OpenAI non si quota nel 2026: Altman rinvia l’IPO e mette davanti la sicurezza dell’AI
Sam Altman conferma che OpenAI non si quoterà nel 2026: un'IPO ora sarebbe avventata. Prima il valore da mille miliardi e la sicurezza dei modelli.
OpenAI non farà il suo debutto in Borsa nel 2026. A metterlo nero su bianco è stato Sam Altman, che ha definito una mossa avventata l’idea di quotare adesso la società più chiacchierata dell’intelligenza artificiale. In un momento in cui gli investitori scommettono su una delle IPO più attese del decennio, il fondatore e amministratore delegato ha spiegato che ci sono priorità più urgenti del mercato azionario, a partire dalla sicurezza dei modelli e dalla loro effettiva sostenibilità economica.
La frase chiave è arrivata in un’intervista con la direttrice di Fortune, Alyson Shontell, a cui Altman ha detto che quotarsi “right now would be an ill-advised moment to go public”, ovvero che questo sarebbe un momento poco saggio per andare sul mercato. Una posizione che raffredda le aspettative costruite negli ultimi mesi, quando la quotazione veniva data quasi per imminente.
Perché Altman parla di un momento poco saggio per la quotazione
Il ragionamento di Altman ruota attorno a due assi. Il primo è la maturità dell’azienda. Portare in Borsa una società significa esporsi al giudizio trimestrale del mercato, a una pressione costante sui risultati e a una trasparenza che, secondo il numero uno di OpenAI, mal si concilia con una fase in cui la tecnologia cambia ogni poche settimane. Quotarsi troppo presto vorrebbe dire legarsi le mani proprio mentre il settore corre.
Il secondo asse è la sicurezza. Altman ha collegato in modo esplicito la scelta di rimandare l’IPO alle preoccupazioni sull’allineamento e sul controllo dei sistemi di intelligenza artificiale. In sostanza, l’azienda vuole prima dimostrare di avere sotto controllo i rischi dei propri modelli, e solo dopo pensare a raccogliere capitali dal pubblico.
Non è un dettaglio da poco.
La dichiarazione arriva infatti a ridosso di un fine settimana in cui i vertici dei principali laboratori hanno lanciato un appello a rallentare la corsa. Altman ha ribadito su X che l’umanità non deve perdere il controllo del futuro a favore delle macchine, aggiungendo che OpenAI accoglie con favore requisiti di sicurezza per i laboratori di frontiera. È un cambio di tono rispetto agli annunci trionfalistici a cui l’azienda ci aveva abituato, e che abbiamo raccontato quando Altman ha aperto internamente all’ipotesi di rallentare lo sviluppo dell’AI.
Cosa cambia rispetto ai piani di IPO già annunciati
Per capire la portata di questa frenata bisogna ricordare da dove si parte. OpenAI aveva depositato la propria documentazione preliminare, il modulo S-1, presso la SEC statunitense a giugno, un passaggio formale che di solito precede di pochi mesi lo sbarco sui listini. Molte ricostruzioni davano la quotazione come possibile proprio entro il 2026, con una valutazione capace di superare la soglia simbolica dei mille miliardi di dollari.
Quella prospettiva ora slitta. La direttrice finanziaria Sarah Friar, in un incontro interno, ha indicato che OpenAI diventerà “una società pubblica nel 2027”. Non si tratta quindi di un abbandono del progetto, ma di un rinvio che sposta l’orizzonte di almeno un anno e ridisegna le tempistiche su cui molti operatori avevano costruito le proprie attese, come avevamo spiegato analizzando i piani di OpenAI per una quotazione da oltre mille miliardi di dollari.
Il tema, del resto, non riguarda soltanto OpenAI. Anche altri protagonisti del settore stanno tarando con prudenza i loro passi verso il mercato, segno che la finestra ideale per una grande IPO nell’intelligenza artificiale è tutt’altro che scontata. Non a caso, nelle stesse settimane, anche Anthropic ha rivisto il calendario della propria quotazione, puntando a valutazioni ambiziose ma senza forzare i tempi.
I numeri di OpenAI: valutazione, ricavi e perdite
Dietro la scelta di aspettare ci sono cifre imponenti e, allo stesso tempo, molto delicate. OpenAI ha da poco chiuso una vendita di azioni sul mercato secondario per circa 7 miliardi di dollari, un’operazione che ha permesso a dipendenti attuali ed ex di monetizzare parte delle proprie quote a una valutazione intorno agli 852 miliardi di dollari. È un livello che avvicina la società alla soglia del trilione, il traguardo che Altman vorrebbe consolidare prima di affrontare la prova della Borsa.
La crescita dei ricavi racconta una traiettoria vertiginosa. Il fatturato su base annualizzata è passato da circa 20 miliardi di dollari a fine 2025 a 25 miliardi all’inizio del 2026, per poi superare i 40 miliardi nell’estate. Numeri che spiegano l’entusiasmo degli investitori e la ressa attorno a ogni collocamento privato dell’azienda.
C’è però l’altra faccia della medaglia.
Secondo i conti che circolano sui bilanci del 2025, a fronte di ricavi contabilizzati per 13,1 miliardi di dollari, OpenAI avrebbe registrato una perdita operativa vicina ai 21 miliardi. Il motivo è noto: costruire e alimentare l’infrastruttura di calcolo necessaria per addestrare e far girare i modelli costa cifre enormi, e la corsa alla potenza di calcolo non accenna a fermarsi. Presentarsi in Borsa con perdite di questa entità significherebbe esporsi a domande scomode e a una volatilità difficile da governare.
In questo quadro, la prudenza di Altman assume una logica precisa. Meglio arrivare sul mercato con una storia finanziaria più solida, magari con margini in miglioramento, piuttosto che bruciare la fiducia degli investitori al primo trimestre negativo da società quotata.
La sicurezza dell’AI al centro della decisione
Il richiamo alla sicurezza non è un semplice esercizio di comunicazione. Negli ultimi giorni il dibattito sul controllo dell’intelligenza artificiale ha investito in pieno l’intero settore, con proposte di autoregolamentazione e appelli a moderare il ritmo della ricerca. La stessa idea di un patto tra laboratori per non rincorrersi all’infinito è entrata nel discorso pubblico grazie a un intervento molto discusso, quando la proposta di Dario Amodei di rallentare la frontiera dell’AI ha diviso i laboratori e scosso i mercati.
Altman si è inserito in questa scia. Legare la rinuncia a una quotazione lampo al tema del controllo dei modelli serve a mandare un messaggio agli investitori e ai regolatori: OpenAI vuole essere percepita come un’azienda responsabile, non come una macchina da ricavi disposta a tutto pur di conquistare i listini. Che sia una convinzione sincera o una mossa di posizionamento, l’effetto è quello di spostare l’attenzione dai numeri alle garanzie.
Resta il fatto che la sicurezza, per come viene raccontata dai protagonisti, è diventata la nuova valuta di reputazione del settore. Chi riesce a presentarsi come attore prudente guadagna credibilità agli occhi dei governi, e forse anche una posizione migliore nel momento in cui arriveranno regole più stringenti sulla frontiera dell’intelligenza artificiale.
Cosa aspettarsi ora dalla quotazione di OpenAI
Per te che segui il settore, il messaggio è chiaro: l’IPO di OpenAI non è cancellata, ma spostata. Il 2027 diventa la data attorno a cui costruire le nuove aspettative, sempre che la società riesca nel frattempo a migliorare i conti e a rassicurare sul fronte della sicurezza. Nel breve periodo, questo significa che chi vuole esporsi a OpenAI dovrà continuare a farlo attraverso i canali privati e le operazioni sul secondario, con tutte le limitazioni del caso.
La partita vera si giocherà su due tavoli. Da un lato la capacità di trasformare la crescita dei ricavi in un modello economico credibile, riducendo il peso delle perdite legate all’infrastruttura. Dall’altro la volontà, o la necessità, di mostrare un approccio maturo al controllo dei propri sistemi, in un contesto in cui la regolamentazione è sempre più vicina.
Il consiglio è di non farti distrarre dal solo balletto delle valutazioni. Il rinvio di OpenAI racconta una fase in cui persino i protagonisti più aggressivi dell’intelligenza artificiale iniziano a ragionare in termini di sostenibilità e di rischio, e non solo di velocità. Continua a seguire i nostri approfondimenti per capire come si muoveranno OpenAI e gli altri grandi laboratori nei prossimi mesi, perché è proprio da queste scelte che dipenderà il volto della prossima ondata di quotazioni tech.
Puoi leggere le dichiarazioni originali di Altman nell’intervista pubblicata da Fortune.