Il sito che ti spiega l'AI.
News, strumenti e guide in italiano.
Regolamentazione e leggi

Editori canadesi fanno causa ad Anthropic: Claude addestrato sui loro articoli?

Postmedia, Torstar, Globe and Mail e Canadian Press citano Anthropic in Ontario per copyright: cosa contestano e perché la causa conta per l'AI.

Daniele Della Corte
Ottobre 20, 2026
Lettura: 7 min
Pila di giornali stampati, simbolo dell'editoria giornalistica
fonte: pexels 3866816

Quattro dei più importanti gruppi editoriali canadesi hanno portato Anthropic in tribunale. Postmedia, Torstar, The Globe and Mail e The Canadian Press sostengono che l’azienda abbia usato i loro articoli per sviluppare Claude senza alcuna licenza. La causa è stata depositata in Ontario il 6 ottobre 2026 e la notizia è emersa pubblicamente solo il 19 ottobre, prima grazie a Cartt.ca e poi con il rilancio della Canadian Press. Si tratta di accuse non ancora provate in aula, ma il dossier merita attenzione perché tocca uno dei nodi più delicati dell’intero settore: con quali contenuti vengono addestrati i modelli che usi ogni giorno.

Cosa è successo: la causa in Ontario contro Anthropic

Secondo quanto riportato dalla cronaca di Chatnewstoday, la dichiarazione di citazione contesta ad Anthropic di aver violato il diritto d’autore delle testate perché avrebbe utilizzato i loro contenuti per sviluppare i modelli Claude senza ottenere una licenza valida. Non è l’unica contestazione, e questo è un aspetto che vale la pena sottolineare.

Gli editori parlano anche di arricchimento ingiustificato, sostenendo che Anthropic si sarebbe avvantaggiata a loro spese. Lamentano inoltre la violazione dei termini di servizio dei loro siti web e l’aggiramento delle misure tecnologiche pensate per limitare la copia dei contenuti.

Il punto sullo scraping continuo

Un passaggio dell’atto riguarda non solo l’addestramento passato, ma anche il presente. Le testate affermano che Anthropic raccoglie contenuti dal web e dai loro siti e che continuerebbe a farlo anche in risposta ai prompt degli utenti. In altre parole, la contestazione non si ferma alla fase in cui il modello viene costruito, ma arriva fino al momento in cui un assistente va a cercare informazioni online per rispondere a una domanda.

Il documento sostiene infine che Anthropic non avrebbe fatto nulla per frenare questi comportamenti nonostante le critiche dei creatori di contenuti. Al momento, stando alle informazioni disponibili, l’azienda non ha risposto alle richieste di commento e non risulta indicata alcuna cifra di risarcimento richiesta.

È una fotografia ancora incompleta, e conviene trattarla come tale.

Perché la causa conta oltre il Canada

Le cause di diritto d’autore contro i laboratori AI non sono una novità. La stessa coalizione di editori canadesi, insieme a CBC/Radio-Canada, aveva già citato in giudizio OpenAI nel 2024, e quel procedimento, ad oggi, non risulta chiuso. Il fatto che ora il bersaglio sia Anthropic dice qualcosa sul momento in cui siamo: la pressione legale non riguarda più un solo protagonista, ma si sta estendendo ai principali attori del mercato.

Per Anthropic c’è anche un tema di tempistica. Abbiamo raccontato di recente come OpenAI cerchi nuovi capitali prima dell’IPO di Anthropic, un quadro in cui la società è osservata con attenzione dagli investitori. In un contesto del genere, ogni contenzioso aperto sul fronte del copyright diventa un fattore di rischio da valutare, anche se l’esito di una causa in Ontario è impossibile da prevedere oggi.

Un secondo elemento riguarda il Canada stesso. Gli editori hanno chiesto al governo federale di prendere posizione su come i sistemi di intelligenza artificiale possono usare materiale protetto, lamentando che la strategia nazionale sull’AI non affronti la questione. Nel 2025 la stampa canadese riportava che Ottawa stava valutando i prossimi passi e osservava i casi in corso nel Paese e negli Stati Uniti prima di decidere come regolare. Le cause, in sostanza, stanno diventando il banco di prova di una regola che la politica non ha ancora scritto.

Il nodo tecnico: addestramento, scraping e risposte in tempo reale

Per capire la portata delle accuse conviene distinguere tre momenti diversi, perché spesso nel dibattito vengono mescolati. Il primo è l’addestramento, quando un modello viene costruito a partire da enormi raccolte di testo. Il secondo è la raccolta automatica di pagine web tramite crawler, che può avvenire sia per addestrare sia per aggiornare una base di conoscenza. Il terzo è la consultazione in tempo reale, quando un assistente apre pagine web per formulare una risposta.

Le testate canadesi, almeno da quanto emerge, toccano tutti e tre i livelli. Parlano di contenuti usati per sviluppare il modello, di scraping dei loro siti e di un’attività che proseguirebbe quando gli utenti inviano un prompt. Più è ampio il perimetro, più la questione diventa rilevante per chiunque pubblichi online, perché non riguarda solo i giornali.

Misure tecniche e termini di servizio

Due delle contestazioni sono particolarmente interessanti dal punto di vista pratico. La prima è l’aggiramento delle misure tecnologiche di protezione, che in molti ordinamenti viene trattato come una violazione distinta dalla semplice copia. La seconda è la violazione dei termini di servizio dei siti: se un sito vieta espressamente la raccolta automatica dei suoi contenuti e un operatore la effettua comunque, per gli editori si apre un ulteriore fronte di responsabilità.

Non spetta a noi stabilire chi abbia ragione, e sarà un tribunale a farlo. Quello che possiamo dire è che questi due argomenti rendono la causa meno astratta di un puro dibattito sul “fair use” o sulle eccezioni al copyright, perché si appoggiano su comportamenti tecnici che in teoria si possono verificare.

Cosa cambia per chi pubblica e per chi usa Claude

Se gestisci un sito, un blog o un progetto editoriale, la vicenda è un promemoria utile. Il tuo contenuto è un asset, e le regole su come può essere raccolto da bot e assistenti non sono più un dettaglio tecnico da lasciare al caso. Vale la pena rivedere il file robots.txt, i termini di utilizzo del sito e, se ha senso per il tuo modello di business, valutare accordi di licenza quando ne hai la forza contrattuale.

Chi lavora in SEO e content marketing ha un motivo in più per seguire il caso. Le regole che emergeranno su scraping, citazioni e risposte generate influenzeranno il modo in cui i contenuti vengono mostrati, attribuiti e monetizzati. Su questo tema trovi un approfondimento pratico nella nostra guida a SEO e intelligenza artificiale.

Per chi usa Claude ogni giorno, nell’immediato non cambia nulla: il servizio resta disponibile e la causa è all’inizio. Nel medio periodo, però, gli esiti dei contenziosi di questo tipo possono incidere su come i modelli vengono addestrati, su quali fonti possono consultare e su quanto costano i servizi che ne derivano.

Poche cose sono certe, molte restano aperte.

Il quadro più ampio di Anthropic in Canada

C’è un elemento di contesto che rende la notizia ancora più interessante. Anthropic ha da poco annunciato il suo primo data center in Canada, a Point Tupper in Nova Scotia, segno di un investimento concreto nel Paese. Una causa di questo tipo, portata davanti a una corte canadese proprio mentre l’azienda rafforza la propria presenza locale, aggiunge un livello di complessità politica e commerciale al rapporto tra Anthropic e il mercato canadese.

Non è corretto trarne conclusioni su un legame diretto tra le due vicende, e nessuna fonte lo suggerisce. Resta però il fatto che le aziende AI che vogliono radicarsi in un Paese si trovano a dover dialogare non solo con clienti e istituzioni, ma anche con l’industria dei contenuti da cui, in parte, i loro modelli dipendono.

Cosa aspettarti nei prossimi mesi

Le cause civili di questo genere procedono lentamente. Nei prossimi mesi ci si può aspettare la risposta formale di Anthropic, eventuali eccezioni preliminari, magari sulla competenza della corte, come è già avvenuto nel procedimento contro OpenAI, e l’evoluzione del dibattito politico a Ottawa. Per ora non c’è una decisione di merito e non è possibile dire quale direzione prenderà la vicenda.

Un dato però è chiaro: il modello di sviluppo dell’AI basato sulla raccolta massiva di contenuti online è sempre più contestato nelle aule di giustizia, e le soluzioni che emergeranno, tra licenze, accordi con gli editori e nuove regole, ridisegneranno il mercato.

Conclusioni

La causa degli editori canadesi contro Anthropic non è solo un altro titolo di cronaca giudiziaria. È un segnale di come il tema del copyright stia diventando centrale per tutta l’industria dell’AI, dai laboratori ai siti che pubblicano contenuti. Se produci contenuti online, controlla oggi stesso come i tuoi testi possono essere raccolti da bot e assistenti, e tieni d’occhio gli sviluppi: lo seguiremo qui su intelligenzaartificiale.net, e se vuoi capire meglio come usare questi strumenti in modo consapevole, continua a leggere le nostre guide e a seguire le nostre news.

Newsletter gratuita · ogni venerdì

Tutta l'AI della settimana, in 5 minuti, nella tua email

  • Le guide e le notizie della settimana, divise per rubrica
  • Solo ciò che conta, verificato e spiegato in italiano
  • Niente spam, ti cancelli con un clic

Daniele Della Corte
Rivisto e verificato da

Daniele Della Corte

Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008

Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.

Consulenza AIVuoi applicare l'AI al tuo lavoro? Ti aiuto a scegliere cosa automatizzare e a realizzarlo.

Scopri la consulenza