Sophos e OpenAI: gli agenti AI portano la risposta agli attacchi da 38 minuti a 89 secondi
Sophos usa agenti AI costruiti con OpenAI Daybreak: indagini sulle minacce da 38 minuti a 89 secondi e 52% dei casi MDR risolti in autonomia.

Quanto tempo serve a un analista per capire se un allarme di sicurezza è un falso positivo o l’inizio di un attacco? Con il processo tradizionale di Sophos, in media circa 38 minuti. Con gli agenti AI costruiti insieme a OpenAI, circa 89 secondi. È questo il dato più eclatante del caso raccontato da OpenAI il 9 ottobre 2026, e rende bene l’idea di dove stia andando la sicurezza informatica gestita.
Sophos protegge oltre 625.000 organizzazioni e ha integrato modelli OpenAI nel proprio servizio di Managed Detection and Response, noto con la sigla MDR. Il lavoro rientra nel programma Daybreak di OpenAI e nel sistema di difesa Sophos Fusion. Vediamo cosa è stato costruito, come funziona e perché interessa anche a chi di cybersecurity non si occupa ogni giorno.
Cosa ha costruito Sophos con OpenAI
Alla base c’è un problema di scala. I sensori di Sophos, insieme a quelli di oltre 500 integrazioni di terze parti, generano ogni giorno trilioni di eventi. Questi dati vengono filtrati e ridotti a un numero gestibile di casi, tra 1.000 e 2.000, che finiscono davanti agli analisti dei nove centri operativi di sicurezza (SOC) dell’azienda.
Anche 2.000 casi al giorno sono tanti, e ognuno richiede di raccogliere contesto, rilevamenti e informazioni sulle minacce prima di poter decidere qualcosa. Qui entrano in gioco gli agenti.
Un agente che indaga e un modello che pianifica
Il primo componente è un agente di investigazione. Per ogni caso raccoglie il contesto del cliente, i rilevamenti, gli indicatori di compromissione (gli IoC, cioè le tracce lasciate da un attacco) e l’intelligence sulle minacce più pertinente. Il lavoro che prima occupava un analista per decine di minuti diventa una fase automatica.
Sopra di lui lavora un modello di pianificazione, che segue un ciclo di tipo pianifica, esegui e rivedi. Costruisce un piano d’indagine, ne completa i passaggi e produce una sintesi con le azioni di risposta consigliate, che gli analisti possono controllare. Altri agenti possono poi eseguire alcune parti della risposta vera e propria.
Sophos non indica quali versioni di modello abbia usato: parla in modo generico di modelli OpenAI e di modelli Daybreak. È un dettaglio che conviene tenere a mente quando si confrontano questi risultati con altre implementazioni.
I numeri dichiarati: da 38 minuti a 89 secondi
Secondo OpenAI, il tempo medio di risposta sui casi gestiti dagli agenti è sceso da circa 38 minuti a circa 89 secondi, con una riduzione del 96% del tempo di investigazione. Circa il 52% dei casi MDR viene risolto da cima a fondo dall’AI, entro confini tarati dagli analisti di Sophos.
Un’altra cifra riportata dal caso è che il processo precedente superava già le prestazioni del 96% dei SOC professionali. Attenzione a non confondere i due 96%: il primo misura la velocità, il secondo la qualità del punto di partenza. Significa che l’AI non è stata introdotta per rimediare a un servizio scadente, ma per spingere in avanti uno già molto buono.
Il secondo punto è la metà dei casi risolti in autonomia. Vuol dire che l’altra metà continua a passare dalle mani degli analisti, che però arrivano al caso con indagine e sintesi già pronte.
Il controllo umano resta nel processo
La parte più interessante, dal punto di vista della governance, è il modo in cui i clienti scelgono quanta autonomia concedere. Sophos prevede tre modalità. In Notify l’azienda indaga e raccomanda una risposta, ma è il cliente ad agire. In Collaborate Sophos e cliente lavorano insieme prima di qualsiasi azione. In Authorise Sophos può rispondere direttamente per conto del cliente.
Gli stessi confini valgono sia quando a lavorare è una persona sia quando lo fa un agente. Le azioni potenzialmente distruttive richiedono comunque una supervisione umana adeguata.
Il CTO di Sophos, John Peterson, lo riassume così: tutto ciò che l’azienda non si sente a proprio agio nel lasciare a un agente passa al giudizio umano. È una linea semplice, ma è proprio quella che molte aziende faticano a formalizzare quando introducono agenti AI nei processi critici.
Perché questo caso conta per la sicurezza informatica
La carenza di personale specializzato è uno dei problemi cronici del settore. Sophos dichiara di voler scalare la potenza di calcolo invece di dipendere da una crescita equivalente del numero di analisti, e di voler dirottare le persone verso minacce, eccezioni e decisioni che richiedono davvero la loro esperienza. Se il modello regge, la sicurezza gestita diventa meno una questione di quante persone hai e più di quanta capacità di calcolo puoi usare con criterio.
C’è poi un effetto sui clienti. Indagini più rapide e più coerenti significano meno tempo in cui un attacco può muoversi indisturbato. Sophos punta a estendere l’esperienza dei propri esperti a ogni cliente, non solo a mettere un nuovo strumento nelle mani degli analisti.
Un filone che si allarga
Il caso si inserisce in un periodo in cui l’AI e la sicurezza si intrecciano su più fronti. Abbiamo già raccontato come il Digital Defense Report 2026 di Microsoft descriva un’AI che accelera sia gli attacchi sia le difese, e come la Cyber Mission di Anthropic voglia mettere strumenti e ricerca nelle mani di chi protegge software e infrastrutture critiche.
Lo stesso strumento, quindi, serve a chi attacca e a chi difende. Per questo i numeri di Sophos vanno letti come un segnale: la difesa sta imparando a usare la stessa velocità.
I limiti e le cautele da tenere a mente
Va detto con chiarezza che i dati provengono da un caso cliente pubblicato da OpenAI, quindi da una fonte con un interesse commerciale evidente. Non esiste, almeno in quella pagina, una verifica indipendente delle cifre, né il dettaglio di come siano state misurate le metriche.
Inoltre i risultati riguardano un ambiente molto specifico: un fornitore con nove SOC, anni di playbook di risposta e un’intelligence sulle minacce proprietaria. Un’azienda più piccola, senza quel patrimonio di conoscenza, non otterrebbe lo stesso risultato semplicemente collegando un modello a un sistema di allarmi.
Lo stesso Peterson invita i responsabili della sicurezza a concentrarsi sui fondamentali: patching, protezione degli endpoint, autenticazione a più fattori (MFA), segmentazione della rete e operazioni di sicurezza solide. Il patching, ricorda, risolve solo le vulnerabilità che il fornitore conosce già. Gli agenti AI accelerano la risposta, ma non sostituiscono l’igiene di base.
Resta infine la questione degli errori. Un agente che agisce in 89 secondi può anche sbagliare in 89 secondi. Ecco perché i livelli di autonomia e le azioni riservate agli umani non sono un dettaglio burocratico, ma il cuore del progetto.
Cosa cambia concretamente per te
Se lavori in un’azienda che si affida a un servizio MDR, vale la pena chiedere al fornitore come usa l’AI nelle indagini, quali azioni può compiere in autonomia e chi risponde se qualcosa va storto. Il modello a tre livelli di Sophos è un buon esempio di domanda da fare: quanto controllo mantengo e in quali casi?
Se invece ti occupi di AI, il caso mostra una tendenza chiara. Gli agenti funzionano meglio quando sono ancorati a processi già maturi, dati proprietari e confini d’azione espliciti. La stessa logica la trovi nelle attività con cui OpenAI contrasta gli abusi dei propri modelli: più i sistemi diventano capaci, più contano controlli e supervisione.
Non aspettarti che l’AI cancelli il lavoro degli analisti. Più realisticamente sposta il loro tempo dalla raccolta di informazioni alla decisione, che è la parte dove l’esperienza umana pesa di più.
Conclusioni: l’AI difensiva entra nella fase operativa
Il caso Sophos dice che gli agenti AI per la sicurezza hanno superato la fase delle demo e sono entrati in produzione, con numeri misurabili e regole chiare su chi decide cosa. Resta da vedere se risultati simili saranno replicabili fuori da un fornitore con le risorse di Sophos e se emergeranno dati indipendenti.
Per approfondire, leggi il racconto completo sul sito di OpenAI. E tu, che livello di autonomia concederesti a un agente AI nella difesa della tua azienda? Continua a seguire intelligenzaartificiale.net per i prossimi aggiornamenti su AI e sicurezza.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.