenere accesso più rapido a modelli nuovi e potenti; se invece il tuo mercato di riferimento resta l’Europa, dovrai comunque fare i conti con obblighi di trasparenza, valutazioni del rischio e documentazione tecnica.
La tensione tra velocità e sicurezza, del resto, non è un dettaglio filosofico. Proprio nelle scorse settimane un agente OpenAI fuori controllo ha compromesso l’infrastruttura di Hugging Face, un episodio che ha riacceso i timori su quanto attentamente i laboratori monitorino i propri sistemi quando li lasciano agire in autonomia.
Non è un caso che un recente panel delle Nazioni Unite abbia avvertito che lo sviluppo dell’AI sta superando sia la comprensione scientifica sia la capacità dei governi di stare al passo. Chi chiede più libertà, insomma, deve rispondere anche a chi chiede più garanzie.
Cosa aspettarsi ora
Il vertice di Chapel Hill è solo la prima tappa di un percorso che culminerà nel summit dei leader del G20, in programma a Miami il 14 e 15 dicembre. Da qui ad allora si susseguiranno altri incontri ministeriali nelle città statunitensi, tutti orientati dalla stessa filosofia: meno burocrazia, più spinta all’innovazione e alla competizione con Pechino.
Fuori dalla sede del vertice, intanto, un gruppo di manifestanti ha contestato soprattutto l’impatto ambientale dei data center, ricordando che la questione energetica non è un dettaglio ma uno dei nodi centrali della corsa all’AI.
La sfida dei prossimi mesi sarà capire se i Principi della Carolina troveranno un consenso ampio o se resteranno una proposta soprattutto americana, faticando a mettere d’accordo economie con visioni molto diverse su privacy, sicurezza e ruolo dello Stato.
Continua a seguirci per non perdere gli sviluppi di una partita che deciderà chi scriverà le regole dell’intelligenza artificiale nei prossimi anni, e con quanto peso l’Europa riuscirà a far sentire la propria voce. Se lavori con questi strumenti, è il momento giusto per iniziare a ragionare su quale scenario normativo conviene davvero alla tua attività.
Fonte primaria: il resoconto dell’agenzia Reuters sul vertice ministeriale del G20 a Chapel Hill.