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Reservoir fa causa a Suno e Anthropic: quasi 340 milioni per canzoni e testi

Reservoir porta Suno e Anthropic in tribunale per 1.050 composizioni e 853 testi usati per l'addestramento: richieste per quasi 340 milioni di dollari.

Daniele Della Corte
Ottobre 25, 2026
Lettura: 7 min
Disco in vinile su un giradischi, simbolo della causa sui diritti musicali contro le AI
fonte: pixabay 1845272

Il 21 ottobre 2026 l’etichetta editoriale Reservoir Media Management ha depositato due cause distinte presso il tribunale federale del Distretto Nord della California: una contro Suno, la piattaforma che genera canzoni complete a partire da un prompt, e una contro Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude. Sommando i danni massimi previsti dalla legge, la richiesta sfiora i 340 milioni di dollari. Se ti occupi di AI generativa, e in particolare di musica e testi, è un caso da seguire con attenzione.

La notizia è diversa dalle cause già note, perché Reservoir non rappresenta le registrazioni sonore, cioè i master, ma le composizioni: musica e parole delle canzoni. Vediamo cosa è stato contestato, a chi e con quali argomenti.

Cosa chiede Reservoir a Suno e ad Anthropic

Secondo quanto riportato da Music Business Worldwide, i querelanti sono Reservoir Media Management, la sua controllata britannica e Shapiro, Bernstein & Co. Limited. Le due azioni legali sono state presentate lo stesso giorno, davanti allo stesso tribunale, dallo stesso team legale.

Nel caso di Suno, la società accusa la piattaforma di aver copiato 1.050 composizioni per addestrare i propri modelli, tra cui brani celebri come Both Sides Now di Joni Mitchell, Ring of Fire di Johnny Cash, Papa Don’t Preach di Madonna, Bring Me to Life degli Evanescence e So What di Miles Davis. Le richieste sommano circa 186 milioni di dollari tra violazione del diritto d’autore e due capi d’accusa legati al DMCA.

Nel caso di Anthropic, il fascicolo riguarda i testi di 853 composizioni, usati secondo Reservoir per addestrare Claude senza autorizzazione. La società sostiene anche che Claude possa riprodurre copie e opere derivate di quei testi in risposta ai prompt degli utenti. Qui la cifra complessiva richiesta supera i 151 milioni di dollari.

Per Anthropic, le fonti consultate riportano che l’azienda contesta le accuse e intende difendersi con decisione.

In entrambe le cause le accuse poggiano su due pilastri. Il primo è la violazione diretta del copyright, con danni legali che possono arrivare fino a 150.000 dollari per ogni opera violata intenzionalmente. Il secondo è il DMCA, la legge statunitense sul diritto d’autore digitale, che qui viene invocata per due ragioni: l’aggiramento di controlli tecnici all’accesso e la rimozione delle informazioni di gestione dei diritti, come crediti e identificativi degli editori.

Un dettaglio importante: le cifre sono i massimi previsti dalla legge. Per ottenerli Reservoir dovrebbe dimostrare la responsabilità e convincere il giudice ad applicare il tetto massimo.

Oltre ai soldi, Reservoir chiede ingiunzioni e la distruzione delle copie non autorizzate, comprese quelle presenti nei dataset di addestramento e nei pesi dei modelli. È proprio quest’ultima richiesta a pesare di più per l’industria, perché toccherebbe il cuore tecnico dei sistemi.

Le accuse specifiche contro Suno

La causa contro Suno è la più ricca di dettagli tecnici. Reservoir cita del codice sorgente trapelato, di cui aveva parlato 404 Media a luglio, per sostenere che Suno avrebbe usato servizi proxy di Bright Data per raccogliere in massa canzoni e testi da YouTube Music, Deezer e Genius. Il documento menziona flussi di lavoro che avrebbero registrato oltre due milioni di record di artisti da YouTube Music e quasi sette milioni di pagine di brani da Genius.

Secondo la denuncia, nel codice comparirebbero anche titoli presenti nella causa, e una parte delle istruzioni accoppierebbe la registrazione di una cover con l’originale dello stesso brano come istanza di addestramento. Suno aveva già risposto a 404 Media che si trattava di codice sorgente obsoleto e non più in uso.

C’è poi il capitolo dell’output. Reservoir sostiene che le protezioni contro l’imitazione degli artisti siano facili da aggirare: un prompt con il nome di un’artista country sarebbe stato respinto, mentre una variante con il nome scritto in modo errato sarebbe passata. La società cita anche un prompt in stile Miles Davis che avrebbe prodotto due tracce considerate opere derivate non autorizzate.

Il mercato delle licenze come prova

Un passaggio strategico della causa riguarda il fair use. Reservoir ricorda che Suno ha già firmato accordi di licenza con Warner Music Group, BMG e Believe, e lo usa come prova che esiste un mercato funzionante per le licenze. Il suo avvocato, Richard Busch, accusa l’azienda di aver copiato prima e pagato dopo.

Per sostenere che il fair use non si applichi, la denuncia richiama anche due precedenti americani, il caso Bartz contro Anthropic e la decisione del Terzo Circuito su Thomson Reuters contro ROSS Intelligence.

Il contesto: una pressione legale sempre più fitta

Questa non è l’unica battaglia in corso. Suno è già bersaglio di altre azioni, tra cui quelle di Universal e Sony, che il 18 settembre hanno avviato una seconda causa su oltre 60.000 registrazioni. In un documento depositato il 20 ottobre, Suno ha ammesso di conservare alcune registrazioni usate nell’addestramento, spiegando che ciò è coerente con le richieste delle etichette di preservare i dataset.

Per chi segue il settore, il quadro è quello di un’industria che passa dalle denunce agli accordi: sul nostro sito abbiamo già raccontato come Suno v6 sia arrivata con licenze di Warner, BMG e Believe, e come Universal Music ed ElevenLabs abbiano lanciato una piattaforma di remix basata su licenza.

Anche Anthropic non è nuova a questo tipo di contenziosi. Davanti allo stesso tribunale è coinvolta in altre cause di editori musicali, e il 21 ottobre, nello stesso giorno della denuncia di Reservoir, ha discusso il fair use in un procedimento separato sull’uso dei testi da parte di Claude: il giudice ha ascoltato gli argomenti ma non ha ancora deciso. Nel settembre 2025 l’azienda aveva inoltre accettato di pagare 1,5 miliardi di dollari per chiudere la class action degli autori di libri.

Un trend che riguarda anche i testi

Non si tratta solo di musica. Le cause sul copyright si moltiplicano in ogni direzione: pochi giorni fa abbiamo parlato di USA Today Co. contro OpenAI per l’addestramento dei modelli. Il filo conduttore è lo stesso: chi detiene i diritti vuole un compenso per i dati che alimentano i modelli.

Cosa cambia per chi usa strumenti AI creativi

Per ora non cambia nulla nell’uso quotidiano di Suno o di Claude. Si tratta di accuse, non di sentenze, e i tempi di una causa di questo tipo sono lunghi. Tuttavia il messaggio per il mercato è chiaro: le società che sviluppano modelli generativi dovranno dimostrare con maggiore precisione da dove provengono i dati di addestramento.

Ci sono alcune conseguenze pratiche da tenere presenti:

  • chi pubblica musica generata con l’AI a scopo commerciale dovrebbe verificare i termini di licenza della piattaforma usata;
  • chi fa generare testi di canzoni con un assistente dovrebbe evitare di riprodurre brani esistenti;
  • le aziende che costruiscono prodotti sopra questi modelli dovranno seguire l’evoluzione dei precedenti sul fair use.

Dal punto di vista dei creator e dei professionisti del marketing, la lezione è semplice: la provenienza dei contenuti conta, e le piattaforme con accordi di licenza chiari saranno probabilmente le più sicure da adottare in un contesto professionale.

Il fair use sotto esame

Il nodo giuridico resta il fair use. Le società di AI sostengono che addestrare un modello su opere protette possa rientrare nell’uso lecito, perché trasforma i dati in qualcosa di nuovo. I titolari dei diritti rispondono che il risultato compete direttamente con le opere originali e che l’esistenza di licenze già pagate dimostra che un mercato esiste.

Le decisioni degli ultimi mesi non hanno chiuso la questione e ogni nuova causa aggiunge elementi. Nel caso di Reservoir, la combinazione tra la raccolta massiva di dati, l’aggiramento dei controlli di accesso e i possibili output derivati rende il fascicolo più articolato di una semplice contestazione sul training.

Un altro aspetto da osservare sarà il peso delle richieste sui pesi dei modelli. Se un tribunale accogliesse la distruzione di copie presenti nei modelli, le conseguenze tecniche ed economiche sarebbero enormi per tutto il settore.

Conclusioni

La causa di Reservoir contro Suno e Anthropic mostra che la partita del copyright nell’AI si gioca ormai su più fronti: master, composizioni, testi, libri e articoli. Il valore dichiarato, quasi 340 milioni di dollari, è un massimo teorico, ma il segnale per l’industria è concreto.

Se usi l’AI per creare contenuti, scegli strumenti trasparenti sull’origine dei dati e aggiorna le tue procedure interne. E se vuoi restare informato su come evolvono queste vicende, continua a seguire le nostre news: aggiorneremo il quadro non appena arriveranno le prime decisioni dei giudici.

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Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008

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