Robot umanoide di OpenAI: cosa ha confermato Altman, cosa si sa e cosa manca
OpenAI costruirà un robot umanoide: Altman conferma, le posizioni in robotica salgono a 27 e la demo è attesa nel 2027. Ecco cosa si sa davvero.

OpenAI sta costruendo un robot umanoide. Non è più una voce di corridoio: Sam Altman lo ha detto in modo esplicito, e nelle ultime ore la notizia è tornata al centro dell’attenzione perché l’azienda continua ad assumere ingegneri di robotica e Altman ha indicato il 2027 come anno per una prima dimostrazione. Per chi segue l’AI è un passaggio importante: il laboratorio nato attorno ai modelli linguistici ora vuole dare un corpo ai propri modelli.
In questo articolo ricostruiamo che cosa è stato detto, che cosa è stato davvero confermato e che cosa resta sconosciuto, perché sul progetto circolano più titoli che fatti.
Che cosa ha detto Altman sul robot umanoide di OpenAI
La conferma arriva dal podcast Sources, all’inizio di settembre. Alla domanda se OpenAI stesse puntando a un umanoide o a una macchina pensata per i data center, Altman ha risposto che l’azienda farà entrambe le cose. La frase che ha fatto il giro del mondo è netta: “We will definitely do a humanoid”, cioè faremo di sicuro un umanoide, e poi anche altre forme. La ricostruzione è stata ripresa tra gli altri da Forbes e da Humanoids Daily.
Il passaggio più interessante, però, riguarda la filosofia del progetto.
Il cervello conta più del corpo
Altman ha spiegato che a suo giudizio la parte difficile non è la meccanica ma l’intelligenza che governa la macchina. Il corpo, ha sostenuto, è meno importante del software che lo comanda. È una posizione coerente con la storia di OpenAI, che ha costruito il proprio vantaggio sui modelli e non sull’hardware, e lascia intuire dove l’azienda pensa di poter fare la differenza rispetto a chi produce robot da anni.
Perché proprio una forma umana
La motivazione è pratica. Il mondo, ha detto Altman, è progettato per le persone: porte, tastiere, cucine, strumenti di lavoro. Un robot con forma umana può usare tutto questo senza che si debba ridisegnare l’ambiente. Non significa che sarà l’unica forma: per i data center, ha precisato, potrebbero servire macchine diverse.
Sul robot personale per tutti, Altman è stato altrettanto chiaro, ma ha messo le mani avanti: è un obiettivo di lungo periodo, un “someday”, non la priorità iniziale.
Cosa si sa davvero: assunzioni, attuatori e il 2027
I fatti verificabili vengono soprattutto dalla pagina delle offerte di lavoro. La divisione robotica interna è stata lanciata alla fine di maggio 2026 sotto la guida di Aditya Ramesh, vicepresidente della ricerca. Secondo Robots Beat, le posizioni aperte a San Francisco erano 11 al lancio e sono salite a 19 a inizio settembre. Il conteggio più recente, attribuito a Engadget e riportato da TBreak, parla di 27 posizioni.
Il dettaglio più rivelatore è il tipo di profili cercati.
Quattro ruoli riguardano in modo specifico gli attuatori: progettazione, parte elettromagnetica, ingranaggi e infrastruttura di test. L’annuncio sul design degli attuatori parla di componenti elettromeccanici su misura, con motori, trasmissioni, sensori e gestione termica, e di un’attenzione particolare alla densità di coppia e alla producibilità. Compaiono poi firmware, simulazione termica, layout di circuiti stampati, prototipazione, ma anche gestione dell’inventario e delle forniture. Messi insieme, questi ruoli dicono una cosa precisa: OpenAI non vuole comprare un robot altrui e metterci sopra i propri modelli, vuole progettare l’hardware in casa.
Questa scelta spiega anche una rottura recente. Il fondatore di Figure AI, Brett Adcock, aveva interrotto la collaborazione con OpenAI nel febbraio 2025, sostenendo che l’AI embodied richiede di integrare in verticale intelligenza e hardware. OpenAI, a sua volta, è stata tra i primi sostenitori di 1X Technologies, ma ha poi scelto la strada interna.
La dimostrazione del 2027
Secondo quanto riportato da TBreak, Altman avrebbe detto a Fortune di aspettarsi una demo nel 2027, mentre i robot non sarebbero per strada prima di qualche anno dopo. Va sottolineato che OpenAI non ha spiegato che cosa mostrerà questa dimostrazione né che aspetto avrà la macchina. Non risultano annunciati un prototipo, un partner di produzione, un obiettivo di unità, un prezzo o una data di commercializzazione.
Perché la catena di fornitura è il vero nodo
Un progetto di questo tipo si gioca soprattutto sui componenti. Secondo i dati citati da Robots Beat, gli attuatori pesano tra il 40 e il 60 per cento del costo dei materiali di un umanoide. La Cina controlla circa il 69 per cento dell’estrazione delle terre rare e circa il 90 per cento della lavorazione dei magneti, ingredienti essenziali per i motori. Costruire fuori dalla filiera cinese, secondo la stessa stima, farebbe salire il costo dei componenti per unità da circa 46.000 a 131.000 dollari.
Sono numeri da prendere con cautela, perché si tratta di stime riportate da un singolo osservatore, ma rendono l’idea: produrre un umanoide costa, e farlo in casa e in Occidente costa molto di più.
Il mercato intanto corre. Nel primo semestre del 2026 le spedizioni mondiali di umanoidi hanno raggiunto circa 19.100 unità, in crescita del 272 per cento su base annua, con i produttori cinesi che coprono oltre il 97 per cento del totale. OpenAI entra quindi in un settore già affollato e dominato da altri, e lo fa partendo da zero sul piano industriale. Anche Tesla, con Optimus, ha ammesso che scalare la produzione è difficilissimo, e dopo cinque anni di sviluppo non risultano consegne a clienti esterni.
Il contesto: la corsa all’AI fisica
La mossa di OpenAI va letta dentro un movimento più ampio. Il passaggio dall’AI che scrive all’AI che agisce nel mondo fisico sta coinvolgendo tutti i grandi attori. Su queste pagine abbiamo raccontato, per esempio, la scelta di Boston Dynamics di affidare la guida a Rohit Prasad, simbolo di quanto la robotica stia diventando una questione di intelligenza artificiale, e l’entrata in produzione di NEO, l’umanoide domestico di 1X. Ci sono poi esperimenti accademici come HomeBody, il robot di Stanford guidato da GPT-6 Astra, che mostrano la direzione in cui si muove la ricerca.
C’è anche un motivo strategico meno visibile. Un robot è un modo per raccogliere dati fisici, quelli che i modelli linguistici non possono trovare nei testi. OpenAI aveva già chiuso un progetto di robotica nel 2021, secondo le ricostruzioni perché non riusciva a ottenere abbastanza dati di interazione fisica. Oggi la logica sembra ribaltata: la macchina serve anche a generare quei dati.
Priorità: infrastrutture, non salotti
Il primo obiettivo dichiarato non è il robot domestico. Altman ha parlato di lavoro industriale: costruire e mantenere data center e produrre più macchine. In altre parole, i primi umanoidi OpenAI dovrebbero aiutare i lavoratori qualificati a costruire infrastrutture, quelle di cui l’AI ha un disperato bisogno.
Cosa cambia per te e cosa tenere d’occhio
Se lavori nel mondo dell’AI, del marketing o della tecnologia, il segnale è chiaro: la competizione tra i laboratori si sposta dal chatbot alla macchina che agisce. Nel breve non cambierà nulla nel tuo uso quotidiano di ChatGPT, ma nel medio periodo i modelli che oggi usi per scrivere e programmare potrebbero diventare il cervello di dispositivi fisici.
Ci sono almeno tre elementi da monitorare. Il primo è l’evoluzione del team: ogni nuova posizione aperta rivela un pezzo di strategia, dagli attuatori alla gestione delle forniture. Il secondo è l’eventuale annuncio di un partner industriale, oggi assente. Il terzo è la dimostrazione del 2027, che dirà se OpenAI è davvero in grado di passare dai modelli ai prototipi funzionanti.
Restano aperte anche questioni delicate che l’azienda non ha ancora affrontato pubblicamente, come il prezzo, un eventuale modello in abbonamento e un quadro di tutela della privacy per macchine che vivranno vicino alle persone.
Conclusioni
Sul piano dei fatti, OpenAI ha confermato l’obiettivo, sta assumendo e punta a un attuatore proprietario, ma non ha mostrato nulla di concreto. È una scommessa a lungo termine, con costi, vincoli di fornitura e concorrenti già in produzione. Il nostro consiglio è seguire l’evoluzione con spirito critico, distinguendo le dichiarazioni dai prototipi. Tieni d’occhio il sito: ti aggiorneremo a ogni passo concreto, e se vuoi capire meglio come funziona l’AI che vede e agisce nel mondo fisico, leggi anche l’analisi del modello robotico Kyutai REKI con memoria a registri.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.
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