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Search Console, arriva il report sulla ricerca multimodale: Lens e Circle to Search diventano misurabili

Google aggiunge a Search Console il filtro per la ricerca multimodale: ora misuri il traffico da Lens, Circle to Search e ricerche per immagine.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Settembre 26, 2026
Lettura: 7 min
Persona che inquadra un paesaggio con la fotocamera dello smartphone, esempio di ricerca multimodale
fonte: unsplash photo-1566137178917-285684132085

Google ha aggiunto a Search Console un nuovo filtro dedicato alla ricerca multimodale: da oggi puoi vedere quanto traffico arriva al tuo sito dalle ricerche fatte con un’immagine invece che con una parola chiave. Il dato riguarda sia i risultati classici di Google Search sia le funzionalità di AI generativa, e segna un passaggio importante per chiunque lavori sulla visibilità organica.

L’annuncio è arrivato il 24 settembre 2026 sul blog ufficiale di Google Search Central, firmato da Harsh Kharbanda, responsabile di prodotto di Google Lens, e Moshe Samet, responsabile di prodotto di Search Console. Il rilascio è globale e parte in modo graduale.

Cosa cambia nei report di rendimento di Search Console

Fino a ieri, chi gestiva un sito vedeva nei report di rendimento il traffico suddiviso per tipo di ricerca: web, immagini, video e notizie. Mancava però un tassello sempre più rilevante, cioè le ricerche che partono da una fotografia o da un’inquadratura della fotocamera. Quelle interazioni esistevano, generavano clic e impressioni, ma non erano isolabili in un segmento dedicato.

Ora Google introduce un tipo di ricerca specifico, chiamato appunto multimodale, selezionabile come filtro nei report di rendimento.

Il filtro compare in due punti. Il primo è il classico report sulle prestazioni nei risultati di ricerca, quello che consulti ogni giorno per controllare query, pagine e posizione media. Il secondo è il report dedicato alle funzionalità di AI generativa, lo spazio in cui Google mostra come i contenuti del tuo sito vengono utilizzati nelle esperienze basate sui modelli linguistici.

Come per gli altri filtri, puoi esportare i dati e analizzarli con gli strumenti che usi già, dal foglio di calcolo alla piattaforma di business intelligence.

Quali ricerche vengono conteggiate

Google ha chiarito con precisione quali interazioni finiscono nel nuovo segmento. Si tratta di quattro canali, tutti accomunati dal fatto che il punto di partenza è un’immagine:

  • le ricerche fatte con Google Lens, anche puntando la fotocamera dello smartphone;
  • Circle to Search su Android, il gesto con cui cerchi un elemento sullo schermo;
  • il caricamento di un’immagine direttamente in Google Search;
  • la funzione “Cerca questa immagine” dal menu del tasto destro di Chrome.

Si tratta di strumenti che milioni di persone usano ogni giorno senza pensarci, per identificare un prodotto visto per strada, tradurre un cartello, capire di che pianta si tratta o trovare dove comprare un paio di scarpe. Finora, per chi pubblica contenuti, quel traffico era una specie di zona grigia.

Quando vedrai i dati

Il rilascio è iniziato il giorno stesso dell’annuncio ed è globale. C’è però una condizione: le nuove metriche compaiono nel report solo se il tuo sito riceve effettivamente traffico da questo tipo di ricerche. Se apri Search Console e non trovi ancora dati nel filtro, non significa per forza che ci sia un problema.

Potrebbe semplicemente trattarsi di un sito che, al momento, non intercetta ricerche visive.

Perché la ricerca multimodale è diventata centrale

La scelta di Google non arriva per caso. Negli ultimi anni la ricerca si è spostata progressivamente dal solo testo verso esperienze che combinano immagini, voce e linguaggio naturale. I modelli multimodali sono il motore di questa trasformazione: sistemi capaci di interpretare insieme una foto e una domanda scritta, collegando ciò che vedono a ciò che l’utente vuole sapere.

Quando inquadri un oggetto con Lens, non stai più cercando una stringa di testo. Stai chiedendo al motore di ricerca di capire il contenuto di una scena e di restituirti risultati pertinenti, spesso accompagnati da una risposta sintetica generata dall’AI. È proprio qui che entra in gioco il secondo report, quello sulle funzionalità di AI generativa: le ricerche visive possono concludersi anche con una risposta costruita dal modello, che utilizza contenuti provenienti dai siti web.

Il messaggio implicito è chiaro: l’immagine è diventata una query a tutti gli effetti.

Per chi fa SEO con l’intelligenza artificiale, questo significa che non basta più ragionare solo in termini di parole chiave. Bisogna chiedersi anche quali immagini, oggetti o scene potrebbero portare un utente fino alle tue pagine.

Cosa puoi fare concretamente con il nuovo filtro

Il primo passo è semplice: apri il report di rendimento, seleziona il tipo di ricerca multimodale e guarda quali pagine ricevono impressioni e clic. In molti casi potresti scoprire che il traffico visivo si concentra su un gruppo ristretto di contenuti, per esempio schede prodotto, guide con molte fotografie, ricette, pagine dedicate a luoghi o a oggetti riconoscibili.

Quel sottoinsieme di pagine merita un’attenzione particolare.

Il secondo passo è confrontare i dati multimodali con quelli della ricerca web tradizionale. Se una pagina riceve molte impressioni dalle ricerche per immagine ma pochi clic, potrebbe esserci un problema di corrispondenza tra ciò che l’utente ha inquadrato e ciò che trova nel risultato. Al contrario, un buon rapporto tra impressioni e clic indica che i tuoi contenuti visivi rispondono bene a quel tipo di domanda.

Ottimizzare le immagini torna a essere una priorità

Con dati misurabili a disposizione, il lavoro sulle immagini smette di essere un dettaglio tecnico e diventa una leva strategica. Le buone pratiche restano quelle raccomandate da tempo da Google: immagini originali e di qualità, testo alternativo descrittivo, nomi dei file sensati, contesto testuale coerente intorno all’immagine e dati strutturati dove pertinenti, soprattutto per prodotti e ricette.

La differenza è che adesso puoi verificare l’effetto delle modifiche invece di procedere alla cieca. Se aggiorni le fotografie di una categoria di prodotti, puoi osservare nelle settimane successive se il traffico multimodale verso quelle pagine cresce.

Anche le immagini generiche, quelle da archivio usate ovunque, rischiano di valere meno: un sistema che riconosce una scena tende a trovare più utili contenuti visivi distintivi e ben contestualizzati.

L’e-commerce è il settore più esposto

Il commercio elettronico è probabilmente l’ambito in cui questa novità pesa di più. Molte ricerche visive nascono con un’intenzione d’acquisto molto chiara: vedi un oggetto, lo fotografi, vuoi sapere cos’è e dove comprarlo. Poter misurare il traffico dalle ricerche visive permette ai negozi online di capire quali prodotti vengono cercati “a vista” e di investire di conseguenza su schede, fotografie e descrizioni.

Lo stesso vale per il turismo, l’arredamento, la moda, il food e in generale per tutti i settori in cui l’aspetto visivo è decisivo nella scelta.

Il quadro più ampio: la visibilità nelle risposte dell’AI

Questa novità si inserisce in una tendenza evidente. Man mano che le risposte generate dall’intelligenza artificiale occupano spazio nei risultati di ricerca, editori e aziende chiedono strumenti per capire come vengono utilizzati i loro contenuti. Non a caso è cresciuto un intero mercato di piattaforme che monitorano la visibilità dei brand nelle risposte AI, segno che il bisogno di dati su questi nuovi canali è molto sentito.

Google, dal canto suo, sta portando queste informazioni dentro Search Console, lo strumento gratuito che quasi tutti i gestori di siti già usano. Il filtro multimodale è un tassello di questo percorso: rende visibile una fetta di traffico che fino a oggi era difficile da attribuire.

Resta da capire quanto saranno dettagliati i dati nel tempo.

L’annuncio non specifica, per esempio, se in futuro sarà possibile distinguere tra Lens, Circle to Search e le altre modalità, né se verranno mostrate informazioni su che cosa gli utenti abbiano inquadrato. Per ora il segmento è unico e aggregato, e Google invita chi lo usa a inviare suggerimenti tramite il link di feedback in Search Console o la community di Google Search Central.

Come muoverti da subito

Se gestisci un sito, il consiglio pratico è di non aspettare. Controlla nei prossimi giorni se il filtro mostra già dati sulla tua proprietà, esporta i primi numeri e crea una vista dedicata alle pagine che ricevono traffico visivo. Anche pochi dati, all’inizio, bastano per capire se la ricerca per immagini è un canale marginale o una risorsa da coltivare.

Poi incrocia queste informazioni con il report sulle funzionalità di AI generativa. Scoprire che una pagina viene raggiunta tramite Lens e al tempo stesso utilizzata nelle risposte dell’AI ti dice molto sul valore di quel contenuto e su dove concentrare gli aggiornamenti.

Se vuoi approfondire il metodo, nella nostra guida su come usare l’AI per la SEO trovi strategie e strumenti per lavorare in modo più efficace sui motori di ricerca.

Conclusioni

Con il nuovo filtro per la ricerca multimodale, Google riconosce ufficialmente che la fotocamera è diventata una porta d’ingresso al web importante quanto la tastiera. Per chi si occupa di SEO e contenuti è un’occasione concreta: finalmente puoi misurare un traffico che prima restava invisibile e prendere decisioni basate sui dati.

Il momento migliore per iniziare è adesso, mentre la funzione si sta diffondendo e pochi la stanno ancora sfruttando.

Apri Search Console, attiva il filtro multimodale e verifica che cosa emerge sul tuo sito. Continua a seguirci per restare aggiornato su tutte le novità che collegano intelligenza artificiale, ricerca e marketing digitale.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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