OpenAI cerca 30 miliardi a oltre 1,4 trilioni di valutazione prima dell’IPO di Anthropic
OpenAI punta a 30 miliardi di dollari a oltre 1,4 trilioni di valutazione, mentre Anthropic si avvicina alla quotazione di metà novembre.

OpenAI sta cercando di raccogliere circa 30 miliardi di dollari di nuovo capitale a una valutazione che supera 1,4 trilioni di dollari. A riportarlo è Reuters, citando persone vicine alla trattativa, e la tempistica non è casuale: i colloqui arrivano a poche settimane dalla quotazione di Anthropic, attesa a metà novembre. Se lavori con l’AI o segui il mercato, è un passaggio che vale la pena capire bene.
Cosa è emerso sul nuovo round di OpenAI
Secondo la ricostruzione di Reuters, OpenAI punta a circa 30 miliardi di dollari in finanziamenti aggiuntivi, con una valutazione che supererebbe quota 1,4 trilioni. Il prezzo viene presentato agli investitori come valutazione pre-money fissa, ma la società non avrebbe ancora individuato un investitore principale che guidi l’operazione.
Tra i nomi che circolano ci sono i sostenitori storici, in particolare SoftBank Group e il fondo MGX di Abu Dhabi, a cui l’azienda si sta rivolgendo insieme a fondi sovrani e investitori istituzionali. Alcune ricostruzioni ricordano inoltre che i fondi degli Emirati avrebbero discusso un impegno complessivo fino a 10 miliardi di dollari, e che anche BlackRock e il fondo dell’Università della California sarebbero in contatto con la società.
Un punto da tenere ben fermo: si parla di trattative in corso, non di un’operazione chiusa. Termini, importi e tempi possono ancora cambiare.
Il salto rispetto al round di marzo
Per capire la portata della cifra basta guardare al passato recente. A marzo 2026 OpenAI aveva chiuso un round da 122 miliardi di dollari a una valutazione di 852 miliardi, con Amazon, Nvidia e SoftBank tra i protagonisti. Un prezzo di 1,4 trilioni sarebbe circa il 64% più alto di quella valutazione, e arriverebbe nel giro di pochi mesi.
Il confronto con i ricavi rende il quadro ancora più netto. L’azienda dichiara agli investitori ricavi annualizzati di circa 50 miliardi di dollari, con l’obiettivo di arrivare a 70 miliardi entro fine anno grazie al lancio di GPT-6 Astra. A 1,4 trilioni, la valutazione varrebbe circa 28 volte i ricavi annualizzati dichiarati.
Su questi numeri il dibattito è aperto. Ne avevamo parlato analizzando perché i conti sui ricavi di OpenAI non tornano, e la distanza tra i 50 miliardi attuali e i 70 promessi pesa parecchio quando si discute di moltiplicatori.
Perché il tempismo conta: la corsa con Anthropic
La lettura che le fonti di Reuters danno dell’operazione è piuttosto chiara: OpenAI e Anthropic attingono a una base di investitori molto simile, e muoversi prima della quotazione del rivale serve a mettere al sicuro capitale che altrimenti potrebbe finire altrove. Anthropic ha tenuto il suo investor day il 14 ottobre e l’offerta pubblica è attesa a metà novembre.
Sul fronte dei numeri, Anthropic ha visto i ricavi trimestrali salire a 16,8 miliardi di dollari nel terzo trimestre, dagli 11,6 del secondo, come abbiamo raccontato in questo approfondimento sui conti del terzo trimestre. Reuters segnala però un rallentamento della crescita mensile, che alimenta le domande sulla valutazione con cui la società si presenterà al mercato.
Chi vuole ricostruire il calendario dell’operazione può rileggere il nostro pezzo sull’investor day di Anthropic e sull’IPO a novembre, che inquadra bene perché queste settimane siano così delicate.
Che cosa guida OpenAI
Gli investitori sentiti da Reuters indicano due motivi principali. Il primo è il fabbisogno di cassa: OpenAI ha assunto impegni infrastrutturali enormi, tra data center, chip e capacità di calcolo, e ha bisogno di liquidità per sostenerli.
Il secondo è una sorta di cuscinetto. La società punta a quotarsi nel 2027, ma se i mercati dovessero indebolirsi la finestra potrebbe slittare, e avere altri 30 miliardi in cassa permetterebbe di aspettare senza stress. Su questo tema era già emersa la scelta di rinviare l’IPO oltre il 2026.
Il contesto di mercato: i chip perdono terreno
Il round arriva in una fase meno euforica per il settore. Reuters riporta che l’indice dei semiconduttori di Filadelfia ha perso più di 1.600 miliardi di dollari di capitalizzazione in meno di due settimane, un calo che ha riacceso i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti in infrastrutture AI.
Nello stesso quadro viene citata CoreWeave, con circa 50 miliardi di dollari di debito, i cui titoli azionari e obbligazionari sono scesi. Quando gli investitori diventano più prudenti sul debito legato ai data center, le società che dipendono da nuovo capitale per finanziare la crescita sentono la pressione per prime.
Il punto, in breve: raccogliere denaro a 1,4 trilioni mentre i titoli dei chip scendono è una prova di forza, ma anche una scommessa sulla tenuta della fiducia.
Il peso dei finanziatori storici
Il nome di SoftBank ritorna spesso in questa storia. Il gruppo giapponese ha già dovuto ricorrere al debito ad alto rendimento per finanziare la propria esposizione verso OpenAI, come abbiamo ricostruito nell’articolo sulle obbligazioni junk da oltre 11 miliardi emesse da SoftBank. Sapere se tornerà a mettere altro capitale, e in che forma, sarà uno degli elementi da seguire.
Cosa cambia concretamente per chi usa l’AI
Per un professionista o un’azienda che usa ChatGPT e le API di OpenAI ogni giorno, un round così non cambia nulla dall’oggi al domani. Quello che conta è il segnale: la società ha bisogno di molto capitale per mantenere il ritmo di sviluppo, e questo si riflette nel modo in cui prezza i modelli, nelle priorità di prodotto e nella spinta verso i clienti enterprise.
C’è anche un effetto indiretto sulla concorrenza. Se OpenAI riuscisse a chiudere il round prima della quotazione di Anthropic, avrebbe più margine per investire in calcolo e in nuovi modelli, e questo costringerebbe gli altri laboratori a rispondere sullo stesso terreno.
Al contrario, un round che si allunga o che chiude a condizioni meno favorevoli sarebbe un indizio utile sullo stato d’animo del mercato verso le valutazioni dell’AI. In entrambi i casi, ti conviene osservare con attenzione le prossime settimane.
Tre cose da monitorare
La prima è l’eventuale annuncio di un investitore principale, perché il suo nome e la sua quota diranno molto sulla credibilità del prezzo di 1,4 trilioni. La seconda è la quotazione di Anthropic a metà novembre, che farà da termometro per l’intero settore. La terza è l’andamento dei ricavi di OpenAI dopo il lancio di GPT-6 Astra, perché è lì che si capirà se l’obiettivo dei 70 miliardi annualizzati sia realistico.
Le incognite che restano aperte
Resta da capire quanto di questo capitale arriverà davvero e a quali condizioni. Quando una società fissa un prezzo pre-money senza un investitore principale, spesso sta testando la domanda: il numero può essere un punto di partenza negoziale più che un traguardo già raggiunto.
Va considerato anche il rapporto tra valutazione e utili. I ricavi annualizzati dichiarati sono un dato di crescita, ma non dicono nulla sulla redditività, e gli impegni di spesa in infrastrutture rendono il percorso verso il pareggio molto più lungo di quanto suggerisca un semplice multiplo sui ricavi.
Per questo gli analisti guarderanno con attenzione ogni dettaglio che emergerà nelle prossime settimane, dalle quote effettivamente sottoscritte alle clausole concordate con i nuovi investitori.
Conclusioni
La corsa ai capitali tra OpenAI e Anthropic è ormai parte della strategia competitiva quanto i modelli stessi. Un round da 30 miliardi a oltre 1,4 trilioni, se confermato, segnerebbe un nuovo livello per le valutazioni del settore, in un momento in cui i mercati dei chip mostrano qualche segno di nervosismo.
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Daniele Della Corte
Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008
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