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Google investe 17 miliardi nel data center di Cheyenne: celle a combustibile e cattura della CO2

Google annuncia 17 miliardi per il suo primo data center in Wyoming: 702 MW di celle a combustibile, cattura della CO2 e raffreddamento ad aria.

Daniele Della Corte
Novembre 8, 2026
Lettura: 6 min
Impianto industriale per la produzione di energia al tramonto
fonte: unsplash photo-1579096262612-ae99731c2e46

Google ha annunciato un investimento da 17 miliardi di dollari per il suo primo data center in Wyoming, nell’area di Cheyenne, nella contea di Laramie. Non è solo un’altra cifra a nove zeri nella corsa all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale: il progetto ruota attorno a una scelta energetica precisa, cioè celle a combustibile alimentate a gas naturale, con cattura e stoccaggio sotterraneo della CO2. Per chi segue l’AI, è un segnale chiaro di dove si sta spostando il vero collo di bottiglia.

Il tema non è più soltanto quanti chip si riescono a comprare, ma quanta energia affidabile si riesce a portare fino ai chip.

Cosa ha annunciato Google a Cheyenne

Secondo il post ufficiale di Google, si tratta di un investimento di lungo periodo nel primo data center dell’azienda in Wyoming. Il campus sorgerà nell’area di Cheyenne e Google indica come beneficiari delle ricadute fiscali la contea di Laramie e il Laramie County School District 1, con centinaia di milioni di dollari attesi di imposte locali sulla proprietà.

Il cuore della notizia è l’alimentazione. Google ha firmato un contratto con American Electric Power (AEP) per un impianto di celle a combustibile da 702 megawatt, che l’azienda descrive come il più grande progetto di questo tipo pianificato finora. Le celle le produce Bloom Energy e funzionano a gas naturale, ma generano elettricità per via elettrochimica invece di bruciare il combustibile.

A questo si aggiunge l’elettricità proveniente da generatori a gas gestiti da Tallgrass Energy e Black Hills Energy. Il quadro è quello di un mix di fonti programmabili, pensato per garantire continuità a un carico che non si può spegnere.

Cattura della CO2 e costi di rete

Il progetto include cattura e stoccaggio del carbonio. La CO2 prodotta verrà immagazzinata nell’Eastern Wyoming Sequestration Hub di Tallgrass, e Google sostiene che con questo accordo la sua capacità contrattualizzata con cattura del carbonio arriverà a quasi 1 gigawatt. L’azienda sta inoltre conducendo uno studio di ingegneria preliminare (FEED) per aggiungere la cattura anche alle turbine a ciclo combinato di Tallgrass.

Sul fronte dei costi, Google afferma che pagherà il 100% dell’energia che consumerà e che coprirà le infrastrutture rese necessarie direttamente dalla propria crescita. È una risposta evidente a una preoccupazione ormai diffusa: che i data center scarichino sulle bollette dei residenti il prezzo dell’espansione della rete.

Perché il Wyoming e perché ora

Il contesto politico pesa quanto quello tecnico. Secondo la stampa di settore, l’annuncio arriva due giorni dopo un voto in cui gli elettori statunitensi hanno respinto i data center in 40 dei 41 quesiti locali sottoposti a referendum. Il messaggio è che la costruzione di nuovi campus non è più un fatto scontato, e le aziende devono guadagnarsi il consenso territorio per territorio.

Google sembra averlo capito. Ha incontrato più di 200 residenti in un evento nel centro di Cheyenne, ha organizzato una prima giornata di incontro con la comunità e sta costituendo un consiglio della comunità insieme a Tallgrass, Black Hills, Related Digital, AEP e Bloom Energy, per gestire la crescita dei data center nell’area. I fondi previsti riguardano istruzione, formazione professionale e sviluppo economico, con borse per le materie STEM, per gli imprenditori locali e per i mestieri specializzati.

Anche l’acqua è un tema, e qui la risposta è tecnica: il data center sarà raffreddato ad aria, per ridurre la pressione sulle risorse idriche locali.

Il legame con il progetto di Crusoe

Il sito di Cheyenne si intreccia con un’altra vicenda emersa nelle stesse ore. Come riporta TechCrunch, Crusoe, sviluppatore di data center con sede a Denver, ha confermato venerdì 6 novembre di aver venduto a Google un progetto incompiuto nel sud-est del Wyoming. Il prezzo non è stato reso noto.

Crusoe aveva annunciato quel progetto nel 2025 insieme a Tallgrass, società di infrastrutture sostenuta da Blackstone, con l’idea di farlo crescere fino a 10 gigawatt. Secondo le ricostruzioni, Google avrebbe sollevato dubbi su costi e tempi di costruzione sotto la gestione di Crusoe, e Crusoe non era riuscita a firmare Google come cliente del sito. Non è invece indicato che il progetto fosse legato a OpenAI o a Stargate: il campus di Abilene, in Texas, è un’altra storia. Crusoe continua a costruire per Google un data center vicino ad Amarillo, sempre in Texas.

Quale sia esattamente il rapporto tra il campus annunciato da Google e il progetto ceduto da Crusoe non è chiarito in modo definitivo dalle fonti pubbliche: conviene quindi trattarli come due pezzi della stessa strategia nello Stato, senza dare per scontata una sovrapposizione completa.

Cosa significa per l’AI e per il settore

Il primo insegnamento è che l’energia è diventata un prodotto da progettare insieme al calcolo. Quando un’azienda firma un accordo da 702 megawatt per celle a combustibile e lo abbina allo stoccaggio della CO2, sta dicendo che aspettare la rete tradizionale non basta. Lo stesso ragionamento emerge anche dal lato dell’hardware: nel nostro approfondimento su Nvidia Vera Rubin NVL72 il parametro centrale è proprio il throughput per megawatt.

Il secondo insegnamento riguarda la licenza sociale. Pagare tutta l’energia usata, raffreddare ad aria, creare un consiglio con la comunità e finanziare la formazione locale sono mosse che servono a evitare lo stesso esito dei referendum appena visti. Anche altri attori si muovono in questa direzione: ne abbiamo parlato nell’articolo sul programma Grid Protectors di OpenAI, dedicato al rapporto tra data center e rete elettrica.

Il terzo riguarda i limiti. Il gas naturale resta un combustibile fossile, e Google non ha indicato una percentuale precisa di emissioni catturate, parlando di una “grande maggioranza”. Finché quel numero non verrà pubblicato e verificato, la parte climatica dell’annuncio va letta come un impegno, non come un risultato misurato.

Tempi e incognite

Il post di Google non fornisce date di costruzione o di entrata in servizio del campus, e non quantifica i posti di lavoro nel testo. Secondo le ricostruzioni di settore, l’impianto di celle a combustibile di AEP dovrebbe essere pienamente operativo entro la fine del 2028, con una spesa di circa 4 miliardi di dollari che AEP ha indicato a ottobre. Google ha inoltre lasciato intendere che altre notizie sulle partnership arriveranno nelle prossime settimane.

Restano aperte le questioni che accompagnano ogni grande campus: l’effettivo consumo idrico a regime, l’impatto sulle tariffe elettriche e la tenuta politica del progetto. La contea di Laramie, già alle prese con timori sull’acqua, sarà un banco di prova osservato da tutto il settore.

Il quadro più ampio: l’infrastruttura decide la corsa all’AI

Per chi usa ogni giorno strumenti come Google Gemini, tutto questo può sembrare lontano. Non lo è: ogni risposta, ogni immagine e ogni agente che lavora in autonomia ha un costo energetico, e la capacità di sostenerlo determina quali servizi potranno scalare e a quale prezzo.

L’annuncio di Cheyenne arriva peraltro il giorno dopo un altro piano da 15 miliardi di dollari che Google ha presentato per la Malaysia, a conferma di un ritmo di investimenti che coinvolge più continenti in pochi giorni. Il messaggio per il mercato è che la competizione tra i grandi laboratori si gioca sempre più su terreni fisici: terreni, turbine, celle a combustibile, siti di stoccaggio e accordi con le comunità.

Per chi lavora con l’AI, nel marketing, nel SEO o nello sviluppo, la lezione pratica è seguire non solo i nuovi modelli, ma anche chi riesce a garantirne la capacità di calcolo. Nel medio periodo, la disponibilità di energia influenzerà prezzi, limiti d’uso e tempi di rilascio dei servizi che adotti.

Conclusioni

Il data center di Cheyenne mostra come l’intelligenza artificiale sia ormai un tema industriale prima ancora che software: 17 miliardi di dollari, 702 megawatt di celle a combustibile, quasi 1 gigawatt di capacità con cattura del carbonio e una strategia pensata per ottenere il consenso locale. Resta da vedere se l’equilibrio tra gas, cattura della CO2 e accettazione delle comunità reggerà alla prova dei fatti.

Se vuoi restare aggiornato su come l’infrastruttura sta cambiando il mercato dell’AI, continua a seguire le nostre news e leggi gli approfondimenti collegati: la prossima mossa potrebbe arrivare già nelle prossime settimane.

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Daniele Della Corte

Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008

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