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Anthropic apre il primo data center in Canada, a Point Tupper in Nova Scotia

Anthropic firma con EverWind il suo primo data center canadese: 95 MW dal 2027, fino a 420 MW, investimento da oltre 10 miliardi di dollari canadesi.

Daniele Della Corte
Ottobre 18, 2026
Lettura: 7 min
Turbine eoliche lungo la costa, simbolo dell'energia per i data center
fonte: unsplash photo-1467533003447

Anthropic ha firmato un contratto di locazione di lungo periodo con EverWind per il suo primo data center in Canada, un campus che sorgerà a Point Tupper, in Nova Scotia. La notizia, rimbalzata dalle agenzie internazionali tra il 16 e il 17 ottobre 2026, arriva in un momento in cui la corsa alla potenza di calcolo è diventata il vero fattore competitivo tra i laboratori di intelligenza artificiale, e in cui le comunità locali si interrogano sempre più spesso su acqua, energia e bollette.

Cosa è stato annunciato a Point Tupper

Secondo quanto riportato da Reuters e dai media canadesi, EverWind, società attiva nell’energia e nelle infrastrutture, realizzerà un campus di data center nel suo sito industriale esistente di Point Tupper, vicino a Port Hawkesbury. Il tenant è Anthropic, che ha confermato il proprio coinvolgimento nella stessa serata dell’annuncio. È il primo accordo per un data center in Canada firmato dall’azienda che sviluppa Claude.

L’investimento complessivo dichiarato da EverWind supera i 10 miliardi di dollari canadesi. Di questi, circa 8 miliardi servirebbero a sviluppare, costruire, possedere e finanziare il data center, mentre i restanti 2 miliardi andrebbero ad avanzare i progetti eolici onshore della società. Il fondatore e CEO Trent Vichie lo ha definito, parole sue, “the largest injection of private capital” nella storia della Nova Scotia.

Fasi, potenza e tempi

Il progetto è articolato in due step. La prima fase prevede 95 megawatt, quelli presi in affitto da Anthropic, con l’obiettivo di entrare in funzione verso la fine del 2027. La seconda fase aggiungerebbe 325 megawatt nel 2028, portando il campus a 420 megawatt complessivi. Quest’ultima tranche resta però subordinata a condizioni commerciali, tecniche e regolatorie, e sarà necessario completare studi e approvazioni sulla rete elettrica prima del collegamento.

Per dare un’idea dell’ordine di grandezza, 420 megawatt sono una potenza da grande impianto industriale, non da semplice sala server. Ed è proprio questo il punto: l’AI di frontiera richiede infrastrutture che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate fuori scala.

Energia, acqua e lavoro: i numeri dichiarati

I dati sul fabbisogno di risorse sono quelli che più contano per chi vive nell’area, e EverWind li ha messi sul tavolo fin dall’inizio. Sul fronte elettrico, la società si è impegnata a finanziare i costi del sistema elettrico attribuibili al progetto, in modo che non ricadano sui consumatori. Il campus includerà inoltre diverse centinaia di megawattora di accumulo a batterie. Il portafoglio eolico di EverWind, che comprende quattro progetti onshore (Bear Lake, Windy Ridge, Kmtnuk e Upper Afton) oltre a iniziative di idrogeno verde e ammoniaca, dovrebbe contribuire a soddisfare la domanda industriale, compresa quella del campus. Le fonti non chiariscono però in dettaglio come verrà alimentato il data center nel concreto.

Per quanto riguarda il raffreddamento, il progetto prevede un sistema a circuito chiuso con acqua e glicole, con l’aria come metodo principale e un supporto ad acqua nei periodi più caldi. Si parla di circa 100.000 litri al giorno nella fase iniziale e di circa 500.000 litri al giorno medi a pieno regime, stime basate sulle ipotesi di progetto attuali.

Sul piano occupazionale, EverWind stima circa 2.000 posti di lavoro durante la costruzione e 215 posizioni permanenti, a cui si aggiungerebbe l’indotto. La società parla anche di oltre 400 milioni di dollari di entrate fiscali municipali nel corso della vita dei progetti, oltre a fondi per infrastrutture locali, impianti ricreativi e iniziative abitative.

Sono cifre dichiarate dal developer, non verifiche indipendenti. Vanno lette come tali.

Il quadro politico e le reazioni locali

Il premier della Nova Scotia, Tim Houston, ha accolto il progetto con grande favore, sostenendo che il Canada ha bisogno di più capacità di calcolo e di infrastrutture dati sicure. Va ricordato che a giugno il suo governo aveva detto che avrebbe perseguito i data center solo se la provincia fosse stata in grado di fornire per intero l’energia necessaria: da allora la posizione si è ammorbidita. Houston ritiene inoltre che i processi autorizzativi industriali e ambientali esistenti garantiscano già un controllo adeguato, senza bisogno di nuove regole.

La leader dell’opposizione NDP, Claudia Chender, ha criticato proprio questa resistenza a regolamentare, chiedendo perché i cittadini dovrebbero fidarsi dell’azienda. La contea di Richmond si è detta aperta, a patto che lo sviluppo sia responsabile: la warden Lois Landry ha giudicato incoraggianti le informazioni su acqua, tutela dei contribuenti e costi infrastrutturali, ma ha ricordato che c’è ancora molto lavoro da fare.

Il ruolo delle comunità indigene

Sono in corso trattative con un consorzio di First Nations guidato dalla Membertou Development Corporation per una possibile partecipazione al capitale del data center. Il capo di Membertou, Terry Paul, ha parlato di una collaborazione consolidata nel tempo e della possibilità, per la comunità, di decidere come portare avanti lo sviluppo in modo sicuro.

Anche Anthropic ha preso posizione. Secondo Reuters, Jacob Glick, responsabile delle politiche pubbliche per il Canada, ha dichiarato che l’azienda proteggerà i contribuenti e le risorse idriche e farà in modo che le comunità locali ne traggano beneficio.

Perché Anthropic ha bisogno di tanta capacità

Per capire la mossa basta guardare i conti. Sempre secondo Reuters, l’anno scorso Anthropic ha speso 7,33 miliardi di dollari in calcolo e infrastrutture, il triplo rispetto al 2024. L’azienda è inoltre in fase di preparazione per un’IPO negli Stati Uniti, e abbiamo già raccontato i ricavi del terzo trimestre a 16,8 miliardi di dollari che accompagnano questo percorso.

Più clienti e modelli più capaci significano più inferenza, cioè più server da alimentare e raffreddare. Chi vuole crescere deve prima assicurarsi i megawatt.

Non è un caso isolato. Anche Microsoft, per esempio, sta spingendo su un pre-training di dimensioni enormi con MAI-Base-2 e i suoi 2,8 trilioni di parametri, e ogni salto di scala nei modelli si traduce in un salto nella domanda di energia e hardware. Il data center diventa così un asset strategico, non una semplice voce di costo.

Compute, sovranità e geopolitica

C’è poi un tema di geografia. La strategia canadese sull’AI presentata a giugno ha proposto la costruzione di data center su larga scala, e il Paese offre spazio, clima freddo e un potenziale eolico importante. Avere capacità di calcolo sul proprio territorio è anche una questione di sovranità: lo stesso tema che emerge quando i governi discutono di export di chip e modelli, come nella bozza cinese di controlli all’export su modelli AI, pesi e chip.

Le obiezioni: acqua, energia e fiducia

Non tutti sono convinti. Reuters ricorda che i data center sono spesso criticati per l’elevato consumo di energia e acqua e per la pressione sulle infrastrutture locali. In Ontario, in Alberta e a Saint John, nel New Brunswick, sono già nati dibattiti e richieste di moratoria per motivi ambientali, idrici e di costo dell’energia.

Gli impegni di EverWind sono significativi, ma resta da vedere come verranno tradotti in condizioni vincolanti. Chi controllerà i consumi reali di acqua? Come verrà garantita la separazione dei costi di rete? Domande legittime, che le autorità provinciali dovranno affrontare durante le valutazioni sulla seconda fase.

Il fatto che la prima fase sia prevista per fine 2027 lascia comunque tempo per verificare, correggere e informare le comunità.

Cosa cambia per chi segue l’AI

Per te che segui il settore, il messaggio è chiaro: la competizione tra i laboratori non si gioca solo sui modelli, ma su terra, energia, raffreddamento e permessi. Ogni annuncio di nuovo campus è un indizio su dove si sposterà la capacità di calcolo nei prossimi anni, e sulle tensioni locali che inevitabilmente genererà.

Se lavori con strumenti come Claude, questa infrastruttura è la base materiale di ciò che usi ogni giorno. Più capacità significa, almeno in teoria, più disponibilità e potenzialmente latenze più basse per i servizi, anche se in questo caso nessun dettaglio sull’impatto per gli utenti è stato comunicato.

Vale la pena seguire i prossimi passi: le trattative con Membertou, le approvazioni sulla rete elettrica e l’eventuale conferma della seconda fase da 325 megawatt. Continua a seguirci su intelligenzaartificiale.net per gli aggiornamenti, e dicci nei commenti se ritieni che i benefici economici dei data center compensino il loro impatto su acqua ed energia.

Fonti principali: Global News, Reuters tramite The Star.

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