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Siri AI e i cinque Apple Foundation Models: cosa ha davvero annunciato Apple il 9 settembre

Apple manda in produzione Siri AI con iOS 27 e svela in dettaglio i cinque Apple Foundation Models di terza generazione costruiti con Google.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 10, 2026
Lettura: 8 min
Illustrazione astratta di un cervello digitale su un circuito stampato che rappresenta l'intelligenza artificiale
Foto: Unsplash

Apple ha usato l’evento del 9 settembre per rispondere a una domanda che pesava da anni sulla sua strategia di intelligenza artificiale: cosa succede davvero quando quella strategia smette di essere una promessa e arriva sui dispositivi delle persone. La risposta non è un unico grande chatbot, ma un’intelligenza distribuita ovunque, dentro Siri, il sistema operativo, la fotocamera, le Scorciatoie, il chip dell’iPhone e persino il processo con cui i telefoni vengono costruiti.

Nel suo primo keynote da amministratore delegato, John Ternus ha messo Siri AI e cinque nuovi modelli di fondazione al centro del racconto. Non è stata una rivoluzione improvvisa, ma la messa in produzione di quanto Apple aveva già mostrato a giugno alla WWDC.

Il dettaglio più interessante, però, non è arrivato da una slide di benchmark. È arrivato dai modelli che stanno sotto a tutto il resto.

Siri AI passa dalla demo al prodotto

La notizia che tocca più da vicino chi usa un iPhone è che il nuovo Siri smette di essere una demo. Apple ha annunciato che la beta in inglese arriverà con iOS 27 lunedì 14 settembre, mentre francese, giapponese, coreano, portoghese e spagnolo seguiranno a ottobre. Non è ancora una versione stabile e definitiva, e alcune funzioni più pesanti avranno limiti d’uso giornalieri.

Il salto, comunque, è profondo. Siri AI può attingere al tuo contesto personale, cioè messaggi, email, foto e altre app, capire cosa hai sullo schermo, cercare informazioni aggiornate sul web e compiere azioni al posto tuo passando da un’app all’altra. Apple ha anche costruito un’app Siri dedicata in cui puoi riprendere le conversazioni passate o iniziarne di nuove, con la cronologia sincronizzata in privato tramite iCloud.

Il nuovo assistente si spinge anche dentro la fotocamera con la Visual Intelligence: puoi inquadrare qualcosa, fare domande su ciò che vedi e avviare azioni. Due funzioni meno appariscenti mostrano bene il vantaggio di sistema di Apple. Call Context può recuperare in automatico un’informazione da un’altra app durante una telefonata, per esempio il codice di conferma di un volo dalla Mail mentre parli con la compagnia aerea. E i Suggerimenti in Messaggi e Mail propongono azioni come creare un evento o aggiungere un promemoria a partire dal contesto della conversazione.

L’idea di fondo è che Siri smetta di essere il posto dove chiedi di impostare un timer e diventi uno strato di intelligenza sopra l’intero sistema operativo. Come ti avevamo raccontato nell’anteprima dell’evento del 9 settembre, molte aspettative ruotavano proprio intorno a un assistente finalmente all’altezza dei rivali.

Vale la pena ricordare che questo è il primo grande keynote di John Ternus da nuovo CEO, e la scelta di aprire con l’intelligenza artificiale dice molto su dove Apple vuole andare.

I cinque Apple Foundation Models di terza generazione

Qui sta la parte che spesso sfugge se guardi solo l’hardware. Apple ha pubblicato informazioni insolitamente dettagliate sui modelli che alimentano Siri AI e le funzioni di Apple Intelligence. La famiglia di terza generazione, introdotta alla WWDC di giugno, conta cinque modelli costruiti in collaborazione con Google.

In estrema sintesi si tratta di:

  • AFM 3 Core, il modello denso su dispositivo da circa 3 miliardi di parametri, pensato per i compiti veloci e per decidere cosa gestire in locale.
  • AFM 3 Core Advanced, il modello su dispositivo più potente, nativamente multimodale, con 20 miliardi di parametri totali ma un’architettura sparsa che ne attiva solo da 1 a 4 miliardi alla volta.
  • AFM 3 Cloud, il modello lato server per il ragionamento multimodale più impegnativo.
  • ADM 3 Cloud, dedicato alla generazione e alla modifica delle immagini, da Image Playground alle Genmoji.
  • AFM 3 Cloud Pro, il modello server più capace, progettato per il ragionamento complesso e l’uso di strumenti in modalità agentica.

Quattro di questi modelli sono ottimizzati per il silicio Apple. L’eccezione è AFM 3 Cloud Pro, che secondo l’azienda gira su GPU NVIDIA all’interno di Google Cloud, estendendo però a quell’infrastruttura le protezioni di privacy del Private Cloud Compute.

La trovata più intelligente riguarda AFM 3 Core Advanced. Invece di tenere in memoria attiva tutti i 20 miliardi di parametri, Apple conserva il modello completo nella memoria flash e carica nella RAM solo gli esperti necessari a una singola richiesta. In pratica il telefono usa un modello molto più grande senza doverlo tenere tutto acceso, e può scalare la propria potenza in base alla difficoltà del compito.

Questo spiega anche perché la partnership con Google è più sottile di un semplice “Siri gira su Gemini”. Apple parla di modelli propri, costruiti insieme a Google, mantenendo il controllo dell’architettura e dello strato di privacy. Non è la prima volta che l’azienda si appoggia a modelli di terze parti: lo aveva già fatto quando ha portato Qwen di Alibaba su Siri in Cina. Tutti i dettagli tecnici sono descritti nella pagina di ricerca del team di Machine Learning di Apple.

Benchmark forti, ma nessun confronto diretto con i rivali

Un punto onesto va fatto sui numeri. Apple ha pubblicato valutazioni dettagliate, ma per lo più si tratta di preferenze umane rispetto alla propria generazione precedente, non di un confronto testa a testa con GPT, Gemini o Claude sui benchmark pubblici più diffusi.

I dati restano comunque significativi. AFM 3 Cloud è stato preferito nel 64,7% dei prompt testuali contro l’8,7% del modello server del 2025, con circa il 36% di soddisfazione complessiva in più e il 21% di aderenza migliore alle istruzioni. Sulla voce, il nuovo sistema tocca un punteggio di 4,24 su 5 per la qualità conversazionale, contro il 3,82 del precedente sistema di sintesi vocale.

La lettura corretta è questa: Apple può dire di aver fatto un salto generazionale netto, ma non che il suo modello di punta batta i migliori modelli di frontiera. Quel confronto, semplicemente, non lo ha pubblicato.

L’A20 Pro e la scommessa sull’AI in locale

Il cuore hardware di tutto questo è il nuovo chip A20 Pro, che equipaggia iPhone 18 Pro e Pro Max. Apple lo descrive come costruito attorno a un’architettura pensata per far girare più intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo.

Il chip combina nuovi acceleratori neurali con un Neural Engine a doppio blocco da 16 core, che secondo Apple raddoppia la potenza di calcolo per l’intelligenza su dispositivo e offre il 50% di banda di memoria in più. La banda conta più di quanto sembri, perché i modelli grandi devono spostare enormi quantità di dati per rispondere in fretta.

C’è anche un lavoro importante sul raffreddamento. La nuova camera di vapore ha una superficie tripla e, nel complesso, Apple dichiara fino al 40% di prestazioni sostenute in più rispetto a iPhone 17 Pro. Tradotto: il telefono può far girare modelli più complessi più a lungo, prima che il calore diventi un limite.

Sul fronte commerciale, iPhone 18 Pro parte da 1.199 dollari e il Pro Max da 1.299, con preordini dal 12 settembre e disponibilità dal 18 in oltre 65 Paesi. A questi si aggiunge il primo pieghevole dell’azienda, iPhone Duo, atteso a ottobre: un dettaglio curioso è che Apple ha usato l’AI nel processo produttivo per calibrare le componenti della cerniera.

Cosa cambia per chi sviluppa app

Forse la mossa più strategica è quella rivolta agli sviluppatori. Apple espone il modello di fondazione su dispositivo tramite il Foundation Models framework, e le app possono usarlo anche offline senza pagare una tariffa per ogni richiesta al modello.

È un’economia molto diversa dal chiamare ogni volta un’API cloud a pagamento.

Insieme a questo arrivano funzioni come Descrivi una Scorciatoia, che ti permette di spiegare un’automazione a parole e lasciare che il sistema assembli i passaggi tra le app, oppure Notify Me in Safari, che sorveglia una pagina web e ti avvisa quando qualcosa cambia, come un prodotto di nuovo disponibile. La direzione è chiara: prendere azioni che oggi compi a mano tra più app e lasciare che l’intelligenza artificiale colleghi i passaggi.

Foto autentiche e un Apple Watch che diventa memoria

Con l’aumentare delle immagini generate dall’AI, Apple ha introdotto Apple Reference Image, un sistema che firma i dati della foto a livello di pixel già in fase di scatto, così da poter verificare cosa ha davvero visto il sensore. È una strategia a due facce: rendere più potente la creazione di immagini e, allo stesso tempo, offrire una prova di autenticità per gli scatti reali.

Il capitolo più sorprendente riguarda però Apple Watch Series 12 e la sua Audio Intelligence. Funzioni come Live Rewind, che recupera come testo gli ultimi 15 secondi di una conversazione, si appoggiano a una Secure Exclave, un compartimento isolato via hardware che elabora l’audio grezzo e lo cancella subito, senza salvarlo. L’orologio somiglia sempre meno a un piccolo telefono e sempre più a uno strato di memoria che indossi.

Cosa aspettarsi adesso

Il modo più pulito di leggere l’evento è questo: giugno era stato il progetto, con Siri AI, il contesto personale e i modelli di fondazione svelati alla WWDC; settembre è la messa a terra, con hardware costruito attorno all’AI locale e l’assistente piazzato al centro del racconto dell’iPhone.

Alcune funzioni, va detto, erano estensioni di cose già viste più che vere novità. Ma i dettagli sui modelli contano più di quanto Apple abbia sottolineato sul palco: oggi l’azienda ha cinque modelli di terza generazione con nome e cognome, incluso uno sparso da 20 miliardi di parametri che vive sul dispositivo.

Il prossimo test non sarà un grafico di benchmark. Sarà capire se Siri AI riuscirà a fare cose davvero utili tra le app, i messaggi, le foto e le abitudini delle persone, senza diventare l’ennesimo assistente che si smette di usare dopo una settimana. La risposta comincerà ad arrivare dal 14 settembre, con la beta pubblica. Se vuoi orientarti tra queste novità, continua a seguirci e prova le nuove funzioni non appena raggiungeranno il tuo dispositivo.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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