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AI nel settore finanziario

SpaceX e Apollo, leasing da 40 miliardi di dollari per le GPU AI

SpaceX ottiene da Apollo un leasing da circa 40 miliardi per GPU Nvidia Vera Rubin: come funziona e perché Musk parla di morte dei neocloud.

Daniele Della Corte
Ottobre 28, 2026
Lettura: 6 min
Corridoio di un data center con rack di server illuminati
fonte: pexels 5203849

SpaceX ha messo a segno uno degli accordi di finanziamento più grandi mai visti nel mondo dell’hardware per l’intelligenza artificiale: circa 40 miliardi di dollari per comprare GPU e apparecchiature per i data center, non con un prestito tradizionale ma attraverso un leasing finanziario gestito da un veicolo di Apollo Global Management. L’annuncio è arrivato lunedì 26 ottobre 2026 con un documento depositato presso le autorità di vigilanza, e la stessa azienda lo ha definito il più grande finanziamento di GPU a impegno vincolante di sempre.

Se segui il mercato dell’AI, il dato interessante non è solo la cifra. È la formula scelta, perché racconta come cambia il modo di pagare la corsa al calcolo.

Come funziona il leasing da 40 miliardi tra SpaceX e Apollo

Il meccanismo è lineare ma ha conseguenze importanti. Un’entità gestita da Apollo acquista i chip, i server e le apparecchiature collegate, poi li concede in leasing a SpaceX. L’azienda non esce quindi con una cifra enorme all’atto dell’acquisto, ma paga canoni trimestrali per tutta la durata dei contratti, ciascuno di circa cinque anni e un quarto, che partono dalla consegna di ogni singolo lotto di hardware. Secondo le ricostruzioni di TechCrunch, la chiusura dell’operazione è attesa entro la fine dell’anno, subordinata alle consuete condizioni, mentre i leasing dovrebbero iniziare nella prima metà del 2027, man mano che le GPU arrivano.

A rendere il quadro più chiaro sono i dettagli sulle rate. Come riporta Tech Monitor, ogni rata trimestrale anticipata si compone di tre parti: il 5% del costo finanziato del lotto, gli interessi a tasso fisso sul saldo residuo e una quota di costi operativi definiti. Il tasso verrà fissato al momento del pricing, prima della firma dell’accordo quadro, e alla fine i pagamenti di capitale cumulati dovrebbero coprire l’intera somma finanziata.

Chi c’è dietro l’operazione

Il consorzio è guidato da Apollo e Goldman Sachs, con quest’ultima nel ruolo di unico agente di strutturazione. A fare da sostegno ci sono capitali gestiti con la consulenza di KKR e fondi e conti seguiti da BlackRock e da Goldman Sachs Asset Management. Un parterre che dice molto sull’appetito della finanza tradizionale per un’infrastruttura AI che, fino a poco tempo fa, era un territorio quasi esclusivo dei bilanci delle big tech.

L’hardware coinvolto incorpora i chip Vera Rubin di Nvidia di nuova generazione, destinati secondo Apollo alla cosiddetta costruzione di calcolo terrestre di SpaceX.

Perché SpaceX ha bisogno di tanto calcolo

Per capire la dimensione dell’accordo bisogna guardare i numeri che SpaceX ha condiviso nelle ultime settimane. Il segmento AI dell’azienda, che comprende Grok, lo strumento di programmazione Cursor e i servizi di cloud computing, ha generato 7,6 miliardi di dollari dei 14,6 miliardi di ricavi del terzo trimestre, più di Starlink e dei lanci spaziali messi insieme. Nello stesso periodo le spese in conto capitale sono salite a quasi 20 miliardi di dollari, contro i 6,9 miliardi dell’anno precedente.

Durante la call sui risultati del 20 ottobre, inoltre, SpaceX ha indicato che nel solo quarto trimestre prevede di spendere tra 35 e 40 miliardi di dollari. Un ritmo che spiega perché serva una fonte di finanziamento ulteriore rispetto ai mercati del debito.

Il direttore finanziario Bret Johnsen ha spiegato che il leasing “diversifica le fonti di finanziamento” e ha parlato di tempi di recupero dell’investimento inferiori a un anno sulle infrastrutture AI, a supporto di Grok per aziende e consumatori e dei clienti cloud attuali e futuri. È un’affermazione dell’azienda, non un dato verificato in modo indipendente, e va letta come tale.

Se vuoi approfondire il lato prodotto, sul sito trovi la nostra analisi di Grok Odissea, la serie AI di xAI, che mostra quanto il marchio Grok sia ormai centrale nella strategia del gruppo.

Il messaggio di Musk ai neocloud

L’altra metà della notizia riguarda le parole di Elon Musk. Il fondatore ha sostenuto che lo status di azienda con rating investment grade e il flusso di cassa stabile di Starlink e dei lanci distinguono SpaceX dalla concorrenza, perché i mercati del debito si sono in gran parte chiusi per le società senza ricavi rilevanti al di fuori dei data center AI.

Su X ha poi previsto che le oltre 200 società di neocloud, i fornitori specializzati di calcolo AI in affitto, andranno incontro a una “morte e consolidamento a livello di pesciolini”, con pochissimi sopravvissuti. Una previsione netta, che arriva da chi ha un interesse diretto nel mercato, ma che si inserisce in un clima di crescente cautela degli investitori verso la spesa massiccia e i profitti ancora limitati dell’infrastruttura AI.

Un modello che si sta diffondendo

Il leasing di GPU non è un’invenzione di SpaceX. Di recente avevamo raccontato il finanziamento da 63 miliardi di Anthropic con Broadcom per i chip AI, anch’esso costruito su una logica di leasing. E sul fronte delle risorse raccolte sui mercati ricordiamo l’aumento di capitale da 35 miliardi di Meta per finanziare lo sviluppo dell’AI. Tre strade diverse, un unico problema: come pagare chip che costano decine di miliardi e diventano vecchi in pochi anni.

Cosa cambia concretamente per il mercato AI

La prima conseguenza riguarda il bilancio. Con un leasing finanziario l’hardware viene sostenuto da canoni diluiti su cinque anni, e questo sposta il peso dell’investimento nel tempo. Il rischio, che molti analisti discutono, è l’obsolescenza: le GPU invecchiano rapidamente, mentre i contratti durano più a lungo del ciclo tipico di una generazione di chip. Se arrivano successori molto più efficienti, i canoni restano comunque da pagare.

La seconda riguarda la concorrenza. Chi ha flussi di cassa solidi fuori dall’AI può accedere a capitale a condizioni migliori, e questo potrebbe rendere ancora più difficile la vita ai fornitori indipendenti di calcolo. È proprio la tesi di Musk, anche se l’esito dipenderà dall’andamento della domanda e dalla capacità dei neocloud di trovare clienti stabili.

La terza è più generale: il finanziamento dell’AI sta diventando un settore a sé, in cui private equity, banche d’affari e gestori di fondi strutturano prodotti pensati per le GPU.

Per chi lavora con l’AI ogni giorno, per esempio nel marketing o nella SEO, il riflesso è indiretto ma concreto: più capacità di calcolo disponibile significa, in teoria, modelli più potenti e servizi più economici, ma anche una dipendenza crescente da pochi grandi operatori capaci di sostenere questi investimenti.

Cosa tenere d’occhio nei prossimi mesi

Ci sono almeno tre punti da seguire. Il primo è la chiusura dell’accordo quadro entro fine anno, con la definizione del tasso di interesse fisso, oggi ancora ignoto. Il secondo è il calendario delle consegne dei chip Vera Rubin, perché i leasing partiranno solo con l’arrivo dell’hardware nella prima metà del 2027. Il terzo è la tenuta dei ricavi del segmento AI, che dovrà giustificare spese trimestrali da decine di miliardi.

Restano fuori dal quadro alcune informazioni che nessuna fonte ha chiarito: il tasso esatto, l’ubicazione dei data center e la suddivisione dell’importo oltre al totale. Quando saranno disponibili, aggiorneremo il quadro.

Per ora il segnale è chiaro: la gara al calcolo si combatte anche con l’ingegneria finanziaria. Continua a seguire le nostre news sull’intelligenza artificiale generativa e su ChatGPT per capire come questi investimenti si traducono in prodotti, e iscriviti agli aggiornamenti del sito per non perdere i prossimi sviluppi.

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Daniele Della Corte
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Daniele Della Corte

Fondatore di IntelligenzaArtificiale.net · Consulente SEO e AI dal 2008

Prima della pubblicazione controlla fonti, numeri e nomi, e risponde personalmente di quello che leggi. Lavora con l'intelligenza artificiale da oltre 7 anni: ha fondato BeProud.ai e ha progettato la redazione di questo sito.

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