Amazon tratta l’acquisto di Decart per 7 miliardi dopo il passo indietro di Anthropic
Amazon sarebbe in trattative per comprare Decart per circa 7 miliardi, dopo la rinuncia di Anthropic. In gioco c’è la portabilità tra chip.

Amazon sarebbe in trattative per acquistare Decart, la startup di San Francisco fondata da tre ingegneri israeliani, per circa 7 miliardi di dollari. La notizia arriva dal Wall Street Journal, che cita persone a conoscenza del dossier, ed è stata ripresa l’11 e il 12 ottobre da numerose testate. Non esiste per ora nessuna conferma ufficiale né da Amazon né da Decart, e i negoziati potrebbero ancora saltare. Il dato che rende la vicenda interessante è però un altro: poche settimane fa a rinunciare allo stesso affare, dopo la due diligence, era stata Anthropic.
Cosa riporta il Wall Street Journal
Secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, un accordo potrebbe arrivare in tempi brevi, a meno che le trattative si interrompano o si faccia avanti un altro pretendente. La cifra di circa 7 miliardi va confrontata con la valutazione di quasi 4 miliardi che i dati di PitchBook attribuivano a Decart a maggio, dopo un round da 300 milioni di dollari guidato da Radical Ventures. In meno di cinque mesi, quindi, il prezzo indicato sale di circa il 75%.
Il quadro è quello di una piccola gara. Secondo quanto riferito da Calcalist, anche Nvidia, che è tra gli investitori di Decart, sarebbe stata in trattative avanzate prima che arrivassero offerte più alte. Per un’azienda fondata nel 2023, è un percorso di valutazione estremamente rapido.
Chi è Decart e perché interessa
Decart è stata fondata da Dean Leitersdorf, amministratore delegato, da Orian Leitersdorf, direttore tecnico, e da Moshe Shalev, responsabile prodotto. Ha sede a San Francisco, con attività a New York e a Tel Aviv. L’azienda lavora su due fronti distinti ma complementari.
Il primo è quello dei modelli. Lucy è un modello che modifica il video in tempo reale, mentre Oasis genera ambienti simulati usati per addestrare robot e sistemi di guida autonoma. Sono i cosiddetti world model, sistemi che simulano ambienti tridimensionali e prevedono come cambiano nel tempo.
Il secondo fronte, probabilmente il più rilevante per Amazon, è il software. Si chiama Decart Optimization Stack, o DOS, e serve a far girare gli stessi carichi di lavoro AI su GPU Nvidia, TPU di Google o chip Trainium di Amazon senza dover riscrivere e ottimizzare tutto per ciascuna piattaforma. Secondo SiliconANGLE, citata dalla stampa di settore, questo può ridurre il tempo di messa a punto sui chip da mesi a un paio di settimane.
Perché Amazon è così interessata
Per capire la mossa bisogna guardare a Trainium, la famiglia di chip AI progettata da Amazon per competere con Nvidia. Le GPU di Nvidia restano scarse e costose, e chi sviluppa modelli ha un forte interesse a poter spostare i carichi di lavoro su hardware alternativo. Il vero ostacolo, per Trainium, non è soltanto la potenza di calcolo: è la fatica di portare il codice da un ecosistema all’altro.
Un software che abbatte questo costo di migrazione vale quindi molto più di una semplice startup di modelli video. Tra i clienti di Trainium vengono citati OpenAI, Anthropic e Uber, e Amazon ha dichiarato ad aprile impegni di ricavi legati a Trainium superiori ai 225 miliardi di dollari.
I rapporti tra le due aziende, del resto, non nascono ora. AWS ha concesso a Decart l’accesso anticipato a Trainium3 nel 2025, e a maggio Amazon è diventata cliente strategica con un accordo commerciale e un piano di go-to-market congiunto. Al re:Invent di dicembre 2025 Leitersdorf aveva sostenuto che il chip offre fino a quattro volte la velocità di generazione dei fotogrammi a metà del costo delle GPU, un dato dichiarato dall’azienda e difficile da verificare in modo indipendente.
Il precedente di Annapurna Labs
Il paragone che circola è con Annapurna Labs, la startup israeliana di chip acquisita da Amazon nel 2015 per una cifra riportata di circa 350 milioni di dollari, mai confermata dall’azienda. Da quel lavoro sono nati Graviton, Trainium, Inferentia e Nitro. Decart aggiungerebbe invece software, non silicio, e il prezzo sarebbe circa venti volte superiore.
Una scommessa enorme, insomma, ma coerente con la strategia di Amazon di rendere i propri chip un’alternativa credibile alle GPU.
La retromarcia di Anthropic
La storia ha un prologo che il nostro sito aveva già raccontato. In agosto avevamo scritto che Anthropic trattava l’acquisto di Decart per 6 miliardi. Bloomberg ha poi riferito che a settembre Anthropic si è ritirata dopo la due diligence, e nessuna delle due società ha spiegato che cosa sia cambiato.
Secondo le ricostruzioni, Anthropic voleva la tecnologia di Decart per aiutare la propria infrastruttura a sostenere una domanda in crescita. Una persona vicina alle discussioni aveva anche lasciato intendere che altre forme di collaborazione restavano possibili, senza dettagli su struttura o termini.
Il quadro si complica perché Amazon è anche uno dei principali partner di Anthropic. Ad aprile ha annunciato un impegno da 5 miliardi di dollari, con fino a 20 miliardi aggiuntivi legati al raggiungimento di determinati obiettivi. Se Amazon acquisisse davvero Decart, si troverebbe a possedere una tecnologia che un suo partner strategico aveva valutato e scartato. Chi legge in chiave finanziaria può approfondire il contesto nel nostro articolo sul percorso di Anthropic verso l’IPO.
Cosa cambia per il mercato dell’AI
Il primo effetto riguarda la neutralità. Oggi DOS promette di funzionare su più chip: sotto il controllo di Amazon, resta da capire se manterrebbe questa vocazione. I concorrenti cloud, come Google e Microsoft, e i clienti che usano GPU Nvidia guarderebbero con comprensibile sospetto a uno strumento di portabilità di proprietà di un rivale.
Il secondo effetto riguarda l’equilibrio con Nvidia. L’azienda domina il mercato grazie a un ecosistema software consolidato. Ogni strumento che rende più semplice spostare i modelli su altri chip riduce questo vantaggio, ed è esattamente la ragione per cui un’operazione di questo tipo viene letta come una mossa contro la dipendenza dalle GPU. Su questo fronte, la strategia di Amazon si affianca alla collaborazione con NVIDIA per 2 milioni di GPU in più che abbiamo già raccontato: Amazon continua infatti a comprare Nvidia mentre costruisce l’alternativa.
Il terzo effetto, meno immediato, riguarda i world model. Lucy e Oasis sono pensati per applicazioni come l’editing video live e la simulazione per robotica e guida autonoma, settori in cui i grandi gruppi stanno investendo con decisione. Anche in questo caso, i dati di prestazione e di efficienza diffusi dall’azienda, come gli aumenti di velocità e il risparmio sui costi, sono autodichiarati e vanno presi con cautela finché non arrivano verifiche indipendenti.
Un’operazione ancora tutta da confermare
Va ricordato che la fonte è giornalistica e anonima, non un comunicato. Gli scenari possibili restano tre: la firma in tempi brevi, il fallimento delle trattative o l’ingresso di un nuovo offerente. Nel frattempo, la distanza tra la valutazione di maggio e il prezzo ipotizzato oggi mostra quanto il mercato premi chi controlla lo strato software tra i modelli e i chip.
Conclusioni: che cosa tenere d’occhio
La vicenda Amazon e Decart racconta bene dove si sta spostando la competizione nell’intelligenza artificiale: non solo sui modelli, ma sull’infrastruttura che permette di farli girare in modo efficiente e a costi sostenibili. Se lavori con l’AI, che si tratti di sviluppo, SEO o marketing, tieni d’occhio la portabilità dei carichi di lavoro tra i chip, perché inciderà sui prezzi e sulla disponibilità dei servizi cloud nei prossimi anni.
Seguici per gli aggiornamenti: appena arriverà una conferma ufficiale, o una smentita, pubblicheremo l’evoluzione della storia. Intanto, scrivici se secondo te un software di portabilità può davvero scalfire il dominio di Nvidia.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.