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ChatGPT a 1,2 miliardi di utenti: le ricerche valgono il 20% di Google

OpenAI dichiara 1,2 miliardi di utenti settimanali e ricerche pari a circa il 20% di Google. Cosa significa per SEO e contenuti, e cosa cambia con Chat e Work.

Daniele Della Corte
Novembre 4, 2026
Lettura: 6 min
Laptop con ricerca online su schermo
fonte: pexels 6214472

Un’azienda che parla dei propri numeri davanti a una platea di giornalisti e clienti sceglie sempre con cura le cifre da mostrare. Questa volta OpenAI ha scelto due dati che fanno rumore: ChatGPT ha raggiunto 1,2 miliardi di utenti attivi a settimana e il volume delle sue ricerche vale circa il 20% di quello di Google. Se lavori con la SEO o con i contenuti online, sono numeri che meritano la tua attenzione.

A fornirli è stato Adam Fry, responsabile del prodotto consumer di ChatGPT, durante una breve conversazione a un evento organizzato da OpenAI a New York lunedì sera. Il resoconto è di Alex Kantrowitz di Big Technology, datato 3 novembre 2026.

I numeri dichiarati da OpenAI su ChatGPT

Partiamo dai dati, così sai esattamente cosa è stato detto e cosa no. Secondo quanto riferito da Fry, gli utenti attivi settimanali di ChatGPT sono passati da 1 miliardo a 1,2 miliardi in circa sessanta giorni. Significa duecento milioni di persone in più in due mesi.

Non è l’unico dato emerso. Gli utenti creano 1,5 miliardi di immagini a settimana, mentre dettatura e conversazioni vocali, messe insieme, raggiungono 250 milioni di utenti attivi settimanali.

Il confronto con Google, da leggere con cautela

Il dato più citato è quello sulla ricerca: il volume di query di ChatGPT simili a una ricerca sarebbe circa un quinto di quello di Google. Fry ha aggiunto che l’azienda ha iniziato a lavorare in questo ambito circa un anno e mezzo fa. Nel resoconto originale, Kantrowitz cita anche una quota di circa il 5% per Bing, ma è una sua stima e non una cifra attribuita a OpenAI.

Va ricordato che si tratta di una dichiarazione dell’azienda, fatta in un contesto informale, e non di una misurazione indipendente. Non sappiamo come OpenAI definisca una query “simile a una ricerca”, né come la confronti con le ricerche di Google. Il confronto è quindi un ordine di grandezza, non un dato certificato.

Come è cambiato l’uso di ChatGPT

La parte più interessante, a mio avviso, non è la percentuale ma la spiegazione che Fry ha dato sul cambiamento delle abitudini. All’inizio ChatGPT veniva usato soprattutto per farsi aiutare a scrivere e a programmare. Nell’ultimo anno, sempre più persone hanno cominciato a rivolgersi al chatbot per cercare informazioni su persone, luoghi e cose che richiedono dati aggiornati.

Lo stesso vale per temi delicati come finanza e salute, dove ChatGPT esegue una ricerca sul web prima di rispondere.

In altre parole, il chatbot non è più solo uno strumento per produrre testo. Sta diventando un punto di partenza per chi ha una domanda, ed è esattamente il ruolo che per vent’anni ha avuto il motore di ricerca.

Perché la ricerca conversazionale funziona

Il meccanismo è semplice da capire se lo osservi dal lato dell’utente. Invece di digitare parole chiave, scorrere dieci link e mettere insieme le informazioni da solo, scrivi la domanda come la porresti a una persona e ricevi una risposta già sintetizzata, spesso con le fonti consultate. Per molte richieste quotidiane è più veloce.

Il prezzo da pagare è che la risposta passa attraverso un filtro, quello del modello, e tu non vedi più la pluralità di fonti che vedevi in una pagina di risultati. Per questo contano molto la qualità delle fonti citate e il modo in cui i siti vengono scelti e riassunti.

Chat e Work verso la fusione

Dal resoconto emerge un altro annuncio, più prodotto che marketing: OpenAI intende unire le modalità Chat e Work di ChatGPT, eliminando l’interruttore che oggi compare nella parte alta dell’interfaccia. Nel testo disponibile non ci sono né una data né ulteriori dettagli, quindi per ora è solo un’indicazione di direzione.

La mossa ha comunque una logica. Se gli utenti usano lo stesso strumento per chiacchierare, cercare e lavorare, tenere due modalità separate diventa una complicazione. Un unico ambiente, in cui il sistema capisce da solo che cosa serve, riduce l’attrito. Nelle ultime settimane abbiamo già raccontato come i limiti d’uso di ChatGPT e Codex si stiano avvicinando: dal mese di dicembre condivideranno un unico limite, un altro segnale di prodotti che convergono.

Sempre secondo il resoconto, Fry ha toccato anche il tema del costo di servizio di Dots, l’assistente personale di ChatGPT, ma i dettagli non sono visibili nella parte pubblica dell’articolo. Ha poi concordato con chi osservava che la segnaletica dei ristoranti generata da ChatGPT tende ad assomigliarsi troppo, un piccolo ma significativo promemoria dei limiti estetici della generazione di immagini.

Cosa cambia per chi si occupa di SEO e contenuti

Qui il discorso si fa concreto. Se una parte crescente delle domande che prima finivano su Google ora passa da ChatGPT, il traffico organico tradizionale non è più l’unico canale da presidiare. Contano anche la presenza del tuo brand nelle risposte generate, la citazione dei tuoi contenuti come fonte e la capacità di rispondere in modo chiaro e verificabile alle domande reali delle persone.

Non significa abbandonare la SEO classica. Significa ampliarla. Se vuoi approfondire come cambia il lavoro su motori e contenuti, trovi una panoramica nella nostra sezione dedicata alla SEO con l’intelligenza artificiale.

Alcune mosse pratiche

Il primo passo è scrivere contenuti che rispondano in modo diretto a una domanda precisa, con dati verificabili e fonti dichiarate: sono le pagine più facili da riassumere e citare correttamente. Il secondo è curare l’autorevolezza del sito, perché un sistema che deve scegliere poche fonti tende a preferire quelle riconoscibili e coerenti nel tempo.

Il terzo è misurare. Controlla se nel traffico di riferimento compaiono visite provenienti da ChatGPT e quali pagine vengono visitate, così capisci quali contenuti vengono davvero usati.

E poi c’è un punto di metodo: tratta i numeri di OpenAI come un indicatore di tendenza, non come una verità assoluta. Sono dichiarazioni di parte, utili per capire dove va il mercato, da confrontare sempre con i tuoi dati.

Il quadro: un assistente che diventa piattaforma

Mettendo insieme i pezzi, il quadro è coerente. Un prodotto con 1,2 miliardi di utenti settimanali, che genera immagini, gestisce la voce, esegue ricerche e si prepara a fondere chat e lavoro, non è più un semplice chatbot. È una piattaforma generalista, che punta a stare al centro della giornata digitale delle persone.

Anche gli sviluppi sul fronte tecnologico vanno in questa direzione. Pochi giorni fa abbiamo raccontato come OpenAI abbia usato un modello avanzato per progettare un dispositivo hardware, un esempio di quanto l’azienda spinga i suoi strumenti oltre il testo. Per un quadro generale del prodotto puoi consultare la pagina dedicata a ChatGPT.

Resta aperta la domanda più importante per chi pubblica contenuti: come verranno ripagate le fonti da cui questi sistemi attingono le informazioni? Per ora non c’è una risposta definitiva, e merita di essere seguita da vicino.

Conclusioni

La sostanza dell’annuncio è questa: ChatGPT cresce in fretta, viene usato sempre più come strumento di ricerca e sta per cambiare la sua interfaccia fondendo Chat e Work. I dati arrivano da una dichiarazione dell’azienda, quindi vanno letti con prudenza, ma la direzione è chiara.

Il tuo compito, adesso, è semplice: guarda dove arrivano davvero i tuoi visitatori, verifica se ChatGPT compare tra le fonti e adatta i tuoi contenuti alle domande che le persone fanno ai chatbot. Seguici per i prossimi aggiornamenti, perché la partita tra ricerca tradizionale e ricerca conversazionale è appena all’inizio. Puoi leggere il resoconto originale su Big Technology.

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Daniele Della Corte
Rivisto e verificato da

Daniele Della Corte

Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008

Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.

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