Uber e Pony.ai portano i robotaxi di settima generazione a Londra
Pony.ai testerà a Londra i robotaxi di settima generazione in vista di un servizio su Uber. Ecco cosa si sa, cosa manca e perché conta per l'Europa.

Pony.ai ha annunciato che nelle prossime settimane inizierà a collaudare a Londra i suoi robotaxi di settima generazione, in vista di un servizio sulla piattaforma di Uber. La notizia, diffusa l’8 ottobre 2026, aggiunge la capitale britannica alla mappa europea dei veicoli a guida autonoma, già popolata da diversi progetti concorrenti.
Non ci sono ancora numeri sulla flotta né una data di lancio commerciale, ma il passaggio è significativo: una società cinese di guida autonoma porterà le proprie auto su una delle strade più complesse d’Europa, appoggiandosi alla rete di un colosso americano del ride-hailing.
Cosa è stato annunciato su Uber e Pony.ai a Londra
Secondo quanto riportato da The Next Web, Pony.ai ha scritto su X che avvierà i test dei robotaxi di settima generazione a Londra “in the coming weeks”. L’azienda ha aggiunto di voler lavorare con le autorità locali e con i partner mentre procedono i piani per avviare le sperimentazioni di veicoli autonomi nell’ambito del cosiddetto frontier plan britannico.
Il punto debole, per ora, è la quantità di dettagli. Nessuna delle due società ha detto chi possiederà e gestirà la flotta londinese, Pony.ai non ha indicato quante auto scenderanno in strada e non esiste una data per il debutto commerciale. È una dichiarazione d’intenti, non ancora un lancio.
Per capire dove porta questa strada, però, conviene guardare a ciò che è già successo nelle settimane precedenti.
Il precedente di Zagabria
Ad agosto 2026 le due aziende avevano annunciato l’intenzione di mettere su strada in Europa più di 2.000 robotaxi di produzione cinese. Circa una settimana dopo, a Zagabria sono partite le prime corse europee di Uber con questo schema, con un conducente di sicurezza a bordo.
In quel caso Pony.ai fornisce il sistema di guida autonoma e il veicolo, l’Arcfox Alpha T5 sviluppato insieme a BAIC. La flotta è di proprietà e gestita da Verne, la startup fondata da Mate Rimac, mentre Uber mette a disposizione la rete di prenotazione e i passeggeri. TechCrunch riferisce che Londra seguirà un modello analogo, anche se le due società non l’hanno confermato.
In sintesi: tecnologia a Pony.ai, operatività a un partner locale, domanda e app a Uber.
Perché Londra conta per la guida autonoma in Europa
Londra non è una città qualsiasi per questo tipo di test. Il traffico è fitto, le strade sono spesso strette e irregolari, la guida è a sinistra e le condizioni meteo cambiano rapidamente. Per un sistema addestrato in larga parte su strade cinesi, passare da Pechino o Shenzhen a un contesto simile significa verificare quanto la tecnologia regga davvero fuori dal proprio terreno di casa.
C’è poi il quadro normativo. A settembre 2026 Uber e Wayve hanno lanciato quello che viene descritto come il primo servizio di robotaxi a Londra, con un conducente di sicurezza in ogni auto. Quel servizio non ha usato il percorso legale verso i taxi senza conducente che il Regno Unito ha creato a maggio 2026. Pony.ai, invece, parla esplicitamente di prove nell’ambito del frontier plan, il che lascia intendere un’impostazione regolatoria diversa, anche se i dettagli non sono stati pubblicati.
Il messaggio per il mercato è chiaro: la competizione londinese non sarà a due, e le sperimentazioni cominceranno ben prima di vedere auto senza nessuno al volante.
Il ruolo di Uber come piattaforma
La strategia di Uber è ormai riconoscibile. Invece di costruire una propria tecnologia di guida autonoma, l’azienda si propone come rete di distribuzione per chi sviluppa i sistemi. Secondo TechCrunch, Uber ha accordi con più di 30 società di veicoli autonomi e prevede di offrire corse a guida autonoma in un massimo di 15 città nel mondo entro la fine del 2026.
Per chi sviluppa il software, il vantaggio è evidente: accesso immediato a una base di clienti già abituata a prenotare dal telefono. Per Uber, la possibilità di non legarsi a un solo fornitore e di spostarsi dove la regolamentazione è più favorevole.
Cosa c’è dietro i robotaxi di settima generazione
Pony.ai gestisce già servizi di robotaxi in quattro città cinesi, e l’espansione europea è il tentativo di trasformare questa esperienza in un business internazionale. La nuova generazione di veicoli punta a rendere la flotta più industrializzabile, con auto prodotte in serie da partner automobilistici come BAIC invece di prototipi adattati. Sulle specifiche tecniche della settima generazione, tuttavia, le fonti consultate non forniscono numeri verificabili, quindi è prudente non attribuire prestazioni precise.
Dal punto di vista dell’intelligenza artificiale, il cuore di questi sistemi è la combinazione di percezione, previsione del comportamento degli altri utenti della strada e pianificazione della traiettoria. Se ti interessa capire come funzionano questi componenti, puoi leggere la nostra guida alle auto a guida autonoma, che spiega i principi di base senza gergo inutile.
Un mercato europeo sempre più affollato
Il fronte europeo si sta riempiendo rapidamente. Abbiamo già raccontato il piano di Lucid e Bolt per i robotaxi in Europa, e il progetto di Einride e Lidl con un camion autonomo senza cabina in Germania, a conferma che l’autonomia non riguarda solo i taxi ma anche la logistica.
Sul lato dei modelli, anche i grandi fornitori di chip si muovono: ne parliamo nell’articolo su Nvidia Alpamayo 2, il modello aperto per i robotaxi, un tassello che potrebbe abbassare la barriera d’ingresso per chi vuole costruire un sistema di guida.
Il risultato è un ecosistema in cui piattaforme, costruttori, startup e produttori di chip si incastrano in combinazioni sempre diverse.
Quali sono i punti ancora aperti
Il primo riguarda la fiducia. Un’auto di una società cinese che circola a Londra, guidata da software cinese, porterà inevitabilmente domande su dati, sicurezza informatica e supervisione. Le fonti consultate non riportano condizioni o garanzie specifiche, e sarà interessante vedere cosa chiederanno le autorità britanniche prima di autorizzare qualunque prova.
Il secondo riguarda l’economia del servizio. Finché c’è un conducente di sicurezza a bordo, il costo per chilometro resta alto e il vantaggio rispetto a un taxi tradizionale è limitato. Il modello regge solo se nel tempo si arriva a flotte davvero senza conducente, con costi di gestione sostenibili e regole chiare in caso di incidente.
Il terzo è semplicemente quello dei tempi. “Nelle prossime settimane” significa test, non corse aperte al pubblico, e il passaggio dalla fase di prova a un servizio commerciale in una città come Londra può richiedere molto più tempo di quanto suggeriscano i comunicati.
Cosa aspettarti nei prossimi mesi
Nel breve periodo, il segnale da osservare è l’annuncio del partner che gestirà la flotta: se sarà un operatore locale sul modello di Verne, vorrà dire che lo schema di Zagabria diventa la ricetta standard per entrare nelle città europee. Va seguito anche il numero di veicoli messi in strada e il momento in cui i conducenti di sicurezza verranno eventualmente rimossi.
Nel medio periodo, l’obiettivo dichiarato di oltre 2.000 robotaxi in Europa sarà il vero metro di giudizio. Un conto è una dimostrazione in due o tre città, un altro è una rete capace di servire clienti ogni giorno con affidabilità e a prezzi competitivi.
Per ora Londra resta un banco di prova, e come tutti i banchi di prova potrebbe confermare le ambizioni oppure ridimensionarle.
Conclusioni
L’annuncio di Pony.ai e Uber non cambia da solo le abitudini di mobilità dei londinesi, ma mostra la direzione: piattaforme globali che si affidano a più fornitori di guida autonoma, e fornitori che cercano mercati fuori dai propri confini. Se lavori nel settore dell’AI applicata ai trasporti, o semplicemente vuoi capire dove va la guida autonoma, tieni d’occhio i prossimi aggiornamenti sul sito di Pony.ai e sulle autorità britanniche.
Seguici per ricevere le prossime novità: qui racconteremo l’avvio dei test appena arriveranno dati concreti, senza anticipare ciò che le aziende non hanno ancora detto.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.