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SoftBank emette oltre 11 miliardi in obbligazioni junk per finanziare la scommessa su OpenAI

SoftBank colloca oltre 11 miliardi di dollari in obbligazioni ad alto rendimento per pagare la terza tranche del suo investimento da 65 miliardi in OpenAI.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 21, 2026
Lettura: 6 min
Schermi con grafici e quotazioni del mercato azionario, simbolo della finanza che alimenta gli investimenti nell'intelligenza artificiale
fonte: unsplash photo-1651341050677-24dba59ce0fd

SoftBank torna sul mercato del debito con un’operazione che pochi altri gruppi al mondo potrebbero permettersi. Il conglomerato giapponese guidato da Masayoshi Son ha lanciato un’emissione di obbligazioni ad alto rendimento per oltre 11 miliardi di dollari, e la destinazione di quel denaro è una sola: continuare a finanziare la sua scommessa colossale su OpenAI. È una delle più grandi operazioni di sempre nel segmento delle obbligazioni cosiddette junk, e racconta meglio di qualsiasi comunicato quanto sia diventata vorace la corsa al capitale che alimenta l’intelligenza artificiale.

La notizia, riportata da Bloomberg il 21 settembre 2026, arriva mentre gli investitori si interrogano sulla sostenibilità dei numeri che circondano il settore. Ti aiuta a mettere a fuoco un punto spesso trascurato: dietro ogni nuovo modello e ogni data center c’è una macchina finanziaria che qualcuno deve tenere in moto.

Cosa prevede l’emissione da oltre 11 miliardi di dollari

Secondo i documenti dell’operazione, SoftBank sta collocando 10 miliardi di dollari di obbligazioni denominate in dollari, suddivise su tre diverse scadenze, a cui si aggiunge un miliardo di euro, circa 1,1 miliardi di dollari, in titoli su due ulteriori scadenze. Il totale supera così gli 11 miliardi di dollari e viaggia interamente sul mercato high yield, quello riservato agli emittenti con rating inferiore alla soglia investment grade. È il territorio delle obbligazioni ad alto rendimento, dove gli investitori chiedono cedole più generose in cambio di un rischio maggiore.

Il collocamento è guidato da un pool di grandi banche d’affari: Citigroup e JPMorgan figurano tra i coordinatori principali, affiancati da Goldman Sachs e Morgan Stanley.

I tempi sono già scanditi. La definizione del prezzo, cioè il momento in cui si fissano le cedole in base alla domanda, è attesa per il 24 settembre, mentre il regolamento dovrebbe arrivare il 29 settembre. Nel giro di pochi giorni SoftBank avrà quindi in cassa le risorse che le servono, e le userà per uno scopo molto preciso: pagare la terza tranche del suo investimento aggiuntivo in OpenAI, un versamento da 10 miliardi di dollari la cui chiusura è prevista intorno al primo ottobre.

Se il libro ordini reggerà, come i precedenti dell’azienda lasciano prevedere, sarà una delle emissioni junk più grandi mai portate sul mercato. Un dettaglio che da solo dice quanto pesi ormai l’intelligenza artificiale sugli equilibri della finanza globale.

La terza tranche di un investimento da trenta miliardi

Per capire la portata dell’operazione conviene tornare al 27 febbraio 2026, quando SoftBank ha annunciato l’accordo definitivo per un investimento aggiuntivo di 30 miliardi di dollari in OpenAI, veicolato attraverso il fondo SoftBank Vision Fund 2. Quel capitale non viene versato in un’unica soluzione, ma spalmato in tre tranche trimestrali da 10 miliardi ciascuna nel corso dell’anno. Una struttura che lascia al gruppo giapponese un margine di manovra: può valutare i progressi di OpenAI prima di sganciare l’intero importo.

Quella che SoftBank si prepara a pagare adesso è appunto la terza e ultima rata di questo piano. A operazione conclusa, l’investimento cumulativo del gruppo in OpenAI arriverà a sfiorare i 65 miliardi di dollari, per una quota di circa il 13 per cento della società. I termini di questa tranche, riferisce Bloomberg, implicano una valutazione dell’azienda intorno ai 730 miliardi di dollari.

Sono cifre che collocano OpenAI tra le società private più preziose mai esistite.

Perché SoftBank sceglie il debito invece della cassa

La domanda sorge spontanea: perché un gruppo di questa taglia si indebita invece di attingere alle proprie riserve? La risposta sta nella filosofia di Masayoshi Son, da sempre disposto a usare la leva finanziaria per amplificare le sue scommesse tecnologiche. Ricorrere al mercato obbligazionario permette a SoftBank di preservare liquidità e altri asset, scaricando parte dello sforzo sugli investitori che comprano i titoli.

Il rovescio della medaglia è che la solidità del gruppo dipende sempre più dalla capacità di valorizzare la sua partecipazione in OpenAI. Alcuni finanziatori hanno già espresso perplessità sul fatto che una porzione crescente dell’impero di Son poggi su una singola, gigantesca posizione ancora illiquida e non quotata in borsa.

Stargate e la fame di capitale dell’intelligenza artificiale

Il legame tra SoftBank e OpenAI non si esaurisce nelle quote azionarie. Le due aziende sono i motori di Stargate, la joint venture sui data center annunciata a gennaio 2026 che punta a investire fino a 500 miliardi di dollari in infrastrutture per l’AI nell’arco di quattro anni. Una parte del contributo di SoftBank è strutturata come project finance, cioè legata al raggiungimento delle tappe di costruzione degli impianti, e questo intreccia ancora di più il destino finanziario del gruppo con quello del laboratorio di Sam Altman.

Il punto è che addestrare e far girare i modelli di frontiera costa cifre che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate irreali. La corsa a garantire potenza di calcolo sta ridisegnando interi settori. Nvidia, per esempio, ha rivisto le garanzie legate ai data center di OpenAI, come abbiamo raccontato quando Nvidia ha ridotto la garanzia per il mega impianto in Ohio. Sul fronte dei concorrenti, Anthropic ha impegnato somme comparabili, arrivando a bloccare fino a 517 miliardi di dollari in contratti di calcolo.

La domanda di capacità è tale che perfino le infrastrutture nate per altri scopi vengono riconvertite: sempre più impianti di mining di Bitcoin si stanno trasformando in data center per l’AI, attratti da margini superiori e da una domanda di elaborazione che sembra inesauribile.

In questo quadro, l’emissione obbligazionaria di SoftBank non è un episodio isolato, ma un tassello di una macchina molto più grande.

I rischi di una scommessa costruita sulla leva

Il fatto che questi titoli finiscano nel comparto high yield non è un dettaglio tecnico. Significa che le agenzie considerano il debito di SoftBank più rischioso della media, e che gli investitori pretendono un rendimento adeguato a quel rischio. Finché OpenAI cresce e la sua valutazione sale, la scommessa a leva funziona e moltiplica i guadagni. Ma la stessa leva, in caso di rallentamento, amplifica le perdite nella direzione opposta.

C’è poi un tema di concentrazione. Buona parte del valore prospettico di SoftBank è ormai appeso a un unico asset, per giunta non ancora quotato. E i tempi di una possibile monetizzazione restano incerti, come ha ricordato la decisione di rinviare i piani di borsa: lo stesso Altman, del resto, ha spiegato che OpenAI non si quoterà nel 2026, mettendo davanti alla fretta altre priorità.

Sullo sfondo c’è il dibattito, sempre più acceso, su quanto di questa corsa sia sostenibile e quanto invece assomigli a una bolla. Ogni nuova operazione da decine di miliardi alimenta la discussione tra chi vede un’infrastruttura destinata a ripagarsi e chi teme un eccesso di ottimismo pronto a sgonfiarsi.

Quello che cambia concretamente, intanto, è che il mercato del debito diventa uno dei rubinetti principali attraverso cui scorre il denaro dell’AI. Non più solo capitale di rischio e round di venture, ma obbligazioni vendute a fondi pensione, assicurazioni e gestori di tutto il mondo. Il che estende l’esposizione all’intelligenza artificiale ben oltre la ristretta cerchia dei suoi protagonisti.

Conclusioni

L’emissione da oltre 11 miliardi di dollari di SoftBank è molto più di una manovra finanziaria: è la fotografia di un’epoca in cui costruire l’intelligenza artificiale richiede quantità di denaro senza precedenti, reperite con strumenti sempre più audaci. Da un lato conferma la convinzione di Masayoshi Son che OpenAI valga qualsiasi rischio; dall’altro ricorda che quelle stesse ambizioni ora poggiano su un debito che qualcuno, prima o poi, dovrà ripagare.

Se segui da vicino le dinamiche dell’AI, tieni d’occhio questi movimenti tanto quanto gli annunci dei nuovi modelli: sono i flussi di capitale a decidere chi potrà permettersi la prossima generazione di sistemi. Continua a seguirci per capire come la finanza e la tecnologia continuano a intrecciarsi, e cosa significa per il settore che stai osservando.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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