Google testa gli acquisti Flipkart dentro Gemini e AI Mode in India
Google prova in India un pulsante Acquista per comprare prodotti Flipkart da Gemini e AI Mode: cosa cambia per e-commerce, SEO e commercio agentico.

Google ha iniziato a testare in India un pulsante Acquista che permette di comprare prodotti di Flipkart direttamente dalle risposte di Gemini e di AI Mode. È un passo piccolo nei numeri, perché riguarda pochi utenti e una manciata di categorie, ma enorme nel significato: l’assistente AI smette di essere una vetrina che suggerisce e diventa il punto in cui la transazione si chiude. Se lavori nell’e-commerce, nel marketing o nella SEO, questa è una di quelle notizie che conviene leggere con attenzione, perché anticipa come cambierà il percorso d’acquisto anche in Europa.
Cosa sta testando Google con Flipkart
Secondo quanto riportato da TechCrunch, che ha potuto vedere l’esperienza in funzione, alcuni utenti indiani trovano ora un pulsante di acquisto accanto a determinate schede prodotto di Flipkart quando interrogano Gemini o la modalità AI della ricerca Google. Toccandolo si apre un flusso di checkout con il marchio Flipkart, senza uscire dall’interfaccia conversazionale.
Il test è volutamente circoscritto. Coinvolge una parte degli utenti e una selezione ristretta di prodotti, soprattutto smartphone, elettronica e accessori per il mobile. Gli altri continuano a vedere le normali schede di Flipkart, con il classico rimando al sito del venditore.
Il calendario però è già abbastanza chiaro.
Una fonte citata da TechCrunch parla di un’estensione più ampia nel corso di ottobre, in tempo per la stagione degli acquisti festivi indiani, il periodo di Diwali in cui Flipkart e Amazon si contendono i consumatori a colpi di sconti e promozioni. Google, interpellata, si è limitata a dire di testare continuamente nuove funzioni per aiutare le persone a scoprire le attività commerciali e a entrarci in contatto, senza aggiungere dettagli.
Un checkout con il marchio del venditore
C’è un dettaglio tecnico che merita attenzione. All’inizio del 2026 Google aveva presentato un checkout ospitato da Google stessa, pensato per acquistare prodotti idonei dentro Gemini e AI Mode. Il test con Flipkart sembra invece funzionare diversamente: il flusso di pagamento è brandizzato Flipkart, come se il negozio fosse incorporato nella risposta dell’AI anziché sostituito da essa.
Non è ancora chiaro quale tecnologia ci sia sotto. È però una scelta che dice molto sull’equilibrio che Google cerca con i grandi retailer, i quali non hanno alcuna voglia di perdere il rapporto diretto con il cliente, i dati d’ordine e la fidelizzazione.
Il ruolo dello Universal Commerce Protocol
Per capire dove si inserisce questo test devi tornare a gennaio 2026, quando Google ha introdotto lo Universal Commerce Protocol, o UCP. Si tratta di uno standard aperto pensato per far dialogare gli agenti AI con i negozi online lungo tutto il percorso d’acquisto: ricerca del prodotto, verifica di disponibilità e prezzo, carrello e pagamento. Sundar Pichai lo aveva presentato durante il suo intervento alla NRF di New York, spiegando che avrebbe consentito di comprare prodotti idonei direttamente in Gemini e in AI Mode (fonte Google).
Da allora il protocollo si è arricchito. Durante Google Marketing Live l’azienda ha aggiunto, tra le altre cose, la possibilità di trasferire gli articoli nel carrello del sito del venditore per completare lì l’ordine. Proprio in occasione di Google Marketing Live India, a inizio settembre, Flipkart era stata citata tra i commercianti partner per le esperienze di shopping che Google definisce agentiche.
Il test di questi giorni è quindi la prima applicazione concreta e visibile di quella promessa sul mercato indiano.
Perché proprio l’India e perché proprio Flipkart
L’India è il secondo mercato internet al mondo, con oltre un miliardo di abbonati, ed è un laboratorio ideale per sperimentare nuovi comportamenti d’acquisto su scala. L’e-commerce locale è dominato da due giganti, Flipkart e Amazon, e la stagione festiva autunnale concentra una quota enorme delle vendite annuali. Lanciare lì un pulsante di acquisto nell’AI significa misurarne l’efficacia nel momento di massima intensità commerciale dell’anno.
Poi c’è la questione dei legami societari.
Nel 2024 Google ha investito circa 350 milioni di dollari in Flipkart, controllata da Walmart, entrando come socio di minoranza. Alla partnership tecnologica si somma dunque un interesse finanziario diretto. Non sorprende allora che, nell’esperienza osservata da TechCrunch, le schede di Amazon compaiano accanto a quelle di Flipkart ma senza il pulsante di acquisto diretto. È presto per parlare di trattamento preferenziale, trattandosi di un test, ma è un aspetto che le autorità antitrust e i concorrenti osserveranno con attenzione.
La corsa al commercio agentico
Google non si muove nel vuoto. OpenAI ha già portato gli acquisti dentro ChatGPT, anche con retailer come Walmart, e l’intero settore sta spostando l’obiettivo dalla semplice raccomandazione del prodotto alla gestione dell’intero ordine. Anche Anthropic ha pubblicato indicazioni per chi vuole costruire agenti di vendita, come abbiamo raccontato parlando del blueprint di Claude per il commercio agentico.
La posta in gioco è altissima. Chi controlla il momento del pagamento controlla anche i dati più preziosi, cioè che cosa compri, quando e a che prezzo, e può trasformarli in pubblicità più mirata e in commissioni. Per Google, che vive di annunci, portare la transazione dentro Gemini è anche un modo per difendere il proprio modello di business mentre le ricerche tradizionali si spostano verso le risposte generate. Non a caso l’azienda aveva già sperimentato gli annunci conversazionali in AI Mode, un tassello dello stesso mosaico.
Il pulsante Acquista chiude il cerchio: dalla domanda alla risposta, dalla risposta all’ordine.
Cosa cambia per chi usa Gemini
Dal punto di vista dell’utente il vantaggio è evidente, perché meno passaggi significano meno attrito. Chiedi a Gemini quale smartphone conviene sotto una certa cifra, confronti le opzioni nella stessa conversazione e compri senza aprire altre schede. Il rovescio della medaglia è la minore esposizione alle alternative: se solo alcuni venditori offrono l’acquisto diretto, è naturale che l’utente tenda a scegliere quelli, anche quando altrove esistono offerte migliori.
Resta poi il tema della fiducia. Affidare pagamento e indirizzo di spedizione a un flusso che nasce dentro un chatbot richiede garanzie chiare su chi gestisce i dati, chi risponde in caso di problemi con l’ordine e come si esercitano resi e rimborsi. Il fatto che il checkout sia brandizzato Flipkart aiuta, perché il consumatore sa con chi sta concludendo il contratto.
Le implicazioni per SEO, marketing ed e-commerce
Se ti occupi di visibilità online, questo test va letto come un segnale di direzione. Finora l’ottimizzazione per i motori di ricerca puntava a portare traffico sul sito, dove poi avveniva la conversione. Con il commercio agentico una parte crescente delle conversioni potrebbe avvenire prima ancora che l’utente veda la tua pagina.
Questo sposta l’attenzione su elementi diversi. Diventano centrali la qualità e la completezza dei feed prodotto, la precisione di prezzi e disponibilità, i dati strutturati e la capacità di integrarsi con protocolli come UCP. In altre parole, la SEO nell’era dell’AI non riguarda più soltanto i contenuti, ma anche l’infrastruttura che rende un catalogo leggibile e acquistabile dagli agenti.
Per i piccoli e medi negozi il rischio è evidente.
I grandi marketplace hanno le risorse per negoziare integrazioni dirette con Google e OpenAI, mentre un e-commerce indipendente potrebbe ritrovarsi citato nelle risposte ma senza il pulsante che converte. Sarà importante capire se Google aprirà davvero l’acquisto diretto a tutti i commercianti che adottano lo standard, come la natura aperta di UCP lascerebbe intendere, o se nella pratica prevarranno gli accordi con i partner principali.
Quando potrebbe arrivare in Italia
Al momento non ci sono indicazioni su un’estensione del test al mercato italiano o europeo. In Europa, poi, il quadro è più complesso: il Digital Markets Act impone a Google, in quanto gatekeeper, di non favorire i propri servizi o i propri partner nei risultati, e un pulsante di acquisto riservato a un venditore in cui l’azienda ha investito solleverebbe con ogni probabilità obiezioni immediate. È plausibile che qui l’arrivo del commercio agentico passi da soluzioni più neutrali e da un’apertura più ampia ai commercianti.
Detto questo, la direzione è tracciata e riguarda tutti gli operatori del settore, non solo quelli indiani.
Conclusioni
Il test di Google con Flipkart è ancora limitato, ma racconta con chiarezza dove sta andando la ricerca: dall’elenco di link alla risposta generata, e ora dalla risposta all’acquisto completato senza lasciare l’assistente. Per gli utenti significa comodità, per i venditori una nuova vetrina da conquistare, per chi fa marketing un cambio di paradigma che conviene iniziare a preparare adesso, lavorando su dati prodotto, feed e integrazioni.
Se gestisci un e-commerce o segui la visibilità di un brand, comincia a chiederti quanto il tuo catalogo sia pronto per essere letto e venduto da un agente AI. Continua a seguirci per sapere quando e come il commercio agentico arriverà anche in Italia, e raccontaci nei commenti se compreresti direttamente da Gemini.