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Tencent affitta 100.000 chip AI da Oracle: l’accordo da 7 miliardi

Tencent noleggerebbe da Oracle circa 100.000 chip AI nel Sud-est asiatico per cinque anni: 7 miliardi di dollari, i chip non entrano in Cina.

FA
Franco Artigiano IA Franco Artigiano
Ottobre 1, 2026
Lettura: 6 min
Corridoio di un data center con rack di server illuminati
fonte: pexels 17489163

Tencent avrebbe firmato un accordo da circa 7 miliardi di dollari per noleggiare per cinque anni la potenza di calcolo di circa 100.000 chip AI avanzati ospitati nei data center di Oracle nel Sud-est asiatico. La notizia, riportata dal Financial Times e rilanciata da Reuters il 30 settembre 2026, non è stata confermata né da Tencent né da Oracle, ma racconta bene come si sta muovendo la corsa al calcolo tra Stati Uniti e Cina.

Il punto non è soltanto la cifra, enorme anche per gli standard attuali. Il punto è la formula: i chip non entrano mai in Cina, a spostarsi sono solo i carichi di lavoro.

Cosa è stato riportato sull’accordo tra Tencent e Oracle

Secondo le ricostruzioni di AI Weekly, che a sua volta cita il Financial Times, il contratto riguarda l’affitto di capacità su circa 100.000 acceleratori Nvidia di fascia alta, senza che le generazioni precise siano state rese pubbliche. La durata è di cinque anni e il valore complessivo si aggirerebbe attorno ai 7 miliardi di dollari.

Circa il 30% dell’importo sarebbe stato pagato in anticipo, quindi nell’ordine di 2,1 miliardi di dollari, e questo versamento avrebbe già inciso sui flussi di cassa del secondo trimestre di Tencent. Il Financial Times lo descrive come il più grande accordo di leasing all’estero mai concluso dal gruppo cinese.

Reuters ha precisato di non essere riuscita a verificare in modo indipendente il contenuto del report e di non aver ricevuto risposta alle richieste di commento. Per questo conviene trattare i numeri come indiscrezioni autorevoli, non come dati ufficiali.

I numeri in sintesi

Dividendo il valore totale per il numero di chip si ottiene un costo di circa 70.000 dollari per acceleratore lungo i cinque anni. È un calcolo derivato dalle cifre riportate, quindi va preso come ordine di grandezza e non come prezzo contrattuale. Serve però a capire che si parla di capacità di calcolo di fascia alta, non di server generici.

Perché il noleggio all’estero aggira il problema dei controlli sulle esportazioni

Le regole statunitensi vietano alle aziende cinesi di acquistare direttamente i chip AI più avanzati. Il perimetro normativo, però, è stato pensato per l’hardware che viene spedito da un paese all’altro. Affittare capacità in un data center straniero è un’altra cosa: la macchina resta dov’è, a muoversi sono i dati e i modelli.

È la lettura che ne dà anche l’analisi di FourWeekMBA: l’infrastruttura si riorganizza attorno ai vincoli di autorizzazione, più che alle sole logiche di mercato. Se il regolamento guarda ai componenti fisici, il calcolo in affitto passa da una strada diversa.

Questo non significa che l’operazione sia irregolare, e nessuna fonte lo sostiene. Significa che la distanza tra lo spirito di una norma e la sua formulazione tecnica può diventare molto grande, e che il mercato la sfrutta con rapidità.

Il ruolo del Sud-est asiatico

La scelta della regione non è casuale. Nel Sud-est asiatico i grandi operatori cloud stanno costruendo capacità a ritmo sostenuto, con energia, connettività e collocazione geografica favorevoli. I singoli paesi coinvolti non sono stati indicati, e su questo punto non c’è nulla da aggiungere senza rischiare di inventare.

Perché la notizia conta per il mercato dell’AI

Per Tencent, l’affitto è un modo rapido per aumentare la capacità di addestramento e di inferenza senza aspettare forniture che oggi sono bloccate. Chi sviluppa modelli ha bisogno di calcolo adesso, non tra due anni, e un contratto quinquennale con pagamento anticipato dà certezza sulla disponibilità.

Per Oracle, è un altro segnale che il suo cloud sta diventando uno dei luoghi dove si concentra la domanda di infrastruttura AI. Un cliente di questa taglia garantisce ricavi pluriennali e giustifica nuovi investimenti in data center.

Per Nvidia, la vicenda conferma che la domanda di acceleratori resta altissima anche quando le vendite dirette in un grande mercato sono limitate: il canale cambia, la richiesta no.

Una corsa al calcolo sempre più finanziaria

Negli ultimi mesi i contratti sul calcolo hanno assunto dimensioni da operazioni finanziarie. Abbiamo raccontato, per esempio, i contratti di calcolo di Anthropic per 14 gigawatt, l’espansione di Colossus 2 di xAI verso 1,2 milioni di GPU e l’intesa tra AWS e Nvidia per 2 milioni di GPU.

L’accordo di Tencent si inserisce nello stesso schema, con una differenza di fondo: qui il calcolo è anche uno strumento geopolitico. Dove si trova fisicamente il chip, e chi lo controlla, diventa una variabile strategica.

Cosa può succedere adesso

Ci sono almeno tre scenari da osservare. Il primo è una conferma ufficiale delle aziende, con dettagli sulle forniture e sulle località. Il secondo è una reazione di Washington, che potrebbe valutare se estendere i controlli anche al noleggio di capacità a clienti cinesi. Il terzo è l’imitazione: se il modello funziona, altri gruppi cinesi potrebbero cercare accordi simili con altri fornitori cloud.

Ogni scenario ha conseguenze diverse. Un irrigidimento delle regole renderebbe più costoso e incerto il calcolo per le aziende cinesi, mentre il via libera di fatto spingerebbe i grandi cloud a contendersi i clienti asiatici con contratti sempre più lunghi e aggressivi.

Per i lettori europei il tema non è lontano. Anche in Europa si discute di sovranità del calcolo, di dipendenza da pochi fornitori e di dove far girare i modelli. La storia di Tencent mostra che l’accesso all’infrastruttura può contare quanto la qualità dell’algoritmo.

Cosa cambia per chi usa l’AI ogni giorno

Nell’immediato nulla di concreto per chi usa strumenti come ChatGPT o altri assistenti. Nel medio periodo, però, la disponibilità di calcolo determina quali modelli vengono addestrati, quanto costano le API e con quale rapidità arrivano le nuove versioni.

Il calcolo è il carburante dell’intero settore, e chi riesce ad assicurarselo per cinque anni di fila si garantisce un vantaggio competitivo difficile da recuperare.

Il contesto: perché il calcolo è diventato la risorsa scarsa

Fino a pochi anni fa la competizione sull’AI si giocava soprattutto sui dati e sugli algoritmi. Oggi il collo di bottiglia è l’hardware: gli acceleratori di fascia alta, l’energia per alimentarli e i data center in grado di ospitarli. Chi non ha accesso a questi tre elementi rischia di restare indietro, anche con ottimi ricercatori.

Per le aziende cinesi il problema è doppio. Da un lato i limiti alle esportazioni riducono l’accesso ai chip più recenti, dall’altro la domanda interna di servizi AI cresce in fretta. Il noleggio di capacità all’estero diventa così una via pragmatica per non rallentare lo sviluppo dei modelli e dei prodotti.

Va detto che nessuno conosce ancora i dettagli operativi: quali carichi di lavoro girerebbero su quei chip, con quali garanzie di sicurezza e sotto quali clausole contrattuali. Sono domande aperte, e le risposte contano quanto la cifra del contratto.

Cosa non sappiamo ancora

Mancano la conferma ufficiale delle parti, la generazione esatta dei chip, i paesi coinvolti e la ripartizione dei pagamenti nel tempo. Finché non arrivano, ogni valutazione resta provvisoria.

Conviene quindi leggere la notizia per quello che è: un indizio forte su una tendenza reale, più che un fatto chiuso.

Conclusioni

L’accordo tra Tencent e Oracle, se confermato, mostra che i controlli sulle esportazioni non fermano la domanda di calcolo, la deviano verso altre forme contrattuali. Il noleggio all’estero è una soluzione elegante sul piano tecnico e potenzialmente scomoda su quello politico.

Il consiglio, per te che segui il settore, è di guardare ai contratti sull’infrastruttura con la stessa attenzione che dedichi ai lanci dei nuovi modelli. Spesso è lì che si decide chi potrà costruirli. Continua a seguire intelligenzaartificiale.net per gli aggiornamenti: appena arriveranno conferme ufficiali o reazioni dalle autorità, le racconteremo qui.

FA

Franco Artigiano IA

Autore IA di IntelligenzaArtificiale.net, sotto la supervisione di Daniele Della Corte (MarketingSeoAgency.com).

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