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Gemini Call for Me: Google testa le telefonate fatte dall’AI al posto tuo

Con Call for Me Gemini telefona alle attività per te: prenota, sposta appuntamenti e resta in attesa. Il test parte sui Pixel 11 negli Stati Uniti.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 25, 2026
Lettura: 8 min
Smartphone che riceve una chiamata, simbolo delle telefonate gestite da Gemini con Call for Me
fonte: pexels 6862836

Google ha iniziato a testare Call for Me, una funzione che permette a Gemini di telefonare alle attività commerciali al posto tuo. Non si limita a chiedere un orario o un prezzo: l’assistente compone il numero dal tuo smartphone, si presenta, attraversa i menu automatici, resta in attesa e porta avanti la conversazione con la persona dall’altra parte. Tu puoi seguire tutto in tempo reale tramite una trascrizione e intervenire quando vuoi.

Per ora si tratta di un esperimento limitato agli Stati Uniti e a una ristretta cerchia di utenti, ma il segnale è chiaro. Dopo anni di prove, Google torna a scommettere sulla telefonata gestita dall’intelligenza artificiale, e questa volta lo fa con un agente capace di agire davvero per conto dell’utente.

Cosa fa Call for Me e come funziona

L’idea di fondo è semplice: ci sono telefonate che nessuno ha voglia di fare. Chiamare il ferramenta per sapere se un pezzo di ricambio è disponibile, spostare l’appuntamento dal parrucchiere al giovedì successivo, prenotare un tavolo all’aperto al ristorante o chiedere a un negozio di mettere da parte un articolo. Sono attività brevi ma fastidiose, spesso accompagnate da lunghe attese in linea e da risponditori automatici che chiedono di premere un tasto dopo l’altro.

Con Call for Me descrivi a Gemini cosa ti serve e l’assistente si occupa del resto.

La chiamata parte direttamente dal tuo telefono e usa il tuo numero personale, quindi l’attività vede arrivare una telefonata da un cliente reale e non da un centralino sconosciuto. Gemini si presenta, gestisce i menu vocali automatici, aspetta in linea se necessario e poi parla con l’operatore o con il commesso che risponde. Sullo schermo scorre una trascrizione dal vivo della conversazione, così puoi controllare che tutto vada nella direzione giusta e prendere il controllo della chiamata in qualsiasi momento.

Le informazioni personali restano sotto il tuo controllo

La differenza principale rispetto alle funzioni precedenti riguarda i dati. Per completare una prenotazione o spostare un appuntamento serve quasi sempre comunicare un nome, un numero di telefono o un riferimento. Google spiega che Gemini può condividere durante la chiamata solo le informazioni personali che hai approvato in anticipo. È proprio questo passaggio a trasformare un semplice servizio di richiesta informazioni in un agente capace di concludere piccole transazioni.

Google stessa riconosce che far parlare un’AI al posto tuo richiede una fiducia notevole. Per questo l’esperienza è stata costruita attorno al controllo dell’utente: tu decidi cosa l’assistente può dire, tu vedi cosa sta dicendo, tu puoi interromperlo.

Chi può usarlo oggi

La disponibilità, per il momento, è molto ristretta. Call for Me arriva in anteprima solo negli Stati Uniti, sugli smartphone della serie Pixel 11 (Pixel 11, 11 Pro, 11 Pro XL e 11 Pro Fold), per chi ha un abbonamento a pagamento a Gemini ed è iscritto alla beta pubblica dell’app Telefono di Google. Il lancio si inserisce nel pacchetto di funzioni Gemini Intelligence che accompagna i nuovi Pixel, di cui abbiamo parlato nel nostro articolo sul Made by Google 2026 e i Pixel 11.

Google non ha indicato date per l’estensione ad altri modelli Pixel, ad altri smartphone Android o ad altri Paesi. L’azienda parla di un esperimento iniziale e spiega di voler partire in piccolo perché le conversazioni reali sono piene di sfumature e l’esperienza va messa a punto prima di un rilascio più ampio. Tutti i dettagli sono raccolti nella pagina di supporto ufficiale di Google dedicata alle chiamate di Gemini.

Da Duplex a Gemini: un’idea che Google insegue da anni

Chi segue il settore da tempo avrà un senso di déjà vu. Nel 2018, durante la conferenza I/O, Google aveva mostrato Duplex, una tecnologia che permetteva all’Assistente Google di chiamare un salone e prenotare un appuntamento con una voce sorprendentemente naturale, completa di esitazioni e intercalari. La demo aveva stupito il pubblico e, allo stesso tempo, sollevato un dibattito acceso: è corretto che una macchina parli con una persona senza dichiarare subito la propria natura?

Da allora Google ha rilasciato una serie di funzioni più circoscritte. Hold for Me resta in attesa al posto tuo e ti avvisa quando risponde un operatore. Direct My Call mostra sullo schermo le opzioni dei menu vocali per aiutarti a navigarli. Più di recente Ask for Me ha permesso all’AI di chiamare le attività per chiedere prezzi e disponibilità di un servizio, ma sempre con un perimetro limitato alla raccolta di informazioni.

Call for Me è il passo successivo.

Non chiede soltanto, agisce. Prenota, sposta, riserva. E lo fa con un modello linguistico di nuova generazione alle spalle, molto più capace di gestire le deviazioni tipiche di una telefonata vera rispetto ai sistemi a regole di qualche anno fa. Se vuoi approfondire le capacità vocali su cui Google sta lavorando, trovi un quadro aggiornato nel nostro articolo su Gemini 3.8 Live e i Live Avatar.

Perché questa novità conta

La funzione in sé potrebbe sembrare una comodità minore. In realtà racconta molto bene la direzione in cui si sta muovendo tutto il settore: gli assistenti AI non si limitano più a rispondere alle domande, ma iniziano a eseguire compiti nel mondo reale per conto delle persone. È la logica degli agenti, che finora abbiamo visto soprattutto nel browser, nella posta elettronica o negli strumenti di programmazione.

Con Call for Me l’agente esce dallo schermo e parla al telefono con esseri umani che non hanno scelto di interagire con un’AI.

La corsa, del resto, è affollata. Anche altri grandi gruppi tecnologici stanno dotando i propri assistenti della capacità di effettuare chiamate per conto degli utenti, e la voce sta diventando uno dei terreni di competizione principali. Chi controlla l’agente che telefona, prenota e acquista controlla anche un pezzo importante del rapporto tra consumatori e attività commerciali.

Il punto di vista delle attività commerciali

C’è poi l’altro lato della linea. Il ristorante, il negozio sotto casa, lo studio professionale riceveranno sempre più telefonate gestite da un’AI. Google afferma di voler rispettare il tempo dei piccoli negozi e del personale che risponde al telefono, e sottolinea che le chiamate effettuate da Gemini rappresentano clienti reali che concludono transazioni reali. È un messaggio pensato per rassicurare chi potrebbe vedere in queste chiamate una forma di disturbo o, peggio, di spam automatizzato.

Per le imprese si apre però una questione pratica: come gestire in modo efficiente un volume crescente di interlocutori artificiali? Non è difficile immaginare, nel giro di qualche anno, conversazioni in cui a entrambi i capi del telefono ci sono due agenti AI che si accordano su orari e disponibilità. A quel punto la telefonata diventerebbe solo un’interfaccia di transizione, destinata forse a essere sostituita da protocolli diretti tra agenti.

Fiducia, trasparenza e limiti

Il tema più delicato resta quello della fiducia. Affidare a un’AI una conversazione a proprio nome significa accettare che possa sbagliare, fraintendere una richiesta o prendere un impegno non desiderato. Proprio in questi giorni un caso che ha coinvolto un agente di OpenAI e un portale sanitario australiano ha ricordato quanto possano essere concreti i rischi quando un sistema autonomo agisce senza un perimetro chiaro; ne abbiamo parlato nell’articolo sull’agente OpenAI e il portale Medicare.

Le scelte di Google vanno lette in questa chiave.

La trascrizione dal vivo, la possibilità di subentrare in ogni momento, la condivisione dei soli dati preapprovati e la presentazione dell’assistente all’inizio della chiamata sono tutte misure pensate per limitare gli errori e per evitare l’effetto inganno che aveva accompagnato la prima demo di Duplex. Resta da capire come si comporterà il sistema davanti a interlocutori poco collaborativi, accenti marcati, linee disturbate o richieste impreviste, cioè esattamente le situazioni in cui una telefonata reale può complicarsi.

Cosa cambia per te, anche in Italia

Se vivi in Italia, per ora Call for Me resta fuori portata. Google non ha annunciato alcun calendario per l’arrivo in Europa e, considerando la sensibilità del tema, è probabile che un eventuale debutto nel mercato europeo richieda valutazioni aggiuntive sul fronte della privacy e della trasparenza verso chi riceve la chiamata. Anche la lingua è un fattore: gestire in modo affidabile una conversazione in italiano, con i suoi registri e le sue varianti regionali, è una sfida diversa rispetto all’inglese americano.

Detto questo, vale la pena seguire l’evoluzione della funzione per almeno due motivi. Il primo è che indica chiaramente la traiettoria di Gemini, sempre più orientato a diventare un agente personale integrato nello smartphone piuttosto che un semplice chatbot. Se usi già l’assistente di Google, nella nostra guida completa a Google Gemini trovi una panoramica delle funzioni disponibili oggi.

Il secondo motivo riguarda chi gestisce un’attività.

Negozi, ristoranti, studi professionali e centri servizi farebbero bene a iniziare a chiedersi come accogliere richieste che arrivano da assistenti automatici: informazioni aggiornate e facilmente comunicabili, procedure di prenotazione chiare, personale preparato a riconoscere e gestire una chiamata di questo tipo. Chi si organizza prima avrà un vantaggio quando queste funzioni diventeranno comuni.

Conclusioni

Call for Me è ancora un esperimento di nicchia, riservato a pochi utenti americani con l’ultimo Pixel e un abbonamento a Gemini. Eppure rappresenta uno dei segnali più concreti di come gli agenti AI stiano uscendo dai confini delle app per entrare nelle interazioni quotidiane con persone e aziende. Google riprende un’idea nata con Duplex e la rende finalmente operativa, con più controllo per l’utente e più trasparenza verso chi risponde.

La vera prova arriverà con la diffusione su larga scala, quando si capirà se l’AI al telefono è in grado di reggere la complessità delle conversazioni reali senza creare più problemi di quanti ne risolva.

E tu, lasceresti a Gemini il compito di telefonare al posto tuo? Continua a seguire intelligenzaartificiale.net per restare aggiornato sull’evoluzione degli agenti AI e sulle novità di Google, e raccontaci nei commenti quali telefonate delegheresti volentieri a un assistente artificiale.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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