Laurea in intelligenza artificiale: corsi universitari in Italia e come scegliere
Lauree triennali, magistrali e dottorato in intelligenza artificiale in Italia: classi, atenei, requisiti di accesso e criteri per scegliere il corso giusto.

Fino a pochi anni fa, chi voleva studiare intelligenza artificiale all’università doveva iscriversi a informatica o a ingegneria e sperare di trovare, al terzo anno o in magistrale, un paio di esami dedicati al machine learning. Oggi il quadro è cambiato in modo netto: in Italia esistono decine di corsi di laurea che mettono l’AI nel titolo, triennali e magistrali, in italiano e in inglese, negli atenei statali, in quelli privati e nelle università telematiche.
Tanta scelta, però, porta con sé un problema nuovo.
Dietro la stessa etichetta “intelligenza artificiale” si nascondono percorsi molto diversi tra loro: alcuni sono corsi di informatica con una forte componente matematica, altri sono lauree di ingegneria orientate ai sistemi, altri ancora sono magistrali umanistiche che studiano l’impatto dell’AI sulla comunicazione e sulla società. In questa guida ti spiego come è organizzata l’offerta universitaria italiana, quali sono le classi di laurea che contano, quali atenei hanno percorsi dedicati, cosa si studia davvero e, soprattutto, come capire quale corso fa per te prima di firmare l’iscrizione.
Come è organizzata la formazione universitaria sull’AI in Italia
Il primo passo per orientarti è capire che in Italia non esiste una “classe di laurea in intelligenza artificiale” a sé stante. I corsi di laurea sono inquadrati dal Ministero in classi, identificate da una sigla, che stabiliscono gli obiettivi formativi minimi e le aree disciplinari obbligatorie. Un corso che si chiama “Artificial Intelligence” o “Ingegneria dell’intelligenza artificiale” appartiene sempre a una classe più ampia, e questa classe ti dice molto più del nome commerciale.
Questo dettaglio non è burocrazia fine a se stessa. La classe determina il valore legale del titolo, l’accesso ai concorsi pubblici, la possibilità di iscriverti a certe magistrali e, in alcuni casi, all’esame di Stato per diventare ingegnere iscritto all’albo.
Le classi di laurea triennale più frequenti
Nella laurea triennale, i corsi dedicati all’AI ricadono quasi sempre in due classi. La prima è la L-31, Scienze e tecnologie informatiche, che è la classe tipica dei corsi di informatica nei dipartimenti di scienze. Qui l’impostazione è più vicina alla matematica e alla teoria degli algoritmi: programmazione, strutture dati, logica, probabilità, basi di dati e, nei corsi orientati all’AI, apprendimento automatico già dal secondo anno.
La seconda è la L-8, Ingegneria dell’informazione, che ospita i corsi di ingegneria informatica. In questo caso trovi una base ingegneristica più ampia, con fisica, elettronica, controlli automatici e sistemi, accanto alla parte di software.
Esistono poi percorsi che intrecciano l’AI con la statistica, con l’economia o con le scienze cognitive, e che possono appartenere ad altre classi. Non sono meno validi, ma hanno un taglio diverso: è importante saperlo prima, perché la classe condiziona le magistrali a cui potrai accedere senza debiti formativi.
Le classi di laurea magistrale
Nella magistrale il ventaglio si allarga. Le classi più comuni sono la LM-18, Informatica, e la LM-32, Ingegneria informatica. Alcuni atenei offrono corsi interclasse, cioè corsi che permettono allo studente di scegliere in quale delle due classi conseguire il titolo: è il caso della magistrale in Artificial Intelligence dell’Università di Bologna, che secondo le guide di orientamento è attivata proprio come LM-18 e LM-32.
Accanto a queste ci sono le magistrali in Data Science, in Statistica e, sempre più spesso, magistrali di area umanistica o sociale che usano l’AI come oggetto di studio. Una magistrale in comunicazione e intelligenza artificiale, per esempio, non ti forma come sviluppatore di modelli, ma come professionista capace di capire, valutare e governare l’uso dell’AI nei media e nelle organizzazioni.
Sono due mestieri diversi, e vanno scelti con consapevolezza.
Quanti sono i corsi oggi
Dare un numero preciso è difficile, perché l’offerta cambia ogni anno accademico e dipende da cosa si considera “corso di AI”. Le mappature pubblicate dalle testate di settore parlano di circa cinquanta percorsi: Skuola.net, nel suo aggiornamento del 2026, ne conta 49, mentre Agenda Digitale ne elenca una cinquantina includendo atenei privati e telematici, con una forte concentrazione al Centro e al Nord e una presenza più contenuta al Sud. La stessa analisi stima che circa il 40% dei corsi sia erogato interamente in inglese.
Il dato da portarti a casa non è il numero esatto, ma la tendenza: l’offerta cresce, e diventa sempre più importante saper distinguere un percorso solido da un’etichetta di richiamo.
Le lauree triennali in intelligenza artificiale
Se stai finendo le superiori e sai già che l’AI è il tuo obiettivo, hai due strade. Puoi scegliere una triennale esplicitamente dedicata all’intelligenza artificiale oppure una triennale classica in informatica, ingegneria informatica, matematica o statistica, rimandando la specializzazione alla magistrale. Entrambe funzionano, e nessuna delle due ti chiude porte.
Alcuni esempi di triennali dedicate
Tra i percorsi più noti c’è la laurea triennale in Artificial Intelligence attivata congiuntamente dall’Università di Pavia, dall’Università degli Studi di Milano e da Milano-Bicocca: è un corso interateneo, in classe L-31 e tenuto in inglese, nato proprio per offrire una formazione AI già dal primo livello. A Roma, la Sapienza propone Applied Computer Science and Artificial Intelligence, anch’esso in L-31 e in lingua inglese.
Non mancano corsi in classe L-8 con l’AI nel nome, soprattutto negli atenei privati e telematici. La Link Campus University, per esempio, offre Ingegneria dell’intelligenza artificiale in L-8, mentre diverse università telematiche, come la San Raffaele Roma, propongono corsi di ingegneria informatica e intelligenza artificiale fruibili online.
Questi esempi non sono una classifica, ma un punto di partenza: l’elenco completo e aggiornato lo trovi sempre sul portale ministeriale Universitaly, nella sezione di ricerca dei corsi, filtrando per parola chiave e per classe.
Triennale specifica o triennale generalista?
La triennale dedicata all’AI ha un vantaggio evidente: ti mette subito a contatto con machine learning, reti neurali, elaborazione del linguaggio e visione artificiale, e ti permette di costruire presto progetti concreti da mostrare. Lo svantaggio è che, in tre anni, qualcosa deve essere sacrificato, e spesso a farne le spese sono parti più tradizionali dell’informatica o della matematica.
La triennale generalista, al contrario, ti dà basi più larghe e una maggiore libertà di scelta dopo.
Molti docenti e professionisti del settore consigliano la seconda strada a chi non è ancora sicuro al cento per cento, perché le fondamenta matematiche e algoritmiche sono la parte più difficile da recuperare più avanti, mentre la specializzazione in AI si può costruire bene in magistrale. Se vuoi farti un’idea di quanta matematica serva davvero, leggi la nostra guida alla matematica per il machine learning, che ti mostra quali argomenti contano e a che livello.
Le lauree magistrali in intelligenza artificiale
La magistrale è il livello in cui l’offerta italiana sull’AI è più ricca e matura. Qui l’intelligenza artificiale smette di essere un insieme di esami e diventa l’asse portante dell’intero biennio, con corsi avanzati, laboratori, tesi di ricerca e, spesso, collaborazioni con aziende e centri di ricerca.
I percorsi più conosciuti
L’Università di Bologna ha una delle magistrali in Artificial Intelligence più note, tenuta in inglese e interclasse LM-18 e LM-32. La Sapienza di Roma offre Artificial Intelligence and Robotics, in classe LM-32, che unisce l’AI alla robotica e ai sistemi autonomi, ed è inoltre coinvolta nell’Erasmus Mundus Joint Master in Artificial Intelligence, un percorso internazionale condiviso con altre università europee.
L’asse lombardo Pavia, Milano e Bicocca propone una magistrale in Artificial Intelligence for Science and Technology, pensata come prosecuzione naturale della triennale interateneo. L’Università di Pisa, storicamente forte in informatica, offre l’AI come indirizzo all’interno della magistrale in Computer Science, mentre i Politecnici di Milano e di Torino declinano l’intelligenza artificiale all’interno dei loro percorsi in Computer Science and Engineering e Data Science and Engineering.
Il panorama non si ferma ai grandi atenei.
Le mappature di settore citano magistrali dedicate o fortemente orientate all’AI anche all’Università del Piemonte Orientale, all’Università della Basilicata, all’Università Kore di Enna e all’Università di Catania, oltre a percorsi in atenei privati come la Bocconi, che ha attivato corsi che uniscono AI, matematica e scienze computazionali con un taglio vicino all’economia e alle decisioni.
Le magistrali di area umanistica e sociale
Una novità degli ultimi anni è la nascita di magistrali che studiano l’intelligenza artificiale dal punto di vista della comunicazione, della filosofia, del diritto o delle scienze sociali. All’Università di Roma Tor Vergata, per esempio, esiste una magistrale in Comunicazione e intelligenza artificiale, mentre l’Università di Torino ha attivato un percorso dedicato a intelligenza artificiale e società.
Questi corsi non richiedono, di norma, una triennale scientifica e non formano ingegneri. Formano però figure sempre più richieste: chi deve progettare policy aziendali sull’uso dell’AI, chi lavora sulla conformità normativa, chi deve spiegare la tecnologia a un pubblico non tecnico, chi si occupa di etica e di impatto sociale.
Se ti riconosci in questi ruoli, una magistrale di questo tipo può essere più adatta di un percorso puramente tecnico.
Cosa si studia davvero in un corso di AI
Al di là dei nomi, i corsi di intelligenza artificiale condividono un nucleo di materie abbastanza stabile. Conoscerlo ti aiuta a leggere i piani di studio con occhio critico e a capire se un corso è sostanzioso o soltanto di facciata.
Le fondamenta matematiche
Algebra lineare, analisi, probabilità e statistica sono il linguaggio con cui si descrivono i modelli di apprendimento automatico. Un corso serio di AI non le salta mai: le trovi nei primi anni della triennale o, in magistrale, come requisiti di accesso o come esami di riallineamento. Ottimizzazione e calcolo numerico completano il quadro, perché addestrare un modello significa, in sostanza, risolvere un problema di ottimizzazione su grandi quantità di dati.
Se un piano di studi ha pochissima matematica, chiediti perché.
Informatica e programmazione
Programmazione, algoritmi, strutture dati, basi di dati e sistemi operativi sono il secondo pilastro. Python è il linguaggio più diffuso nei corsi di machine learning, ma molti percorsi insegnano anche linguaggi come C, C++ o Java, utili per capire cosa succede “sotto il cofano”. Nei corsi più aggiornati compaiono anche il calcolo distribuito e l’uso delle GPU, indispensabili per lavorare con modelli di grandi dimensioni.
Le materie specifiche dell’AI
Il cuore del percorso è composto da machine learning, deep learning, elaborazione del linguaggio naturale, visione artificiale, apprendimento per rinforzo e rappresentazione della conoscenza. A questi si aggiungono, a seconda dell’ateneo, robotica, sistemi multi-agente, logica e ragionamento automatico, sistemi di raccomandazione e, sempre più spesso, modelli generativi e grandi modelli linguistici.
Molti corsi includono anche esami su etica, diritto e regolamentazione dell’AI, un tema diventato centrale con l’entrata in vigore dell’AI Act europeo. Non è un riempitivo: chi progetta sistemi di AI oggi deve sapere quali obblighi di trasparenza, sicurezza e gestione del rischio si applicano al proprio lavoro.
Progetti, laboratori e tesi
L’ultima parte, spesso sottovalutata, è quella pratica. Progetti di gruppo, laboratori, tirocini in azienda e tesi sperimentali sono il luogo in cui la teoria diventa competenza spendibile. Quando confronti due corsi, guarda quanti crediti sono dedicati a queste attività e con quali aziende o centri di ricerca l’ateneo collabora.
Un buon portfolio di progetti vale quanto il voto di laurea, a volte di più.
Requisiti di accesso, test e lingua
Le modalità di ammissione variano molto da ateneo ad ateneo, e conviene informarsi con largo anticipo, perché alcune scadenze cadono già in primavera.
Accesso alla triennale
Per le triennali le formule principali sono tre: accesso libero con una prova di verifica delle conoscenze iniziali, accesso programmato a livello locale con un numero limitato di posti e una graduatoria, oppure selezioni specifiche per i corsi in inglese. Molti atenei utilizzano i test TOLC del consorzio CISIA, come il TOLC-I per i corsi di ingegneria e il TOLC-S per quelli di area scientifica, che puoi sostenere anche più volte e in sedi diverse.
Nei corsi più richiesti i posti sono limitati e la competizione è alta. Prepararti sulla matematica di base delle superiori è il modo migliore per arrivare al test con tranquillità.
Accesso alla magistrale
Per la magistrale l’ateneo verifica i requisiti curriculari, cioè un numero minimo di crediti in determinate aree, come matematica e informatica, e l’adeguatezza della preparazione personale, a volte tramite un colloquio o una valutazione del curriculum. Se arrivi da una triennale diversa, per esempio da fisica, economia o ingegneria gestionale, potresti dover integrare qualche esame prima dell’iscrizione.
Leggi sempre il bando con attenzione: è lì che trovi l’elenco preciso dei crediti richiesti.
La questione della lingua
Una parte consistente dei corsi di AI, soprattutto in magistrale, è tenuta interamente in inglese. In questi casi l’ateneo richiede di solito una certificazione linguistica, spesso di livello B2, oppure una prova interna. Studiare in inglese ha un vantaggio concreto: la letteratura scientifica, la documentazione degli strumenti e gran parte delle offerte di lavoro internazionali sono in inglese, e abituarti presto a questo linguaggio ti renderà più competitivo.
Se il tuo inglese è ancora fragile, non scartare questi corsi: lavoraci sopra nei mesi precedenti, anche con l’aiuto dell’AI stessa.
Il dottorato in intelligenza artificiale
Se ti appassiona la ricerca, dopo la magistrale puoi proseguire con un dottorato. In Italia esiste il Dottorato Nazionale in Intelligenza Artificiale, noto come PhD-AI.it, un’iniziativa coordinata dal CNR e dall’Università di Pisa che ha preso avvio nel 2021. Il programma è organizzato come una federazione di cinque dottorati, ognuno con un’area di specializzazione e un ateneo capofila: pubblica amministrazione con la Sapienza, salute e scienze della vita con il Campus Bio-Medico di Roma, agrifood e ambiente con la Federico II di Napoli, industria con il Politecnico di Torino e società con l’Università di Pisa.
I cinque percorsi condividono una base comune sui fondamenti dell’AI e coinvolgono numerosi atenei ed enti di ricerca in tutta Italia, favorendo la mobilità dei dottorandi tra le diverse sedi.
Accanto al dottorato nazionale, molte università hanno dottorati propri in informatica, ingegneria o data science con linee di ricerca dedicate all’AI. Il dottorato è retribuito tramite borsa, dura di norma tre anni e apre le porte sia alla carriera accademica sia ai laboratori di ricerca delle aziende tecnologiche.
Laurea, corsi online o autodidatta: cosa conviene
A questo punto è legittimo chiederti se la laurea sia davvero necessaria. La risposta onesta è che dipende da cosa vuoi fare.
Se il tuo obiettivo è lavorare nella ricerca, progettare modelli nuovi, entrare nei team di machine learning delle grandi aziende o in un centro di ricerca, una laurea scientifica, e spesso una magistrale, resta il percorso più solido. Ti dà basi matematiche profonde, un titolo riconosciuto, l’accesso ai concorsi pubblici e una rete di contatti difficile da costruire da soli.
Se invece vuoi usare l’AI nel tuo lavoro attuale, che sia marketing, consulenza, comunicazione o gestione d’impresa, non devi per forza tornare all’università. In questo caso un percorso di formazione mirato può essere più rapido ed efficace: nella nostra guida ai migliori corsi di intelligenza artificiale online trovi una selezione ragionata di percorsi gratuiti e a pagamento, divisi per livello.
La terza via, quella dell’autodidatta, è possibile ma richiede disciplina.
Le risorse gratuite di qualità non mancano, ma senza una struttura è facile perdersi o fermarsi alla superficie. Se scegli questa strada, segui un metodo preciso: la nostra guida su come imparare l’intelligenza artificiale da zero ti propone un percorso a tappe, dalle basi alla pratica.
Le tre strade non si escludono. Molti professionisti combinano una laurea generalista con corsi online specialistici e progetti personali, e questa combinazione è spesso la più efficace sul mercato del lavoro.
Come scegliere il corso di laurea giusto per te
Scegliere un corso di laurea è una decisione che pesa per anni. Ecco i criteri che ti aiutano a confrontare le opzioni in modo concreto, al di là del marketing degli atenei.
Parti dal mestiere che immagini
Chiediti che lavoro vuoi fare tra cinque anni. Se ti vedi a costruire modelli e algoritmi, punta su corsi in L-31, L-8, LM-18 o LM-32 con una forte componente matematica. Se ti interessa portare l’AI nei prodotti e nei processi aziendali, guarda anche i percorsi in data science e ingegneria gestionale. Se ti attraggono il diritto, l’etica o la comunicazione, valuta le magistrali di area umanistica e sociale.
Per farti un’idea dei ruoli possibili, dalla data scientist all’AI product manager, dai un’occhiata alla nostra panoramica sulle professioni dell’intelligenza artificiale.
Leggi il piano di studi, non solo il nome
Il nome del corso è la vetrina, il piano di studi è il prodotto. Apri l’elenco degli insegnamenti anno per anno e conta quanti crediti sono dedicati a matematica, informatica di base, materie specifiche dell’AI e attività pratiche. Controlla anche quanti esami sono a scelta libera: più flessibilità significa poter costruire un percorso su misura.
Un corso con tanti esami dal nome accattivante e poca sostanza matematica merita qualche domanda in più.
Guarda chi insegna e con chi collabora
La qualità di un corso dipende in larga parte dai docenti e dalla ricerca del dipartimento. Verifica se i professori pubblicano su riviste e conferenze internazionali di AI, se il dipartimento partecipa a progetti europei e se esistono collaborazioni strutturate con aziende per tirocini e tesi. Queste informazioni sono quasi sempre pubbliche sui siti dei dipartimenti.
Valuta sede, costi e modalità
Considera il costo della vita nella città, le tasse universitarie, che negli atenei statali dipendono dall’ISEE, e la disponibilità di borse di studio e alloggi. Se lavori o hai vincoli familiari, le università telematiche possono offrire maggiore flessibilità: in questo caso verifica con cura la classe di laurea, il riconoscimento del titolo e la qualità della didattica, che può variare molto da un ateneo all’altro.
Parla con chi ci è passato
Gli open day, i gruppi di studenti sui social e le associazioni universitarie sono una miniera di informazioni. Chiedi agli studenti degli ultimi anni com’è davvero il carico di studio, quanto sono seguiti i progetti e dove sono finiti i laureati. Una conversazione di mezz’ora con chi frequenta il corso ti dice più di qualsiasi brochure.
Gli sbocchi professionali dopo la laurea
Una laurea in intelligenza artificiale o in un percorso affine apre la strada a ruoli come machine learning engineer, data scientist, ricercatore, ingegnere di visione artificiale, specialista di elaborazione del linguaggio, MLOps engineer e consulente per l’adozione dell’AI nelle imprese. Con una magistrale di area umanistica, invece, i ruoli tipici riguardano la governance dell’AI, la conformità normativa, la comunicazione e la progettazione di servizi.
Le opportunità non si limitano alle aziende tecnologiche.
Banche, assicurazioni, sanità, industria manifatturiera, energia, pubblica amministrazione e agenzie di marketing cercano tutte persone capaci di lavorare con i dati e con i modelli. E poiché il settore cambia velocemente, la laurea è un punto di partenza, non di arrivo: aggiornarti con continuità, seguire la ricerca e sperimentare con gli strumenti nuovi farà parte del tuo lavoro per tutta la carriera.
Conclusioni
Studiare intelligenza artificiale all’università in Italia oggi è possibile a ogni livello, dalla triennale al dottorato, con un’offerta che spazia dall’informatica più teorica all’ingegneria dei sistemi, fino alle scienze sociali. La chiave per scegliere bene è guardare oltre il nome del corso: controlla la classe di laurea, leggi il piano di studi, informati sui requisiti di accesso e sulla lingua, e parti sempre dal mestiere che vuoi fare.
Il prossimo passo spetta a te.
Apri Universitaly, cerca i corsi che ti interessano e mettine a confronto almeno tre usando i criteri di questa guida, poi segna in agenda gli open day e le scadenze dei test. Se nel frattempo vuoi iniziare a mettere le mani sull’AI, continua a seguire intelligenzaartificiale.net: trovi guide, tutorial e approfondimenti per arrivare all’università, o al tuo prossimo lavoro, già con una marcia in più.
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Daniele Della Corte
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