Anthropic perde in appello: la corte conferma il bando del Pentagono su Claude
La Corte d'appello di Washington conferma, 2 a 1, la designazione di Anthropic come rischio per la sicurezza nazionale. Cosa cambia per Claude.

La battaglia legale tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha un nuovo capitolo, e questa volta il verdetto non sorride all’azienda che sviluppa Claude. Venerdì 25 settembre 2026 la Corte d’appello federale del Distretto di Columbia ha respinto, con una decisione a maggioranza di due giudici contro uno, il ricorso con cui Anthropic chiedeva di bloccare la designazione decisa dal Pentagono a marzo, quella che la classifica come un rischio per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale.
Tradotto in pratica: per ora l’etichetta resta, e con lei l’esclusione di Claude da una parte dei sistemi della Difesa e dei suoi fornitori.
Se hai seguito la vicenda, ricorderai che ad agosto un giudice federale in California aveva dato ragione ad Anthropic. Oggi il quadro si complica, perché due tribunali diversi hanno letto la stessa storia in modo opposto. In questo articolo ti spiego cosa ha deciso la corte d’appello, perché la sentenza conta ben oltre il singolo contratto e cosa può succedere nei prossimi mesi.
Cosa ha deciso la Corte d’appello del Distretto di Columbia
Il ricorso riguardava la cosiddetta designazione di supply chain risk, uno strumento previsto dalla normativa sulla sicurezza nazionale che consente al Dipartimento della Difesa di escludere un fornitore considerato inaffidabile. Anthropic sosteneva che il governo lo avesse usato come ritorsione, dopo che l’azienda si era opposta all’impiego della propria intelligenza artificiale in armi autonome letali e nella sorveglianza di massa dei cittadini americani.
Secondo la ricostruzione riportata da ABC News, la società contestava tre punti: la violazione del Primo emendamento, cioè della libertà di parola, l’uso improprio di una legge pensata per la sicurezza nazionale e l’aver aggirato le normali procedure per la cancellazione dei contratti federali.
La maggioranza del collegio ha respinto tutte e tre le obiezioni.
Le motivazioni della maggioranza
Per i due giudici favorevoli al Pentagono, il Dipartimento aveva elementi sufficienti per concludere che le restrizioni integrate in Claude, insieme alla disputa contrattuale mai risolta, potessero rendere il modello poco affidabile nelle operazioni militari. In altre parole, la corte ha considerato ragionevole che un’amministrazione della Difesa non voglia dipendere da uno strumento che, per scelta del produttore, potrebbe rifiutarsi di svolgere determinati compiti.
La maggioranza ha anche escluso che la decisione abbia violato i diritti di Anthropic alla libertà di espressione e al giusto processo. È un passaggio importante, perché era proprio sulla natura ritorsiva della misura che l’azienda aveva costruito buona parte della propria difesa.
Il dissenso della giudice Henderson
La decisione non è stata unanime. La giudice Karen LeCraft Henderson ha firmato un’opinione dissenziente in cui contesta la lettura della legge fatta dai colleghi. Secondo lei la norma non tratta come un rischio per la catena di approvvigionamento il caso di un contraente che applica in modo onesto e dichiarato le proprie restrizioni d’uso.
Il dissenso non cambia l’esito, ma pesa. Offre ad Anthropic un argomento giuridico solido nel caso in cui decida di chiedere un riesame più ampio, per esempio davanti all’intero collegio della corte o, più avanti, alla Corte Suprema.
Come si è arrivati allo scontro tra Anthropic e il Pentagono
Per capire la portata della sentenza bisogna tornare all’origine del conflitto. Tutto nasce da un contratto da 200 milioni di dollari legato all’impiego di Claude sui sistemi classificati della Difesa. Durante le trattative il Dipartimento ha chiesto che i modelli di Anthropic fossero disponibili per qualunque uso militare lecito, senza vincoli aggiuntivi.
Anthropic, invece, voleva garanzie scritte su due punti precisi: che Claude non venisse impiegato in sistemi d’arma completamente autonomi e che non fosse usato per la sorveglianza di massa della popolazione statunitense. Sono paletti coerenti con le politiche d’uso che l’azienda applica da anni e con l’immagine di laboratorio attento alla sicurezza che ha costruito fin dalla fondazione.
Il negoziato si è arenato e a marzo è arrivata la designazione.
Da allora Anthropic sostiene di aver perso affari per miliardi di dollari e di aver subito un danno reputazionale serio, in un momento delicato in cui il mercato attende una sua possibile quotazione in Borsa. Per un’azienda che vende soprattutto a imprese e pubbliche amministrazioni, essere bollata come rischio per la sicurezza nazionale dal governo del proprio paese non è un dettaglio: è un segnale che molti clienti, specialmente quelli che lavorano con la Difesa, non possono ignorare.
Se vuoi approfondire le caratteristiche del modello al centro della disputa, trovi una panoramica completa nella nostra guida a Claude AI.
Due tribunali, due verdetti opposti
La situazione giuridica è oggi insolita. Esiste infatti una seconda causa, parallela e collegata, in corso davanti a un tribunale federale della California. Ad agosto la giudice distrettuale Rita Lin aveva stabilito che le azioni del governo erano mosse dalla volontà di dare una lezione pubblica ad Anthropic per le sue critiche, e non da un fondato timore che l’azienda potesse sabotare il proprio modello. Ne avevamo parlato quando è arrivata la notizia: un giudice federale aveva annullato la messa al bando di Claude.
Quella decisione riguarda una designazione parallela ed è tuttora in vigore. La sentenza di venerdì, invece, riguarda il ricorso presentato a Washington contro la designazione principale.
Il risultato è un quadro frammentato, in cui la stessa condotta del governo è stata giudicata illegittima da un tribunale e ragionevole da un altro.
Anthropic ha fatto leva proprio su questo punto nella sua reazione ufficiale. L’azienda ha dichiarato di non condividere la decisione della corte d’appello, ha ricordato che un altro tribunale federale ha già ritenuto illegittima la designazione parallela e ha spiegato di essere fiduciosa nella propria posizione, valutando tutte le opzioni disponibili, compresa la richiesta di un ulteriore riesame.
Di tono opposto la reazione del governo. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha salutato la sentenza su X come una conferma della linea del Dipartimento, e lo stesso ha fatto il portavoce Sean Parnell, sostenendo che la decisione convalida pienamente la posizione dell’amministrazione sulla sicurezza nazionale.
Perché questa sentenza conta per tutto il settore AI
Potresti pensare che si tratti di una lite tra un fornitore e un cliente, per quanto grande. In realtà la posta in gioco è molto più ampia, e riguarda il rapporto tra i laboratori di intelligenza artificiale e gli Stati.
Le regole d’uso diventano una questione di appalti
Per anni il dibattito sulla sicurezza dell’AI si è svolto soprattutto nei documenti di ricerca, nelle conferenze e nelle policy pubblicate dalle aziende. Con questa sentenza le scelte etiche di un’azienda diventano un criterio concreto di idoneità negli appalti pubblici. Se un modello incorpora limiti che il committente non accetta, quel committente può legittimamente considerarlo inaffidabile, almeno secondo la lettura della maggioranza della corte.
È un precedente che tutti i grandi laboratori osserveranno con attenzione.
Chi vende modelli alle amministrazioni della Difesa, e sono sempre di più, dovrà chiedersi fino a che punto può spingersi nel dire no a determinati impieghi senza rischiare di essere escluso dalle gare. Non a caso negli ultimi mesi il Pentagono ha ampliato l’uso di altri strumenti: ti avevamo raccontato come la Difesa americana stesse puntando su ChatGPT e Grok per la sua piattaforma GenAI.mil, mentre Claude restava fuori dalla porta.
Un banco di prova per l’autonomia dei laboratori
C’è poi una questione di principio. Il dissenso della giudice Henderson mette il dito su un punto delicato: punire un fornitore perché dichiara apertamente cosa il suo prodotto non farà rischia di scoraggiare la trasparenza. Se le aziende imparano che rendere pubbliche le proprie linee rosse le espone a conseguenze commerciali pesanti, l’incentivo potrebbe diventare quello di tacere, o di rinunciare del tutto a certi limiti.
D’altro canto, chi sostiene la posizione del Pentagono ricorda che un’istituzione militare deve poter contare su strumenti prevedibili, e che non può essere il produttore a decidere unilateralmente in quali operazioni un sistema potrà essere impiegato. Sono due visioni legittime, e la sentenza di venerdì non chiude il confronto.
Il tema si inserisce in un momento in cui la governance dell’AI è al centro dell’agenda politica internazionale, come dimostra il recente confronto al Consiglio di sicurezza dell’ONU sui rischi dell’intelligenza artificiale, a cui ha partecipato anche il CEO di Anthropic Dario Amodei.
Cosa cambia per chi usa Claude
Se usi Claude per lavoro o nella tua azienda, e non operi nella filiera della Difesa statunitense, nell’immediato non cambia nulla. La designazione riguarda i sistemi del Dipartimento della Difesa e dei suoi contraenti, non il mercato civile né gli utenti europei.
L’impatto è soprattutto commerciale e reputazionale.
Le aziende americane che lavorano con il Pentagono potrebbero essere più caute nell’adottare Claude, e questo pesa sui conti di Anthropic proprio mentre la società è impegnata in una competizione durissima con OpenAI e Google sul fronte dei modelli di punta. Nelle ultime settimane Anthropic ha puntato molto sul rapporto tra prezzo e prestazioni, come nel caso del lancio di Claude Opus 5.5 con prezzi più bassi, ma una parte del mercato pubblico statunitense resta per ora preclusa.
Da osservare anche l’effetto sull’eventuale quotazione. Gli investitori valutano il rischio regolatorio e politico, e un contenzioso aperto con il governo federale è una variabile che difficilmente passa inosservata.
I prossimi passi della vicenda
Anthropic ha a disposizione diverse strade. Può chiedere che il caso venga riesaminato dall’intero collegio della Corte d’appello del Distretto di Columbia, una procedura nota come riesame en banc, oppure puntare direttamente alla Corte Suprema. Nel frattempo resta aperto il fronte californiano, dove la decisione della giudice Lin continua a produrre effetti sulla designazione parallela.
Non è escluso, infine, che la partita si chiuda fuori dalle aule, con una nuova trattativa sulle condizioni d’uso di Claude nei sistemi classificati. Per ora, però, entrambe le parti sembrano ferme sulle proprie posizioni.
Conclusioni
La sentenza della Corte d’appello del Distretto di Columbia segna un punto a favore del Pentagono in uno dei contenziosi più significativi della storia recente dell’intelligenza artificiale. Non è la parola definitiva, perché esiste un verdetto opposto in California e Anthropic può ancora ricorrere, ma fissa un principio che avrà conseguenze per tutto il settore: le linee rosse etiche di un’azienda AI possono diventare un motivo di esclusione dagli appalti della Difesa.
La domanda di fondo resta aperta. Chi deve decidere come viene usata un’intelligenza artificiale potente, chi la costruisce o chi la compra?
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