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Vibe coding: cos’è e come creare un’app con l’intelligenza artificiale senza saper programmare

Cos'è il vibe coding, quali strumenti usare e come creare la tua prima app con l'AI passo dopo passo, con limiti, rischi e buone pratiche.

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Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 30, 2026
Lettura: 16 min
Schermo di un laptop con codice colorato in un editor, simbolo della programmazione assistita dall'intelligenza artificiale
fonte: unsplash photo-1607799279861-4dd421887fb3

Fino a pochi anni fa, per trasformare un’idea in un’applicazione funzionante dovevi saper programmare oppure pagare qualcuno che lo facesse per te. Oggi esiste una terza strada: descrivere a parole ciò che vuoi e lasciare che sia l’intelligenza artificiale a scrivere il codice. Questo approccio ha un nome ormai entrato nel lessico comune, vibe coding, e sta cambiando il modo in cui professionisti, piccole imprese e curiosi costruiscono strumenti digitali.

In questa guida scopri cos’è davvero il vibe coding, da dove nasce, quali strumenti puoi usare, come si costruisce un progetto passo dopo passo e, soprattutto, quali sono i limiti e i rischi da conoscere prima di mettere online qualcosa che hai creato in questo modo.

L’obiettivo è semplice: darti un metodo, non una scorciatoia magica.

Cos’è il vibe coding e da dove nasce

Il vibe coding è un modo di sviluppare software in cui la persona descrive l’obiettivo in linguaggio naturale, un modello di intelligenza artificiale genera il codice, e il lavoro procede per tentativi e correzioni guidate dal risultato che si vede sullo schermo. Chi usa questo metodo spesso non legge il codice riga per riga: valuta se l’applicazione fa quello che deve fare e, in caso contrario, chiede all’AI di sistemarla.

Il termine è stato reso popolare all’inizio del 2025 da Andrej Karpathy, ricercatore tra i fondatori di OpenAI ed ex responsabile dell’AI di Tesla, che in un post su X descrisse un modo di programmare in cui ci si abbandona completamente alle “vibrazioni”, accettando i suggerimenti del modello quasi senza guardarli. L’espressione ha avuto una diffusione rapidissima, tanto che il dizionario Collins l’ha scelta come parola dell’anno 2025.

Dietro la parola alla moda c’è però un cambiamento concreto.

La differenza tra vibe coding e programmazione assistita

È utile distinguere due situazioni che spesso vengono confuse. Nella programmazione assistita dall’AI, uno sviluppatore esperto usa strumenti come i completamenti automatici o gli assistenti in chat per scrivere più in fretta, ma legge, capisce e verifica ogni riga prima di accettarla. La responsabilità tecnica resta interamente sua.

Nel vibe coding in senso stretto, invece, il codice diventa quasi invisibile. Tu ragioni in termini di funzionalità, schermate e comportamenti, mentre la parte tecnica è delegata al modello. È un approccio potentissimo per prototipi, strumenti interni e progetti personali, ma diventa rischioso quando l’applicazione gestisce dati sensibili, pagamenti o utenti reali.

Tra questi due estremi c’è un’ampia zona grigia, ed è lì che conviene lavorare.

Perché è diventato possibile solo ora

Il vibe coding esiste perché i modelli linguistici di grandi dimensioni sono diventati molto bravi a generare codice. Sono stati addestrati su enormi quantità di software pubblico e documentazione, e oggi riescono a produrre applicazioni web complete, a leggere messaggi di errore e a proporre correzioni. A questo si aggiungono gli agenti, cioè sistemi capaci di eseguire più passaggi in autonomia: creare file, installare librerie, avviare l’applicazione e controllare se funziona.

Se vuoi capire come i produttori misurano queste capacità, e perché ogni nuovo modello si dichiara il migliore, trovi un approfondimento nella nostra analisi dei benchmark di coding AI e di come leggerli.

Cosa puoi realizzare con il vibe coding

Le possibilità sono ampie, ma non infinite. In generale il vibe coding dà il meglio con progetti di dimensioni contenute, con un obiettivo chiaro e con tecnologie molto diffuse, perché sono quelle che i modelli conoscono meglio.

Ecco alcune tipologie di progetto che si prestano bene a questo approccio:

  • landing page e siti vetrina per un’attività, un evento o un portfolio;
  • piccoli gestionali interni, come un registro clienti, un calendario prenotazioni o un inventario;
  • calcolatori e configuratori, per esempio un preventivatore o un simulatore di costi;
  • automazioni e script che elaborano file, rinominano documenti o trasformano dati da un formato all’altro;
  • prototipi di app da mostrare a clienti o investitori prima di investire in uno sviluppo professionale;
  • estensioni per il browser e piccoli giochi, ottimi anche per imparare.

Diverso è il discorso per software complessi, con molti utenti, integrazioni delicate e requisiti di sicurezza elevati. In questi casi il vibe coding può accelerare la fase iniziale, ma non sostituisce le competenze di chi sa progettare, testare e mantenere un sistema nel tempo.

Una buona regola: più il progetto è critico, più serve una revisione umana competente.

Gli strumenti principali per il vibe coding

Il panorama degli strumenti cambia rapidamente, con nuovi prodotti e aggiornamenti continui. Più che memorizzare nomi, ti conviene capire le grandi famiglie di strumenti, perché ognuna risponde a esigenze diverse. I prodotti citati qui sotto sono esempi noti di ciascuna categoria, non una classifica.

Costruttori di app nel browser

Sono piattaforme in cui scrivi una richiesta in chat e ottieni un’applicazione web funzionante, visibile in anteprima e spesso pubblicabile con un clic. Esempi conosciuti sono Lovable, Bolt.new, v0 di Vercel e Replit. Il loro punto di forza è che non devi installare nulla: ambiente di sviluppo, anteprima e pubblicazione sono tutti nello stesso posto.

Sono la scelta ideale se parti da zero e vuoi vedere subito un risultato. Il rovescio della medaglia è che lavori dentro l’ecosistema della piattaforma, con i suoi limiti di piano gratuito, i suoi costi e le sue scelte tecniche.

Editor di codice con AI integrata

Qui il punto di partenza è un vero editor di codice, come quelli usati dagli sviluppatori, arricchito da un assistente AI che può leggere l’intero progetto, modificare più file e proporre cambiamenti. Cursor, Windsurf e Visual Studio Code con GitHub Copilot sono gli esempi più diffusi.

Richiedono un minimo di familiarità in più, perché i file sono sul tuo computer e devi occuparti tu di installazione e pubblicazione. In cambio offrono più controllo e sono il passo naturale quando i progetti crescono.

Agenti da terminale e chatbot generalisti

Una terza famiglia comprende gli agenti che lavorano dalla riga di comando, come Claude Code, capaci di esplorare un progetto, eseguire comandi e portare a termine compiti articolati con poca supervisione. Sono strumenti molto potenti, ma pensati soprattutto per chi ha già qualche nozione tecnica.

Infine ci sono i chatbot generalisti, come ChatGPT, Claude e Gemini. Anche senza un ambiente dedicato puoi chiedere loro di scrivere una pagina HTML, uno script o una formula, copiare il risultato e provarlo. È il modo più semplice per iniziare a sperimentare, anche se diventa scomodo appena il progetto supera qualche file.

Per cominciare, un costruttore nel browser o un chatbot generalista sono più che sufficienti.

Come creare la tua prima app con il vibe coding, passo dopo passo

Vediamo ora un metodo pratico, valido a prescindere dallo strumento scelto. Per rendere le cose concrete, immagina di voler creare un piccolo gestionale per le prenotazioni di uno studio professionale: un calendario, un modulo per aggiungere appuntamenti e un elenco dei clienti.

Passo 1: scrivi una specifica prima di scrivere il prompt

L’errore più comune è aprire lo strumento e scrivere “fammi un’app per le prenotazioni”. Il modello riempirà i vuoti con le sue ipotesi, e difficilmente coincideranno con le tue. Prima di iniziare, prenditi dieci minuti per mettere per iscritto cosa deve fare l’applicazione, chi la userà, quali schermate servono e quali dati deve conservare.

Non serve un documento tecnico. Basta una descrizione chiara, in italiano semplice, con un elenco delle funzionalità indispensabili e di quelle che possono aspettare. Questa specifica diventerà la base di tutte le tue richieste e ti aiuterà a non perdere la rotta.

Chiarezza a monte significa meno correzioni a valle.

Passo 2: parti da una versione minima

Chiedi all’AI di costruire solo il nucleo del progetto: per esempio, un calendario settimanale con la possibilità di aggiungere un appuntamento. Niente login, niente notifiche, niente statistiche. Quando questa base funziona, aggiungi una funzionalità alla volta.

Lavorare per piccoli incrementi è il segreto del vibe coding efficace. Se chiedi dieci cose insieme e qualcosa si rompe, non saprai quale richiesta ha causato il problema. Se ne chiedi una, capisci subito cosa è cambiato e puoi tornare indietro con facilità.

Passo 3: scrivi richieste precise e contestualizzate

Le tecniche di prompt engineering valgono anche qui, anzi contano ancora di più. Una buona richiesta indica il contesto, l’obiettivo, i vincoli e il risultato atteso. Invece di “sistema il calendario”, prova con qualcosa come: “Nella vista settimanale del calendario, gli appuntamenti del sabato non vengono mostrati. Voglio che il calendario mostri da lunedì a sabato e che ogni appuntamento compaia nella fascia oraria corretta. Non modificare il modulo di inserimento”.

Se vuoi approfondire come costruire istruzioni efficaci, la nostra guida su come scrivere prompt efficaci ti dà una base solida, applicabile anche alla generazione di codice.

Specificare cosa non toccare è spesso utile quanto dire cosa cambiare.

Passo 4: prova tutto, sempre

Dopo ogni modifica, usa l’applicazione come farebbe un utente reale. Aggiungi un appuntamento, modificalo, cancellalo, prova a inserire dati sbagliati, ricarica la pagina e verifica che le informazioni siano ancora lì. Molti problemi non si vedono al primo colpo, ma emergono solo quando esci dal percorso ideale.

Quando trovi un errore, descrivilo all’AI con precisione: cosa hai fatto, cosa ti aspettavi, cosa è successo davvero. Se compare un messaggio di errore, copialo per intero. I modelli sono molto bravi a interpretare questi messaggi, ma solo se hanno le informazioni complete.

Passo 5: salva le versioni che funzionano

Prima o poi una modifica romperà qualcosa che prima andava bene. Succede a tutti, ed è per questo che serve un sistema per tornare indietro. Molti costruttori nel browser offrono una cronologia delle versioni; negli editor di codice lo strumento standard è Git, spesso abbinato a GitHub.

Prendi l’abitudine di salvare una versione ogni volta che raggiungi un punto stabile. Ti costerà pochi secondi e ti risparmierà ore di frustrazione.

Passo 6: chiedi all’AI di spiegarti il codice

Anche se non vuoi diventare un programmatore, capire a grandi linee come è fatta la tua applicazione ti rende molto più efficace. Chiedi al modello di descriverti la struttura del progetto, cosa fa ciascun file e dove vengono salvati i dati. Fallo con parole semplici, specificando che non hai esperienza di programmazione.

Questa conoscenza di base ti aiuterà a formulare richieste migliori, a riconoscere quando l’AI sta prendendo una strada sbagliata e a comunicare con uno sviluppatore, se un giorno ne avrai bisogno.

Non devi capire tutto: ti basta sapere dove mettere le mani.

Passo 7: pubblica con criterio

Mettere online un progetto oggi è semplice: molte piattaforme lo fanno con un clic, e servizi di hosting come Vercel o Netlify offrono piani gratuiti per progetti piccoli. Prima di farlo, però, fermati e chiediti chi userà l’applicazione e quali dati conterrà. Se si tratta di uno strumento solo per te, i rischi sono limitati. Se lo useranno clienti o colleghi, è il momento di fare i controlli descritti nella prossima sezione.

I limiti e i rischi del vibe coding

Il vibe coding è entusiasmante perché abbassa drasticamente la barriera d’ingresso. Proprio per questo, però, rischia di portare online software fragile, scritto da persone che non hanno gli strumenti per valutarne la qualità. Conoscere i limiti è il modo migliore per usarlo bene.

Sicurezza e protezione dei dati

Il rischio più serio riguarda la sicurezza. Il codice generato dall’AI può contenere vulnerabilità che un occhio non allenato non vede: chiavi di accesso a servizi esterni lasciate in chiaro nel codice, database accessibili a chiunque, controlli di accesso applicati solo nell’interfaccia e non sul server, input degli utenti non verificati.

Se la tua applicazione raccoglie dati personali, ricorda che restano valide tutte le regole sulla privacy, a partire dal GDPR. Il fatto che il codice sia stato scritto da un’AI non sposta di un millimetro la tua responsabilità nei confronti degli utenti.

Per qualsiasi progetto che tratti dati reali, una revisione da parte di uno sviluppatore esperto è un investimento, non una spesa.

Errori plausibili e allucinazioni

I modelli generano codice che sembra corretto, ma non sempre lo è. Possono inventare funzioni che non esistono, usare librerie obsolete o proporre soluzioni che funzionano nel caso semplice e falliscono in quelli particolari. È lo stesso fenomeno che si osserva nel testo, e che abbiamo analizzato nella guida alle allucinazioni dell’intelligenza artificiale.

La differenza è che, nel codice, un errore plausibile può restare nascosto a lungo, fino al giorno in cui si presenta la situazione che lo fa emergere. Per questo i test manuali del passo 4 non sono facoltativi.

Il debito tecnico e la manutenzione

Un’applicazione non finisce il giorno in cui la pubblichi. Le librerie si aggiornano, i servizi esterni cambiano, emergono nuovi bisogni. Un progetto costruito a colpi di correzioni successive, senza una struttura pensata, tende a diventare sempre più difficile da modificare: ogni nuova richiesta rompe qualcos’altro e l’AI stessa fatica a orientarsi.

Gli sviluppatori chiamano questo accumulo di scelte affrettate debito tecnico. Nel vibe coding cresce in fretta, perché è facile aggiungere e difficile riordinare. Ogni tanto, quindi, conviene chiedere esplicitamente all’AI di riorganizzare il codice, eliminare le parti inutilizzate e semplificare la struttura, senza cambiare il comportamento dell’applicazione.

Riordinare periodicamente costa poco; ricostruire da capo costa molto.

Costi e dipendenza dalle piattaforme

Quasi tutti gli strumenti di vibe coding hanno piani gratuiti limitati e piani a pagamento basati su abbonamenti o su crediti consumati a ogni richiesta. Nei progetti che richiedono molte iterazioni, i costi possono crescere più del previsto. Controlla sempre le condizioni del servizio che usi e tieni d’occhio i consumi.

C’è poi il tema della portabilità: verifica se puoi esportare il codice del tuo progetto e ospitarlo altrove. Poter portare via il tuo lavoro ti protegge da aumenti di prezzo, cambi di condizioni o chiusure del servizio.

Buone pratiche per ottenere risultati migliori

Con un po’ di esperienza emergono alcune abitudini che fanno davvero la differenza. Non sono regole rigide, ma accorgimenti che ti fanno risparmiare tempo e ti aiutano a costruire progetti più solidi.

Scegli tecnologie diffuse

Quando l’AI ti propone con quali tecnologie costruire il progetto, preferisci quelle più popolari. I modelli le conoscono meglio perché hanno visto molti più esempi durante l’addestramento, e questo si traduce in codice più affidabile e in correzioni più rapide. Per le applicazioni web, per esempio, le soluzioni basate su JavaScript e sui framework più usati sono in genere una scelta sicura.

Tieni un file di istruzioni per il progetto

Molti strumenti permettono di salvare istruzioni permanenti che l’AI legge a ogni richiesta, e anche quando questa funzione manca puoi tenere un documento da incollare all’inizio di ogni sessione. Scrivici lo scopo dell’applicazione, le scelte tecniche già fatte, le convenzioni da rispettare e le cose da non fare.

Questo documento risolve uno dei problemi più frustranti del vibe coding: il modello che, sessione dopo sessione, dimentica le decisioni prese e ricomincia a proporre soluzioni diverse.

Quando sei bloccato, cambia approccio

Capita di entrare in un circolo vizioso in cui l’AI corregge un errore creandone un altro, per decine di tentativi. Quando succede, insistere raramente funziona. Meglio fermarsi e cambiare strategia: torna all’ultima versione funzionante, riformula il problema da zero, chiedi al modello di spiegarti prima le possibili cause e solo dopo di proporre una soluzione.

A volte aiuta anche aprire una nuova conversazione, o provare un modello diverso.

Collega l’AI ai tuoi strumenti con cautela

Gli strumenti di sviluppo più avanzati possono collegarsi a database, servizi esterni e documentazione tramite standard come il Model Context Protocol (MCP). Queste integrazioni rendono gli agenti molto più capaci, ma ampliano anche ciò che possono fare in modo autonomo. Concedi solo i permessi davvero necessari, evita di collegare account con dati importanti durante la sperimentazione e controlla sempre le azioni che l’agente vuole eseguire prima di approvarle.

Vibe coding e lavoro: a chi serve davvero

Il vibe coding non è solo una curiosità per appassionati. Per molti professionisti rappresenta un modo concreto per risolvere problemi quotidiani senza aspettare un fornitore esterno o un budget dedicato.

Un consulente può costruire in un pomeriggio un calcolatore da mostrare ai clienti. Un piccolo negozio può creare un sistema semplice per gestire le prenotazioni. Un marketer può realizzare landing page di test per validare un’idea prima di investire in un sito vero e proprio. Un insegnante può creare esercizi interattivi su misura per la propria classe.

In tutti questi casi il valore non sta nel codice, ma nella velocità con cui un’idea diventa qualcosa di tangibile.

Anche per chi programma di mestiere il quadro sta cambiando. Molti sviluppatori usano tecniche simili per prototipare rapidamente, esplorare soluzioni alternative o occuparsi delle parti più ripetitive, riservando la propria attenzione all’architettura, alla sicurezza e alla qualità. Più che sostituire le competenze tecniche, il vibe coding sposta il loro baricentro: conta meno ricordare a memoria la sintassi e conta di più saper valutare, verificare e guidare.

Vibe coding per imparare a programmare

C’è infine un uso spesso sottovalutato: il vibe coding come porta d’ingresso alla programmazione. Vedere un’applicazione prendere forma, chiedere perché funziona in un certo modo, modificare una riga e osservare l’effetto è un modo molto motivante per imparare. Se ti incuriosisce, usa l’AI anche come insegnante paziente: chiedile di spiegarti i concetti, di proporti piccoli esercizi e di correggere i tuoi tentativi invece di scrivere tutto al posto tuo.

Domande frequenti sul vibe coding

Serve saper programmare per fare vibe coding?

No, per iniziare non serve. Con un costruttore di app nel browser puoi ottenere un risultato funzionante descrivendo ciò che vuoi. Tuttavia, un minimo di comprensione di come funzionano le applicazioni web ti rende molto più efficace e ti aiuta a evitare gli errori più pericolosi.

Il vibe coding è gratuito?

Molti strumenti offrono piani gratuiti sufficienti per sperimentare e realizzare piccoli progetti. Per un uso più intenso quasi tutti prevedono abbonamenti o crediti a consumo. Verifica sempre le condizioni aggiornate sul sito del servizio, perché prezzi e limiti cambiano spesso.

Posso vendere un’app creata con il vibe coding?

In linea di principio sì, ma è proprio il caso in cui servono più attenzione e più verifiche. Controlla i termini d’uso dello strumento che hai usato, le licenze delle librerie incluse nel progetto e, soprattutto, fai revisionare il codice da un professionista prima di affidarlo a clienti paganti.

Qual è il miglior strumento per iniziare?

Dipende dal tuo punto di partenza. Se non hai alcuna esperienza tecnica, un costruttore nel browser è la scelta più immediata. Se hai già dimestichezza con i computer e vuoi più controllo, un editor con AI integrata ti farà crescere più in fretta. Il consiglio migliore è provarne due o tre sullo stesso piccolo progetto e scegliere quello con cui ti trovi meglio.

Conclusioni

Il vibe coding ha reso la creazione di software accessibile a chiunque sappia descrivere con chiarezza un problema e la sua soluzione. È uno strumento straordinario per prototipare, automatizzare e dare forma alle idee in tempi che fino a poco fa sembravano impossibili.

Come ogni strumento potente, però, va usato con metodo: specifiche chiare, piccoli passi, test continui, versioni salvate e una sana diffidenza verso il codice che non hai verificato. Tratta l’AI come un collaboratore velocissimo ma non infallibile, e riserva le revisioni più attente ai progetti che toccano dati e persone reali.

Il momento migliore per iniziare è adesso.

Scegli un piccolo problema che ti fa perdere tempo ogni settimana, scrivi in dieci righe come vorresti risolverlo e prova a costruire la tua prima app seguendo i passi di questa guida. Poi raccontaci com’è andata e continua a seguire intelligenzaartificiale.net per nuove guide pratiche sugli strumenti AI.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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