Meta AI: cos’è, come funziona, da Llama a Muse e ultime novità
Cos'è Meta AI e come si usa in Italia: dai modelli Llama alla serie Muse, cronologia, prezzi, privacy, limiti e ultime novità dell'AI di Meta.

- Sviluppatore
- Meta Platforms, Meta Superintelligence Labs
- Primo rilascio
- Llama: febbraio 2023; assistente Meta AI: settembre 2023
- Modelli attuali
- Muse Spark 1.3, Muse Wonder, Muse Spark Open, Muse Glimmer
- Piani
- Meta AI gratuito; Meta Model API a consumo (solo USA)
- Dove si usa
- WhatsApp, Instagram, Facebook, Messenger, meta.ai, app Meta AI, occhiali Ray-Ban Meta
- Sito ufficiale
- meta.ai
- Ultimo aggiornamento
- 27 Ottobre 2026
Meta AI è l’assistente di intelligenza artificiale di Meta, la società di Mark Zuckerberg che controlla Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger. Lo trovi già dentro queste app, sul sito meta.ai e nell’app dedicata: gli scrivi una domanda, gli chiedi un testo o un’immagine, e risponde in chat come farebbe ChatGPT. Per te in Italia è gratuito e non richiede alcun abbonamento.
Dietro l’assistente ci sono i modelli linguistici sviluppati da Meta. Per anni sono stati i Llama, la famiglia di modelli a pesi aperti che ha reso Meta il riferimento dell’AI “open”. Dal 2026 il testimone è passato a una nuova serie, Muse, sviluppata dai Meta Superintelligence Labs.
Questa pagina mette ordine in un ecosistema che cambia di mese in mese: cosa sono Meta AI, Llama e Muse, come si sono evoluti, cosa puoi usare dall’Italia e cosa è ancora riservato agli Stati Uniti.
Tre nomi da non confondere
Quando si parla di intelligenza artificiale di Meta si mescolano spesso cose diverse. Conviene separarle subito.
| Nome | Cos’è | Disponibilità in Italia |
|---|---|---|
| Meta AI | L’assistente in chat integrato nelle app Meta, su meta.ai e nell’app omonima | Sì, gratis |
| Llama | La famiglia di modelli a pesi aperti rilasciata dal 2023 al 2025 | Sì, scaricabile per sviluppatori |
| Muse | La nuova serie di modelli del 2026 (Spark, Wonder, Glimmer) e anche il nome dell’agente personale lanciato a settembre 2026 | Modelli aperti sì; agente e API per ora solo negli Stati Uniti |
L’ultima riga è quella che crea più confusione. Muse indica sia i modelli sia un prodotto: l’agente personale Muse, che non si limita a rispondere ma compie azioni per tuo conto. Ne parliamo più avanti.
Come nasce l’intelligenza artificiale di Meta
La storia parte nel 2013, quando Facebook fonda il suo laboratorio di ricerca sull’AI, oggi chiamato FAIR, e chiama a guidarlo Yann LeCun, uno dei padri del deep learning. Da quel laboratorio sono usciti strumenti diventati standard, come la libreria PyTorch, rilasciata nel 2017 e oggi usata da gran parte dei ricercatori del mondo.
Il salto verso il grande pubblico arriva nel 2023. A febbraio Meta presenta il primo Llama, inizialmente riservato ai ricercatori. A luglio esce Llama 2, con una licenza che ne consente anche l’uso commerciale, e a settembre debutta l’assistente Meta AI, costruito proprio su Llama 2.
La strategia era chiara: mentre OpenAI e Google tenevano chiusi i propri modelli, Meta li distribuiva gratuitamente, conquistando sviluppatori, università e aziende. Ha funzionato per un paio d’anni.
Poi, nell’aprile 2025, Llama 4 delude le attese e finisce al centro di una polemica: per i confronti pubblici Meta aveva usato una versione sperimentale ottimizzata per i test, diversa da quella rilasciata. Il 30 giugno 2025 Zuckerberg riorganizza tutta l’AI dell’azienda nei Meta Superintelligence Labs, affidati ad Alexandr Wang, ex fondatore di Scale AI, nominato chief AI officer. Da quella riorganizzazione nascono i modelli Muse.
I modelli Muse e le differenze tra loro
Il primo modello della nuova serie è Muse Spark, presentato l’8 aprile 2026. Meta lo descrive come un modello compatto e veloce ma capace di ragionamenti impegnativi in scienza, matematica e salute, multimodale in ingresso (legge testo, immagini e grafici) e in grado di avviare più sotto-agenti in parallelo. La differenza più discussa rispetto a Llama è che Muse Spark è proprietario: i pesi non sono stati pubblicati, come abbiamo raccontato nell’articolo sul primo modello proprietario di Meta.
Da lì Meta ha preso a rilasciare un aggiornamento circa ogni mese. Oggi la famiglia comprende modelli con ruoli diversi:
| Modello | Uscita | A cosa serve | Pesi aperti |
|---|---|---|---|
| Muse Spark (fino alla 1.3) | aprile 2026, aggiornato fino a settembre | Modello generalista che alimenta Meta AI | No |
| Muse Image | luglio 2026 | Generazione di immagini | No |
| Muse Glimmer | agosto 2026 | Agenti in locale su computer personali, circa 30 miliardi di parametri | Sì, licenza Apache 2.0 |
| Muse Wonder e Wonder Full | ottobre 2026 | Modelli di punta per compiti agentici lunghi | No |
| Muse Spark Open | ottobre 2026 | Versione aperta di grandi dimensioni, 816 miliardi di parametri | Sì, con licenza Muse |
Muse Wonder, presentato il 12 ottobre 2026, introduce due funzioni che Meta chiama Active Memory e Active Focus. La prima conserva tra una conversazione e l’altra le informazioni importanti su di te e le recupera quando servono. La seconda permette al modello di insistere su un obiettivo difficile, provando strade alternative quando incontra un ostacolo invece di fermarsi subito a chiedere. Trovi i dettagli nell’articolo su Muse Wonder, Active Memory e Active Focus.
Il ritorno all’apertura è arrivato in due tempi. Ad agosto Muse Glimmer, un modello da circa 30 miliardi di parametri pensato per gli agenti, che gira su un Mac con chip M4 o M5 e almeno 32 GB di memoria o su una scheda grafica come la RTX 5090. A metà ottobre Muse Spark Open, il modello da 816 miliardi di parametri con pesi aperti, di cui solo 42 miliardi attivi per ogni risposta e una finestra di contesto da un milione di token.
Cronologia: da Llama a Muse
- 2013: nasce il laboratorio FAIR guidato da Yann LeCun;
- 24 febbraio 2023: esce il primo Llama, per soli ricercatori;
- 18 luglio 2023: Llama 2, utilizzabile anche a fini commerciali;
- 27 settembre 2023: debutta l’assistente Meta AI, basato su Llama 2;
- 18 aprile 2024: Llama 3 nelle versioni da 8 e 70 miliardi di parametri;
- 23 luglio 2024: Llama 3.1, con il grande modello da 405 miliardi;
- 25 settembre e 7 dicembre 2024: Llama 3.2, con modelli leggeri e multimodali, e Llama 3.3;
- marzo 2025: Meta AI arriva in Italia dentro WhatsApp, Instagram, Facebook e Messenger;
- 5 aprile 2025: Llama 4 nelle versioni Scout e Maverick, mentre il più grande Behemoth resta annunciato ma mai rilasciato;
- 30 giugno 2025: nascono i Meta Superintelligence Labs;
- 8 aprile 2026: Muse Spark, primo modello dei nuovi laboratori;
- luglio 2026: Muse Image per generare immagini e Muse Spark 1.1 sulla Meta Model API a pagamento;
- agosto 2026: Muse Code, l’agente di programmazione da terminale, e Muse Glimmer, il modello aperto che gira in locale;
- settembre 2026: Muse Spark 1.3, più forte nel coding, e l’8 settembre l’agente personale Muse negli Stati Uniti;
- ottobre 2026: Muse Wonder il 12 ottobre e Muse Spark Open il 15 ottobre.
Come si usa Meta AI dall’Italia
Probabilmente lo hai già a portata di mano. Su WhatsApp è il cerchio colorato nella schermata delle chat e nella barra di ricerca; su Instagram e Messenger lo trovi nella ricerca e nelle conversazioni. Puoi scrivergli in una chat dedicata oppure richiamarlo in un gruppo.
Se preferisci un’interfaccia separata dai social, c’è il sito meta.ai, raggiungibile anche dall’Italia, e l’app Meta AI per iPhone e Android. Funziona in italiano sia nelle domande sia nelle risposte.
Quanto ai modelli, l’annuncio di Muse Spark prevedeva l’arrivo prima su meta.ai e sull’app, poi su WhatsApp, Instagram, Facebook, Messenger e Threads, senza precisare i tempi paese per paese. Per gli sviluppatori in Italia la strada più concreta sono i modelli aperti: Llama, Muse Glimmer e Muse Spark Open si scaricano da Hugging Face e Muse Spark Open è disponibile anche sui cataloghi di Amazon, Google Cloud e Microsoft.
L’agente personale Muse, invece, per ora è riservato agli Stati Uniti. Si usa dall’app Muse su iOS e Android, dal sito muse.ai e anche via WhatsApp: gli chiedi di mandare un’email, prenotare un viaggio o compilare un modulo e lui esegue il compito in una macchina virtuale nel cloud dedicata a te.
Prezzi di Meta AI, di Muse e delle API
Per l’utente italiano il discorso è semplice: Meta AI è gratuito, nelle app e su meta.ai. Prezzi verificati a ottobre 2026.
Negli Stati Uniti l’agente Muse ha un livello gratuito pensato per gli usi più comuni e abbonamenti per chi lo usa in modo intensivo, mentre Muse Code prevede un abbonamento per accedere anche a Muse Wonder Full.
Per chi sviluppa, la Meta Model API è a consumo e compatibile con l’SDK di OpenAI. Secondo il blog ufficiale per sviluppatori, Muse Spark parte da 1,25 dollari per milione di token in ingresso e 4,25 dollari per milione di token in uscita, ma l’accesso è stato aperto in anteprima pubblica agli sviluppatori statunitensi. I modelli a pesi aperti invece non costano nulla in licenza: paghi solo l’hardware o il servizio cloud su cui li fai girare.
Cosa sa fare bene
Il punto di forza di Meta AI è la comodità. Non devi installare niente né cambiare app: chiedi un riassunto di un articolo mentre sei su WhatsApp, cerchi un’idea per una didascalia su Instagram, generi un’immagine da mandare in una chat di gruppo.
Alcuni usi concreti in cui funziona bene:
- risposte rapide e spiegazioni semplici senza uscire dalla conversazione;
- scrittura e riscrittura di messaggi, auguri, post e didascalie;
- generazione e modifica di immagini;
- domande su foto e grafici, grazie alla multimodalità di Muse Spark;
- uso a mani libere con gli occhiali smart Ray-Ban Meta.
Per sviluppatori e aziende il valore sta altrove. Muse Glimmer porta un modello agentico su un computer personale senza inviare dati a nessuno, e Muse Spark Open offre un modello di grandi dimensioni installabile sui propri server, utile quando i dati non possono lasciare l’azienda.
Limiti, privacy e questioni aperte
Il tema privacy con Meta è inevitabile. Dal 27 maggio 2025 l’azienda usa i contenuti pubblici degli utenti adulti europei di Facebook e Instagram, oltre alle interazioni con Meta AI, per addestrare i propri modelli. Gli utenti potevano opporsi tramite un modulo, e chi non l’ha fatto può ancora farlo, ma l’opposizione vale per il futuro.
In Italia l’Autorità garante della concorrenza ha aperto a luglio 2025 un’istruttoria per possibile abuso di posizione dominante: secondo l’AGCM, integrare Meta AI dentro WhatsApp in modo così visibile può spingere gli utenti verso l’assistente di Meta senza una scelta consapevole.
C’è poi il nodo dell’apertura. I Llama sono sempre stati chiamati “open source”, ma la Open Source Initiative contesta il termine, perché le licenze pongono limiti d’uso. Anche Muse Spark Open ha una licenza con condizioni: le aziende con più di 20 milioni di dollari di fatturato annuo devono avvisare Meta e firmare un accordo separato prima di offrirlo come servizio, e i prodotti devono riportare la dicitura “Built with Muse Spark Open”. Muse Glimmer, con licenza Apache 2.0, è invece davvero libero.
Infine gli agenti. Un assistente che manda email e fa acquisti per te apre rischi nuovi. Meta ha costruito l’agente Muse attorno a un sistema chiamato Sentinel, che approva o blocca ogni azione verso internet e chiede conferma per quelle sensibili, ma resta un prodotto giovane e da usare con attenzione.
Meta AI a confronto con gli altri assistenti
Rispetto a ChatGPT, Meta AI vince sulla diffusione: è già installato sul telefono di chiunque usi WhatsApp. ChatGPT offre però più strumenti, dalla ricerca approfondita alla gestione di file e progetti, e un controllo più chiaro sulle conversazioni.
Gemini gioca la stessa partita di Meta, quella dell’integrazione, ma su un terreno diverso: Gmail, Documenti, Android. Se lavori con i servizi Google è più utile, se comunichi soprattutto via WhatsApp e Instagram Meta AI è più a portata di mano.
Claude è un’altra cosa: un assistente pensato per lavoro, scrittura lunga e programmazione, senza legami con i social. Il confronto più interessante oggi è tra i modelli di punta, dove Muse Wonder punta proprio ai compiti agentici in cui Claude e i modelli di OpenAI sono forti.
Domande frequenti su Meta AI
Cos’è Meta AI?
È l’assistente di intelligenza artificiale di Meta, integrato in WhatsApp, Instagram, Facebook e Messenger e disponibile su meta.ai e nell’app dedicata. Risponde a domande, scrive testi e genera immagini.
Meta AI è gratis?
Sì, in Italia è gratuito sia nelle app sia sul sito. A pagamento sono solo alcuni servizi per sviluppatori e, negli Stati Uniti, gli abbonamenti dell’agente Muse e di Muse Code.
Chi sviluppa Meta AI?
Meta Platforms, attraverso i Meta Superintelligence Labs guidati da Alexandr Wang. Il laboratorio di ricerca storico, FAIR, è nato nel 2013 sotto la guida di Yann LeCun.
Che differenza c’è tra Meta AI, Llama e Muse?
Meta AI è l’assistente, Llama e Muse sono i modelli che lo fanno funzionare. Llama è la famiglia aperta del 2023-2025, Muse è la serie che l’ha sostituita dal 2026. Muse è anche il nome dell’agente personale lanciato negli Stati Uniti.
Meta AI funziona in italiano?
Sì, capisce e risponde in italiano in tutte le app in cui è disponibile.
Meta usa i miei dati per l’addestramento?
Dal maggio 2025 Meta usa i contenuti pubblici degli adulti europei e le interazioni con Meta AI. Puoi opporti dalle impostazioni sulla privacy di Facebook e Instagram, con effetto sui dati futuri.
Posso usare i modelli di Meta sul mio computer?
Sì, con quelli a pesi aperti. Llama e Muse Glimmer girano anche su un buon computer personale, mentre Muse Spark Open richiede hardware da centro dati o configurazioni molto costose.
Ultime notizie su Meta AI
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Conclusioni
Meta è l’unico grande gruppo che può mettere un assistente AI davanti a miliardi di persone senza chiedere loro di scaricare nulla, e Meta AI sfrutta esattamente questo vantaggio. Dopo il passo falso di Llama 4, la serie Muse ha riportato l’azienda nel gruppo di testa, con un ritmo di rilasci quasi mensile e un ritorno ai pesi aperti con Glimmer e Spark Open.
Dall’Italia oggi puoi usare l’assistente gratuito e scaricare i modelli aperti, mentre agente personale e API restano per ora americani. Tieni d’occhio le impostazioni sulla privacy e, se sviluppi, leggi bene le licenze: con Meta, “aperto” non significa sempre la stessa cosa.
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Daniele Della Corte
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