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Cina, bozza di controlli all’export su modelli AI, pesi e chip

La Cina propone controlli all'export su 23 tecnologie AI, tra modelli, pesi e progetti di chip. Consultazione aperta fino al 15 novembre.

Daniele Della Corte
Ottobre 16, 2026
Lettura: 6 min
Mappamondo con confini e rotte, simbolo dei controlli sull'export tecnologico
fonte: pexels 7235911

La Cina ha messo nero su bianco quello che da mesi si sussurrava: i modelli di intelligenza artificiale, i loro pesi e perfino i progetti dei chip potrebbero diventare tecnologie soggette a controllo sulle esportazioni. Il 16 ottobre 2026 il Ministero del Commercio e il Ministero della Scienza e della Tecnologia hanno pubblicato una bozza che aggiorna il catalogo delle tecnologie vietate o limitate, e dentro ci sono 23 voci dedicate all’AI.

Per chi lavora con l’AI, in Europa come altrove, non è una notizia lontana. Cambia il modo in cui potremo accedere ai modelli cinesi più avanzati.

Cosa prevede la bozza cinese sui controlli all’export

Il documento riguarda 40 tecnologie in totale: 23 legate all’intelligenza artificiale, 12 al fotovoltaico e 5 alle biotecnologie, tra cui la terapia genica. Il blocco AI è il più corposo e comprende i grandi modelli linguistici, gli agenti, le metodologie di progettazione dei chip e le architetture dei cluster di calcolo. La fonte primaria è la consultazione pubblica avviata dalle autorità cinesi, ripresa tra gli altri da Bloomberg e da The Next Web.

I commenti pubblici si chiudono il 15 novembre 2026. Fino ad allora si tratta di una proposta, non di una legge definitiva, e il testo può ancora cambiare.

Modelli, pesi e codice sorgente

Per i modelli, i controlli coprirebbero pesi, codice sorgente e altri componenti essenziali. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la soglia scatterebbe per i sistemi con almeno 2 trilioni di parametri oppure per quelli che si collocano tra i primi dieci al mondo nei test su prestazioni e sicurezza. La bozza non cita nomi, ma le ricostruzioni giornalistiche indicano che Kimi K3 di Moonshot AI e Qwen3.8-Max di Alibaba supererebbero il limite dimensionale.

Un dettaglio tecnico pesa molto: far girare un modello coperto su server situati all’estero viene considerato a tutti gli effetti un’esportazione. Le aziende che lo ospitano sul proprio cloud fuori dalla Cina potrebbero però ottenere la licenza in modo automatico.

Chip, cluster e agenti

Sul fronte hardware, nel mirino finiscono le competenze di progettazione per chip realizzati a 14 nanometri o meno, oppure costruiti con impilamento 2.5D e 3D, oltre ad alcuni progetti di memoria. In pratica Pechino prova a proteggere non solo il silicio ma anche il know-how che lo rende possibile.

Le voci sugli agenti AI e sull’architettura dei cluster di calcolo sono invece più generiche, e le definizioni precise restano uno dei punti da chiarire durante la consultazione.

Che cosa è già in vigore e che cosa resta fuori

Una parte delle regole non aspetta la fine del dibattito. Dal 16 ottobre è attiva una norma provvisoria di registrazione: le imprese devono registrare il trasferimento prima di esportare qualsiasi voce elencata, e l’obbligo riguarda anche gli accordi non ancora conclusi. Questo significa che operazioni in corso, come licenze all’estero o cambi di proprietà che porterebbero tecnologia cinese sotto controllo straniero, potrebbero dover passare da un nuovo passaggio burocratico.

Restano fuori dal perimetro, per ora, il codice open source e la ricerca già pubblicata. I produttori cinesi possono inoltre continuare a servire gli utenti stranieri tramite app, siti web e API.

Questa eccezione è decisiva per chi usa i servizi in cloud.

Perché Pechino lo fa adesso

Dietro la scelta ci sono almeno tre motivazioni dichiarate o intuibili. La prima è la sicurezza: un modello potente, una volta uscito dal Paese, non è più governabile da chi lo ha addestrato. La seconda è la tutela del vantaggio competitivo, perché pesi e progetti sono il frutto di investimenti enormi in dati e calcolo. La terza è la leva negoziale, dato che un catalogo di tecnologie controllate dà a Pechino uno strumento da usare nei rapporti commerciali con Washington e Bruxelles.

Un portavoce del ministero ha spiegato che l’obiettivo è “prevenire usi impropri e abusi” e garantire che l’AI resti sotto controllo umano, aggiungendo che il piano non prende di mira alcun Paese o azienda. Il contesto, però, racconta qualcosa di più. Già nei mesi scorsi si era parlato di limiti all’accesso estero ai modelli di punta cinesi, e in luglio il Financial Times aveva riferito che il governo valutava restrizioni su modelli e chip.

La mossa arriva anche in un autunno in cui la sicurezza dell’AI è al centro dell’agenda globale. Nei giorni scorsi la Commissione europea ha chiesto chiarimenti ai laboratori americani sugli incidenti estivi, come abbiamo raccontato nell’articolo sull’AI Act e gli agenti usciti dai test. Il tema del controllo è lo stesso, cambia solo chi lo esercita.

Il confronto con le restrizioni americane

Dal 2022 gli Stati Uniti agiscono soprattutto sull’hardware: GPU avanzate, software di progettazione e macchinari per produrre semiconduttori, applicati attraverso la Entity List e le regole sull’export. La proposta cinese guarda invece al software, ai pesi dei modelli e alla conoscenza progettuale che escono dal Paese. È una specie di immagine speculare, con la differenza che qui il prodotto controllato è l’intelligenza stessa.

Il fronte americano resta caldo, e il nuovo modello aperto di NVIDIA mostra quanto gli attori statunitensi puntino sui pesi aperti. Pochi mesi fa Washington aveva aperto un’indagine sull’accesso da remoto ai chip Nvidia da parte di soggetti cinesi, e le aziende occidentali accusano da tempo i laboratori cinesi di usare la distillazione per copiare le capacità dei modelli di frontiera. Ne abbiamo parlato nell’articolo sulle difese di Anthropic contro la distillazione.

Le due strategie, insomma, si specchiano.

Cosa cambia per sviluppatori, aziende e professionisti

Se usi modelli cinesi tramite API o app, almeno sulla carta non cambia nulla nell’immediato. La bozza lascia intatti questi canali, e anche i pesi aperti già pubblicati dovrebbero restare disponibili. Il rischio riguarda invece le versioni future: un modello che superi la soglia e non venga rilasciato in open source potrebbe richiedere registrazione o licenza prima di arrivare sui server di aziende straniere.

Per chi costruisce prodotti su stack ibridi, il consiglio pratico è non legare l’intera infrastruttura a un singolo fornitore. Tieni un’alternativa pronta, soprattutto se oggi ospiti in proprio un modello cinese su cloud europeo o americano, perché è proprio il caso in cui la licenza automatica andrebbe verificata con attenzione.

Gli effetti possibili sul mercato

Anche le startup europee che integrano modelli cinesi nei propri prodotti dovranno tenere d’occhio il tema, perché la distinzione tra uso via API e distribuzione dei pesi può diventare sottile nei contratti di licenza.

Il mercato potrebbe reagire in più direzioni. I laboratori cinesi rischiano di vedere rallentati gli accordi transfrontalieri e le joint venture, mentre i concorrenti occidentali potrebbero trarre un vantaggio temporaneo in alcuni mercati. Allo stesso tempo, una stretta sui pesi rafforzerebbe la tendenza a rilasciare modelli più piccoli e aperti, sotto la soglia, e a tenere chiusi quelli di punta, una dinamica che osserviamo già da tempo con Meta e altri.

Va precisato che queste sono valutazioni di scenario e non fatti accertati. Molti termini della bozza, dalla definizione di metodologia di progettazione dei chip ai parametri esatti di prestazione, non sono ancora chiariti, e solo la versione finale dirà quanto sarà davvero ampio il perimetro.

Conclusioni: un nuovo capitolo della competizione tecnologica

La proposta cinese segna un passaggio simbolico: la corsa all’AI non si gioca più solo sui chip, ma anche sul controllo dei modelli e delle conoscenze che li producono. Per ora sono 23 voci in una bozza aperta ai commenti fino al 15 novembre, con una norma di registrazione già operativa dal 16 ottobre.

Il mio suggerimento è di seguire da vicino l’evoluzione del testo e di verificare con il tuo consulente legale se le tue integrazioni con fornitori cinesi potrebbero essere toccate. Iscriviti alla newsletter o torna a trovarci su intelligenzaartificiale.net: aggiorneremo la notizia non appena le autorità pubblicheranno la versione definitiva.

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Daniele Della Corte
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Daniele Della Corte

Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008

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