Copilot, revisori umani vedono le foto degli utenti: cosa cambia per la tua privacy
Secondo 404 Media, contractor di Prolific vedono prompt e foto caricate nell'editor di Copilot. Microsoft cita i termini d'uso: ecco cosa fare.

Se hai usato l’editor di immagini di Copilot per ritoccare una foto, c’è una novità che dovresti conoscere: secondo un’inchiesta di 404 Media, i tuoi prompt, la tua foto originale e le modifiche generate dall’AI possono finire davanti agli occhi di revisori umani. Si tratta di collaboratori esterni, reclutati tra gli altri tramite la piattaforma Prolific, che valutano la qualità dei risultati per migliorare il prodotto di Microsoft.
Il punto non è che esista una revisione umana, pratica diffusissima nel settore. Il punto è quanto i contenuti degli utenti siano visibili, e quanto gli utenti ne siano consapevoli.
Cosa ha scoperto l’inchiesta su Copilot
Secondo quanto riportato da 404 Media e ripreso da TechSpot, i revisori che lavorano sulla funzione di modifica immagini di Copilot ricevono un compito molto preciso. Vedono il prompt scritto dall’utente, la fotografia originale caricata e due versioni modificate prodotte dal modello, e devono scegliere quale delle due segue meglio le istruzioni.
Nel farlo valutano se la modifica richiesta è stata eseguita, se le parti non coinvolte sono rimaste intatte, se compaiono difetti visibili e quale sia la qualità complessiva dell’immagine. Le linee guida invitano a fidarsi dell’istinto, con l’idea che la reazione di una persona davanti al risultato conti più di una griglia rigida di criteri.
Fin qui siamo nella normalità del cosiddetto preference tuning, la fase in cui le preferenze umane vengono usate per addestrare i modelli a produrre risultati migliori.
Volti non oscurati e richieste problematiche
Il problema, secondo i collaboratori sentiti da 404 Media, è il materiale che arriva sulle loro scrivanie digitali. Uno di loro ha raccontato che i volti sono sempre visibili, senza alcuna censura, e che molte richieste hanno natura sessuale e un consenso quantomeno dubbio. Tra gli incarichi sarebbero comparsi anche contenuti potenzialmente illegali e materiale legato a disturbi alimentari.
Questi revisori, precisano le fonti, non sono assunti per fare moderazione: il loro lavoro è valutare la resa dell’immagine, non segnalare gli abusi. Secondo i documenti visionati, a vedere le sottomissioni degli utenti sono almeno alcune centinaia di persone.
Il ruolo di Prolific e la risposta di Microsoft
Prolific è una piattaforma che mette a disposizione feedback umano per attività come il preference tuning, le valutazioni di sicurezza e i benchmark dei modelli. Nelle sue stesse linee guida riconosce che l’AI generativa può esporre i lavoratori a contenuti inattesi. Contattata da 404 Media, l’azienda non ha risposto alla richiesta di commento.
Microsoft, dal canto suo, ha dichiarato di usare i dati dei clienti come descritto nei propri termini di utilizzo, anche per migliorare i prodotti e far rispettare il codice di condotta. In altre parole, secondo l’azienda tutto rientra in quanto già previsto dalle condizioni che l’utente accetta.
Nell’articolo di TechSpot non si cita alcuna opzione per chi vuole evitare che le proprie immagini vengano riviste da persone.
Perché la vicenda conta, anche se è tutto nei termini d’uso
Dire che una pratica è prevista dai termini di utilizzo non equivale a dire che sia nota a chi usa il servizio. Pochissimi utenti leggono le condizioni per intero, e ancora meno immaginano che una foto caricata per eliminare un oggetto dallo sfondo o cambiare un abito possa essere mostrata a un collaboratore esterno insieme al testo del prompt.
È una questione di aspettative. Chi carica un autoscatto, una foto di famiglia o un’immagine di un’altra persona si aspetta di parlare con una macchina, non di condividere quel file con una rete di valutatori.
Il tema del consenso delle persone ritratte
C’è poi un aspetto che i termini d’uso dell’utente non risolvono. Le foto spesso ritraggono terze persone, che non hanno mai accettato nulla. Se un volto riconoscibile viene caricato da qualcun altro e sottoposto a revisione umana senza oscuramento, la persona ritratta non ha alcuna voce in capitolo.
Questo rende la vicenda rilevante anche per chi lavora con immagini di clienti, dipendenti o collaboratori: caricare quel materiale su un editor AI consumer può avere implicazioni di riservatezza e, in Europa, di protezione dei dati personali.
Un nodo che riguarda tutto il settore
Sarebbe un errore leggere la notizia come un problema esclusivo di Microsoft. La valutazione umana è una fase strutturale dello sviluppo dei modelli generativi, e quasi tutti i grandi attori ne fanno uso in qualche forma. Quello che cambia da un’azienda all’altra è il grado di trasparenza, l’esistenza di filtri preventivi e la possibilità per l’utente di dire di no.
Se vuoi capire come queste funzioni di ritocco funzionano dal punto di vista tecnico, ti può essere utile la nostra guida al ritocco foto con l’intelligenza artificiale, che spiega inpainting e outpainting.
Cosa puoi fare concretamente per proteggere le tue foto
Non esiste una soluzione unica, ma alcune abitudini riducono il rischio. La prima è molto semplice: tratta ogni foto caricata su un servizio AI online come un contenuto che potrebbe essere visto da una persona, non solo elaborato da un algoritmo.
Evita di caricare immagini con volti di terzi senza il loro consenso, documenti, foto di minori o qualsiasi scatto che non vorresti vedere circolare. Per i ritocchi più delicati, valuta strumenti che funzionano in locale sul tuo dispositivo, dove l’immagine non lascia il computer.
Ricontrolla poi le impostazioni privacy dell’account. Molti servizi offrono, almeno in parte, la possibilità di limitare l’uso dei dati per il miglioramento dei prodotti. Se la trovi, attivala, anche se in questo caso il report non indica un’opzione dedicata.
Se lavori in azienda, il consiglio è di definire una policy interna chiara su cosa si può caricare nei chatbot e negli editor AI. Sul fronte aziendale, Microsoft sta del resto spingendo sempre più i suoi strumenti nei flussi di lavoro, come racconta il nostro approfondimento su Decision-1 e Foundry, ed è quindi essenziale capire dove vanno a finire i dati.
Il confronto con altri assistenti e il quadro regolatorio
Il tema non è nuovo. Anche per i chatbot di testo si discute da tempo di quanto le conversazioni possano essere lette da revisori umani. Se usi un assistente come ChatGPT, vale lo stesso principio di cautela: leggi cosa prevede la policy sui dati e verifica le opzioni di esclusione dall’addestramento.
Sul piano normativo, in Europa il GDPR richiede una base giuridica chiara e un’informativa comprensibile per il trattamento di dati personali, comprese le immagini che permettono di riconoscere una persona. Un utilizzo previsto da lunghi termini di servizio potrebbe non bastare, e non è escluso che la vicenda attiri l’attenzione delle autorità di controllo. Al momento, però, si tratta solo di una possibilità e non risultano iniziative annunciate.
Conclusioni: trasparenza prima di tutto
La vicenda di Copilot ricorda che dietro molte funzioni AI c’è ancora un lavoro umano, spesso invisibile e a volte esposto a contenuti difficili. Questo vale sia per chi usa il servizio, i cui dati possono essere visti, sia per i revisori, che si trovano a valutare materiale che nessuno dovrebbe dover guardare senza tutele adeguate.
La lezione pratica è una sola: prima di caricare una foto su un editor AI, chiediti chi potrebbe vederla. Se la risposta ti mette a disagio, scegli un altro strumento o un’altra immagine. Continua a seguire il nostro sito per gli aggiornamenti: se Microsoft introdurrà nuove opzioni di controllo, ne parleremo qui.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.