Google spegne AI e Ricerca per gli studenti: cosa cambia per le scuole dal 2027
Dal 2027 Gemini e Ricerca Google saranno spenti di default per gli studenti K-12: chi disattiva l'AI perde anche la Ricerca. Ecco cosa cambia.

Google ha deciso di cambiare le regole del gioco per le scuole che usano i suoi strumenti didattici. Secondo quanto annunciato martedì 3 novembre 2026, a partire dal 2027 Gemini, Gemini Notebook, Gemini in Classroom e Google Search saranno disattivati per impostazione predefinita sugli account degli studenti delle scuole primarie e secondarie (K-12). Gli amministratori potranno riattivare ogni servizio, ma c’è un dettaglio che ha acceso il dibattito: chi sceglie di spegnere l’intelligenza artificiale perde anche la Ricerca Google per gli studenti.
La notizia, rilanciata da diverse testate internazionali, tocca un nervo scoperto. Da mesi il rapporto tra AI generativa e scuola è al centro di polemiche, e la mossa di Google sposta la discussione su un terreno nuovo: quello del potere di scelta degli istituti.
Cosa cambia concretamente per le scuole
Il cambiamento riguarda le impostazioni amministrative dei servizi Google per l’istruzione. Finora gli strumenti di AI erano trattati come funzioni da attivare o disattivare in un pannello, mentre ora il punto di partenza si ribalta: per gli studenti K-12 i servizi basati su Gemini e la Ricerca risulteranno spenti finché un amministratore non li accenderà in modo esplicito. Gli studenti degli istituti che non li abilitano vedranno un messaggio che spiega come il servizio non sia disponibile attraverso la loro scuola.
In pratica, la scuola ha tre strade. Può abilitare tutto e adottare l’AI, può abilitare solo alcuni servizi, oppure può dire no all’intelligenza artificiale, accettando però di rinunciare alla ricerca web integrata negli account scolastici.
Perché la Ricerca finisce nello stesso pacchetto
La spiegazione di Google è che oggi AI e Ricerca sono ormai intrecciate. Chris Phillips, vicepresidente di Google per l’istruzione, ha parlato di servizi profondamente integrati, perché la Ricerca include funzioni come le AI Overviews e la modalità AI. Per questo, a detta dell’azienda, non è tecnicamente possibile togliere l’AI e lasciare intatta la Ricerca tradizionale per quegli account.
Sempre secondo le ricostruzioni, Phillips ha motivato la scelta con il principio che le scuole devono avere il controllo sull’AI nelle proprie classi. Sul piano formale è un passo verso una maggiore libertà di scelta. Sul piano pratico, però, la scelta ha un costo molto alto.
Una scuola che rinuncia a Gemini perde uno strumento di ricerca che è alla base di quasi ogni attività di studio online.
Il contesto: l’ondata di agosto e le polemiche
Per capire la decisione bisogna tornare ad agosto. In quel mese Google ha attivato il chatbot Gemini per molti studenti K-12 che usano Google Classroom, mentre in precedenza l’accesso era riservato a chi aveva almeno 18 anni. L’estensione ha provocato un’ondata di proteste da parte di educatori, esperti di sviluppo infantile e genitori.
Google sostiene che Classroom sia utilizzato da circa 150 milioni tra studenti e insegnanti nel mondo. Non è stato indicato quanti studenti saranno interessati dal nuovo regime, ma il solo ordine di grandezza dell’ecosistema spiega perché ogni modifica ai valori predefiniti abbia un impatto enorme.
Nel frattempo, alcune delle più grandi amministrazioni scolastiche degli Stati Uniti hanno scelto la prudenza. New York e Los Angeles, i due distretti più grandi del Paese, hanno vietato in via temporanea gli strumenti di AI generativa nelle scuole elementari e medie.
Guided Learning, l’AI che non dà la risposta subito
Alle scuole che decideranno di abilitare i servizi Google propone un’esperienza chiamata Guided Learning, disponibile in Gemini e nella Ricerca. L’idea è accompagnare lo studente passo dopo passo nella soluzione di un problema, invece di consegnargli direttamente la risposta finale. È una risposta a una critica ricorrente: un chatbot che completa i compiti al posto dello studente non favorisce l’apprendimento.
Resta da vedere quanto questo approccio funzioni nella pratica, e soprattutto quanto sia robusto di fronte a studenti decisi ad aggirarlo. Per ora si tratta di una promessa di prodotto, non di un risultato dimostrato.
Le reazioni: scelta o pressione?
Le critiche non si sono fatte attendere. Lina Khan, ex presidente della Federal Trade Commission, ha sostenuto che Google stia usando il proprio dominio nella ricerca per spingere le scuole verso l’AI e che punirà chi non si adegua. Josh Golin, dell’organizzazione per i diritti dei minori Fairplay, ha previsto che la strategia si ritorcerà contro l’azienda, invitando le scuole a spegnere gli strumenti di AI di Google e a valutare motori di ricerca più attenti alla privacy.
Alcuni osservatori hanno definito contraddittorio un meccanismo che concede più controllo solo a patto di rinunciare a un servizio così diffuso. Google, interpellata da alcune testate, non ha aggiunto commenti oltre all’annuncio.
Il tema, in fondo, è quello del potere di mercato: quando un prodotto dominante lega due funzioni, la possibilità di rifiutarne una diventa teorica. Per un istituto con risorse limitate, rinunciare alla Ricerca è difficilmente un’opzione realistica.
Perché la questione riguarda anche l’Europa e l’Italia
L’annuncio è rivolto al mercato statunitense, e per ora non risultano indicazioni su tempi e modalità fuori dagli Stati Uniti. Tuttavia le scuole italiane ed europee usano largamente Google Workspace for Education, quindi è lecito aspettarsi che il modello venga osservato con attenzione anche da noi. Il quadro normativo europeo, dal regolamento sull’AI alle regole sulla protezione dei minori, rende il confronto molto più delicato.
Il tema della tutela dei minori davanti ai chatbot è già caldo. Ne abbiamo parlato per esempio a proposito della legge di New York sui chatbot companion e i minori e della valutazione di Common Sense Media su ChatGPT for Teens. A questi casi si aggiunge la causa del Texas contro OpenAI, segno che la pressione istituzionale sul settore cresce.
Per chi segue l’ecosistema dell’azienda, il nostro approfondimento su Google Gemini aiuta a capire come il modello sia ormai presente in quasi tutti i prodotti, Ricerca compresa.
Tre domande che i dirigenti scolastici dovranno farsi
Chi gestisce un istituto dovrà valutare alcuni punti prima della data di entrata in vigore. Il primo riguarda la sostituibilità: esistono alternative di ricerca adeguate, compatibili con i dispositivi e con le policy della scuola? Il secondo è la formazione: i docenti sono pronti a guidare l’uso di Gemini in modalità didattica, o serve un percorso dedicato? Il terzo è la tutela dei dati degli studenti, che resta il vero banco di prova per qualsiasi servizio di AI rivolto ai minori.
Sono domande che non hanno una risposta unica, e che vanno affrontate caso per caso.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il 2027 è ancora lontano, e c’è spazio perché Google precisi i dettagli: che cosa succede esattamente alla Ricerca negli account disattivati, se esisterà una versione di ricerca senza funzioni generative e come verranno gestiti i casi intermedi. Finché questi punti non saranno chiari, conviene trattare le ricostruzioni giornalistiche come un quadro provvisorio, basato sull’annuncio ufficiale di Google e sui resoconti delle testate che lo hanno seguito.
È probabile anche che le autorità di concorrenza e di tutela dei consumatori osservino con interesse una pratica che lega un servizio essenziale all’adozione di una tecnologia ancora controversa. Non ci sono al momento indicazioni di indagini, ma il dibattito pubblico sta già inquadrando la vicenda in questi termini.
Per i produttori di strumenti educativi alternativi, infine, si apre un’opportunità: se alcune scuole sceglieranno di spegnere Gemini, qualcuno dovrà offrire loro un’alternativa credibile per la ricerca e per lo studio assistito.
Conclusioni: una scelta che non è mai solo tecnica
La decisione di Google mostra quanto l’AI generativa sia ormai incorporata nei prodotti di massa, al punto da rendere difficile separarla dal resto. Per le scuole è un invito a ragionare con calma su che cosa vogliono davvero dalla tecnologia in aula, senza subire i valori predefiniti. Per genitori e docenti è l’occasione di informarsi su quali servizi sono attivi sugli account dei ragazzi.
Se lavori nel mondo della scuola o ti occupi di formazione, controlla fin d’ora le impostazioni del tuo ambiente Google e confrontati con il tuo istituto. Seguici su intelligenzaartificiale.net per gli aggiornamenti: appena Google chiarirà i dettagli, ne parleremo. La fonte primaria è l’annuncio pubblicato da Google su X dall’account News from Google.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
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