Il sito che ti spiega l'AI.
News, strumenti e guide in italiano.
Tendenze future

I giovani americani non si fidano dei leader dell’AI: cosa dice il sondaggio CNBC

Un sondaggio CNBC e Generation Lab su oltre mille giovani rivela sfiducia verso i vertici dell'AI, timori sul lavoro e la richiesta di frenare i data center.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Agosto 18, 2026
Lettura: 6 min
Concetto astratto di intelligenza artificiale con una rete di punti e linee

Un nuovo sondaggio condotto da CNBC insieme alla società di ricerca Generation Lab racconta un rapporto complicato tra i giovani americani e l’intelligenza artificiale. Su oltre mille persone tra i 18 e i 34 anni, la maggioranza dichiara di non fidarsi dei miliardari che guidano le principali aziende del settore e teme che l’AI possa danneggiare la propria carriera. Non è un dettaglio di costume: è un segnale politico ed economico che riguarda da vicino chi costruisce, vende e prova a regolare questa tecnologia.

I numeri sono netti e vale la pena leggerli con attenzione, perché aiutano a misurare quanto sia ampio il divario tra l’entusiasmo dell’industria e la percezione di chi dovrebbe adottare questi strumenti nei prossimi vent’anni.

Chi sono i leader dell’AI di cui i giovani non si fidano

La domanda chiave del sondaggio era semplice: di chi ti fidi perché agisca in modo responsabile sull’intelligenza artificiale? La risposta prevalente, per quasi tutti i nomi proposti, è stata un secco non mi fido.

Il campione è composto da 1.088 persone tra i 18 e i 34 anni, una generazione cresciuta con gli smartphone e oggi in piena vita lavorativa. A questi giovani sono stati proposti nove tra i volti più influenti dell’AI e del capitale che la finanzia, chiedendo per ciascuno un giudizio di fiducia. Il risultato è un quadro quasi uniforme di scetticismo.

In cima alla classifica della sfiducia c’è Alex Karp, amministratore delegato di Palantir, con l’81% degli intervistati che dichiara di non fidarsi di lui. Subito dietro si colloca il presidente di Palantir, Peter Thiel, con il 79%. Seguono Dario Amodei, alla guida di Anthropic, con il 76%, e Sundar Pichai, numero uno di Alphabet, con il 74%.

Attorno al 70% di sfiducia si trovano quattro tra i nomi più noti della tecnologia mondiale: Mark Zuckerberg di Meta, Sam Altman di OpenAI, Jensen Huang di Nvidia ed Elon Musk di SpaceX. Sono le stesse persone che, sui palchi e nelle interviste, descrivono l’AI come la forza destinata a cambiare tutto.

Il volto considerato più affidabile è quello di Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft. Ma il primato ha un sapore amaro: solo il 35% degli intervistati dice di fidarsi di lui, mentre il 65% resta diffidente.

Tradotto in parole semplici: anche il migliore della classe parte con due giovani su tre che non gli danno credito.

Il lavoro è la paura più concreta

Dietro la sfiducia verso i singoli leader c’è una preoccupazione molto pratica, quella per il proprio futuro professionale. Nel sondaggio, circa il 45% dei giovani intervistati ritiene che l’intelligenza artificiale avrà un impatto negativo sulla carriera. Solo il 10% pensa il contrario, cioè che l’AI possa aiutarli a crescere sul lavoro.

È un rapporto di oltre quattro a uno tra chi teme e chi spera. E racconta bene la posta in gioco: per questa fascia di età, l’AI non è soprattutto un assistente che scrive email o genera immagini, ma un possibile concorrente per il posto di lavoro.

Questa frattura non nasce oggi. Da mesi i vertici del settore mandano segnali contraddittori sul tema occupazione, come abbiamo raccontato quando Sam Altman ha ritirato la sua previsione sull’apocalisse del lavoro mentre Anthropic non cambiava posizione. Nel frattempo, le ricerche su larga scala mostrano che l’AI è già entrata in profondità nei processi produttivi: lo studio Google ATLAS ha mappato l’uso dell’AI nel 68% delle professioni, un dato che spiega perché il tema tocchi un nervo così scoperto tra i più giovani.

Quando la tecnologia arriva prima delle tutele, la paura diventa la reazione più razionale.

Data center e ambiente, la spinta a rallentare

Il sondaggio tocca anche l’infrastruttura fisica dell’AI, quella fatta di capannoni, server e consumi energetici. Qui la posizione dei giovani è netta: il 60% ritiene che la costruzione di nuovi data center dovrebbe essere rallentata, contro appena il 15% che vorrebbe accelerare.

Non è un tema astratto. La corsa a costruire capacità di calcolo sta trasformando intere aree degli Stati Uniti, con ricadute su bollette, consumo di suolo e disponibilità di acqua. Ne abbiamo parlato osservando come la rivolta locale contro i data center sia diventata un caso politico nazionale, e il sondaggio conferma che quella tensione ha una base generazionale molto forte.

Per l’industria è un paradosso scomodo. Proprio mentre le aziende annunciano investimenti da centinaia di miliardi in nuovi impianti, la generazione che dovrebbe usare questi servizi chiede di premere il freno.

Perché questa sfiducia conta davvero

Si potrebbe pensare che un sondaggio d’opinione non sposti gli equilibri di un settore guidato da capitali enormi. Sarebbe un errore. La fiducia è la materia prima dell’adozione: se non ti fidi di chi costruisce uno strumento, tendi a usarlo meno, a diffidare delle sue risposte e a opporti alle politiche che lo favoriscono.

Fidarsi dello strumento non è fidarsi di chi lo vende

C’è una sfumatura importante da cogliere. Diffidare di un amministratore delegato non significa rifiutare la tecnologia che la sua azienda produce. Molti di questi stessi giovani usano ChatGPT per studiare, Gemini per organizzare la giornata o strumenti di generazione immagini per creare contenuti. La sfiducia colpisce le persone e il potere che rappresentano, non per forza il software.

Questa distinzione è la vera notizia per le aziende. Il prodotto funziona e viene adottato, ma il capitale di reputazione di chi lo promuove resta fragile. In un mercato dove la differenza tra un modello e l’altro si assottiglia, la percezione di correttezza può diventare un fattore competitivo tanto quanto la qualità tecnica.

Il dato va inoltre letto insieme al clima economico. Nello stesso sondaggio, circa il 45% dei giovani definisce l’economia “cattiva”, un altro 27% “molto cattiva” e il 6% arriva a dire che “non potrebbe andare peggio”. In questo contesto, i leader dell’AI vengono percepiti non come innovatori neutrali, ma come i volti di un sistema che molti considerano ingiusto.

C’è anche un elemento politico che aiuta a inquadrare il fenomeno. Lo stesso studio segnala una crescente simpatia verso il socialismo democratico, con il 46% degli intervistati che ne ha un’opinione favorevole contro il 23% contrario. La diffidenza verso i miliardari dell’AI, insomma, si intreccia con una più ampia sfiducia verso la ricchezza concentrata.

Per chi lavora nel marketing, nella comunicazione o nello sviluppo di prodotti basati sull’AI, il messaggio è prezioso: la sfida dei prossimi anni non sarà solo tecnica, ma di reputazione e trasparenza.

Cosa puoi ricavare da questi dati

Se ti occupi di tecnologia, comunicazione o formazione, questo sondaggio è molto più di una curiosità statistica. Ti dice che il pubblico più giovane, quello che userà l’AI per decenni, chiede prove concrete di responsabilità e non slogan. Parla di lavoro, di ambiente e di equità, non di benchmark.

La strada per recuperare fiducia passa da scelte verificabili: spiegare come vengono addestrati i modelli, essere onesti sugli effetti occupazionali, ridurre l’impatto ambientale dei data center e accettare regole chiare. Chi saprà farlo con i fatti, e non con le promesse, avrà un vantaggio competitivo reale, anche in Europa e in Italia dove la sensibilità su questi temi è altrettanto viva.

Continua a seguire le nostre analisi sul rapporto tra intelligenza artificiale, lavoro e società: è lì che si gioca buona parte del futuro di questa tecnologia. E la prossima volta che apri il tuo assistente preferito, chiediti quanto ti fidi davvero di chi lo ha costruito, e perché.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

← Torna alla home