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Il protocollo A2A di Google entra nella Agentic AI Foundation accanto a MCP

Il protocollo A2A di Google entra nella Agentic AI Foundation della Linux Foundation e si affianca a MCP: nasce l'infrastruttura aperta degli agenti AI.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Agosto 24, 2026
Lettura: 6 min
Rete astratta di nodi e linee blu che rappresenta gli agenti AI interconnessi tramite protocolli aperti

Gli agenti AI stanno imparando a muoversi da soli, ma per collaborare davvero hanno bisogno di una lingua comune. Fino a poco tempo fa quella lingua rischiava di spezzarsi in tanti dialetti proprietari, uno per ogni grande azienda. A metà agosto 2026 è arrivato un segnale che punta con decisione nella direzione opposta.

Il protocollo A2A di Google, lo standard che consente agli agenti di parlarsi tra loro, è entrato ufficialmente nella Agentic AI Foundation, la fondazione ospitata dalla Linux Foundation che raccoglie i progetti aperti dedicati agli agenti. Con questa mossa A2A finisce sotto lo stesso tetto di MCP, il protocollo nato in casa Anthropic, e i due mattoni principali dell’infrastruttura degli agenti si ritrovano per la prima volta nello stesso spazio neutrale.

Non è una questione da soli addetti ai lavori. È il segno che l’ecosistema sta scegliendo gli standard condivisi al posto dei recinti chiusi.

Che cosa prevede l’ingresso di A2A nella Agentic AI Foundation

La Agentic AI Foundation, abbreviata in AAIF, è nata a dicembre 2025 sotto l’ombrello della Linux Foundation con un obiettivo dichiarato: offrire una casa neutrale ai progetti open source che stanno costruendo l’era degli agenti. Alla partenza portava in dote tre pezzi pregiati, il Model Context Protocol di Anthropic, il framework goose di Block e la convenzione AGENTS.md di OpenAI.

Quei tre progetti raccontano bene la posta in gioco. MCP ha superato i diecimila server pubblicati in poco più di un anno ed è ormai il modo standard con cui i modelli si collegano a strumenti e dati. AGENTS.md, la convenzione che dà istruzioni agli agenti di coding, è stata adottata da oltre sessantamila progetti open source. goose, infine, è il framework locale che tiene insieme modelli, strumenti e integrazioni per far girare i flussi di lavoro agentici in modo affidabile.

L’ingresso di A2A completa il quadro. Il protocollo di Google si affianca a MCP e agli altri progetti, portando dentro la fondazione lo standard che governa il dialogo diretto tra agenti diversi. Tra i membri di primo livello della AAIF figurano Amazon Web Services, Anthropic, Block, Bloomberg, Cloudflare, Google, Microsoft e OpenAI: di fatto quasi tutti i grandi nomi dell’AI e del cloud siedono allo stesso tavolo.

Il messaggio è chiaro. Nessuno vuole restare fuori dallo standard che deciderà come gli agenti si troveranno e si scambieranno i compiti.

Da progetto interno di Google a bene comune

La storia di A2A aiuta a capire perché questo passaggio conta davvero. Google ha presentato il protocollo ad aprile 2025 e lo ha donato alla Linux Foundation poco dopo, insieme a un gruppo di aziende fondatrici che comprendeva Amazon Web Services, Cisco, Microsoft, Salesforce, SAP e ServiceNow. Già allora l’idea era togliere il controllo dalle mani di un solo attore e affidarlo alla comunità.

Da lì il progetto è cresciuto in fretta. Ad agosto 2025 l’Agent Communication Protocol di IBM è confluito dentro A2A, un segnale che il settore preferiva convergere su un unico standard invece di moltiplicare le alternative in competizione tra loro. A marzo 2026 è arrivata la versione 1.0, la prima specifica stabile, con novità importanti come la negoziazione delle versioni, il supporto multi tenant e le agent card firmate per verificare in modo crittografico l’identità di un agente.

Oggi A2A è sostenuto da aziende come AWS, Microsoft, Salesforce, SAP, ServiceNow e PayPal. La logica ricorda quella con cui Google spinse Android anni fa: radunare l’ecosistema attorno a uno standard aperto per accelerarne l’adozione e diventarne il punto di riferimento.

A2A e MCP: due protocolli complementari, non rivali

Per cogliere il valore della mossa serve distinguere i due protagonisti. MCP e A2A non fanno la stessa cosa e non si contendono lo stesso spazio: risolvono due problemi diversi che, messi insieme, formano la spina dorsale dei sistemi multi agente.

MCP standardizza il modo in cui un agente si collega a strumenti, dati e applicazioni. È la presa universale che permette a un modello di leggere un file, interrogare un database o usare un servizio esterno senza dover costruire ogni volta un’integrazione su misura. Se vuoi un ripasso, abbiamo spiegato in dettaglio che cosa è e come funziona il Model Context Protocol.

A2A lavora un livello più in alto. Definisce come due agenti distinti, magari costruiti da aziende diverse e con framework diversi, si scoprono a vicenda e si coordinano. Il meccanismo centrale è la agent card, una scheda strutturata in cui ogni agente descrive che cosa sa fare e come lo si raggiunge. Gli altri agenti leggono quella scheda, capiscono le capacità disponibili e delegano un compito senza che una persona debba fare da tramite. Lo scambio è strutturato, tracciabile e indipendente dal framework che ciascuno usa.

In pratica MCP collega l’agente al mondo degli strumenti, A2A collega gli agenti tra loro. Sono due facce della stessa medaglia, ed è per questo che ritrovarle nella stessa fondazione ha un peso.

Perché la Linux Foundation, e che cosa cambia per te

La scelta di affidare entrambi i protocolli alla Linux Foundation non è simbolica. Una governance neutrale significa che nessuna singola azienda può cambiare le regole a proprio vantaggio, chiudere il protocollo o legarlo ai propri prodotti. Per chi costruisce software è la garanzia di poter investire su uno standard senza il timore del vendor lock-in, cioè del rimanere prigioniero di un fornitore e delle sue scelte.

Il tema è concreto anche per il tessuto di imprese e professionisti italiani che stanno iniziando a integrare agenti nei propri flussi di lavoro. Adottare protocolli aperti vuol dire che un agente sviluppato oggi potrà dialogare domani con strumenti di fornitori diversi, senza dover riscrivere tutto ogni volta che cambi piattaforma o partner tecnologico.

Pensa a un caso pratico. Un agente che gestisce il tuo customer care potrebbe passare una richiesta complessa a un agente specializzato nella logistica costruito da un altro fornitore, ricevere la risposta e chiudere la pratica, il tutto senza integrazioni fatte a mano. È esattamente il tipo di collaborazione che A2A vuole rendere possibile, e che diventa credibile solo se lo standard resta aperto e stabile nel tempo.

Questa spinta verso l’apertura non nasce dal nulla. Il settore si sta muovendo in più direzioni con lo stesso spirito, dagli standard aperti per le estensioni degli agenti fino ai grandi framework pensati per le aziende, come il Microsoft Agent Framework presentato al Build 2026. La convergenza su regole comuni è il filo che lega tutte queste iniziative, spesso guidate dagli stessi attori.

C’è poi un obiettivo di lungo periodo che nel settore chiamano Internet of Agents, la rete degli agenti. L’idea è arrivare a un mondo in cui agenti costruiti da chiunque riescano a trovarsi, fidarsi e lavorare insieme con la stessa naturalezza con cui oggi due siti web si scambiano dati. Mettere A2A e MCP nello stesso perimetro è un passo che avvicina quello scenario, perché fissa da subito le fondamenta comuni su cui tutti potranno costruire.

Restano ovviamente nodi aperti. La sicurezza degli scambi, l’identità verificabile degli agenti e le regole di responsabilità quando un agente delega a un altro sono temi su cui la comunità sta ancora lavorando. La cornice però ora esiste, ed è condivisa.

Conclusioni

L’ingresso di A2A nella Agentic AI Foundation non porta un nuovo modello né una funzione appariscente, eppure è una di quelle notizie che pesano più di tante altre. Sta prendendo forma l’infrastruttura invisibile su cui gireranno gli agenti dei prossimi anni, e sta nascendo aperta, con le stesse regole valide per tutti gli attori coinvolti.

Se lavori con l’AI o stai valutando come inserire gli agenti nei tuoi progetti, tieni d’occhio questi standard: capire fin da ora come dialogano MCP e A2A ti darà un vantaggio quando l’ecosistema degli agenti diventerà lo scenario quotidiano del lavoro. Continua a seguirci per restare aggiornato e approfondisci i protocolli che stanno costruendo, mattone dopo mattone, la rete degli agenti.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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