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Etica e regolamentazione

Claude Code non può più ricreare videogiochi esistenti: la nuova regola di Anthropic

Anthropic vieta a Claude Code di ricreare videogiochi esistenti, anche rinominati: cosa cambia per chi sviluppa con l'AI e per il diritto d'autore.

Daniele Della Corte
Novembre 4, 2026
Lettura: 6 min
Controller da gioco su sfondo scuro, simbolo dei videogiochi
fonte: unsplash photo-1493711662062

Anthropic ha aggiunto a Claude una regola molto precisa: Claude Code non deve più ricreare un videogioco esistente, nemmeno se l’utente lo rinomina o lo presenta come originale. La modifica è finita nelle istruzioni dello strumento a fine ottobre ed è stata notata dagli utenti prima ancora di un annuncio ufficiale. Anthropic l’ha poi confermata, spiegando che serve a evitare usi che violano la proprietà intellettuale.

Per chi sviluppa, per chi crea giochi e per chi lavora con l’AI generativa è un segnale da leggere con attenzione. Vediamo che cosa è cambiato, perché succede proprio ora e quali domande restano aperte.

Che cosa è cambiato in Claude Code

Secondo la ricostruzione di Game Developer, la novità consiste in due frasi aggiunte al prompt con cui Claude Code lavora sul modello Opus 5.5. La prima dice di costruire giochi originali, giochi di un genere e giochi basati sui progetti e sugli asset dell’utente. La seconda vieta di costruire la ricreazione di un gioco specifico già esistente, anche se viene rinominato o descritto come originale.

Le due frasi compaiono nelle versioni 2.1.314 e 2.1.316 di Claude Code e non nella 2.1.312. La 2.1.314 è uscita il 30 ottobre. Nelle prime segnalazioni su X la regola veniva associata all’etichetta interna “tengu_heron_brook” e gli utenti raccontavano di non poterla disattivare.

La conferma è arrivata da Addy Osmani, membro dello staff tecnico di Anthropic. Ha scritto che il cambiamento orienta Claude lontano dal ricreare il gioco specifico di qualcun altro, perché usare Claude per violare la proprietà intellettuale è contro la usage policy. Il divieto generale sulla violazione dei diritti esisteva già: la novità è l’istruzione esplicita applicata ai giochi.

Che cosa resta permesso

Il perimetro è più stretto di quanto possa sembrare. Puoi continuare a chiedere a Claude Code un platform ispirato a un genere, un puzzle con meccaniche tue o un gioco costruito con le tue grafiche e i tuoi progetti. Quello che non funziona più è l’istruzione del tipo “rifammi esattamente quel titolo, ma con un altro nome”.

Il punto, quindi, non è il genere né lo stile. È la ricreazione di un’opera precisa.

Perché Anthropic interviene adesso

Il contesto è quello di un’ondata di cloni e remake costruiti con l’AI. Negli ultimi mesi, con modelli capaci di scrivere interi progetti partendo da una descrizione, è diventato banale ottenere versioni giocabili nel browser di titoli noti. Sempre secondo le ricostruzioni di settore, gli sviluppatori indipendenti hanno iniziato a temere che un clone veloce arrivi sul mercato prima dell’originale.

Alcuni studi hanno reagito limitando le demo pubbliche. Digital Sun Games, ad esempio, ha cancellato un playtest pubblico del suo gioco ReVamp per il timore che la demo potesse essere data in pasto a uno strumento AI. Anche Valve, riferisce Game Developer, ha subito pressioni dagli sviluppatori per i cloni generati con l’AI presenti su Steam.

C’è poi il precedente di un gioco da browser ispirato a Fallout, realizzato con Opus 5.5 e segnalato a fine settembre: il suo autore ha dichiarato di aver ricevuto una diffida da Bethesda e di aver abbandonato il progetto. Gli articoli che ne parlano precisano però che non è dimostrato alcun legame diretto con la nuova regola.

Il nodo del diritto d’autore

Dal punto di vista legale, la questione è meno netta di quanto suggerisca una regola di prodotto. In generale il diritto d’autore protegge l’espressione di un gioco, cioè come appare e come suona, più che le idee astratte o le regole. Per questo copiare le meccaniche di un genere è considerato lecito, mentre riprodurre grafica, personaggi e struttura di un titolo specifico può diventare un problema.

Un’analisi pubblicata a ridosso della notizia richiama una decisione statunitense del 2012 che ha giudicato infringente un clone di Tetris pur senza copia del codice. Lo stesso articolo sottolinea però che l’istruzione di Anthropic è una scelta di prodotto e non una sentenza: non stabilisce se un singolo gioco violi o meno i diritti di qualcuno.

Le zone grigie che restano

Restano diverse domande senza risposta. Come valuta Claude Code la licenza o il permesso di chi dice di possedere i diritti sul gioco da rifare? Che cosa succede con adattamenti, omaggi o progetti che mescolano meccaniche note con ambientazioni nuove? Una segnalazione su GitHub, la numero 106167, racconta di uno sviluppatore di giochi da tavolo secondo cui Claude avrebbe rifiutato un lavoro retribuito di digitalizzazione per clienti proprietari dei giochi. Al momento della pubblicazione citata, Anthropic non aveva risposto.

Ci sono anche dubbi sull’efficacia. Chi vuole copiare può aggirare le restrizioni o passare a modelli open weight privi di limiti simili, e nei test riportati Opus 5.5 ha comunque aiutato a decompilare un gioco da una copia dell’utente, senza che questo dica come lo strumento gestisca tutte le richieste di reverse engineering.

Cosa significa per chi sviluppa con l’AI

La lezione pratica è che gli assistenti di programmazione stanno diventando sempre più agenti con regole editoriali proprie, e queste regole possono cambiare da una versione all’altra senza grandi annunci. Lo abbiamo già visto con i nuovi piani e i limiti d’uso raccontati in Claude Max e Ultra, e con i rischi di sicurezza dell’ecosistema, come nel caso dell’estensione Claude Code compromessa.

Se usi Claude Code per prototipare, il consiglio è semplice: descrivi il tuo gioco in termini di meccaniche, atmosfera e obiettivi, non come copia di un titolo noto. Ti proteggi da un rifiuto inatteso e, soprattutto, da problemi legali reali se poi pubblichi il risultato.

Vale anche per chi lavora in agenzia o come freelance. Un cliente che chiede “un gioco uguale a quello famoso” ti espone a rischi che nessun assistente AI può cancellare. Conviene chiarire subito che cosa è ispirazione e che cosa è riproduzione, e documentare da dove arrivano grafiche e asset.

Un confronto con gli altri grandi laboratori

Dall’analisi citata risulta che le policy d’uso di OpenAI e Google vietano in generale la violazione della proprietà intellettuale, ma non emerge una regola specifica sui giochi paragonabile a questa, almeno alla data del 31 ottobre. Se anche ChatGPT e gli altri strumenti di coding introdurranno istruzioni mirate lo diranno i prossimi aggiornamenti, ma la direzione sembra tracciata: passare da divieti generici a regole concrete, applicate dentro il prodotto.

Come adattare il tuo flusso di lavoro

Se gestisci progetti per clienti, inserisci nei brief una riga chiara sull’originalità del gioco e conserva le prove di quanto è tuo: bozzetti, documenti di design, file sorgente. In caso di contestazione ti torneranno utili, e renderanno più semplice anche il dialogo con lo strumento quando una richiesta viene rifiutata per errore.

Prova inoltre a spezzare il lavoro in compiti più piccoli: sistema di movimento, gestione dei livelli, interfaccia. Descrivere i singoli moduli, invece di un titolo intero, è un buon esercizio di progettazione e ti porta quasi sempre a un risultato più personale.

Infine, ricorda che le regole degli assistenti AI evolvono in fretta. Quello che oggi è bloccato potrebbe essere precisato domani, e viceversa.

Le conclusioni

La mossa di Anthropic non risolve il problema dei cloni generati con l’AI e non chiarisce tutti i casi limite, ma segna un precedente: un grande laboratorio decide di tradurre un principio legale in un comportamento verificabile dello strumento. Per gli sviluppatori indipendenti è una tutela parziale, per chi crea con l’AI è un invito a lavorare su idee proprie.

Tieni d’occhio gli aggiornamenti di Claude Code e le note ufficiali di Anthropic, perché i dettagli di applicazione potrebbero cambiare presto. Se segui l’AI per lavoro, salva questa notizia tra quelle da monitorare e dimmi nei commenti se hai già incontrato un rifiuto di questo tipo.

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Daniele Della Corte
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Daniele Della Corte

Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008

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